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martedì 25 gennaio 2011

Nuovo cantiere in via Vinci: no dei negozi


BOLZANO. Ancora tensione tra i commercianti del Centro e il Comune: dopo la polemica sui gazebo di piazza Walther, questa volta tocca a via Leonardo da Vinci. In modo del tutto casuale, gli esercenti hanno saputo che la strada verrà chiusa per lavori di ripavimentazione. «Sarebbe il secondo cantiere nel giro di un anno - spiegano - dopo quello dell'estate scorsa che ha fatto calare il giro d'affari del 40 per cento». Grande fastidio per non essere stati consultati e informati. «Questi lavori vanno concertati, e non calati dall'alto». «Avvertiamo che l'autorizzazione all'uso della pedana non verrà rinnovata una volta cominciati i lavori di ripavimentazione di via Leonardo Da Vinci». E' questo stringato messaggio, inviato al bar "Baccus" con una raccomandata a firma della direttrice comunale dell'ufficio attività economiche e concessioni Fabiola Petilli, ad allarmare e indispettire i commercianti di via Leonardo Da Vinci che hanno richiesto l'intervento di Confesercenti. Gli interrogativi che la lettera apre sono tanti: "Quali lavori?", "Per quanto tempo dureranno?" "Quando cominceranno?" e, soprattutto, "Perché l'amministrazione non ha comunicato la novità in modo formale a tutti gli esercenti della strada?". La via, infatti, esce da un'estate in cui ha dovuto ospitare il cantiere per l'ammodernamento della filiale della "Volksbank" che per qualcuno è costato addirittura il 40% del fatturato. L'idea di replicare l'esperienza, quindi, non piace a nessuno. Tutto parte da una richiesta di Rosa Vigl, titolare del bar "Baccus". «Ho la necessità di sistemare la pedana in legno, un lavoro da circa 800 euro. Ho chiesto la licenza comunale e nella risposta è comparsa la novità della ripavimentazione. Ora, personalmente non intendo affrontare un investimento che non so nemmeno quanto possa durare e, a livello generale, noi esercenti pretendiamo che venga specificato che lavori si intende fare, quando e come interverranno». Disappunto pure nelle parole di Marco Biasi dell' "Osteria del Bugiardo" che definisce meglio alcuni contorni della questione: «Sei anni fa feci la stessa identica richiesta e mi sconsigliarono di rinnovare la pedana perché avrebbero rifatto la pavimentazione, con l'eliminazione del marciapiede e un plateatico unico. Il tutto, però, solo per via verbale e informale. Ora sembra che si voglia veramente procedere con l'opera, ma dopo il calo del fatturato del 40% dovuto ai lavori nella banca di quest'estate la prospettiva ci inquieta. Mi sembra corretto che ci vengano forniti dettagli e tempistiche dell'intervento». Per ora, infatti, si procede a tentoni: «Ci fosse un avvertimento con almeno una stagione di anticipo - spiega Francesca Talassi, titolare di "Aerosol" - potremmo organizzarci chiedendo ai fornitori ordini meno dispendiosi. Sapendo di andare incontro a un periodo difficile, infatti, abbasseremmo le pretese. Gli affitti, però, rimangono identici, quindi le difficoltà sono evidenti». Karin Stuefer e Monica Mattei rispondono dalla cassa di "Boutique Jolì": «E' evidente che se intendono toccare pure le tubature sotterranee si andrebbe incontro a un cantiere che potrebbe rimanere aperto per dei mesi. I danni sarebbero consistenti. Non ci sembra fuori luogo chiedere delle spiegazioni». «Solo il rumore frastornante - le fa eco Morena Pozzobon di "Mya" - fa passare la voglia di fare acquisti. Poter calibrare gli ordini con anticipo sarebbe già un passo avanti». Preoccupato, infine, Adriano Vian di "Pizza Sprint": «Importante sapere l'ubicazione e l'estensione del cantiere». A prendere in mano la situazione, però, ci pensa il segretario di Confesercenti Paolo Pavan. «Nei prossimi giorni chiederemo al Comune tempistiche e modalità. Non è possibile, infatti, che non vengano fornite queste indicazioni ai commercianti. Gli esercenti non chiudono la porta a priori a un possibile miglioramento, ma chiedono venga fatto cercando di apportare il minor danno possibile ad attività che da anni subiscono cantieri più o meno grandi. Vorremmo la garanzia, inoltre, che non si vada incontro a proroghe continue potendo organizzarsi, quindi, su un lasso di tempo ben determinato. La presenza di grandi attività tessili e di abbigliamento, oltretutto, introduce una problematica importante legata agli ordini stagionali».

