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giovedì 3 febbraio 2011

Incontro fra generazioni: i giovani creano il sito al sodalizio degli anziani


Avete presente la classica immagine, idilliaca, del nonno che racconta le proprie esperienze al nipotino? Bene, ribaltate la situazione, accrescete il pargolo e spostate il tutto nella sede dell’associazione Anteas-Agas e avrete il quadro dell’ultimo progetto che unisce due generazioni. La classe IIB del liceo scientifico “Torricelli”, infatti, si sta occupando di realizzare il sito internet dell’associazione per la terza età e, nel farlo, si reca in gruppo periodicamente all’incontro con i soci. Capita così, tra i tanti tavolini amorevolmente imbanditi di bibite e dolciumi, di assistere a una simpatica scenetta in cui Albino Bompieri racconta alle studentesse per quale motivo, alla sua età, si registra un debole per le balere: “Ci sono molte più vedove che vedovi che vanno a ballare, è evidente come ci si possa ancora divertire – ride di gusto – quindi allenatevi pure in discoteca”. Il clima, quindi, è allegro e l’obiettivo non proprio una passeggiata: “Realizzare un sito web – raccontano le insegnanti Cristina Cattani e Paola Cerrocchi – comporta alcune difficoltà legate all’idealizzazione e realizzazione grafica, la produzione di contenuti e l’impaginazione. Un lavoro completo. L’aspetto importante dell’iniziativa, però, è come tutto sia nato dalla spinta dei ragazzi che hanno voluto espressamente lavorare a contatto con gli anziani, all’interno di un progetto complessivo che comprende anche alcune attività nella casa di riposo “Villa Europa””. Osserva compiaciuta la situazione la presidente dell’Anteas-Agas Dolores Corradini, aiutata da Luigina Binda e Franca Castelfranchi: “Una collaborazione che ci permette di avere un piacevolissimo contatto con i giovani e creare dei ponti. Contrariamente a quanto si può immaginare, infatti, pure agli anziani sono attirati dal mondo di internet perché può spalancare diversi orizzonti e fare divertire. L’Anteas intende muoversi in questo spazio promuovendo anche on-line tutte le nostre iniziative: dai soggiorni marini alle offerte culturali passando per i concerti, i giochi e le attività assistenziali che mettiamo a disposizione di tutti i bolzanini nella terza età”.
I protagonisti, però, fino a prova contraria sono proprio i ragazzi e se, sinceramente, l’interesse di un giovane per la misurazione gratuita della pressione può non essere massimo, ecco che l’elemento creativo del sito stimola l’entusiasmo. “Siamo molto contente di partecipare – le parole di Giada Bettini, Elena Messina e Monica Frena – e il rapporto con gli anziani è di grande collaborazione. Le criticità legate alla realizzazione della pagina web, comunque, sono generalmente collegate all’impaginazione o alle scelte di tipo grafico. Ci stiamo lavorando con impegno. Oltre al risultato finale, però, l’occasione è buona per instaurare un rapporto con persone che, logicamente, non ci capita di frequentare abitualmente”. Provano a fissare una tempistica, invece, Davide Gazzotti, Ayoub Atioui e Francesco Volanti: “Contiamo di mettere tutto on-line entro il 18 febbraio e fornire questo servizio all’associazione. Certamente si tratta di un compito che presenta delle difficoltà, ma lo scambio che siamo riusciti a instaurare è divertente: loro ci raccontano degli aneddoti e ci mostrano le iniziative mentre noi cerchiamo di avvicinarli allo strumento del computer”. La classica immagina idilliaca, insomma, funziona in entrambe le versioni.

Le associazioni culturali «Il duce va lasciato dov'è spiegando la sua storia»


