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mercoledì 8 settembre 2010

I giovani artisti dello spray hanno avuto muro libero per due giorni a Don Bosco


Alto Adige — 07 settembre 2010 pagina 34 sezione: AGENDA

BOLZANO. Procurate una bomboletta spray e un muro: al resto pensano loro. In alternativa vanno benissimo anche dei pannelli di compensato o, parrà strano, persino un camper. Piazza Don Bosco nello scorso fine settimana è stato il cuore pulsante della cultura e dell’arte dei “writers” o, per italianizzarli, graffitari anche se in realtà non fanno graffiti, non “graffiano” il muro, ma lo dipingono con le bombolette di colori spray. Nell’ambito della festa Don Bosco Final Summer uno degli spazi più apprezzati è stato proprio quello riservato ai disegni di questi giovani che liberano la fantasia con lo spray. Per due pomeriggi ciascuno di loro ha realizzato una propria opera, una anche sul camper dell’associazione onlus Volontarius che organizzava l’evento a Don Bosco e segue da vicino il progetto “Murarte” con l’obiettivo di trovare spazi adeguati a questo tipo di espressione artistica, evitando lo sconfinamento nell’illegalità. La livrea del mezzo, quindi, ha subìto un autentico restyling con la sostituzione del vecchio paesaggio bucolico con un più aggressivo drago. Sull’altro lato della fiancata spazio, invece, a una tigre con tanto di katana sulla schiena. A occuparsi dei due disegni, Matteo “Sanue” Caria e Matteo “Egeon” Picelli. «Un lavoro come questo - ci raccontano - presenta delle difficoltà ma è appagante. In un pomeriggio, comunque, è possibile portarlo a termine. L’arte di strada ha caratteristiche tutte sue: è molto difficile, per esempio, che esistano scuole che te la insegnino, si basa tutta sulla passione e la pratica». E sulla disponibilità degli spazi, par di capire... «Esatto. A Bolzano con “Murarte” possiamo essere abbastanza soddisfatti, ma in generale in Italia siamo indietro. A Berlino o in altre parti della Germania questo concetto di libertà è molto più naturale rispetto all’Italia». Lungo i pannelli troviamo Martina “Tini” Platter intenta a disegnare un clown che possa... spaventare i bambini. «Faccio illustrazioni dei libri per bimbi - sorride - oggi stravolgo un po’ quella concezione e creo qualcosa di diametralmente opposto. Esiste un messaggio dietro ai nostri lavori, non sono solo scritte o disegni a casaccio. Sulla questione degli spazi non abbiamo grosse pretese: ci basta un muro qualsiasi in una zona qualsiasi per accontentarci». A tirare le fila del workshop troviamo il responsabile di “Murarte”, Riccardo Rizzo. «Sono buone opportunità all’interno di una manifestazione che è cresciuta negli anni dopo la prima edizione otto anni fa con il torneo di calcio interetnico di via Cagliari. L’anno scorso abbiamo lanciato un concorso per “writers”, quest’anno puntiamo di più sul lato espressivo. Le difficoltà di questa tecnica, comunque, sono legate principalmente alle dimensioni, al senso delle proporzioni e poi, logicamente, alle capacità artistiche di ciascuno». I passanti, intanto, si fanno rapire dalla curiosità, pongono domande ai giovani artisti: l’interesse è tangibile. A ritmare i lavori c’è anche la musica di Dj Neo’s, ai piatti sul palco allestito nel cortile delle scuole, mentre un paio di ragazzi si lanciano in evoluzioni di breakdance. La festa Don Bosco Final Summer, in fondo, è proprio questo: dare spazio, e interesse, alla cultura giovanile, allo sport interetnico e allo svago creativo. © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