Giornata della Memoria In città da lunedì sette giorni di eventi


22 gennaio 2011 — pagina 35 sezione: Agenda


BOLZANO. Meglio una settimana di un singolo giorno, specialmente quando si tratta di Memoria. È questo l’orientamento del Comune di Bolzano che onorerà le celebrazioni della Giornata della Memoria fissata per giovedì 27 gennaio con una «sette giorni» di mostre, manifestazioni ed eventi culturali che alimentino la riflessione storica e morale sul dramma della Shoah. Curato in prima persona da Carla Giacomozzi dell’Archivio storico cittadino, il cartellone degli eventi si spalma, come detto, da lunedì a sabato. Si parte il 24 gennaio alle 10 con l’inaugurazione della mostra fotografica «The Labyrinths» di Marian Kolodziej al teatro Cristallo: «Un’esposizione di disegni - spiega Giacomozzi - in cui l’autore racconta con viva disperazione la sua esperienza di deportato nel Lager di Auschwitz 1. Oltre al teatro di via Dalmazia le opere saranno ospitate al centro Pierino Valer e in alcune biblioteche cittadine». Martedì 25 sarà la volta della mostra del Fondo documentario Franco Ciusa alle 10.30 nel foyer del Comune in vicolo Gumer. «Libri, film e materiale raccolto da Ciusa e donato all’archivio cittadino. Troviamo anche reperti molto preziosi di difficile rintracciabilità. Alle 11, invece, passeremo nella sala di rappresentanza per un incontro pubblico dal titolo “Vedere la memoria” dove proietteremo filmati inediti, realizzati dallo stesso Ciusa, sul ghetto di Varsavia e la liberazione del lager di Buchenwald».
Il giorno dopo ci si sposta in via Pacinotti dove, alle 10.30, ci sarà la presentazione dell’opera di risistemazione dell’area attorno al binario della deportazione, in corrispondenza dell’entrata della Metro. «Da lì - specifica Cecilia Baschieri del Servizio tecnico ambientale e progettazione del verde del Comune - partirono la gran parte dei 13 viaggi che da Bolzano portarono i deportati nei vari Lager nazisti. Abbiamo posizionato, in prossimità del binario a vista, la tipica ghiaia delle aree ferroviarie restituendo un’atmosfera seria e rispettosa di un simile ricordo. La zona di parcheggio è stata regolamentata e il monumento ai deportati realizzato da Christine Tschager sarà valorizzato maggiormente».
Si passa così alla Giornata della Memoria ufficiale, fissata per giovedì 27 gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz. Si comincia dalle 9 alle 11.30 con commemorazioni ufficiali con deposizione di corone in piazza Wilhelm Alexander Loew-Cadonna, in via Resia davanti al muro del Lager, al cimitero ebraico e a quello maggiore in prossimità della tomba di Manlio Longon. Alle 11.30 a palazzo Widmann andrà in scena l’assemblea degli studenti del Treno della Memoria: ragazzi che si uniranno ad altri giovani per ripercorrere parte del tragitto dei deportati. Chiusura delle manifestazioni sabato 29 quando, alle 18, in Comune si terrà il concerto di musica in Aulis «Suoni...parole...per ricordare» con musiche di Aldo Salottini e voce recitante di Maria Luisa Crosina. «Per Bolzano - ha chiuso il sindaco Luigi Spagnolli - la Giornata della Memoria riveste sempre un’importanza particolare, legata anche alla presenza del Lager in via Resia».

