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mercoledì 5 maggio 2010

Upload sbarca Oltreoceano: ci visitano in Asia, America e Australia


Alla chiusura delle iscrizioni il festival di Upload tira i primi, lusinghieri, bilanci. Alla base di tutto una solida soddisfazione “numerica”: sono le cifre, infatti, a decretare l’ottima permeabilità nazionale del festival, così come il suo costante gradimento nel più piccolo orticello provinciale di casa nostra. Se le lingue s'intrecciano in molteplicità, ed è un aspetto che spalanca i sorrisi, i numeri rimangono tali in qualsiasi idioma li si voglia mettere. Così, dopo la conta dei partecipanti, la redazione e lo staff intendono condividere con tutti voi i successi registrati da www.upload.bz.it, elencandovi le rivelazioni statistiche dal 10 marzo a sabato scorso. In soldoni, si tratta del lasso di tempo interessato dalle iscrizioni, ma anche dalla costellazione di eventi del cartellone “Waiting 4 Upload”. Una piccola sosta, una pacca sulla spalla, prima di ripartire con rinnovato vigore verso l’esaltante rettilineo finale, con la scelta dei finalisti da parte della giuria, il gran programma in cantiere per le serate finali e le tante iniziative già in programma. In attesa, come negli spettacoli pirotecnici, di sparare la gran conclusione, ci godiamo la bellezza dei fuochi intermedi.

L’andamento del sito, dunque, rileva una costante di contatti giornalieri intorno alle 200 unità, con picchi frequenti e tangibili, soprattutto negli ultimi giorni di aprile. In coincidenza con la chiusura delle iscrizioni, infatti, si registra una quota di 700 visite e un innalzamento costante per diversi giorni sopra le 350-400 unità. Sostanzioso il numero dei contatti globale, attestato a 12.870 per 6.248 visitatori. Utenti che, però, si distinguono dal diffuso “tocca e fuggi” del web poichè sono 67.966 le visualizzazioni di pagina, per una media di 5,28 pagine a persona. Più approfonditamente sono 33,8% i curiosi che approdano sul sito di Upload per rimbalzo, mentre addirittura il 45,92% sono utenti che non erano mai stati prima sul nostro portale. Non c’è, quindi, una stagnazione dell’interesse, ma uno sviluppo a macchia d’olio. Cinque minuti il tempo medio delle visite: parametrato al cronometro medio delle attività di internet si tratta di un intrevallo temporale piuttosto ampio.

Curioso anche scoprire da dove arrivate tutti quanti e qui la spaccatura della torta è davvero in parti uguali: il 35% di voi (4.517) arrivano per traffico diretto, il 33% (4.350) attirati dai link dei siti di riferimento e il 31% (4.003) dai motori di ricerca. Più dettagliatamente il 29% di voi arriva da Google, il 18% da Facebook, l’1% dal sito del Comune di Bolzano e dalla sezione immagini di google. Un pubblico, quello di Upload, capace quindi di districarsi bene tra tutte le offerte della rete. Tra le pagine più aperte, logicamente, la home page (15% per 10.690 contatti), poi le prime tre degli iscritti (rispettivamente all’11, 4 e 2%) e, a sorpresa, il regolamento con l’11% delle visualizzazioni. Entrando nel tecnico scopriamo che il vostro browser d’accesso preferito è Firefox (37%), davanti a Explorer (32%).Largo, comunque, il popolo degli internauti da telefonino se ben il 16% entra sul sito di Upload utilizzando Safari, davanti all’11% di Chrome e all’1% di Opera. Veloci le connessioni, dove domina con il 51% la Dsl.

Sorprendente la mappa geografica dei nostri lettori. Chi pensa a porre delle frontiere provinciali o nazionali è fuori strada: sono, infatti, 41 i paesi dove vengono lette le nostre pagine. La parte del leone, logicamente, la fa il Belpaese con 11.990 visite, ma subito dietro si piazzano, completamente pari, Austria e Germania con 335 ospiti, con un leggero vantaggio dei primi per una media superiore di pagine per visita. A 47 troviamo la Svizzera e a 36 il Regno Unito. Varcati i confini nazionali, scopriamo di superare pure quelli continentali dato che 26 contatti arrivano dagli Stati Uniti, prima ancora dei 15 della Francia, i 13 della Spagna, i 10 dell’Olanda e i 6 del Belgio. Registrati, tra gli altri, passaggi da Canada, Argentina, Brasile, Arabia Saudita, India, Russia, Giappone, Cina e Australia.

Postare la vostra musica su Upload, quindi, non è servita solo a farla ascoltare in una cornice elegante ai vostri amici, ma si può immaginare un ragazzo di Londra, Sidney o Pechino con le vostre note nelle orecchie. Grazie a tutti.