Job: alunni orientali dopo 2 anni di scuola migliori dei nostri


Alto Adige — 07 settembre 2010 pagina 18 sezione: CRONACA

BOLZANO. «Attenzione a non commettere l’errore di considerare gli stranieri nelle scuole sempre e solo come un freno perché posso assicurare che alcuni alunni di cultura asiatica e orientale, dopo un paio di anni, sono migliori di tutti». Bruno Job, dirigente dell’Istituto comprensivo Bolzano II che raggruppa la primaria “Don Bosco” e la media “Ada Negri”, non si limita a prendere atto di una scuola che è sempre più multiculturale, ma lancia un monito. «Nel giro di un paio di generazioni rischiamo di essere superati da questi studenti. Cinesi, pakistani e coreani hanno una forte spinta verso l’autoaffermazione e l’autodisciplina. Tutto questo non succede in tutte le nostre famiglie». Gli stranieri, insomma, a lungo andare se la caveranno meglio degli altoatesini. «Per chi proviene da quelle aree del mondo - conferma Job - lo affermerei tranquillamente. Va detto però che spesso alla ferrea disciplina fa da contraltare un individualismo esagerato che non considera la possibilità di fare gruppo». Brutta gatta da pelare, insomma, per gli insegnanti visto che i ragazzi asiatici sono in continuo aumento. «Le difficoltà si riflettono anche su di noi e le strette sull’organico vanno tamponate con la ricerca di una precisa professionalità. Stesso discorso vale per il sostegno. Le ristrettezze ci sono e a tutto questo si aggiunge il turn-over tra precari, trasferimenti, pensioni e quant’altro. Diciamo che ogni anno cambiamo il 20% del corpo docente: la continuità didattica è un bel principio ma deve fare i conti con la realtà dei fatti». L’Istituto Comprensivo diretto da Job, comunque, riflette una tendenza già registrata in altre scuole: le lingue rimangono importanti, ma la vera sfida si sta spostando sull’aspetto matematico-scientifico. «La scuola dell’obbligo - ribadisce - ha il compito di ridare dignità alle scienze e ristabilirne l’autorità. Non solo, sulle scienze bisogna essere capaci di stimolare quel sentimento di curiosità nei bambini che oggi è andato perso. Ecco perché il settore in Italia è in crisi ed ecco dove possono andare a intervenire le scuole primarie e medie». All’orizzonte, intanto, si staglia il profilo della riforma del ciclo delle superiori: come muoversi per l’orientamento dei ragazzi alle medie? «Non è semplice. Diciamo che nel concreto questa manovra è il frutto di un compromesso e, in quanto tale, non è un granché perché non risolve alcune questioni alla base. Il gruppo italiano, infatti, soffre di una liceizzazione esagerata e di un pregiudizio sugli istituti tecnici e sulla formazione professionale che è sbagliato. Svilire le abilità pratiche, manuali e artigianali a favore di quelle intellettuali è uno sbaglio che semplificare gli indirizzi non può risolvere per magia. Bisogna lavorare fin dai primi anni di scuole all’orientamento: già in quinta elementare un insegnante capace è in grado di segnalare gli ambiti di eccellenza di un alunno. Il sistema tedesco è molto più affidabile. Un ruolo importante lo gioca anche la famiglia». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