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Alan Conti

Oltrisarco chiede: «Distretto sanitario all'ex Claudiana»


BOLZANO. L'ex Claudiana spacca gli abitanti di Oltrisarco. Abbattere o meno l'edificio è la prima grande domanda cui dare una risposta concreta e, in qualunque caso, decidere cosa costruire o "infilare" nell'edificio. Posto che al momento la vecchia caserma Mignone ospita la scuola di economia domestica e il "Dna Lab" dell'Eurac, la richiesta forte è di portare nell'edificio ristrutturato dalla Provincia o all'interno di una nuova struttura il distretto socio sanitario del quartiere. Una soluzione sulla quale è decisa la volontà dei vertici della Circoscrizione. In subordine fanno capolino le necessità di spazi per i lungodegenti e alloggi convenzionati per anziani. Sullo sfondo il progetto "Albertoni" della zona che, di fatto, non prevede la presenza dell'ex Claudiana e che in caso di mantenimento andrà ricalibrato. «L'abbattimento o meno - le parole della presidente della Circoscrizione Wally Rungger - non ha per noi molta importanza, quel che davvero conta è la priorità di un distretto socio sanitario. La sede, infatti, deve spostarsi da via Pietralba per arrivare nel nuovo rione. C'è un accordo che va rispettato». Concetto ribadito dal vicepresidente Giuliano Gobbetti: «La richiesta del quartiere è forte. Resta l'assoluta necessità del distretto socio sanitario, così come esiste una domanda per i lungodegenti. Sembrano sacrificati gli alloggi per gli anziani che meriterebbero una collocazione certa». A puntare forte su quest'ultima soluzione è Dario Caldart: «L'edificio dell'ex Claudiana andrebbe abbattuto come previsto. Così si potrebbe trovare lo spazio per il distretto, i lungodegenti e favorire una cooperazione concreta tra pubblico e privato. Gli anziani, infatti, potrebbero contribuire con finanziamenti al sociale in cambio di una sistemazione più adeguata e un benessere complessivo. Non ci starebbe male nemmeno la partecipazione delle cooperative. La scuola di economia domestica, invece, dovrebbe essere trasferita in via Castel Flavon». Elena Dal Mestre dalla sua edicola osserva il rione: «A livello commerciale, sarò sincera, la scuola di economia domestica è come non averla. Le ragazze della Claudiana, infatti, erano molto più presenti. Detto questo, credo che l'edificio debba rimanere perché sono stati fatti investimenti importanti. Speriamo, però, possa arrivare finalmente il distretto». Edificio da salvare anche per Loredana Bordato e Lidia Magnani: «I locali sono grandi, la struttura bella e con un discreto valore artistico. Non sarebbe un bel segnale buttare giù le cose belle. Bisogna trovare, però, spazio per i lungodegenti». «Quello che più mi incuriosisce del nuovo rione - interviene Corrado dal bancone del bar "Express" - è la possibilità che il mercato venga spostato proprio di fronte all'edificio della Claudiana». Chiusura per Pietro Biorio: «Fa ridere scoprire che Spagnolli gonfia il petto per aver salvato l'ex Claudiana dalle ruspe quando decide solo la Provincia».
Alan Conti

Il rione: «Qui il disagio è forte»