Alan Conti

Un ringraziamento ad Alessandro Galeati per la fornitura dei dati

All'Irony qualità servita in tazza


Nel mare cinese uno scoglio d’Italia. Per gli abitanti di Oltrisarco è questa la marcia in più del bar Irony in via Claudia Augusta, ormai autentica meta per l’imprenditoria gastronomica del dragone orientale. “Senza dubbio – sorride la titolare Alessia Greco che si alterna con mamma Lorella dietro al bancone – la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con noi rappresenta un vantaggio da saper sfruttare rispetto alla concorrenza. Al di là dei cinesi, comunque, le licenze libere hanno trasformato questa strada, come altre della città, in un carosello di bar dove per poter sopravvivere devi puntare su originalità e professionalità”. Per anni l’Irony è stato il feudo del tifo nerazzurro “sede dell’Inter Club Oltrisarco, ma adesso abbiamo tolto tutto, anche l’abbonamento alla tv satellitare”. La passione per la squadra, però, continua a scorrere sotto pelle: “Però che impresa a Barcellona”. Si entra anche così nel cuore di un quartiere: “Abbiamo clienti che abitano qui vicino oppure che scendono da Aslago – conclude Alessia - ma di certo non possiamo contare sui residenti delle altre zone o sui turisti. La verità è che questa zona è troppo spesso dimenticata dalle istituzioni. Non capita mai, infatti, che manifestazioni, iniziative o feste sconfinino in maniera regolare verso Oltrisarco. Ogni tanto capita il contentino, ma generalmente la nostra zona sembra non esistere. Non possiamo pretendere troppo, visto che è già tanto se controllano il transito dei veicoli autorizzati all’entrata di via Claudia Augusta. Per i prodotti, invece, puntiamo sui soliti caffè, macchiato e aperitivo che poi sono l’abc per ogni bar”.
Al tavolino incontriamo Christian Padoan e Saskia Morghen: “Per prendersi un momento di relax questo è il posto migliore del quartiere. Il servizio è ottimo, l’atmosfera simpatica e rilassata: si può anche parlare con le bariste senza avere il dubbio che non ti capiscano. L’avanzata dei cinesi, comunque, è un fenomeno che dobbiamo accettare perché il futuro sarà questo, ma finchè possiamo scegliere veniamo qua. Gli altri bar vanno bene per i classici “mordi e fuggi””. Pierina Nicolussi, invece, non manca una mattinata al bancone dell’Irony. “Il caffè prima della spesa è ormai un rito irrinunciabile. Di solito mi trovo con una coppia di amici per scambiare due chiacchiere al tavolino: mi rilassa. Il macchiato, poi, è di ottima qualità”. Maurizio Zanella non tradisce lo spirito originario del bar ed entrando esclama: “Abbiamo eliminato i campioni del Mondo. Adesso il trionfo a Madrid. Questo è il bar giusto per celebrare le vittorie dell’Inter e prendere una buona tazzina di caffè”. Pasquale Tonion, infine, è più pacato. “Questo locale è entrato ormai nelle mie abitudini quotidiane. Il segreto, comunque, è il macchiato migliore del quartiere”.