martedì 7 settembre 2010

Firmian, un rione spaccato in tre


Alto Adige — 05 settembre 2010 pagina 15 sezione: CRONACA

BOLZANO. Un quartiere spaccato in tre: situazione alquanto critica nella zona Ipes, meno preoccupante nei condomini vicini al supermercato Poli, decisamente più tranquilla verso il nuovo liceo Pascoli. Lo ha evidenziato la recente e movimentata riunione degli inquilini Ipes di via Mozart, che lamentano una situazione al limite dell’invivibile. Ora lo confermano i residenti di Firmian, tutti: ovunque vivano nel rione, la percezione di una triplice realtà è condivisa. Ma oltre al disappunto per la difficile integrazione con gli stranieri e la vita condominiale agitata nei complessi abitativi dell’Istituto provinciale edilizia sociale, a Firmian spunta, tangibile, anche la paura. Il rione, confermano i residenti, è spaccato in tre: da via Mozart al principio di via Puccini, in corrispondenza degli alloggi popolari la situazione è critica; in prossimità del “Poli” si trova la zona intermedia delle cooperative; nell’ultimo tratto, che sbocca poi sul liceo pedagogico “Pascoli”, le case di proprietà, dove la tranquillità sembra regnare sovrana. E’ proprio a ridosso dell’edilizia popolare, però, che c’è disponibilità a raccontare difficoltà e criticità, in particolare con gli extracomunitari, ma in pochissimi accettano di essere citati per nome. «C’è tanta paura per quelle che possono essere le reazioni», la giustificazione più comune. «Ci sono piccoli vandalismi notturni - spiega Julian Carini - come i danneggiamenti alle porte del garage, ma anche qualche furtarello. Per fortuna durante il giorno non abbiamo molti contatti con il rione». Una signora aggiunge: «La maleducazione regna sovrana ed è meglio stare ciascuno per conto proprio». Cosimo Damiano Morra, lungo via Mozart, racconta volentieri la situazione. «E’ facile dire che siamo razzisti quando in pochi sanno che ci sono anche vicini stranieri con cui abbiamo ottimi rapporti. Le critiche vanno fatte senza cadere nel paradosso opposto per cui se sono extracomunitari non si può dire nulla. L’Ipes dovrebbe intervenire e far rispettare le più elementari regole del vivere civile in condominio. Non è ammissibile che i bambini facciano rumore a qualsiasi ora, giorno e notte, così come non posso accettare che alcuni figli di immigrati tentino di vendere a mia figlia in cortile dei giocattoli rincarando sul prezzo in modo scandaloso per guadagnarci soldi. Si tratta di bimbi, è assurdo». Marco Baldin è venuto a trovare la sorella. «Non tutte le persone sono maleducate, ma capita, per esempio, di ritrovarsi il giardino pieno di immondizie e di ricevere piccoli dispetti». «I bambini degli stranieri sono spesso maleducati - racconta una signora - e sporcano per terra continuamente. Non si può dire nulla per non essere tacciati di razzismo. Se non sanno le regole mi chiedo perché l’Ipes consegni loro gli alloggi quando è pieno di famiglie, giovani e papà divorziati che terrebbero benissimo gli appartamenti. Il mio nome? Non posso, l’ultima volta che mi sono messa in vista mi hanno fatto la pipì dentro la macchina». Aloisio Maso abita qualche metro più in là «e già va molto meglio. I problemi sono davvero circoscritti alle case popolari, noi siamo tranquilli». Michele Pastorello e Sergio Battisti concordano con la suddivisione del quartiere: «Queste tre fasce esistono eccome e purtroppo verso via Mozart ci sono delle situazioni delicate. Da questa parte al massimo facciamo i conti con gli schiamazzi notturni, ma di là mi hanno raccontato di vomito dai balconi ed escrementi lasciati davanti alla porta di casa». Nicola inquadra, invece, la zona di via Deledda: «Con l’arrivo della scuola si intasa regolarmente il traffico, ma è l’unico vero problema». Margherita Mancini, Maria Giambò e Mario Giuseppe Giambò concordano: «Su questo lato del rione siamo molto più tranquilli. Diciamo che siamo fortunati». Il problema più pressante, semmai, è di carattere urbanistico: «C’è un edificio in via Puccini - spiega Roland Larcher del bar “Tom” - che è bloccato da mesi e sembra che la proprietà non abbia intenzione di mandarlo avanti. Ci sarebbero 300 appartamenti per i giovani o il ceto medio da finire nel giro di due anni, ma la politica si disinteressa completamente. Mi chiedo come mai troviamo disponibilità al confronto solo dalla stampa e mai che vengano a porci delle domande, per esempio, l’assessore Tommasini o l’assessore Pasquali». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Oltrisarco: basta sale giochi


Alto Adige — 04 settembre 2010 pagina 16 sezione: CRONACA

BOLZANO. Le sale gioco proliferano in città e i bolzanini chiedono a gran voce, e al più presto, un intervento legislativo che freni l’espandersi di videopoker e macchinette mangia soldi. Intanto, l’assessore alle politiche sociali Mauro Randi torna a prendere posizione sull’apertura delle sale da gioco «per dare conto alla cittadinanza del lavoro svolto fino ad ora e per superare la strumentalizzazione che viene fatta a riguardo sul presunto immobilismo della amministrazione Comunale. Sin dal momento in cui il tema è ritornato alla ribalta, per l’apertura della sala giochi di viale Europa, ci si è attivati per limitare il proliferare di queste attività commerciali, e la collaborazione con l’amministrazione provinciale ha fatto sì che sia stato presentato un disegno di legge provinciale sul gioco d’azzardo il cui iter legislativo è in corso e si dovrebbe concludere entro il mese di novembre. La proposta di legge pone delle distanze minime da strutture a destinazione scolastica e sociale e fa divieto di accesso ai minorenni. Di pari passo come Comune stiamo elaborando un documento di indirizzo che possa essere recepito come integrazione del testo alla luce di una serie di altri parametri e limiti per evitare che questo pericolosa moda possa creare ulteriori danni al nostro contesto sociale. Il lavoro verrà validato da un gruppo di lavoro costituito da persone che a vario titolo operano nel settore sociale, della prevenzione e cura delle dipendenze da gioco, e da tecnici dell’urbanistica». Intanto però sono sei le licenze concesse quest’anno in città: è record. L’auspicio comune dei bolzanini è che si possa vietare l’ingresso in questo tipo di esercizi all’utenza minorenne e, in seconda battuta, allontanarli il più possibile dalle scuole. La pensano così anche i residenti di via Maso della Pieve, dove i “rumors” danno in arrivo la prossima sala giochi. «Non ci piacciono proprio - l’opinione secca di Giovanna Bonato e Fedora Pettinari - e sarebbe meglio si vietassero in toto perché rappresentano un pericolo sociale». «Vietarlo ai minorenni è la misura più utile - dichiara Alessandro Masera - perché garantirebbe automaticamente anche l’utenza stessa delle scuole. Ciò non toglie che si possa prevedere una certa lontananza dagli edifici scolastici. Quel che è evidente, comunque, è che una regolamentazione, a questo punto, sembra necessaria». Stefania Santagata e Giovanna Secchia sono piuttosto categoriche. «Non portano niente di buono e anche a livello di frequentazione non sono il massimo per educare i giovani. Non è accettabile, per di più, che non esistano delle norme per questo tipo di attività. Il Comune dovrebbe avviare una seria riflessione su termini e condizioni delle licenze, comprese quelle dei bar». Claudio Sartori dal banco del bar “Trading” riassume la posizione del rione. «Siamo tutti contrari. Da esercente, oltretutto, ribadisco che trovo ingiusta l’elasticità in termini di orario d’apertura verso le sale giochi». Stefano Taferner ed Evelyn Rodari sono molto più tiepidi: «Non le frequentiamo e non ci disturbano più di tanto». Claudia Candotti, invece, è più preoccupata «dai tanti giovani che dimostrano di apprezzare un luogo dove si perdono solo i soldi». Rizzieri Blasizzo scuote la testa: «Dovrebbero mettere un limite a questo proliferare di videopoker e impedire l’accesso libero. Chi ha tanti soldi da buttare via che vada al casinò, mentre chi non li ha è bene che si tenga distante da quelle macchinette infernali». Sara Pozzi concorda: «Vivono sull’illusione del facile guadagno, ma è bene far capire alla gente che non si diventa affatto più ricchi così». Originale la posizione di Alina Khemiy. «Piuttosto che questa gente vada nei parchi a drogarsi, meglio che frequenti le sale gioco». Contrari, infine, anche Radesh Panwar e Sharma Visay Kumar: «Ce ne sono davvero troppe e non sono edificanti. È assolutamente necessario un giro di vite sulle norme». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