di Alan Conti
zoom . BOLZANO. Considerare il Monumento alla Vittoria e il duce a cavallo per quello che sono: opere d'arte che, in quanto tali, hanno una loro dignità. E' questo il primo punto fermo che emerge dalle opinioni di responsabili e frequentatori dei centri culturali cittadini di diverso orientamento politico. La convergenza sull'intavolare un dibattito che sia ancorato a un discorso artistico e culturale è la premessa per ciascuno di loro e non differisce, come invece capita nelle valutazioni politiche. Non sono distanti le posizioni di destra e sinistra: la necessità di trovare una soluzione che non sia penalizzante per la convivenza viene prima di qualsiasi ideologia. Gli stessi «specialisti» dell'ambito artistico-culturale chiedono di non sfregiare le opere d'arte. La tendenza comune, insomma, è quella di spingere fuori la polemica e il baillame politico per arrivare a risolvere in modo concreto e rispettoso un caso che rischia di innescare tensioni. «Tutta questa storia - comincia risoluto Maurizio Puglisi Ghizzi, presidente del circolo "Giovanni Gentile" - è una vergogna. La paura dei Monumenti, a mio modo di vedere, è un argomento di una pochezza incredibile e abbastanza mortificante per chi avanza certe richieste. Evidente come il Monumento e il bassorilievo di piazza Tribunale debbano rimanere come e dove sono, altrimenti cosa dovremmo farne dell'obelisco di Roma con la scritta "Dux"? Non solo, proprio in questi giorni è stato ultimato il risanamento del balcone di piazza Venezia che attirerà molti visitatori: solo noi seguiamo una strada anacronistica. A livello politico, invece, si è trattato di un vero e proprio ricatto e di una reazione del Governo centrale che, forse, si è trovato scoraggiato in partenza nel dover pensare di confrontarsi con un centrodestra locale frammentato in tre o quattro realtà. Tutto questo, però, non sarebbe accaduto se il presidente della Camera Gianfranco Fini non avesse creato una situazione difficilmente gestibile. Se dovessero spostare l'opera di Piffrader, però, la mia preoccupazione correrebbe ai giovani. Da una parte non avrei il coraggio di dire loro che crescono in una terra in cui le aspirazioni sono soffocate dal centralismo provinciale e dall'altra non vorrei che la loro incoscienza portasse a situazioni poco piacevoli». Accurata anche l'analisi di Sepp De Vivo, una delle anime storiche del circolo "Walter Masetti": «La prima considerazione da fare è che le scritte del Monumento sono veramente lesive della dignità del popolo tedesco e andrebbero levate. Il Monumento, invece, può rimanere dov'è, con la dovuta storicizzazione, e tornare alla funzione deputata in passato a quella zona: una splendida "Biergarten" dove godersi la brezza di Sarentino nelle sere estive. Via, quindi, le cancellate e restituiamo un pezzo di città ai bolzanini. Il bassorilievo, invece, devo ammettere che non urta la mia sensibilità, anche se posso comprendere come possa essere differente per chi si è visto cambiare il cognome o ha dovuto frequentare le "Katakombenschule". Non penso, però, che rimuoverlo sia l'unica strada perché si tratta di una testimonianza di uno stile storico, così come lo sono molte scuole di Bolzano o lo stesso corso Libertà nella sua interezza». Rispettare Hans Piffrader è il messaggio che arriva pure da Sandro Forcato, presidente del circolo "La Comune": «Si tratta di un'opera d'arte che va mantenuta tale. Non dovrebbe essere la politica a occuparsi di queste valutazioni in modo così netto, altrimenti si rischia di creare situazioni poco piacevoli per la convivenza». Sulla stessa lunghezza d'onda è Pietro Marangoni del circolo culturale "La Stanza". «Il bassorilievo va conservato così com'è, nella sua interezza, per rispetto dell'opera e dell'artista. Levare solo il cavallo, oltretutto, significherebbe mutilare quanto prodotto da una personalità di rilievo del panorama artistico altoatesino. Discorso simile, logicamente, va fatto per il Monumento. Se si vuole abbattere i simboli, bisogna farlo subito come momento di catarsi, non dopo decenni. La Russia, per esempio, è piena di strade o statue di Stalin o Lenin eppure nessuno le avverte come un fastidio o una mancanza di rispetto. E' storia». Chiude il giro di opinioni il presidente del circolo culturale "Don Bosco" Emo Magosso: «Mi spiacerebbe se il duce a cavallo venisse portato in un altro luogo. Diciamo che il gruppo italiano è stato svenduto per due voti. Il Monumento, invece, per molti bolzanini è sempre stato un simbolo, quindi storicizziamolo a dovere, così come sarebbe bello rivedere, prima o poi, ricollocate da qualche parte le aquile di ponte Druso».
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mercoledì 2 febbraio 2011

Via Vinci: il Comune toglie i marciapiedi «Un salotto urbano»