I clienti: market aperti la domenica


Primo maggio festa dei lavoratori e dei commercianti divisi. Continua a far discutere, infatti, l’apertura di sabato di una sessantina di negozi in Centro. Chi ha lavorato descrive la giornata come una delle più fruttuose a livello di incasso, chi ha chiuso le saracinesche, invece, parla di affluenza commercialmente irrilevante. Stesso discorso per i dipendenti: chi è andato al lavoro giura di averlo fatto senza pressioni, mentre chi è rimasto a casa ringrazia la scelta dei principali. A taccuino chiuso, però, non sono rare le ammissioni per cui “sì, abbiamo potuto scegliere, ma molto meglio eseguire gli ordini dall’alto”.
Herbert De Gasperi, responsabile del negozio “Oberrauch Zitt” fornisce un’analisi dettagliata. “Il Primo maggio è andato discretamente bene. L’affluenza è stata buona e l’incasso apprezzabile. In generale, però, preferisco le aperture collettive: o tutti o nessuno. Solo in questo modo, infatti, non disorientiamo il Consumatore che, comunque, non ha prestato molto orecchio alla richiesta di sciopero degli acquisti. I ristoranti? Anche loro sono lavoratori, ma è ovvio che se rimangono aperti contribuiscono a perfezionare un contorno più appetibile”. Male, invece, l’apertura serale di venerdì: “Non c’è stato battage pubblicitario e si è rivelata un buco nell’acqua. Funziona di più in occasione dei saldi, dove i clienti possono pure risparmiare”. La commessa Haruni Fiore conferma la disamina: “Meglio sabato di venerdì, soprattutto per quanto riguarda i turisti tedeschi, meravigliati e contenti dell’apertura nella festa dei lavoratori. Siamo addirittura riusciti a vendere dei completi, mentre di solito vanno solo i capi singoli. I bolzanini, invece, hanno guardato tanto e comprato poco. Pressioni? Nessuna, i vertici ci hanno fatto scegliere in piena autonomia. L’anno scorso rifiutai e nessuno me lo rinfacciò, quest’anno ho preferito guadagnare qualcosa in più”.
Domande glissate da “Limoni”, profumeria aperta sabato, mentre da “Foot Locker”, oltre al silenzio ufficiale, ci fanno sapere che “dopo quattro anni di aperture alla festa dei lavoratori, sabato abbiamo registrato il record di presenze e incassi”. Impressione confermata da Monica Cavicchioli, commessa di “Nara Camicie”: “Abbiamo lavorato molto bene perché il Centro era davvero pieno di gente. Turisti e bolzanini si sono alternati e noi abbiamo fatto di necessità virtù”. Buoni affari pure da “Gostner”: “Negozio pieno e un buon numero di vendite” spiega la commessa Simona Kasmanova. “Il sabato è sempre un giorno importante e con un buon volume di clientela. La festa dei lavoratori non ha fatto eccezione”.
C’è, però, un nutrito drappello di negozi che di aprire nella giornata festiva non ne ha voluto sapere. “Iana” è uno di questi: “Ci abbiamo provato lo scorso anno – dichiara Felicia Mutinelli – e non è stato di certo un successo commerciale. Quest’anno ci è sembrato opportuno abbassare la saracinesca e siamo tutti molto contenti della scelta”. Ha fatto rumore, però, la chiusura di “Sportler”: vero e proprio orientamento aziendale. “Per noi – ci spiega il responsabile Peter Oberschartner – oltre agli utili contano anche i valori della famiglia e dell’affetto verso i dipendenti. Ci sembra giusto consentire a tutti di poter passare almeno le festività in casa, con mariti, mogli e figli. Non ci piace la corsa al guadagno che passa sopra a tutto e seguiremo questa linea per qualsiasi giorno festivo, comprese, quindi, le domeniche”. Una scelta che non ha lasciato molti rimpianti: “Dal punto di vista commerciale – termina Oberschartner – ritengo che non ci fosse in Centro un’affluenza tale da legittimare incassi record. Non solo, per esperienza penso che le iniziative veramente valide siano quelle che coinvolgono tutti gli esercizi. Quando è solo un terzo di loro a rimanere aperto, come sabato, è molto difficile, al di là delle dichiarazioni, centrare un successo clamoroso”.