BOLZANO. «Prima poi qualcosa doveva succedere, ce lo aspettavamo». Sgomento, ma anche consapevolezza di una situazione difficile dati i tanti casi di disagio concentrati nello stesso complesso residenziale. Via Resia reagisce così all'accoltellamento dell'altra notte nel cortile sotto i palazzi ai civici 57 e 59. L'episodio, come testimoniato da alcuni residenti, è solo l'ultimo anello di una catena lunga di screzi, vandalismi e minacce che hanno caratterizzato il cortile nell'ultimo periodo. Abitanti e passanti confermano le difficoltà di gestione di un condominio "vivace", ma non vogliono convivere con l'etichetta di bronx cittadino per il gesto di uno «sbandato noto a tutti, che andava tenuto sotto controllo». All'entrata del civico 57 una ditta di imbianchini sta pulendo le macchie di sangue, ancora evidenti, causate dalla ferita di Marcianò. Francesco Ezechiele abita nella scala che è stata teatro dell'aggressione. E' sconvolto: «Non pensavamo si potesse arrivare a questi livelli. Conosco il ragazzo arrestato, con me si è sempre comportato bene. I fatti, però, lasciano perplessi. Sappiamo di abitare in un cortile delicato dove le voci sui casi di droga si rincorrono. Tutto questo, però, non può alterare una realtà dove i rapporti di buon vicinato esistono e non è certo prassi quotidiana la rissa o il litigio». Nel vicino bar "Roby" il titolare Andrea Guriato e il barista Gigi scuotono la testa: «I caseggiati Ipes sono delicati e sappiamo come talvolta ci si trovi a fare i conti con episodi di particolare gravità. La verità è che hanno concentrato troppe situazioni di difficoltà nel medesimo posto e i risultati sono sotto gli occhi tutti. Alcune famiglie alimentano un clima di tensione continuativo e non sempre è semplice adeguarsi alla situazione. Il resto del quartiere, però, non merita di essere criticato perché garantisce un buon tenore di vita». Convinzione ripresa da Roberto Carti: «A Don Bosco si vive bene, meglio rimarcarlo. Quello che è accaduto l'altra notte poteva succedere benissimo a Gries se si costruissero anche lì palazzoni con un alto indice di disagio tra i residenti. La zona non ha responsabilità specifiche». Cristina Stampfer allarga le braccia: «Quando ci sono di mezzo droga e alcol non si può addossare la colpa a via Resia. Abito qui da 30 anni e non cambierei zona di residenza per nulla al mondo. Certo, qui come a Firmian ammassare casi difficili nello stesso condominio è stata una scelta sbagliata, ma proprio nel nuovo rione è stato realizzato uno splendido parco a disposizione della città. Nel cuore di Don Bosco, insomma, ci sono certamente delle zone particolarmente critiche, ma si stanno sviluppando nuove realtà degne di incoraggiamento». Le difficoltà di integrazione vengono tirate in causa pure da Enrico Picchi: «E' davvero complesso pensare di gestire e coordinare così tante culture, lingue e modi di pensare la vita e la casa in uno spazio singolo. Se a tutto questo aggiungiamo le problematiche sociali di alcune persone parcheggiate nelle case Ipes, ecco che il quadro di un complesso residenziale difficile da gestire è servito. Normale, quindi, che si registrino incomprensioni, tensioni, fino a piccole risse. Certo, con l'accoltellamento si è superato ogni limite». D'accordo Enzo Vinegon: «L'errore dell'Ipes è stato quello di non procedere ad un'attenta pianificazione delle situazioni sociali che si andavano ad inserire. Si è creata una potenziale polveriera negli anni passati e non a caso le assegnazioni che vengono fatte in questo periodo sono più ponderate». (a.c)

Insegnanti precari: ricorsi entro il 22 gennaio


21 gennaio 2011 — pagina 15 sezione: Cronaca

BOLZANO. Il tribunale di Siena apre una porta importante per tutti gli insegnanti: è sufficiente maturare tre anni di servizio nel comparto di riferimento per aspirare alla trasformazione del rapporto di lavoro da determinato a indeterminato. Tradotto: si può legittimamente richiedere l’assunzione in ruolo per i docenti con un triennio di servizio regolare. «E’ un’occasione importante - sottolinea Giannina Facca della Uil scuola - ma i tempi sono molto stretti: gli insegnanti devono rivolgersi ai sindacati entro sabato perché la legge 183/2010 che entrerà in vigore il 23 gennaio 2010 stabilisce il venir meno di ogni possibilità di fare ricorso sui contratti avuti in passato e già scaduti». Cos’è successo, però, tecnicamente per aprire una porta insperata per chi ogni estate fa i conti con le graduatorie? «A Siena - continua Facca - il tribunale, richiamando la direttiva comunitaria 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato, ha ordinato la trasformazione a indeterminato del rapporto di un insegnante precaria in servizio da più anni sullo stesso posto. Questo suggerisce la possibilità di avviare identiche vertenze di cui, è bene dirlo, gli esiti sono comunque incerti e non esistono garanzie di successo». Ci sono, però, dei paletti da rispettare: «Prima di tutto l’aver prestato servizio per tre anni nel comparto di riferimento, poi possedere i requisiti previsti dalla legge per ottenere l’assunzione a tempo indeterminato e aver lavorato occupando posti vacanti e disponibili».