BOLZANO. I lavori di ripavimentazione in via Leonardo da Vinci non si faranno prima dell'autunno del 2012 e, in ogni caso, il Comune si preoccuperà di informare esercenti e commercianti con un anno di anticipo. Non solo, piazza dell'Università potrebbe rientrare in un progetto di riqualificazione complessiva e ospitare le biciclette al momento parcheggiate lungo le rastrelliere della strada. L'incontro tra il segretario di Confesercenti Paolo Pavan, l'assessore comunale ai lavori pubblici Luigi Gallo e i commercianti di via Leonardo Da Vinci si chiude con un sostanziale pareggio, ma ai punti sono i negozianti a strappare più di qualche promessa. Non ultimo, infatti, l'impegno dell'amministrazione nel confrontarsi con le associazioni di categoria per qualsiasi lavoro possa toccare in modo sostanziale gli interessi degli esercenti. «I lavori di riqualificazione - spiega Gallo al bar Gallery, dove si è tenuta la riunione - interesseranno la rimozione dei marciapiedi e, molto probabilmente, andranno a toccare il sistema di scarico centrale per migliorarlo. L'idea è di creare un'ideale continuazione di via Goethe, senza marciapiede e con un solo livello di pavimentazione». I negozianti, però, sono ancora scottati dai lavori estivi effettuati dalla Volksbank. Dice Francesca Talassi: «Abbiamo buttato via una stagione per colpa del cantiere». La tempistica potrebbe slittare all'autunno 2012 ma anche qui certezze non ve ne sono. «Potrebbe saltare fuori una strada che ha maggiore necessità di questa - continua Gallo -. I commercianti devono stare tranquilli». La partita giocata da Confesercenti, però, è forse più grande del singolo episodio: «Vogliamo essere consultati ogni volta che si progettano lavori impattanti con ripercussioni sui commercianti». L'apertura dell'assessorato è ampia: «Sarà mia premura - risponde Gallo - informarvi puntualmente e aprire un canale diretto. Evidente, comunque, che le richieste saranno soggette alla realtà progettuale e alle nostre convinzioni che non sempre potranno essere coincidenti con le vostre». Sotto accusa, inoltre, la durata dei cantieri: «Talvolta devono essere proprio gli esercenti a controllare che non ci si perda in deroghe continue, con conseguente dilatazione dei tempi: ci vuole più attenzone» attacca Pavan. E' nel particolare, però, che la discussione smette di essere un regolamento di rapporti istituzionali. La scelta di quando eseguire gli eventuali lavori nel 2012, infatti, non è affatto un dettaglio. «Ricorderei all'amministrazione - continua Talassi - che è l'anno dell'adunata degli Alpini, un business non di poco conto. Facciamoci attenzione». «I lavori, se ci saranno, partiranno dopo» la rassicurazione di Gallo. Il capitolo biciclette, vecchio cavallo di battaglia dei commercianti, infine, apre la porta a ulteriori novità. «Siamo stufi - lamenta Roberto Casarini, intervenuto anche in rappresentanza dell'Unione Commercio - di fare i conti con il parcheggio selvaggio. Siamo arrivati al paradosso che ci hanno vietato le vetrinette per non chiudere le vie di fuga esterne che oggi sono sbarrate dalle due ruote posteggiate. Togliamo la ciclabile del tratto in direzione via Cassa di Risparmio e riportiamo lì le rastrelliere». «Non si può - chiude Gallo - toccare un tratto così importante. Le bici si sposteranno in occasione della rivalutazione complessiva di piazza dell'Università che, è evidente, necessita di un ripensamento globale». (a.c.)