Rainerum: fiori e canti per Daniels


Il dolore che si tampona con la fede e con i bei ricordi. E’ questa la strada intrapresa dal liceo “Rainerum” nel primo giorno senza Daniils Dmitrijevs, il 16enne falciato venerdì scorso da un’auto in corsa mentre faceva una passeggiata in bicicletta con il padre. “Dania”, questo il suo nomignolo, a scuola era conosciuto praticamente da tutti e sui televisori sparsi per la struttura di via Carducci campeggiava ieri la sua foto con l’amato gatto KitKat. I ragazzi si fermano: qualcuno manda un saluto, qualcuno una preghiera. Sul suo banco, invece, sono stati depositati dei mazzi di fiori. Don Gianfranco Ferrari, insegnante di religione e voce storica della scuola, ci racconta la difficile mattinata: “Il clima è pesante, ma stiamo cercando di aiutare i ragazzi nell’elaborazione del lutto attraverso la fede. Abbiamo anticipato a oggi la consueta preghiera del martedì e alla funzione di domani manderemo il coro dei nostri ragazzi. Ci sembra un gesto doveroso”.
Segnato dalla tragedia pure il dirigente Fabrizio Mattevi. “Ricordo bene Daniils: era uno di quegli studenti che si fanno notare per la loro voglia di fare. Fu uno dei promotori dell’iniziativa “Officina della chimica” e aveva creato personalmente il flyer di presentazione. Gli avevo dato una mano per migliorarlo graficamente e alla presentazione del progetto, due settimane fa, era raggiante. Non solo, era tornato da poco da un soggiorno in Germania, nei pressi di Stoccarda, per imparare il tedesco. Il giornale locale ci aveva appena inviato copia del loro articolo”. Ora, però, bisogna guardare ai compagni di classe e al loro dolore. “Durante la prima ora di lezione il professore d'italiano ha fatto scrivere qualche riga di ricordo per farli sfogare. Alla preghiera di questa mattina, invece, abbiamo letto il suo ultimo tema sul concetto di diversità: è stato toccante. Il coro della scuola, nel frattempo, sta facendo le prove per i canti della funzione funebre di domani (oggi) pomeriggio, quando la scuola, logicamente, rimarrà chiusa”. Una classe ferita, ma capace di compattarsi: "Sabato, appena saputo della tragedia, hanno deciso di trovarsi tutti alle 16, chiamando anche i professori. Non c’era un motivo particolare, hanno solo voluto stare insieme in un momento difficile". La conferma arriva dall’insegnante dìinglese e coordinatrice di classe Dagmar Lenzen: “Ci si fa forza con la vicinanza. Si piange sulle spalle del compagno, ma si va avanti. Daniils era davvero molto amato: il classico ragazzo intelligente con mille interessi. Di lui mi ricordo in particolare il suo disprezzo per il pericolo. Era appassionato di parkour e sembrava che nessuna sfida potesse intimorirlo. Anche ieri, nella camera ardente, ho riconosciuto in lui un sorriso beffardo che, in parte, mi ha rincuorato”. Daniils, comunque, sapeva farsi valere anche sui libri: “Si è detto della sua passione per le scienze, ma le lingue rientravano ugualmente tra i suoi interessi primari. La famiglia, infatti, probabilmente perché straniera, dava particolare importanza alle nostre materie. Ricordo, per esempio, quanto suo padre era fiero quando Daniils imparava vocaboli d'inglese dal cinema o dal web”. Era al Rainerum che il ragazzo aveva trovato la sua dimensione: “Alle medie aveva avuto qualche screzio con alcuni compagni che lo prendevano di mira per le sue origini. Qui, invece, era tra i leader dell’istituto e tutti lo stimavano. Non era il classico “secchione” che sta in disparte chinato sui libri, ma capitava che il giorno prima del compito in classe ti inviasse una mail chiedendoti il programma nel dettaglio. Ci teneva molto”. Non è facile, comunque, essere insegnanti in questi frangenti: “Noi e la classe siamo tutti sulla stessa barca e sparisce il confine tra professore e studente. Ci incoraggiamo a vicenda”.
La scuola, comunque, si sta già attivando per ricordare il ragazzo anche in futuro. “Stiamo valutando – conclude il dirigente Mattevi – se vi siano le condizioni per intitolargli il nuovo laboratorio di chimica”. “Comunque vada – chiude un compagno – nella nostra classe rimarrà sempre un banco vuoto per lui. Fino in quinta, poi lo porteremo per sempre nel nostro cuore”.

martedì 4 maggio 2010

la musica sporca e regale dei Noisy Royal Dirt


Il nome Noisy Royal Dirt è già di per sé un’antitesi. Italianizzato, infatti, suonerebbe all’incirca “sporcizia regale e rumorosa”: non proprio un’immagine adatta all’eleganza di re e regine. Niente di meglio, però, per descrivere la musica di questi quattro ragazzi di Merano che nel 2006, dopo <>, hanno deciso di dar vita ad un progetto musicale di tutto rispetto. Johannes Martin al basso, Martin Retter alla voce Daniel Stizzoli alla chitarra e voce: questo il line up iniziale cui si aggiunge, nel giugno 2007, la sorella di Stizzoli, Martina, aiuto voce e deus ex machina dell’elettronica.

Il primo demo è datato febbraio 2007 e già prefigura una sfida musicale di un certo livello: creare un sound rock, fortemente frastagliato di elementi elettronici. Non facile, se si pensa che il tutto viene progettato senza l’ausilio di alcuna batteria. Ne esce un brano dai suoni eleganti, quasi maestrali e, al contempo, sporco e che si sottrae facilmente alle categorizzazioni. <>. Come fare, però, a fare a meno di un batterista? <>. Quello che viene fuori è una sperimentazione piacevole, un laboratorio unico per l’Alto Adige, che cristallizza al meglio il concetto di originalità musicale, cui dovrebbero attingere a piene mani i giovani musicisti. <>. Nitida pure la ricerca di una certa contaminazione di genere. Artisti poliedrici, quindi, e non a caso il nome dei Noisy Royal Dirt viene affiancato ad Upload. Sabato 8 maggio, infatti, sono attesi alle 17 al centro giovanile No Logo di Laives per un concerto all’interno del nutrito cartellone di “Upload Südtirol Tour”. Insieme ai ragazzi meranesi si esibiranno pure alcuni gruppi iscritti al concorso: imparare a sostenere un progetto nuovo può essere un lavoro sporco e, al contempo, regale.