Svolta alle scuole tedesche Pestalozzi prime lezioni veicolari in italiano


di Alan Conti
zoom . BOLZANO. «Evidente che le sezioni bilingui della scuola italiana siano motivo di interesse per il mondo tedesco: su questo non ci sono dubbi». Heidi Niederkofler Imperiale, dirigente del Circolo scolastico Bolzano-Europa che comprende le scuole (tedesche) primarie "Stifter" e medie "Pestalozzi", conferma la sostanziale apertura verso il potenziamento linguistico registrata nell'ambiente scolastico tedesco in questi giorni dal nostro giornale. I muri che sembravano eretti tra i due sistemi linguistici, dunque, mostrano qualche falla. «Anche noi - conferma Niederkofler Imperiale - adottiamo l'italiano come lingua veicolare, anche se in modo meno sistematico rispetto a quello che è il piano, per esempio, della sezione bilingue alle "Manzoni". Al primo anno della primaria, comunque, prevediamo laboratori in cui la lingua di Dante serve a introdurre concetti semplici di arte, musica, sport o informatica. In terza e quarta, invece, gli insegnanti di lingua concorrono alla didattica di altre materie e così nelle ore di lingua si parla degli antichi romani, delle regioni d'Italia o dello sport del Belpaese». La commistione, insomma, arriva proprio dall'istituto tedesco che più è inserito in un quartiere a storica presenza italiana. «Certe scelte, chiaramente, sono dettate dai cambiamenti sociali. La conoscenza della seconda lingua nelle nostre famiglie è talmente eterogenea che in prima elementare abbiamo bambini che pensano e sognano in italiano e altri che nemmeno sanno la dire "la palla è rossa". Ecco, i laboratori veicolari ci permettono di portare tutti su un livello simile, per poi procedere al meglio nel cammino scolastico». Imparare l'idioma dei vicini, insomma, è un problema pure per l'altra metà del cielo altoatesino. «Certo - conferma Niederkofler Imperiale - e c'è uno studio dell'Eurac che testimonia come i ragazzi tedeschi sappiano peggio la seconda lingua rispetto agli italiani. Il nostro sistema scolastico, chiaramente, paga lo scotto delle zone rurali dove il contesto d'uso è praticamente azzerato. Bolzano, logicamente, è un'altra dimensione e il nostro stesso rione è facilitato da un'apertura mentale invidiabile. Ecco perché pensare di introdurre una scuola bilingue tout court su tutto il territorio può essere difficoltoso. Si parla, chiaramente, di questioni tecniche». Anche a Europa-Novacella, però, ci sono delle belle gatte da pelare e sono strettamente legate al fenomeno, sempre più dilagante, delle famiglie italiane che cercano di iscrivere i propri figli negli asili o elementari tedesche alla ricerca di un bilinguismo precoce. «Va fatta una distinzione - precisa la dirigente - perché chi arriva dalla materna tedesca generalmente non incontra problemi, anche se di madrelingua italiano. I genitori che decidono di iscrivere il bambino a sei anni in un ambiente tedesco, invece, mi lasciano perplessa. Cerco sempre, infatti, di dissuaderli perché il piccolo rischia di soffrire la frustrazione di un gap linguistico già evidente, sia a livello scolastico sia di rapporti interpersonali, e noi non possiamo pretendere che l'intero gruppo classe rallenti per aspettare il loro pieno recupero. Non si tratta di discriminazione, ma di semplice constatazione dei fatti. Per spiegarlo alle famiglie, comunque, mi prendo anche delle ore». Richieste, però, che lanciano un segnale preciso. «Certo. La quota di mistilingui, però, è da noi pari a tutto il resto della città, così come ci sono genitori stranieri: si tratta delle nuove sfide per il nostro sistema. Il plurilinguismo, però, rimane un caposaldo anche alle medie, dove abbiamo un gemellaggio con le "Ada Negri". Intendiamo, oltretutto, concedere ai ragazzi di abbellire la sopraelevata di viale Europa come simbolo ideale del ponte che unisce i due gruppi ma anche, nel concreto, le due scuole».
21 gennaio 2011

Piazza Tribunale: deserto da rivitalizzare «Dateci verde e gazebo»