Gli studenti: non cancellate la storia



BOLZANO. La polemica sui monumenti fascisti fa discutere moltissimo gli studenti delle scuole italiane della città. Prima ancora dei giudizi di merito - che nella discussione sui cosiddetti "relitti" vede i ragazzi schierati per il mantenimento della storia -, il dato di fatto che rimbalza dai cancelli degli istituti superiori di via Cadorna è il grande fastidio per una decisione - il patto Svp-Bondi - calata dall'alto sulla testa della città. Forte anche la diffidenza verso la politica, che, dicono, «si aggrappa al passato e non risolve i problemi che abbiamo davanti tutti i giorni». Fosse per loro, per esempio, il duce a cavallo sarebbe già sufficientemente depotenziato. «Se non lo tirava fuori la destra tedesca, il problema non si poneva nemmeno. Spostarlo costerà un sacco di soldi, che verranno sottratti a qualcos'altro, la scuola ad esempio». Nicola Deluca è durissimo: «Trovo offensive e in malafede le parole di Durnwalder, quando dice che gli italiani fanno dipendere il loro senso identità dal duce di piazza Tribunale. E' ridicolo. Sa benissimo che non è così. Noi contestiamo il metodo. Il modo in cui la Provincia ha trattato col governo, senza consultare il Comune. Una ennesima prova di forza che la Svp poteva tranquillamente risparmiarsi». Kirsa Baholli e Luciano Saratanu si appellano al buonsenso: «E' evidente che si tratta della nostra storia, nel bene e nel male. Crediamo che le testimonianze del passato debbano rimanere dove sono, opportunamente spiegati, risolvendo definitivamente una questione atavica. Non dobbiamo dimenticare quello che è successo nel Novecento, ma non possiamo nemmeno ignorare tematiche più importanti che riguardano il futuro». «Se dovessimo seguire il ragionamento della Volkspartei, dovremmo radere al suolo anche tutti i campi di concentramento rimasti - ribalta il ragionamento Carol Trisorio - ma non avrebbe nessun senso e si correrebbe il rischio di dimenticare quello che è accaduto. Di sicuro, comunque, non si tratta del primo interesse degli studenti: diciamo che subiamo tutta questa bufera, in attesa che passi in modo definitivo». Per Alessandro Festinese la politica dovrebbe fare un passo indietro: «Invece che togliere. Sarebbe sufficiente una targa che spieghi il significato e maggiore comprensione reciproca sarebbero più che sufficienti per riportare il tutto alla normalità». Sara Fusaro, dal canto suo, è lucida nell'elencare le priorità di «una scuola che deve fare i conti con un turn-over continuo di insegnanti, difficoltà nel completamento della pianta organica e la didattica che, logicamente, rischia di risentirne. Le stesse comunicazioni telematiche alle famiglie, talvolta, possono creare confusione se adottate come metodo unico. Queste sono le cose di cui dovremmo parlare e a cui la giunta provinciale dovrebbe riservare le energie, lasciando dove sono le testimonianze storiche». Atteggiamento deciso per Marika Parisi e Anita Bortolameolli: «Monumento e duce a cavallo vanno mantenuti, non ha senso affermare che possano dare fastidio ad un'intera comunità. Dobbiamo cercare un'altra strada, rispetto alla rimozione, per mettere fine alla questione. Si tratta, piaccia o no, anche di un'attrazione turistica che sarebbe un danno confinare da qualche parte». All'interno dell'aule, comunque, la diatriba sui "relitti fascisti" ha trovato spazio. «Durante le ore di lezione - spiegano Daniel Bolognani e Andrea Azzolini - abbiamo affrontato un dibattito sul tema per cercare di capire cosa stava succedendo nel dettaglio e formarci un'opinione. Bene, considerato che in una realtà con due gruppi linguistici conviventi l'equilibrio è sempre precario, è chiaro che nascondere il passato diventa un potenziale rischio per il futuro. Prendiamo atto di quello che è accaduto e raccontiamolo con onestà e senza ipocrisie: togliere di mezzo le testimonianze non ha molto senso. Lo stesso stridere della loro presenza su un palazzo pubblico è, in qualche modo, un monito pesante e significativo. La politica, però, non deve dimenticarsi che le priorità per i giovani sono altre rispetto ai relitti fascisti». Quasi stupite Silvia Ronggador, Vanessa Mader, Marisol Bertamini e Veronica Bonarrigo: «Davvero non si tratta di una priorità per gli studenti. Logico che, dopo anni in cui se ne parla in continuazione, ci siamo formati tutti un'idea che è generalmente di lasciare i monumenti dove sono attualmente, senza nascondere la storia. Detto questo, però, ci piacerebbe che l'agenda politica fosse in grado di esprimere dibattiti e discussioni che possano veramente coinvolgere le nuove generazioni. Gli studenti, per esempio, sono scesi in piazza a manifestare per esprimere il loro disagio verso una riforma che riduce le possibilità di scelta e distribuisce gli indirizzi delle scuole superiori sul territorio in modo discutibile eppure nessuno si è mai dimesso dal proprio partito perché non ci hanno ascoltato. Bolzano e la sua Provincia, in questo, devono crescere e fare un salto di qualità». (a.c.)