Alan Conti

Per saperne di più:

www.noisyroyaldirt.it

www.myspace.com/noisyroyaldirt

Via della Vigna, la sbarra resta


Alto Adige — 03 maggio 2010 pagina 09 sezione: CRONACA

BOLZANO. A fine marzo l’annuncio del sindaco Luigi Spagnolli al presidente della Circoscrizione Gries-San Quirino Gianni Frezzato: «Leveremo la sbarra di via della Vigna, almeno temporaneamente». Questione di giorni. Risultato? A un mese di distanza sono ancora decine i ciclisti costretti a esibizioni ginniche per superare l’ostacolo, mentre dai soci del Consorzio proprietario della strada arriva una stroncatura netta sull’ipotesi di riapertura. Il tutto acuisce il malcontento dei bolzanini e il fastidio dei residenti, concordi solo nel bollare come «propaganda elettorale» la boutade amministrativa. «Non ne possiamo più di questa situazione», esordisce indispettita Graziella Stuffer. «Ormai mi sono rassegnato a fare tutto il giro pericoloso per viale Druso. Non mi fido più dei proclami politici sterili», le fa eco uno sconsolato Vittorio Tomasi. Walter Lutz scuote la testa: «Bisogna fare qualcosa per una situazione insostenibile, in fondo chiediamo di andare all’ospedale senza inquinare, mica a Gardaland o a divertirci». «Che fastidio può dare - riprendono in coro i coniugi Enzo e Luisa Pavani - una piccola apertura sufficiente al transito delle sole bici? Mi sembrerebbe una soluzione di buon senso». Ingrid Vieider guarda all’aspetto economico: «Il Consorzio prende un mare di contributi, questa strada è pagata pure con i nostri soldi, sarebbe il caso di non costringere ciclisti, pedoni, ma anche le carrozzine a vergognose gimkane». Mauro Meneghini è lapidario: «Si tratta di una vergogna. Prima o poi qualcuno la butterà giù». Stesso tono per Edoardo Liberio: «A mali estremi, estremi rimedi. Finiremo col mettere la colla nelle serrature, così anche i consorziati potranno rendersi conto delle difficoltà che ci causano». Schierato a favore della sbarra è invece Aldo Ferrara: «Giusto così. In tanti non si comportano bene e rubano l’uva. Si tratta, poi, di una strada privata, quindi c’è poco da discutere». Chi ha voglia di dire la sua, invece, è Otto Holzknecht, socio del Consorzio che ci raggiunge dalla sua villetta affiancata alla sbarra. «Poche storie, questa strada ce la paghiamo e rimane privata. I contributi? Li ricevono tutti e non sono certo specifici per il passaggio». Qualcuno, però, vorrebbe il passaggio per le bici, come Roberto Voltani e Roberto Enevio. «Passerebbero anche le moto - ribatte Holzknecht - e poi non mi sembrano si facciano particolari problemi nel transitare. Esistono delle bellissime ciclabili pubbliche e se, al contrario, non vanno bene bisogna andare in Comune a lamentarsi. I pedoni? Se camminano per tutta via della Vigna sono abbastanza atletici da passare pure sotto la sbarra». Holzknecht, in conclusione, torna sul motivo principale della chiusura della strada consorziale: «In caso di incidente le assicurazioni possono rivalersi su di noi fino al 50%. A queste condizioni non possiamo accettare una riapertura e l’esproprio è una soluzione impraticabile. Non è mai esistita la possibilità di riapertura: è stata una pura invenzione». Non sembrano quindi essere servite le oltre mille firme raccolte dalla circoscrizione la scorsa primavera. Frezzato aveva individuato nell’eliminazione della sbarra il desiderio più grande del mandato, a costo di proteste estreme in caso di rifiuto. Per ora, però, rimane solo un annuncio vuoto. - Alan Conti

lunedì 3 maggio 2010

Upload, 192 brindisi!