lunedì 6 settembre 2010

Oltrisarco: è qui la festa


Alto Adige — 04 settembre 2010 pagina 27 sezione: AGENDA

BOLZANO. Il venerdì lungo di Oltrisarco in via Claudia Augusta era sparito dai radar cittadini ma stasera tornerà nel quartiere, anche se accorciato e spostato al sabato. Più che un ritorno, in realtà, la festa organizzata da Comune, Circoscrizione e Confesercenti è un rilancio: una sorta di test per vedere come e quanto migliorare nelle prossime edizioni. La manifestazione, dunque, si riduce alla sola piazzetta Bersaglio, con l’adesione dei negozi direttamente affacciati sullo spiazzo e dietro l’angolo di via Aslago. Un’iniziativa, quella del «Sabato del villaggio», divisa in due tronconi: dalle 17 alle 19 spazio ai bambini con giochi di strada, animazione, clown, zucchero filato e divertimenti come il castello gonfiabile e la stuzzicante opportunità, buona anche per gli adulti, di ricevere i pop-corn gratis. Dalle 19 alle 23, invece, largo alla musica live con la band «Jessato Groove». L’offerta gastronomica prevede piatti di cucina etnica e specialità locali. Ci sarà anche un’esposizione di moto d’epoca. E i negozi rimarranno aperti per tutta la durata della festa. «Oltre agli esercizi direttamente affacciati sulla piazzetta - specifica il vicepresidente di Confesercenti Salvatore Montella - chiunque nelle vicinanze può decidere autonomamente di tenere le serrande alzate». Via Claudia Augusta, però, rimarrà aperta al traffico, a differenza di quanto avveniva durante il venerdì lungo di Oltrisarco. Che l’iniziativa debba svolgere anche il ruolo di «test-event», inoltre, è dimostrato dal fatto che durante la festa sarà distribuito ai partecipanti un questionario preparato dall’Ufficio tempi della Città per raccogliere suggerimenti dei cittadini su questo genere di manifestazioni. L’obiettivo è di poter proporre nei prossimi anni una festa più vicina alle esigenze dei bolzanini. Per ora, comunque, i desiderata del quartiere di poter contare su un minimo di iniziativa territoriale trova soddisfazione. «A Oltrisarco - dice la presidente di Circoscrizione Wally Rungger - si vive bene, ma è evidente che questo tipo di iniziative ha la capacità di avvicinare a queste strade anche i cittadini di altre zone di Bolzano. C’è curiosità di scoprire cosa suggerirà la popolazione e verificare se l’orientamento di puntare su meno bancarelle per un luogo di ritrovo più raccolto può essere giusta». La buona notizia è che il venerdì lungo non è stato abbandonato. «Soprattutto in questo periodo - conclude Rungger - con il ritorno dalle vacanze e le scuole ancora chiuse diventano importanti manifestazioni che intercettino tanta gente e valorizzino il territorio». Soddisfatta l’assessore Maria Chiara Pasquali: «La riflessione sui tempi della città iniziata con Time Code troverà impulso dalle indicazioni dei bolzanini». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