BOLZANO. Un passaggio pedonale largo come una piazza. E' questa la definizione che i bolzanini danno di piazza Tribunale: semplicemente un raccordo da percorrere a piedi per raggiungere corso Italia da via Duca d'Aosta e viceversa. Di vita sociale, però, nemmeno l'ombra. La chiave del rilancio, però, è individuata da residenti ed esercenti nell'arredo urbano: un tocco di verde in più, qualche panchina, magari un gazebo, possono restituire la voglia a famiglie ed anziani di fermarsi un attimo a riposare e scambiare due chiacchiere. Il modello da seguire viene offerto direttamente da un'altra porzione di città: la piazzetta Marcella Casagrande. In mezzo continua a essere sentita la polemica relativa al Duce a cavallo sul palazzo degli uffici finanziari: nessuna voglia di cancellare il passato, ma il desiderio di depotenziarlo passando per una maggiore vita sociale della piazza. «E' così da tempo - comincia Mangesh Gandini - ma nulla viene fatto per migliorarla. E' anche vero che non si possono avere troppe pretese su uno spiazzo che è comunque consacrato al passaggio pedonale e alle mansioni giuridiche, non certo un parco giochi». Meno accondiscendente è Maria Elena Barcatta: «Forse negli anni è mancata la voglia di voler mettere a posto e concedere nuove opportunità a questa piazza. Qualche manifestazione in più, per esempio, non guasterebbe e contribuirebbe a far vivere di più uno spazio molto ampio che andrebbe sfruttato viste le sue dimensioni. Difficile, invece, pensare a un aumento del verde pubblico, ma la scelta di farci un parking interrato sinceramente contribuisce a portare un poco più di ordine nella zona. C'è, comunque, un esempio che si potrebbe seguire ed è la piazzetta Marcella Casagrande tra via Palermo e viale Europa dove, senza troppe pretese, si è creata una piccola comunità che frequenta le panchine. La bellissima fontana che arreda piazza Tribunale potrebbe essere un buon inizio per migliorare e abbellire la situazione». Pensa al passato e allarga la riflessione Maria Uliva: «A Bolzano, purtroppo, le piazze non vengono più considerate. Anni fa erano il centro della vita sociale, oggi tutto questo non esiste più. L'esempio più lampante sono certamente piazza Matteotti e Domenicani, ma davanti al Tribunale troviamo la più ampia, in senso letterale e fisico, rappresentazione di questo decadimento. La speranza sarebbe quella di ottenere un poco di verde in più, ma l'avanzata del cemento a tratti sembra inarrestabile». «Avevano provato - le fa eco Enrico D'Inzeo - a posizionare qualche panchina, ma dopo poco tempo è sparita. C'è poco da fare, questo spazio urbano è sempre stato unicamente un raccordo pedonale tra le due vie e si anima solo per la vita del tribunale. Sarebbe auspicabile, certo, poter ospitare qualche manifestazione o mercatino in più, ma bisogna concentrarsi sul quotidiano, non sull'"una tantum" di alcune iniziative. Tanto per cominciare auspicherei una ripulitura degli uffici, sia del tribunale, dove i lavori interminabili della scalinata hanno stufato, sia del palazzo degli uffici finanziari. Il Duce a cavallo? Lasciamolo dov'è, contestualizziamolo, ma non nascondiamo il passato». Chi da 45 anni conosce bene la piazza sono i coniugi Lorenzo Brillo e Gisella Gostner: «Sempre uguale il clima da deserto, purtroppo. Bisognerebbe partire da un progressivo rilancio dell'arredo urbano con panchine, gazebo, fazzoletti verdi e ombra. Nulla di eccessivo. Poi, chiaramente, sarebbe auspicabile una ripulitura dei palazzi che hanno anche il loro valore artistico. Il tutto per attirare soprattutto anziani e le famiglie con i bambini che possano vivere questa porzione di città nei mesi più caldi. Attenzione, infine, ai piccoli vandalismi dei ragazzini». Chiusura per Davide Trappin, titolare dell'omonimo negozio di tappeti orientali. «La zona va senza dubbio potenziata e abbellita perché da questo trarrebbe vantaggio il commercio, ma anche tutta la popolazione. Le manifestazioni, inoltre, possono renderla viva e il successo delle esposizioni d'auto d'epoca ne sono una conferma. Una bella idea, infine, sarebbe quella di prevedere uno stand turistico in piazza durante i periodi di maggiore affluenza: con una buona scelta stilistica e volontà imprenditoriale potrebbe rappresentare un rilancio a basso costo».
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lunedì 24 gennaio 2011