Chiudendo gli occhi ci si accorge che le note ci portano a volo d'angelo sulle bellezze della nostra penisola. Dall'eleganza di Firenze alla bellezza di Venezia, passando per i panorama mozzafiato del mare palermitano e delle dolci colline del Centro. C'è tutta l'Italia nella statistica geografica di Upload che alla chiusura delle iscrizioni centra il numero record di 192 iscritti, polverizzando i 151 della categoria inediti della scorsa edizione staccata di 41 unità. 192 mp3, 192 storie da raccontare e 192 possibilità di scovare quell'idea musicale di cui ha parlato nelle scorse settimane il presidente della giuria Claudio Astronio. Non manca, fortunatamente, la componente provinciale che presenta ai nastri di partenza 60 alfieri di quasi tutti i generi musicali: segno di un terreno musicale generalmente fertile.
La geografia statistica del Festival, come detto, conta 60 iscrizioni in arrivo da Bolzano che, era facile prevederlo, fa la parte del leone tra le province. Il dato, però sorprende se si calcola che solo il 31% (tutti i dati sono arrotondati per eccesso, ndr) dei partecipanti è altoatesino, mentre il restante 68% arriva da altre zone del Paese. Da rimarcare, inoltre, le quattro iscrizioni pervenute dall'estero: tre dell'area tedesca e una dalla Svizzera italiana. Scendendo nello specifico delle province d'Italia alle spalle di Bolzano si piazza Trento con 19 candidati, mentre la terza piazza se la aggiudica Bologna con 9. A seguire Milano e Verona iscrivono 7 band a testa, 6 Roma, Napoli e Padova. A quota 4, invece, troviamo Torino, Firenze e Bergamo, mentre a 3 una sorprendente, date proporzioni e distanza, Alessandria. Lungo il filotto di chi presenta 2 candidati: Brescia, Genova, Mantova, Parma, Vicenza, Taranto, Gorizia, Varese, Salerno, Venezia e Udine. Un proprio ambasciatore, infine, lo iscrivono anche Ancona, Lecce, Modena, Palermo, Pisa, Rovigo, Siena, Treviso, Avellino, Trieste, Pesaro-Urbino, Terni, La Spezia, Potenza, Perugia, Verbano-Cuno-Ossola, Piacenza, Ravenna, Livorno, Latina, Sondrio, Savona, Cosenza, Lecco, Caltanissetta, Arezzo, Prato e Catania.
Curioso anche il raffronto tra le Regioni, dove solo Valle d'Aosta, Abruzzo, Molise e Sardegna rimangono senza rappresentanti. Il 41% dei partecipanti, infatti, arriva dal Trentino Alto Adige e il 10% dalle vicine Lombardia e Veneto. Il 7% incrocerà le dita dall'Emilia Romagna e il 5% da Piemonte, Toscana e Campania. Raggiunge un lodevole 4% il Lazio, seguito a ruota dal 3% del Friuli-Venezia Giulia. Al 2% ecco Liguria, Puglia e Sicilia, mentre con l'1%, chiudono Marche, Umbria, Calabria e Basilicata.
Upload, però, è anche una radiografia delle tendenze musicali giovanili e i generi iscritti rappresentano un fixing veritiero dei musicisti italiani under 30. Il 49% (pari a 94 iscritti), infatti, ha optato per il Rock. Ben la metà dei partecipanti, insomma, punta su un genere sempre in voga. Staccatissimo, all'8% troviamo il Metal (16 brani). Per trovare ritmi diversi bisogna cercare bene tra il 5% del Punk (9), il 4% di World&Folk (7), il 3% di Hip-Hop e Rap (5) o il 2% di Dance Electronics (4) e Blues (3). Mosche bianche, all'1%, l'R&B (2), Reggae&Ska (1) e Funk&Soul (1). Cresce sempre più, invece, il plotone di chi non si riconosce nelle "classiche" categorie e opta per un generico "Altro" arrivando alla ragguardevole quota del 25% (48 brani).
Analizzando, invece, la realtà locale, il primo dato che stupisce è che più della metà dei brani Metal iscritti (10 su 16, pari al 62%) arriva proprio dalla nostra provincia, soprattutto dalle zone periferiche o dalle valli. Se a livello globale, infatti, il Metal arriva all'8% delle preferenze, in Alto Adige si impenna al 17%, secondo alle spalle del 48% del Rock (29 iscritti e in linea con il resto d'Italia). Il 7% degli altoatesini, invece, si orienta su Rap e Hip-Hop (4) e il 5% su Punk (3) e World&Folk (3). Al 2%, quindi, troviamo Blues (1), Dance&Electronics (1), Funk&Soul (1), Reggae& Ska (1) e R&B (1). Elevata anche qui la quota della categoria indefinita "Altro" che occupa il 27% delle iscrizioni e 16 brani. Da notare, infine, sia a Bolzano che in Italia, la completa assenza della categoria Jazz. Piccoli Louis Armstrong non crescono.
Alan Conti

Consigli di quartiere e i candidati del Pd: "Più verde e servizi"