I bolzanini: un’inutile prova di forza quei monumenti sono già depotenziati


29 gennaio 2011 — pagina 05 sezione: Cronaca

BOLZANO. Il gruppo italiano si è sentito scavalcato e svenduto, ma a due giorni dall’accordo tra il ministro alla cultura Sandro Bondi e la Stella Alpina l’umore dei bolzanini, pur volgendo sempre all’arrabbiato, lascia intravedere bagliori di speranza per un reale coinvolgimento da parte dell’Svp. L’invito adesso è a guardare oltre e risolvere una polemica che distoglie l’attenzione dai problemi reali che la politica dovrebbe affrontare in tempi brevi. I più infastiditi dal ritorno in agenda dell’atavica questione Monumento, comunque, sono i giovani, mentre la diatriba continua ad avere maggiore presa nella fascia d’età più anziana. I cosiddetti “relitti fascisti”, insomma, erano già abbastanza depotenziati nel sentire generale e a rinfocolare il malumore è più il metodo che non il merito dell’accordo finale. «Il nocciolo della questione - comincia Elena Nones - è sempre lo stesso: la storia è storia e cancellarla è francamente impossibile. Capisco che la Svp si danni l’anima per esigenze di elettorato, ma le soluzioni più ragionevoli erano legate alla storicizzazione attraverso la spiegazione di quello che è successo. Basterebbe questo per mettersi alle spalle una polemica che si trascina da troppo tempo. Sarebbe bello, per esempio, se il Monumento potesse essere la porta di un bel giardino per la città: cerchiamo di risolvere la polemica fornendo delle nuove opportunità a tutti i bolzanini, italiani e tedeschi». Esterna il pensiero di molti giovani Fabio Tait, titolare del negozio “Aquarium”: «Se devo proprio essere sincero ammetto che tutta questa diatriba, soprattutto a livello politico, ha stufato. Ora, onestamente, a chi interessa così visceralmente la questione del Duce o di alcuni componenti del Monumento? Solo ad alcune frange di estremismo che trovano un pretesto per sopravvivere e fare presa. Con questo non voglio sminuire il sentimento italiano che comunque porto dentro, ma non penso possa essere legato unicamente alla presenza di questi due simboli. Detto questo, non c’è alcun dubbio che la gestione politica della faccenda sia stata pessima e poco rispettosa della popolazione altoatesina. Ora, però, è giunto il momento di superare queste tensioni e guardare ai problemi di vita reale: storicizziamo con delle targhe, depotenziamo, condividiamo, ma troviamo una strada per andare oltre. Lascerei, invece, le cancellate attorno al Monumento, ma più che altro per un discorso legato alla salvaguardia artistica dell’opera da possibili vandalismi di varia natura». In attesa di evoluzioni è anche Benito Nardelli: «Abbiamo assistito a uno scambio di favori da lasciare basiti e schifati. Ora, però, aspettiamo di verificare come realmente andrà a finire tutta questa discussione perché di concreto ancora c’è poco. Speriamo si possa veramente trovare le soluzioni condivise con il popolo italiano come annunciato dalla Svp».
Una proposta arriva da Claudio Gasparini: «Leverei le scritte in latino dal Monumento che, effettivamente, possono essere considerate offensive per qualcuno». Oscar Di Feo è molto meno incline alla concertazione: «Ormai comanda solo il partito tedesco. Quelli che veramente sono stati depotenziati in tutta questa operazione sono proprio gli italiani. E’ stato un accordo avvilente e discriminatorio, vediamo se e come ne usciranno i partiti del centrodestra locale, ridotti ormai a un teatrino squallido di periferia».
«Diciamocelo chiaramente: ma che fastidio danno al giorno d’oggi questi monumenti? - si chiede Iris Keller - Non credo abbiano talmente tanto impatto da scatenare una polemica che ci blocca ormai da decenni. Lasciamoli dove stanno, ormai sono parte della città, spieghiamoli e mettiamoci alle spalle tutto questo baillame stucchevole». Chiude Salvatore Esposito, pizzaiolo di “A modo mio”: «Spostarli non serve ed è controproducente. Bisogna essere cauti nel ridurre tutto questo a una semplice bega di cortile perché non possiamo dimenticare che c’è un discreto numero di turisti che arriva a Bolzano proprio per visitare i monumenti lasciati dal fascismo. Non per glorificarli, ma come testimonianza storica di un’epoca». (a.c.)

martedì 1 febbraio 2011

“Kaffee da Te”, viva la tranquillità


29 gennaio 2011 — pagina 37 sezione: Agenda


BOLZANO. Via Brennero è un piccolo feudo tedesco in città: non solo perché si tratta della lingua maggiormente parlata dai residenti del rione, ma anche per la presenza della sede dell’Svp che caratterizza molto la zona. Ci vuole coraggio imprenditoriale, quindi, per aprire un bar, chiamato “Kaffee da Te” interamente italiano, addirittura di sangue siciliano: una sfida che hanno raccolto Rosalia Valenti, di origini palermitane, e il figlio Gianluca Luchino. Che per completare il contrasto, si sono “piazzati” nella parte più... a nord della via, quella che guarda verso Rencio. «Diciamo che è il segno di una convivenza più facile e di una Bolzano che evolve in positivo - puntualizzano - il tutto, chiaramente, affiancato dalla voglia di provare ad aprire un bar in questa zona».
L’entusiasmo è tanto.
«Avevo voglia - continua Luchino - di mettermi alla prova con un’attività simile. Le dimensioni sono quelle che desideravo: intendiamo farne un piccolo spazio, intimo e raccolto, che possa ospitare qualche festa, ma anche il classico tè tra amiche in tranquillità. Avvieremo, inoltre, qualche evento collaterale per coinvolgere i residenti e chi frequenta il centro».
Luchino, per tutti “Don Ciccio”, non è proprio un barista alle prime armi: da anni, infatti, è conosciuto in viale Europa perché serve dietro al bancone del bar “American”.
«Non abbandoniamo la strada vecchia per quella nuova - spiega - ma affianchiamo le due attività. Io e mia mamma ci alterneremo tra i due locali: di fatto è uno stimolo continuo».
«Siamo molto fiduciosi - gli fa eco Rosalia - e la prima accoglienza in via Brennero è stata splendida. Speriamo continui così».
In effetti nel piccolo interno, elegantemente arredato in legno tradizionale, le persone accorse per il brindisi di “in bocca al lupo” sono tante.
«Questa strada ha bisogno di iniziative come questa - spiega entusiasta il “vicino” titolare della latteria “Tammerle”, Moreno Tamiazzo - perché altrimenti è destinata a morire. Ci vuole entusiasmo e voglia di fare, indipendentemente dal gruppo linguistico. Chissà che il “Kaffee da Te” non possa fungere da catalizzatore capace di portare benefici a tutta la strada».
Tra gli ospiti anche Valentina Comper e Luca Failoni: «Abitiamo qui vicino e siamo contenti di questa nuova apertura. Sicuramente verremo volentieri a prendere il caffè o fare quattro chiacchiere. Era troppo tempo che questo bar teneva chiuso».
Brinda anche Dj Neo’s, rapper conosciuto nell’ambiente della musica bolzanina. «Sono amico di Gianluca, al quale auguro tanta fortuna. Già con l’“American” ha dimostrato di saperci fare».