sabato 4 settembre 2010

Da Mosca a Bolzano, i 105 anni di Alessandra la «zarina» altoatesina


Alto Adige — 03 settembre 2010 pagina 31 sezione: AGENDA

BOLZANO. E’ stato anche un compleanno senza confini, sicuramente un compleanno importante, per non dire da record. E’ il compleanno festeggiato ieri, con una sobria festa pomeriggio al terzo piano della casa di riposo Don Bosco, in via Milano: il compleanno lo festeggiava Alessandra Moisseva, il cui cognome tradisce evidenti origini russe. Così, per fare un piccolo test volante di matematica, mettiamo la data di nascita di Alessandra Moisseva: 2 settembre 1905. Ok, presto fatto il conto: la signora Moisseva, forte di un albero genealogico di nobili origini (papà Carlo era un ufficiale dello zar Nicola, mamma Lenina una dama di compagnia della zarina Alessandra, cui deve il proprio nome), ha festeggiato i 105 anni. E’, di fatto, l’altoatesina più anziana. L’hanno festeggiata in tanti, ieri pomeriggio, innanzitutto gli ospiti della casa di riposo Don Bosco, insieme al personale della struttura e a tutti gli operatori dell’Assb (l’Azienda servizi sociali Bolzano) che la gestisce, con in testa Donatella Vinci, la responsabile di piano, ovvero la persona che più di tutti è a contatto con la festeggiata. Festa sobria, ma non poteva mancare l’occasione per qualche ricordo, i flash di un passato in una famiglia agiata, ma non senza qualche difficoltà dopo la fuga dalla Russia, decisa da papà Carlo nel periodo della Rivoluzione d’Ottobre. Da lì una vita vissuta anche fra Vienna e Parigi, prima di Merano e Bolzano, dove poi Alessandra rimase, iniziando a lavorare come insegnante di Russo. Ruolo che le fu agevole, visto che imparò le lingue per sopravvivere e parla, oltre ovviamente al russo, italiano, tedesco e francese. Non è mai più tornata, ma la Russia non si è mai allontanata dal suo cuore. «Quanto mi piacerebbe tornare a Palazzo, sarebbe un regalo splendido per i 105 anni», ha detto pochi mesi fa. Per ora il regalo non è arrivato, ma chissà, nessuno pone limiti. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Clamer: prof di sostegno, no ai tagli