Alto Adige — 01 maggio 2010 pagina 16 sezione: CRONACA

BOLZANO. Sicurezza, mobilità e parcheggi: questi i temi più spinosi nei quartieri e ai quali i bolzanini chiedono proposte e risposte. Questioni sul tavolo della presentazione dei candidati ai consigli di circoscrizione del Pd, presentati ieri nella sede di in piazza Domenicani. Pasquale Morabito a Don Bosco, Giuliano Gobbetti a Oltrisarco-Aslago, Carlo Visigalli per Europa-Novacella, Thomas Demetz per Centro-Piani-Rencio e Giulio Righele per Gries-S.Quirino: ecco la formazione dei capolista annunciata dal coordinatore cittadino Massimo Capelli. «Vogliamo delle Circoscrizioni che siano antenne sul territorio». Dalla sbarra di via della Vigna, alla richiesta di posti di polizia, passando per la salvaguardia delle aree verdi e la mobilità: si è parlato di tutto. «Incentivare i mezzi alternativi e mettere in sicurezza le ciclabili», il proponimento di Giulio Righele per Gries. Significa pure eliminare la sbarra di via della Vigna come già annunciato? «Questa situazione va risolta una volta per tutte». Al centro delle polemiche degli ultimi mesi anche la questione sicurezza a Oltrisarco e Don Bosco. Gobetti e Morabito alzano gli scudi. «C’è un netto scarto tra pericolosità percepita e reale - il distinguo del capolista a Oltrisarco-Aslago - anche se la situazione nella zona del Parco Mignone di notte talvolta è “border-line”. Il discorso sugli stranieri, invece, è molto più ampio: dalle scuole alla vita sociale vanno accompagnati e seguiti, senza creare inutili frapposizioni». Don Bosco, invece, rifiuta l’etichetta di Bronx: «Definizione sbagliata - sostiene Morabito - e non veritiera. Non credo che ci sia la necessità di un posto di polizia e quando chiediamo più controlli ricordiamoci che le risorse statali non sono infinite». Uno sguardo pure ai nuovi quartieri: «Firmian - conclude Morabito - a breve potrà contare sulla scuola dell’infanzia, la chiesa e la piazza. Casanova crescerà, ma già adesso si è fatto un ottimo lavoro con i collegamenti». Diverse, invece, le questioni da risolvere a Oltrisarco. «Esistono dei forti limiti architettonici e urbanistici - dichiara Gobetti - con proposte che languono senza trovare applicazione. Necessaria una riflessione sulla mobilità. L’area cani di viale Trento? Pensiamo di realizzare quella sostitutiva di fronte ai Gabrielli o nella zona vicina all’ex Cantoniera verso la Galleria del Virgolo. Vorrei, però, fosse solo una sistemazione temporanea, così come l’insediamento dei Gabrielli». A Europa-Novacella, invece, si profila all’orizzonte una nuova querelle: l’area dell’aeronautica di via Novacella. «Ci batteremo per mantenere il verde e fermare la cementificazione» chiude Visigalli. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Demolito l'hotel Roen. Case e verde, il rione cambia volto


Alto Adige — 30 aprile 2010 pagina 17 sezione: CRONACA

BOLZANO. Una pinza idraulica che sventra cento anni di storia. E’ stato questo misto di ammirazione e nostalgia ad inchiodare ieri pomeriggio i numerosi passanti di via Claudia Augusta davanti allo storico albergo “Roen” in fase di demolizione. Nel giro di due anni dovrebbe sorgere un nuovo elegante condominio chiamato “Villa Claudia Augusta”. Ieri l’escavatore che ha cominciato a sventrare il lato nord dell’edificio, sul versante affacciato lungo via Riva del Garda. «I lavori di demolizione - spiega Andreas Gasser della ditta “Unicom” che coordina la realizzazione del residence - procederanno da nord verso sud e dai piani più alti a quelli più bassi. Nel giro di tre giorni lavorativi dovremmo completare l’abbattimento, mentre la costruzione della nuova struttura dovrebbe essere ultimata entro Natale 2011». Alloggi che interessano molto i bolzanini: «I costi variano dai 3.100 euro per metro quadro del primo piano ai 3.400 dell’ultimo, interamente venduto. Per ora contiamo solo due famiglie già residenti ad Oltrisarco, mentre le altre arrivano da altri rioni della città». “Villa Claudia Augusta”, insomma, sarà un catalizzatore di nuovi abitanti per un quartiere che lamenta spesso di sentirsi isolato. E di riqualificazione, con giardini pensili e verde, di una zona del rione oggi trascurata. Poco entusiasti i vicini. Come Giovanni Settembrino , proprietario della piccola villetta di via Rovereto attaccata all’ex albergo. «Le distanze minime legali della nuova costruzione saranno rispettate, ok, ma intanto dobbiamo fare i conti con la polvere e due, tre anni di cantiere. Non solo, sembra che vogliano abbattere contemporaneamente l’ex sede della Caritas-Odar sull’altro lato della mia abitazione: qui ci troviamo circondati da palazzoni». «Ci sono stati dei problemi per le distanze minime - ammette Gasser - con i vicini, ma pur di trovare una soluzione che soddisfacesse tutti, abbiamo rinviato di alcuni mesi l’inizio dei lavori». Se ne va, comunque, un pezzo di storia del quartiere e della città, nato quando ancora Bolzano era sotto l’Impero Austro-Ungarico. A raccontarlo è Mario Pintarelli : «Casa mia ha 104 anni e da sempre è vicina all’albergo, costruito un centinaio di anni fa. I proprietari erano una coppia con la moglie austriaca e il marito ingegnere ungherese: l’Italia era ancora un Paese straniero. Per un periodo, sotto la gestione dei fratelli Ambrosini passati poi al bar “Baccus” di via Leonardo Da Vinci, l’hotel si chiamò “Rovereto”. I lavori? Dovremo sopportarli, ce ne faremo una ragione». Pierantonio Chinaglia ha lo sguardo nostalgico: «il “Roen” era considerato la porta della città, per lungo tempo l’albergo più grande fuori dal Centro. Per il quartiere un motivo di vanto. Erano tanti i lavoratori che si fermavano in una delle trenta stanze. Noi del rione, invece, amavamo il ristorante, dove si mangiava molto bene. Tutto questo, oggi, scompare». Diversi, comunque, i residenti che apprezzano la novità come Roberto Fontana e Luisa Montreson : «Ci hanno spiegato il progetto e tutto sommato sembra si tratti di una buona riqualificazione complessiva. Per i lavori non siamo preoccupati e, comunque, serviranno ad attrarre nuova gente nel rione». Intanto, pochi metri più in là, una pinza idraulica abbatte un secolo di storia». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