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Alan Conti

Kasslatter Mur: «L'opera di Piffrader non può restare in un edificio pubblico»


BOLZANO. «Provate a immaginare trovarvi al cospetto della raffigurazione di Hitler con il motto "Sieg Heil" mentre entrate in una scuola o in un palazzo provinciale». Lancia un paragone forte l'assessore provinciale Sabine Kasslatter Mur per difendere le richieste avanzate dall'Svp e accettate dal ministro alla cultura Sandro Bondi sulla storicizzazione dei relitti fascisti. «La questione del Duce a cavallo - continua l'assessore a margine della presentazione sui dati dell'attività dei musei provinciali - è legata all'evidente discrepanza tra l'uso sociale dell'edificio in cui è inserito e il suo messaggio. Non possiamo pensare che il mondo tedesco accetti di buon grado una simile soluzione in una struttura che è adibita a funzione pubblica ospitando gli uffici finanziari». La soluzione, quindi, è legata alla rimozione: «Certo, anche se ho letto di alcuni storici e artisti che spiegano come questa operazione non sia affatto facile. Fatto questo, però, per quanto mi riguarda il frontone può certamente essere esposto in un museo, ma mi va altrettanto bene se viene posizionato in un'altra piazza. L'importante è che non rimanga ornamento di un palazzo pubblico». A molti italiani, però, non è piaciuto il modo con cui la Svp ha condotto le trattative: sottotraccia e senza un minimo di preavviso. «Sono anni che tentiamo questa strada - continua Kasslatter Mur - sarebbe stato controproducente frenare tutto. Il risultato ottenuto a Roma, con questa carta del ministro che parla chiaro, è un grande successo».
29 gennaio 2011

Visitatori in aumento nei nove musei provinciali


di Alan Conti
zoom .I musei provinciali aumentano e rilanciano. Presentati ieri dall'assessore alla cultura tedesca Sabine Kasslatter Mur i dati relativi all'attività museale del 2010 e il programma delle nove sedi sul territorio per l'anno appena cominciato. I numeri puntano al rialzo visto che sono 836.381 gli ingressi contati nella scorsa stagione, per un incremento di 2.324 entrate rispetto al 2009. L'offerta, comunque, si è basata su 19 mostre temporanee e 220 manifestazioni di varia natura artistica. Importante la fetta culturale dedicata alle scuole che ha portato nei musei 68.385 scolari. Interessante, inoltre, fare i conti in tasca alle strutture che hanno incassato 3.707.150 euro, di cui 2.965.375 costituiti dai proventi per i biglietti e 741.775 derivati da shop, locazioni, sponsor o altro. I finanziamenti pubblici, infine, si sono attestati a 3.609.000 nel 2010, ma scenderanno a 3.430.000 quest'anno. «I dati - spiega l'assessore Kasslatter Mur - sono particolarmente positivi considerando che siamo in crescita nonostante l'offerta che insiste sul tempo libero sia in costante aumento ed espansione. Il loro ruolo fondamentale è di invitare gli altoatesini e di spiegare loro la nostra storia». L'occasione, come detto, è buona per i direttori dei vari musei per presentare il cartellone 2011. La parte del leone, logicamente, la fa il Museo archeologico completamente rivoluzionato per il ventesimo anniversario della scoperta di Ötzi. «Apriremo il 1º marzo - spiega la direttrice Angelika Fleckinger - con questa mostra di rilievo internazionale che aggancia la figura della mummia con il mondo contemporaneo». Al Museo di Scienze naturali torna, dopo un anno di pausa, lo "show dei pulcini" (10-29/5): «Abbiamo voluto - le parole di Vito Zingerle - soddisfare i desideri dei bambini. Da non perdere, comunque, la mostra fotografica di Bernhard Edmaier sulla bellezza delle Alpi (in estate)». Scelta originale quella del Touriseum illustrata da Paul Rösch: «Con la mostra "Desidera?" ci dedicheremo alla sviluppo storico della figura del cameriere». Monografia sul poeta Oswald von Wolkenstein (in estate) a Castel Tirolo, mentre chiudono il quadro l'esposizione sulla religione popolare del museo degli usi e costumi a Teodone (dal 25/4), i disegni sulla viticoltura di Matthias Ladurner-Parthens (dall'1/4) al museo del vino di Caldaro, le esposizioni sull'orso preistorico (estate) e sul trenino della Val Gardena (dal 27/5) al Museum Ladin a San Martino in Badia.
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L'assemblea popolare boccia il nuovo garage in via Visitazione