Alto Adige — 03 settembre 2010 pagina 14 sezione: CRONACA

BOLZANO. Il timore è che ci sia una contrazione delle risorse, di cui già quest’anno si vedono le prime avvisaglie con una leggera riduzione degli insegnanti di sostegno. Dal punto di vista didattico si punta a rafforzare il settore di tecnica e matematica, perché aiuta a migliorare anche l’apprendimento linguistico. «Speriamo - dice Clamer, dirigente dell’Istituto comprensivo Bolzano 1, che raggruppa la scuola elementare Dante e le medie Rosmini e Chini - di mantenere i buoni standard raggiunti fin qui con un occhio all’aspetto linguistico, ma senza dimenticare che il sapere ha bisogno di eccellenze tecnico-matematiche. Cerchiamo di far tesoro delle indicazioni delle prove Invalsi e rinforzare questo ambito disciplinare. Tra l’altro è risaputo che chi va bene in matematica ha meno difficoltà anche nell’apprendimento delle lingue». L’Istituto comprensivo è da sempre pioniere in città per quanto riguarda la gestione della forte presenza di stranieri nelle classi. «Eh sì - sorride - ormai siamo abituati e abbiamo dei modelli didattici e integrativi molto affinati sui quali facciamo affidamento. Lavoriamo seguendo le esigenze individuali o di gruppo, basandoci sul momento di arrivo degli stranieri e sulla loro conoscenza della lingua. Possediamo materiale specifico e possiamo modularlo in base alle lacune di ciascuno: gli strumenti, insomma, ci sono. Diciamo che non ci facciamo più spaventare dal fenomeno come una volta, ma questo accade anche nelle altre scuole della città». Si è molto parlato, comunque, degli insegnanti di inglese e dell’appalto all’Azb, qual è la sua posizione? «Abbiamo circa metà docenti in arrivo dalla Sovrintendenza e metà dall’associazione con la quale, peraltro, abbiamo lavorato molto bene». Le cattedre disponibili, però, potrebbero subire una futura contrazione, come prevedono gli uffici provinciali dell’amministrazione del personale insegnante. «Quest’anno contiamo all’incirca sulla stessa pianta organica dell’anno precedente, anche se abbiamo aumentato un po’ gli alunni. Mettendo a confronto i due parametri è evidente che qualcosa abbiamo perso, ma non si tratta di numeri enormi e la contrazione è concentrata principalmente sul sostegno». L’anno scolastico, comunque, si prevede frizzante in vista dell’introduzione della riforma scolastica per le superiori che a livello nazionale parte subito, mentre in Alto Adige è rinviata di un anno. Che periodo sarà per la scuola provinciale? «Credo - commenta Clamer - che non dobbiamo assolutamente farci prendere dal panico delle novità. Sugli sviluppi locali, infatti, possiamo dichiararci moderatamente ottimisti. Per quanto mi riguarda, auspico che venga salvata la quantità di risorse a nostra disposizione e che non si badi solo a logiche economiche. Bisogna tenere presente, insomma, quali sono le necessità qualitative della nostra scuola. Attenzione, infine, a non tagliare sul sostegno». Per le Dante questo sarà un anno di festeggiamenti: «Siamo pronti a festeggiare i 100 anni della “Dante”, inaugurata nel 1911 e che per molti anni e per buona parte dei bolzanini, è stata semplicemente “la scuola”». Le celebrazioni, logicamente, non si limiteranno unicamente alla festa, ma impegneranno attivamente gli studenti durante tutto l’arco dell’anno. «Abbiamo in programma percorsi storici, analisi dettagliate coordinate da una storica professionista come Milena Cossetto e percorsi nei vari ambiti per rendere omaggio a questo importante edificio entrato nel cuore di Bolzano. Mi ha rallegrato particolarmente, inoltre, l’adesione entusiasta delle due scuole medie al progetto, anche se dislocate altrove rispetto alla struttura di via Cassa di Risparmio. Il nostro obiettivo, comunque, è di mettere in piedi una festa che possa coinvolgere tutto il nostro quartiere di riferimento, producendo anche molto materiale di documentazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

venerdì 3 settembre 2010

Ultimi giorni al lido, a dare i brividi è solo la chiusura


Temperature in picchiata di un settembre altoatesino che già inneva le cime? Estate che volge al termine? Niente che possa spaventare chi fa del Lido il proprio “parco quotidiano”: basta che il sole faccia l’occhiolino in cielo per sfoderare zainetto e asciugamano e godersi le ultime giornate in viale Trieste. Già, perché il Lido domenica chiuderà i battenti e saluterà tutti alla prossima stagione e se la colonnina di mercurio fa più capriole della Cagnotto dal trampolino poco importa: necessario godersi le ultime ore a bordo vasca. “Gli ultimi giorni – spiega Norman Costantino, responsabile Cs2a per la struttura del Lido – sono fisiologicamente il periodo in cui vengono soprattutto i più affezionati. Dopo Ferragosto è normale, per noi, assistere a un calo, specialmente dopo il tempo incerto di questo agosto. Luglio, invece, è andato molto bene e ci permette di rimanere in media con le stagioni passate, ad eccezione del 2009 che è stata record con 23 giorni di sole pieno”. All’interno della struttura, intanto, un drappello di signori si sta sfidando a Tressette. “Piero Albani, Andrea Baldotto, Luciano Manfrin, Giuseppe Bovolenta, Arrigo Gobbi, Lorenzo Galazzino, Aldo Chemelli e Sergio Pellet – ci snocciolano la formazione – tutti pronti a venire al Lido con qualsiasi temperatura. Sono gli ultimi giorni, siamo tristi, ma cerchiamo di goderceli finchè c’è qualche raggio di sole. Il freddo non ci fa paura, semmai a dare fastidio sono le punture dei moscerini”. Al bar sorseggia un caffè Walter Dall’Aglio, 82 anni di cui 18 passati in viale Trieste: lo chiamano il “nonno” del Lido. “La piscina è la nostra seconda casa, un peccato che chiuda. Vorrà dire che troveremo altri passatempo in attesa del prossimo giugno”. Un altro match di carte è in atto sulla brandina di Claudio Bertoluzza che sfida Giusi Slanzi, Deanna Bosoni e Lia Bertoluzza. “Questi giorni, così come quelli dell’apertura, sono i migliori per noi. Poca gente, poca confusione e tanta tranquillità. L’inizio delle scuole si avvicina e questo determina un crollo degli ingressi. Freddo? Non ci facciamo caso, ancora si sta bene”. Poco più in là si godono il sole Sonia Nardelli, Katrin Nardelli, Claudia Doni e il piccolo Simone. “Ancora si sta bene, un peccato non approfittarne prima del giorno di chiusura”. Scarseggiano, invece, i ragazzi e tra i pochi rimasti troviamo Matteo Fasson e Mattia Modena: “Siamo sempre qui, finchè possiamo è una buona alternativa per passare le giornate. La domenica, comunque, la gente continua a venire: è nei giorni feriali che il prato si desertifica”. Ultimi giorni anche per mamme e bambini, non senza una punta di rammarico: “Sarebbe bello – ammettono Marilena Mazzola e Matilde Recla – se il Comune allungasse il periodo di apertura, magari riducendo l’orario. Alla fine, se c’è caldo, non vedo perché si debba precludere questa opportunità ai cittadini. I bambini, infatti, fino all’inizio della scuola continuano a divertirsi”. In fondo basta che il sole faccia l’occhiolino per accontentarli. Alan Conti
(Fonte quotidiano Alto Adige, giovedì 2 settembre 2010)