Un nuovo spazio per il club La Ruga e ora Oltrisarco si sente meno isolata


Alto Adige — 30 aprile 2010 pagina 37 sezione: AGENDA

BOLZANO. Una casa per anziani aperta a giovani e ragazzi. Inaugurato ieri in via Riva del Garda il nuovo spazio “Punto Cultura” di Oltrisarco: sostanzialmente la nuova sede del Club La Ruga che ospiterà iniziative dell’associazione Aessebi dei servizi bibliotecari e alcuni corsi Cesfor. Un connubio generazionale inserito ai limiti di un quartiere come Oltrisarco che ha cronica fame di eventi e considerazione. Dal ramino ai corsi musicali per adolescenti, dalle feste dei nonni alle iniziative di promozione della lettura giovanile come Serendipity: tutto troverà posto in questi due piani consegnati ieri dal sindaco Luigi Spagnolli e dal vicepresidente provinciale Cristian Tommasini. La nuova sede, infatti, nasce da un lavoro di partnership tra le due amministrazioni, tessuto negli anni. Raggiante la presidente de “La Ruga” Mariagrazia Zanetti: ‹‹Per noi è una nuova sfida che ci riempie di adrenalina e orgoglio. Lo spostamento totale della sede dalla parrocchia del S.S.Rosario a qui avverrà in autunno, ma fin dal prossimo mese partiremo con diverse iniziative in via Riva del Garda. Previsti infatti grigliate, cineforum, tornei di bocce e carte. La possibilità, inoltre, di avere un costante scambio con le nuove generazioni, impegnate in corsi, letture o doposcuola con le altre associazioni, è motivo di gioia e pungolo al confronto culturale››. Sulla stessa lunghezza d’onda la vicepresidente Velia Galante: ‹‹Questo spazio è, al contempo, una conquista e uno stimolo in più per mantenerci attivi socialmente. “La Ruga” conta circa 140 iscritti, tutti contenti di trasferirsi nonostante quell’inevitabile punta di nostalgia per lo storico ritrovo della parrocchia››. Un’associazione di anziani che non ha mai rifiutato di rimboccarsi le maniche per cause nobili, come quando contribuì alla ricostruzione della canonica grazie ad artigiani in pensione. La nuova sede non fa eccezione. ‹‹Tralasciando, ovviamente, i lavori del cantiere - interviene la socia Maria Zilli - possiamo dire che l’80% dell’arredo interno è stato fatto dai volontari del Club». ‹‹Sono iscritta da vent’anni - racconta Marisa Scuttari - e per me è diventata un’abitudine quotidiana irrinunciabile. Per gli anziani soli, oltretutto, avere un appuntamento fisso rappresenta una straordinaria forma di controllo. Se qualcuno manca senza preavviso, infatti, ci premuriamo di sapere come sta e, alle volte, andiamo direttamente a casa per verificare››. - Alan Conti