di Alan Conti
BOLZANO. Costruire un parking interrato in via Visitazione è come infilare un elefante in una cristalleria. I residenti della strada che collega viale Europa con via Milano levano gli scudi e in un'assemblea popolare organizzata ieri sera dalla circoscrizione hanno avanzato (all'assessore Peintner Kofler e al mobility manager del Comune Sergio Berantelli) tutte le loro perplessità sulla realizzazione del parcheggio nella zona del piccolo parco vicino alla sede dell'associazione "La Strada". Platea interessata e pronta a ribattere colpo su colpo al progetto della cooperativa. Al primo posto delle contrarietà troviamo l'incognita legata alla sicurezza di un passaggio troppo stretto per sopportare una consistente mole di traffico, poi la perdita di una porzione di verde in un quartiere già povero e, infine, il disagio di una via spezzata in due tronconi durante i lavori. Tutto rafforzato da una petizione che conta 141 firme. La Circoscrizione, dal canto suo, aveva espresso giudizio favorevole in una votazione consultiva, ma non tutte le posizioni sono allineate e le cautele dei consiglieri abbastanza evidenti. Spunta, inoltre, una possibile alternativa per il parcheggio vicino al Centro Lovera invocata dagli abitanti. «Quella strada - le parole della residente Carmela Marsibilio, aiutata sotto l'aspetto tecnico dall'ingegner Giovanni Palumbo - è classificata dal Comune stesso come pedonale/ciclabile, non proprio la categoria migliore per costruirci un parcheggio interrato da una cinquantina di posti. La sicurezza, in una strada così stretta, rischia di essere compromessa in modo evidente considerando anche che è totalmente priva di marciapiede. Non è neppure auspicabile perdere ulteriore verde pubblico in un quartiere che, in questo senso, è tra i più svantaggiati della città. Il nostro pensiero, comunque, va ai bambini, agli anziani o ai disabili che dovranno pagare il dazio del traffico per soddisfare l'interesse di una cooperativa che, oltretutto, annovera gran parte di soci che nemmeno abitano in via Visitazione». Un'alternativa, però, ci sarebbe: «Sì - riprendono Marsibilio e Palumbo - ed era stata individuata in un'area vicina al Centro Lovera. La parrocchia, oltretutto, ne era entusiasta perché il progetto rientrerebbe nella loro volontà di ampliamento del centro». Presente all'incontro, come detto, parte della Circoscrizione Europa-Novacella con il presidente Carlo Visigalli (Pd) che prova a trovare una quadra all'intricato discorso: «Il consiglio di quartiere aveva espresso parere favorevole nella scorsa legislatura. In fondo non si può nascondere come il progetto abbia ricevuto l'ok da tutti gli uffici comunali competenti. In seguito, però, gli abitanti hanno ravvisato dei pericoli per la sicurezza di una strada già priva di marciapiede e per la perdita di verde pubblico. Sull'aumento del traffico attendiamo anche noi delle rassicurazioni, magari con un piccolo esproprio che possa allargare la carreggiata». Più deciso Lorenzo Spinelli (Pdl), consigliere oggi ma presidente al momento della precedente votazione: «Il piano parcheggi è stato approvato in modo compatto. Per due anni nessuno si è fatto sentire e ora ci ritroviamo a fare i conti con una petizione popolare. Credo che alla fine la commissione edilizia sarà in grado di risolvere i dubbi sulla sicurezza e operare senza pericolo alcuno per i residenti». Rassegnato appare Kilian Bedin (Svp): «Va detto che l'ubicazione non è certo delle migliori. Dai tecnici, dagli uffici competenti e dal mobility manager Sergio Berantelli, comunque, abbiamo ricevuto ampie rassicurazioni in merito alla sicurezza, quindi suppongo che alla fine si possa procedere. Vero che era stata ventilata l'alternativa vicino al Centro Lovera, ma credo non possa essere percorribile per un discorso di tempistica. L'obiettivo del Comune, comunque, è sempre quello di liberare la superficie urbana dalle auto». Chiusura per Francesca Maffei (Verdi) nella duplice veste di consigliere e residente: «Ammetto che si tratta di una soluzione troppo pericolosa. Il rischio è reale se pensiamo che bastano due macchine che si incrociano per costringere una delle due a fare retromarcia».
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«La società spinge per il plurilinguismo: la scuola deve adeguarsi»