Viale Druso: troppo traffico


La ciclabile lungo viale Druso è praticamente monca, il tram per l'Oltradige appartiene ancora al libro delle intenzioni delle amministrazioni e la circolazione del traffico sull’arteria principale della città avviene a velocità sostenuta. Se a questo si aggiunge l'insistere, legittimamente, lungo la strada dei mezzi di soccorso della vicina caserma dei pompieri e dell’ospedale si comprende come, per i residenti ,in viale Druso il traffico sia solo il problema conclusivo di una matriosca che ne contiene diversi altri. "La vera preoccupazione - spiega Enzo Cattelan - è legata al pendolarismo: sono le ore di punta, infatti, a creare più fastidio. Qualcuno proporrebbe anche una rotonda all'incrocio con via Sorrento ma non so quanto questo possa essere fattibile visto l’esiguo spazio a disposizione". Sivia Pircher e Pia Lorenzini, sedute al tavolino di un bar, sostengono ciclabile e tram. "La pista per le biciclette andrebbe migliorata perché adesso è monodirezionale verso il Bivio. Il tram sarebbe una buona idea, utile ed ecologica. Per il traffico, invece, sono i rumori notturni dei motorini a dare più fastidio a chi abita affacciato sulla strada". Renato Capon, dal canto suo, tira il freno delle polemiche: "Rispetto ai corsi principali di altre città italiane Viale Druso è piuttosto scorrevole e non possiamo lamentarci troppo. Il tram dell'Oltradige? Il problema è trovare lo spazio per la corsia che lo dovrebbe ospitare". Stessa opinione per Giorgio Iacob, parrucchiere da "Prearo": "La strada è già stretta, con il tram lo diventerebbe ancora di più. Mi chiedo, piuttosto, che fine abbia fatto la linea verde dei semafori: non mi risulta sia ancora in funzione". Giuseppe Pedevilla, Norbert Pattis e Andreas Ortler si concedono un caffè di pausa dalle vicine scuole "Max Valier". "Abbiamo diversi studenti che arrivano dall'Oltradige e si potrebbe prevedere un vero e proprio trenino come quello della Venosta che unisca Merano con Bressanone, agganciando così anche viale Druso. Un'altra opportunità, invece, potrebbe essere quella di chiedere alla Sad di sviluppare per la strada del Vino un percorso circolare, come avviene in molti altri paesi europei, anziché a segmenti". Fausto Luison torna a preoccuparsi per le biciclette "costrette a transitare su un percorso davvero incompleto e che il Comune dovrebbe inserire nel piano di sviluppo per le due ruote. L’assessore Kofler-Peintner, invece, non ne parla. Vero che viale Druso è l'unica arteria a scorrimento veloce, ma per sgravarla un poco non si potrebbe allungare l'orario serale dei bus della Sasa?". Wilma Ferrari dal bar "Aladino" scuote la testa: "Il traffico è davvero troppo, anche se bisogna dare ragione ai commercianti di via Claudia Augusta quando sostengono che il passaggio, per un esercizio commerciale, è fondamentale". Franca Minchio, infine, è una residente a Ponte Adige e chiede a gran voce un tram di collegamento "perché in quella zona siamo costretti a prendere in mano l'auto per qualsiasi spostamento. Poi diventa logico assistere a una lunga fila di macchine con a bordo una sola persona. Non solo, le persone anziane dopo un po’ sono costrette a trasferirsi perché ne va della loro mobilità e indipendenza. Ora c'è bisogno di un intervento delle amministrazioni".Alan Conti
(Alto Adige, giovedì 2 settembre 2010)