Planer (Verdi): sottopasso sì, ma per le auto


"Sulle criticità legate al traffico davanti alla stazione bisogna rovesciare le soluzioni e mandare le automobili sotto la superficie". A ribaltare i termini della discussione circa l’auspicato sottopassaggio pedonale che permetta ai pedoni di non attraversare la rotonda tra via Renon e via Marconi è il consigliere comunale del gruppo Verdi/Projekt Bozen Tobias Planer. "Non vedo per quale motivo – le sue parole – a rimetterci debbano sempre essere i pedoni o chi decide di muoversi a piedi senza inquinare. Posto che il problema dell’intasamento per i continui attraversamenti, specialmente in occasione dell’arrivo di convogli molto frequentati, è reale, non vedo perché non si possa spostare il traffico motorizzato in un sottopassaggio per le macchine". La proposta, chiaramente, oltre che essere premiante per chi cammina ha un suo riflesso urbanistico importante. "Capisco – riprende Planer – come un intervento del genere possa avere un impatto delicato sulla mobilità. Durante i lavori di esecuzione, infatti, andrebbero trovate delle soluzioni temporanee forse poco gradite ai cittadini, ma il gioco vale la candela. Alla fine, infatti, la città potrebbe contare su uno spiazzo libero davanti all’edificio storico per una bella e degna piazza Stazione, completamente a disposizione di ciclisti e pedoni". A proposito di due ruote, inoltre, c’è un evidente deficit di pista ciclabile che coinvolge proprio la stazione dei treni: "Non esiste – conclude Planer – un collegamento né dalla parte di via Marconi e via Garibaldi né arrivando da via Brennero, tutte zone a grande concentrazione di traffico automobilistico. Si tratta di un pericolo aggiuntivo per chi si reca a prendere il treno utilizzando le due ruote".
Alan Conti

«Più attenzione a cultura e tecnologie»


BOLZANO. Il manifesto elaborato dai ragazzi di "Liberamente" non tocca solo il mondo della scuola, ma fornisce spunti sull'immagine dell'Alto Adige del futuro che hanno i nostri giovani. Un messaggio forte inviato alle amministrazioni. Molteplici, quindi, gli ambiti toccati, a cominciare dalla cultura. «Si chiede - si legge nel documento - un incentivo alle attività culturali bilingui e la riscoperta delle piazze, sia in senso fisico sia in senso metaforico come luogo di confronto e discussione. Va posto un freno, inoltre, ai tagli scolastici e alla cultura in generale». Tema caro alle nuove generazioni sono le tecnologie d'avanguardia e qui l'Alto Adige ha forse qualche posizione da recuperare. «Ci vogliono più incentivi nel loro uso, ma anche più trasparenza con l'informazione diretta on-line delle attività istituzionali, con cui si deve poter interagire. Chiediamo, oltretutto, l'educazione all'uso dei nuovi sistemi fin dalle elementari e la connessione minima a internet per Costituzione come avviene in Finlandia. Spazio, infine, alle dichiarazioni dei redditi in rete. Troppo spesso, infatti, la nostra provincia paga il prezzo del digital divide, delle aziende monopoliste e di una classe politica non qualificata sull'argomento». Molto diretti i desiderata sulla classe politica e relativi all'etica pubblica: «E' necessaria più meritocrazia, l'abbassamento dell'età degli amministratori e il cessare di raccomandazioni, clientelismo ed evasione fiscale». Il manifesto, dunque, tocca svariati ambiti della politica provinciale ed è l'assessore Christian Tommasini ad aprire le porte della giunta alla richieste dei giovani. «Avranno un loro ufficio con cui potremmo relazionarsi, ma sono certo che sia da parte del presidente che degli altri assessori ci sia la massima disponibilità ad aprire un dialogo anche con loro», chiude l'assessore. (a.c.)
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I ragazzi: dateci la scuola bilingue


di Alan Conti
zoom . BOLZANO. «Entro il 2020 non vogliamo più vedere la divisione tra scuola italiana e tedesca, ma una sola istituzione educativa per tutti». E' un'affermazione netta quella che arriva dai giovani protagonisti del progetto "Liberamente", organizzato dal dipartimento provinciale della cultura italiana. Presentato ieri il manifesto programmatico elaborato in un anno di lavoro da ragazzi tra i 16 e 25 anni dei due gruppi linguistici. Tutti i settori della società e delle politica altoatesina vengono toccati da un documento che si prefigura il territorio del futuro e chiede la stessa considerazione dell'omologo presentato da Assoimprenditori nei giorni scorsi. Sulla questione, comunque, si esprime anche il rettore della Lub Walter Lorenz che ammette come in ateneo «si formino insegnanti per la scuola primaria in un'ottica che prevede un possibile sviluppo bilingue del sistema altoatesino». E' l'istruzione, dunque, il settore dove il manifesto giovanile esprime posizioni forti: «Guardare in avanti - le parole di Jacob Mureda e Daniel Benelli - significa cercare di superare le divisioni che ci sono attualmente e orientarsi verso una scuola che sia realmente paritetica e senza troppi steccati». L'assessore alla scuola Christian Tommasini è promotore del progetto "Liberamente" e annuisce alle richieste dei ragazzi: «Abbiamo tenuto conto delle loro richieste quando si è trattato di discutere sullo scambio di docenti. Le nostre scelte nel promuovere una sezione di potenziamento linguistico in tutte le primarie, e in futuro alle medie, sono figlie di queste riflessioni». Il mondo scolastico italiano, insomma, apre le porte alle proposte della sua stessa utenza. «Il dialogo tra tutte le componenti - precisa la sovrintendente Nicoletta Minnei - è molto importante e stiamo dimostrando con i fatti che teniamo conto delle loro richieste, coniugandole con una necessaria visione tecnica». La riflessione sulla scuola dei ragazzi, comunque, non si ferma alla sezione bilingue. «Necessario - si legge nel manifesto - aumentare i contatti tra l'università e le scuole superiori, contare su insegnanti retribuiti e motivati e utilizzare di più le nuove tecnologie». Proprio sul rapporto con gli atenei prende la parola il rettore della Lub Walter Lorenz: «I contatti delle nostre facoltà con i vari indirizzi delle scuole superiori sono proficui e mirano alla creazione di progetti comuni che possano garantire una certa continuità tra i gradi d'istruzione. Le stesse Intendenze sono interlocutori regolari per le nostre attività». La Lub, però, con scienze della formazione primaria è anche la fabbrica di insegnanti che potrebbero trovarsi a fare i conti con l'aumentare delle sezioni bilingui. «Stiamo guardando con attenzione - continua Lorenz - a quanto accade nel mondo italiano. Evidente come i due corsi, italiano e tedesco, rimangano al momento divisi, ma è naturale che un ateneo con le nostre caratteristiche si debba far trovare pronto alla spinta plurilingue della società. Proprio in quest'ottica attiviamo precisi corsi di potenziamento che compenetrino i due gruppi linguistici. Non solo, da quando è stata abolita la scuola di specializzazione all'insegnamento Siss tutte le nostre facoltà diventano potenzialmente generatrici di docenti per la secondaria e, come sappiamo, si tratta di corsi naturalmente plurilingui, adatti a fornire personale adeguato a tale esigenza». Al centro dell'attenzione, però, sono proprie le convinzioni dei ragazzi. «Siamo consapevoli - le parole di Sharoom Torres, Shadi Davoodi ed Eleonora Daino - che strutturare una scuola comune ai due gruppi linguistici non è certo una passeggiata, ma vale la pena di provare. Non possiamo nasconderci che le lingue sono armi da spendere nel mondo del lavoro, evidente che dobbiamo insistere perché siano il più precise possibili». C'è, però, quel nodo importante chiamato "identità". «La chiave - spiegano Gianluca Iocolano e Maria Laura Moschella - è cominciare a considerarci europei senza radicalizzare l'estrazione nazionale».
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