di Alan Conti
BOLZANO. La difesa dell'identità linguistica non è più il freno forte alle sperimentazioni bilingui nella scuola tedesca. L'assessore provinciale alla scuola tedesca Sabina Kasslatter-Mur, dopo anni di chiusura del suo partito, la Volkspartei, apre uno spiraglio di interesse verso il potenziamento linguistico che sta già interessando tutte le primarie italiane. Anche la scuola tedesca è in fermento e cresce la richiesta, da parte dei genitori e dei dirigenti, del potenziamento dell'italiano. Kasslatter-Mur guarda con attenzione al cambiamento, ponendo però dei forti distinguo sul piano tecnico del reclutamento degli insegnanti. Allora assessore, l'arroccamento sull'identità non è più una priorità? «Oggettivamente, non penso che tra le famiglie tedesche ci sia chi è ancora convinto che imparare più lingue sia uno svantaggio pericoloso. Si parla di un futuro plurilingue e di condivisione tra i gruppi linguistici, quindi in qualche modo dobbiamo adeguarci e tenere il passo della società». Pare di capire, però, che il potenziamento linguistico nella scuola tedesca sia pratica demandata all'autonomia delle scuole più che il frutto di un approccio sistematico come quello tra i banchi italiani... «Non possiamo fare un'operazione generale. Abbiamo enormi difficoltà nel reclutamento del personale docente italiano in periferia e le statistiche parlano di un apprendimento dell'italiano nemmeno sufficiente al conseguimento del patentino B dopo 1.500 ore di insegnamento. Le pare che con questi risultati possiamo essere in grado di raddoppiare tutto?». Il nodo, quindi, passa dalla difesa dell'identità all'efficacia degli insegnanti? «In parte. Attenzione, però, che a livello qualitativo disponiamo di ottime risorse ed elementi molto validi. I grossi limiti, semmai, sono legati alle difficoltà nel far accettare ai docenti di L2 cattedre nelle valli periferiche. Dopo le capriole per riempire tutte le caselle della pianta organica a inizio anno, inoltre, sorge il problema della continuità: ci sono bambini che cambiano maestra tre volte in un anno perché quasi tutti, appena possono, scappano verso le città. Il tutto considerando che l'attrattiva della lingua nei bambini è molto spesso dipendente da qualità e capacità del docente che, in questi casi, è sempre diverso. Le stiamo provando tutte: ho persino ipotizzato di pagare di più chi sceglieva queste sedi per più anni, ma non si può fare».
Difficoltà che hanno portato persino all'assunzione di insegnanti senza patentino.... «Per fortuna - replica Kasslatter Mur - che il processo di formazione sta lentamente cambiando. Suscita sempre qualche perplessità, infatti, che dietro a una cattedra si possa sedere anche chi nella sua carriera scolastica non ha mai letto una pagina di didattica o pedagogia. La sovrintendenza, l'ispettore Marco Mariani e la stessa università stanno lavorando a progetti molto concreti sulla formazione degli insegnanti». L'idea prevalente, però, è quella di una scuola tedesca ferma rispetto ai colleghi italiani. «Sensazione sbagliata. Il sovrintendente Peter Höllrigl, proprio sul vostro giornale, ha spiegato molto bene quali siano i nostri canali di intervento. I gemellaggi, anche con realtà venete o lombarde, sono essenziali. La scuola, però, non può tutto e bisogna favorire le iniziative che occupano il tempo libero. In questo senso le famiglie e gli adulti devono dare il buon esempio». Logico, quindi, che la chiusura identitaria non aiuti.... «Credo che la nostra terra abbia un notevole potenziale che va sfruttato meglio. Gli adulti si preoccupino anche di dare il buon esempio favorendo amicizie e contatti con le famiglie italiane. L'esercizio linguistico deve diventare un'abitudine mentale quotidiana priva di paletti e steccati: solo così possiamo smetterla di andare in difficoltà». Insomma, la scuola da sola non basta... «Favorire il contesto d'uso senza dare alla seconda lingua il peso di un obbligo per trovare lavoro può essere una delle chiavi per migliorare il sistema. La motivazione, infine, gioco un ruolo centrale e la controprova sono gli eccelsi risultati di molti extracomunitari rispetto ai nostri studenti».
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