giovedì 2 settembre 2010

Caro libri: 560 euro per il liceo


Alto Adige — 01 settembre 2010 pagina 16 sezione: CRONACA

BOLZANO. L’inizio della scuola si avvicina e insieme alle cartelle si aprono anche i protafogli delle famiglie chiamate a sostenere le spese per la scolarizzazione dei figli. Cartoleria e libri sono le due voci che pesano maggiormente sulle tasche dei bolzanini ed è proprio dalle liste dei testi scolastici che si scoprono alcune cifre “monstre“. La 5E del liceo linguistico “Carducci”, per esempio, presenta un elenco di volumi che, se comprati totalmente nuovi, richiede una spesa di 559,40 euro. Molto distante, nell’ipotetico raffronto, la spesa richiesta per far studiare uno studente della quinta Igea dell’istituto tecnico commerciale “Battisti” che si ferma a “soli” 277,25 euro. A fare la parte del leone, nella lista per i liceali, troviamo il tomo di biologia “Starr” con un prezzo di copertina di 48,50 euro, ma nemmeno il manuale di letteratura della casa editrice “Palumbo” non scherza: 40 euro alla cassa. La cifra più bassa la si trova, invece, alla voce “Grammatica di consultazione” edito dall’“Accademia Vivarium Novum” che costa 7,20 euro. Per quanto riguarda i futuri ragionieri l’esborso maggiore è per il libro di economia aziendale “Entriamo in azienda 3”, edito “Tramontana”, con un prezzo di copertina da 42,60 euro. Si spende molto meno per l’inglese con i 15,70 euro di “Cultures” delle edizioni “Lang”. Le spese dei libri, però, toccano solo le tasche degli studenti dell’ultimo triennio delle superiori dato che prima vengono passati in comodato. A pesare su tutti troviamo invece i costi di cancelleria con zaini, quaderni, penne e diari. Per una cartella di marca da “Amonn”, per esempio, si può arrivare a scucire fino a 160 euro, ma va anche detto, come rimarcano i titolari di tutte le cartolerie, che il margine dei prezzi oscilla parecchio e risparmiare, con un poco di attenzione e rinunciando alle griffe particolari, è possibile. In media, comunque, si spende 20 euro per il diario, 1,45 per un quaderno e tra i 50 e gli 80 euro per lo zaino. Gli stessi libri, ad onor del vero, possono essere trovati a metà prezzo nei mercatini e nello scambio, sempre vivace, tra i singoli studenti delle varie scuole. I genitori, comunque, alzano la voce e protestano per il galoppare del carovita dell’istruzione. «Le librerie - ci spiega Renato Bariletti, responsabile di “Kolibri” - non decidono nulla sui listini prezzi. L’unica cosa che chiediamo, per motivi di costi di spedizione e di comodità, è di effettuare ordini scolastici in blocco e non a singoli volumi». Monica Pinotti osserva i prodotti in una cartoleria con i suoi tre figli: «È difficile riuscire a risparmiare qualcosa quando i prezzi cominciano a salire. Risparmiare, comunque, è possibile». Carmen Ambach individua il capitolo di spesa più pesante: «Senza dubbio la cartella, almeno 60 euro». Günther Weger, responsabile di “Amonn”, chiarisce: «Più che alla firma o il personaggio famoso consiglio alle famiglie di prestare attenzione alla qualità e alle offerte. Noi abbiamo cartelle che possono essere anche molto care, ma indubbiamente durano nel tempo». Peter Gostner e Irene Schönhafer rispondono dalla cartoleria “Holzhammer”. «La scelta e l’offerta dei prezzi è molto ampia. Se si vuole evitare un salasso è possibile orientarsi su prodotti meno reclamizzati, ma ugualmente validi». Mariangela Storari prova a fare una stima per il figlio liceale allo scientifico: «Intorno ai 300 euro. La scuola tedesca, però, sotto questo aspetto presta molta più attenzione a non far spendere troppo». Stefano Stefani e Mauro Bampi parlano da esperti e responsabili delle cartolerie in piazza vittoria e Corso Libertà. «La gamma è ampia: i genitori prestino attenzione al rapporto qualità/prezzo». Licia Biotti, infine, sta ritirando i suoi libri da “Cappelli”. «Spesi 345 euro, ma esiste anche la possibilità di trovarli in buono stato a metà prezzo visto che i mercatini privati funzionano». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti