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venerdì 19 agosto 2011

Benvenuti a «Gandhi Beach»


di Alan Conti
zoom

BOLZANO. La chiamano "Isola di Gandhi", ma potrebbe tranquillamente essere considerata il "Bagno di Sergio" o la spiaggia di Bolzano. Quello che Sergio Tireni, detto "Gandhi" per la somiglianza con il noto pacifista, e un gruppo di abitanti di Don Bosco sono riuscito a fare, ha dell'incredibile. Da soli, armati di pale, rastrelli e sacchi di sabbia, hanno recuperato una zona praticamante lasciata a se stessa. Oggi, lungo la riva destra dell'Isarco tra ponte Palermo e ponte Resia ci sono di fatto tre spiagge curatissime. La prima, quella che più somiglia a un litorale, è caratterizzata dalla sabbia e funge da solarium per gli amanti della tintarella, mentre la seconda e la terza somigliano più a delle calette che sono state letteralmente costruite dalla mano umana. «Ho cominciato - spiega "Gandhi" - trasportando la sabbia con i secchi e disponendo diversi sassi che fungessero da argine. Poi ho colorato le pietre, raccolto vecchie sedie, sistemato delle assi in modo da formare dei tavoli, predisposto un piccolo spazio nel fiume utile come frigorifero e aggiunto nuova sabbia». Il tutto assieme alla moglie Doretta e all'amato cane Charter. Da pochi amici che erano, la comunità si è allargata a più di venti persone. Si comincia con l'accorgersi del posto durante la passeggiata con Fido, la volta dopo ci si ferma per due chiacchiere e alla terza ci si ritrova già inseriti in una squadra di briscola per il torneo quotidiano. Avanti così, tutti i giorni, dalle 16 fino al tramonto. Un "club" aperto a tutti, senza alcun tipo di preclusione, tantomeno d'età. La sponda dell'Isarco, infatti, riesce dove falliscono fior di progetti sociali ben remunerati: creare dei ponti intergenerazionali. Un gruppetto sedicenni ha seguito l'esempio di Tireni e pochi passi più avanti è partito da una semplice panchina in riva al fiume per costruire argine, sedie, tavolini, panche e ripostiglio. «C'è sembrata subito una buona idea - raccontano gli adolescenti che salutano "Gandhi" e i vicini di spiaggia come fossero parte della compagnia - e abbiamo cercato di creare qualcosa di nostro». C'è un aspetto determinante per tutti e risponde al nome di "pulizia". In questo senso Sergio e i suoi amici regalano un servizio alla città in un tratto dove un tempo c'erano sporcizia, siringhe e cattive frequentazioni a farla da padrone. «Ciascuno di noi si occupa di bonificare un poco, buttando via cartacce e sporcizia. Rifiuti e schifezze compaiono ogni giorno, ma già oggi abbiamo raggiunto uno standard inimmaginabile quando abbiamo iniziato. Certo che se il Comune mandasse una cooperativa per due ore la settimana sarebbe perfetto...». La spiaggia, dunque, ha ormai superato il classico luogo della passeggiata con i cani o l'essere un'alternativa per chi, in tempo di crisi, non può o non vuole permettersi un bagnasciuga reale. Testimonianza lampante è la pizzata serale di gruppo in programma la sera. «Chi perde le partite a briscola - continua Sergio - paga un euro. Quando arriviamo a 30 organizziamo la cena tutti insieme e si resta qui fino a mezzanotte, anche a testimonianza che frequentando i luoghi si crea sicurezza a qualsiasi ora». C'è, comunque, un'altra fonte di finanziamento: chiunque venga colto a sporcare o a non rispettare l'ambiente deve scucire cinque euro, ragazzini compresi. Nessuna costrizione, la donazione avviene in modo automatico. Camminando con Sergio su questa riva tre anni fa difficilmente si sarebbe potuto ipotizzare un simile successo: ora manca davvero solo il nome alla caletta, ma Tireni non ha ancora provveduto a un battesimo ufficiale. Ci pensano, però, gli amici: «E' stata una sua invenzione. Per noi questa è l'Isola di Gandhi». 14 agosto 201

sabato 13 agosto 2011

Dopo 100 giorni Ale torna a Bolzano


Bolzano riabbraccia il piccolo Ale e lo fa in un giorno particolarmente simbolico. Alessandro Polì è il bambino di 11 anni che tutta la città ha adottato nella sua lunga lotta alla leucemia culminata con il trapianto di midollo osseo operato a Padova ai primi di maggio. Da allora Ale è rimasto in Veneto, sempre sostenuto dalla sua famiglia e dalle migliaia di persone che quotidianamente seguono la sua storia attraverso il gruppo di Facebook curato dalla mamma Emanuela Imprescia. Allo scoccare del centesimo giorno, però, ecco la buona notizia: Alessandro ha potuto far ritorno a casa per un weekend lungo, fino a martedì. La presenza quotidiana a Padova, infatti, è in questa fase particolarmente importante dato che permette un’analisi costante di Alessandro al fine di prevenire qualsiasi insorgere di virus, pericolo sempre in agguato per un organismo dalle basse difese immunitarie. La prospettive dei quattro giorni da passare a casa sua, con mamma, papà, fratelli e nonni, però, è un regalo per tutta la famiglia Polì. “Un bel momento – racconta mamma Emanuela – che ha regalato nuova carica anche ad Ale. Siamo stati all’ospedale e siamo stati accolti da uno striscione che recitava “Bentornato Alessandro”: ci siamo sentiti davvero a casa. Qui siamo circondati dagli affetti e da un’attenzione che a Padova, comprensibilmente, dati i grandi numeri è difficile pretendere”. Curioso, invece, il fuoriprogramma di giornata: “Verso le 13, quando i clienti sono pochissimi, ho accompagnato Ale al supermercato. E’ stato bello e dopo mi ha confidato di aver trascorso “una giornata molto intensa”. A Padova era spesso stanco, qui sembra aver trovato nuove energie e sta ricaricando le batterie”.
Emanuela, come sempre, vive questa sfida a tutto tondo, impegnandosi a spiegare per filo e per segno quanto accade. Con noi rinnova la consueta disponibilità. “La soglia dei 100 giorni, per la verità, oltre a rappresentare un numero tondo è da molti considerata un traguardo significativo. Non le nascondo che abbiamo incontrato delle difficoltà perché Alessandro ha avuto un “attecchimento non brillante” che comporta dei valori bassi nel sangue e mette il sistema immunitario in una situazione precaria”. In un quadro simile si aggiunge la possibile riattivazione di alcuni virus. “Sia quelli di Alessandro sia quelli della donatrice possono ricomparire, come accaduto con la mononucleosi. Ovviamente nel caso bisogna intervenire con terapie d’urto e analizzare costantemente i valori per accorgersene in tempo”. Da qui la necessità di non allontanarsi troppo da Padova: “A giorni alterni vengono effettuate varie analisi di controllo. Oggi Ale pesa 24 chili ed è comunque impensabile sottoporlo a viaggi di 600 chilometri tra andata e ritorno ogni due giorni. Con lo scorrere del tempo, però, anche gli screening potranno diradarsi e il ritorno a Bolzano potrebbe diventare abbastanza definitivo”. Nel festeggiare un Ferragosto dal segno positivo, comunque, Emanuela ha voluto lasciare i propri ringraziamenti personali in un post all’interno del gruppo di Facebook, senza dimenticare di rimarcare l’aspetto centrale di tutto, ovvero il valore della donazione. “Un grazie – si legge nell’intervento – a tutti voi che siete con abnegazione ancora qui accanto a noi, grazie a tutti coloro che hanno permesso questa rinascita: la donatrice in primis che alloggia già nei nostri cuori, i medici ed il personale ospedaliero grazie ai quali il miracolo s’è compiuto, i nostri compagni di sventura che ci hanno sostenuto e condiviso con noi il viaggio, tutti i donatori perchè si sono resi disponibili a donare il tempo per vivere a chi ha incontrato o incontrerà queste sventure, i volontari che non si stancano mai di diffondere il messaggio, quelli che ci stanno ancora pensando perchè sento che la carezza di Ale li sta portando ad una decisione bellissima, la famiglia stretta perchè senza di loro il percorso sarebbe stato distruttivo e quella allargata, ovvero tutti voi, perchè questo siamo, una grande famiglia allargata accomunata da amore, solidarietà e rispetto per la vita. Grazie”.

venerdì 12 agosto 2011

Debole terremoto in val Gardena



Terremoto con magnitudo di 2,7 gradi della scala Richter martedì mattina nella zona della Val Gardena. La scossa, avvertita alle 10.39, è stata registrata alle coordinate 46.531°N e 11.74°E e a una profondità di 10 chilometri. Sono stati in pochi, comunque, i cittadini che se ne sono accorti e non si sono registrati danni a cose o persone. A darne notizia, però, sono stati i macchinari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che ha individuato proprio nel distretto sismico delle Dolomiti la zona di maggiore intensità. Sul sito specializzato, inoltre, il sisma viene localizzato con precisione e la lista dei comuni nel raggio di 10 chilometri dall’epicentro figurano Selva, Santa Cristina e Ortisei. Tra i 10 e i 20 chilometri, invece, si trovano Badia, Castelrotto, Corvara, Funes, Laion e Velturno.
Alan Conti

Posta in ritardo di un mese in via Sassari


“Oggi ho ricevuto tutta la posta di due mesi fa: offerte promozionali del supermercato Metro, riviste e lettere personali”. Roberto Polli, titolare del bar “Tiziana” in via Sassari si è stufato dei disservizi delle Poste Italiane e ha deciso di alzare la voce per tutti. “E’ già successo altre volte che solo dopo due mesi potevo visionare la mia corrispondenza. Il ritardo ha dell’incredibile e viene quasi da ridere”. Già, peccato che vi siano delle evidenti controindicazioni. “Al di là delle lettere amministrative di cui è facile immaginare l’importanza di una celere tempestività, mi capita di ricevere oggi le promozioni della Metro di giugno. Può sembrare banale, ma per un’attività come la mia può essere importante conoscere questo tipo di promozioni. Il problema, comunque, è esteso a tutta la nostra zona, come mi confermano moltissimi miei clienti. C’è, addirittura, chi riceve le bollette già scadute”. Le Poste sono state avvertite a suo tempo. “Quando capitò qualche settimana fa – racconta Polli – telefonai alla Metro perché sapesse che le sue pubblicità venivano rese carta straccia dai ritardi delle Poste e avvertì il postino di riferire a chi di competenza del fastidioso disservizio. Non è arrivata nessuna risposta o spiegazione, così non resta che rivolgersi ai giornali per ottenere ascolto”. Il periodo, comunque, non è dei migliori all’interno dell’azienda delle Poste. Già a maggio, infatti, alcuni residenti di Casanova si lamentarono del ritardo di venti giorni di alcune raccomandate giustificato dalla sede centrale come “disagio dovuto alla riorganizzazione che sta interessando il territorio di Bolzano”. L’assetto logistico e di recapito, infatti, è stato sensibilmente modificato, ma a molti mesi di distanza sarebbe lecito aspettarsi l’assimilazione di alcune novità. “Macchè – chiude Polli – comunque che non si tratti dei vaneggiamenti di alcuni residenti lo dimostrano indirettamente alcune banche che, pur di sottrarsi alle incognite delle Poste, hanno affidato la distribuzione delle proprie comunicazioni a delle aziende private di settore”.
Alan Conti

Via Garibaldi, alloggi invivibili?


Il primo passo è di azzerare la presenza di scarafaggi e cimici, poi si vedrà come procedere a livello istituzionale per ripristinare le condizioni igienico sanitarie minime all’interno di alcune abitazioni del condominio “Garibaldi 20”. Puntuale nell’androne di casa si è presentato ieri Andreas Flor, dipendente della ditta “Eco San” di Appiano incaricata della disinfestazione dall’amministratore di condominio. L’abbiamo accompagnato. Che non si tratti di un edificio come gli altri, comunque, è subito piuttosto evidente quando Yussuf (nome di fantasia) ci invita a entrare nella sua abitazione. Cucina fatiscente, mobili vecchi ormai buoni solo per la raccolta differenziata, bagno vecchio con soffitto ricoperto di muffa, sporcizia diffusa e una camera con sei letti a castello, ciascuno di differente fattura, cui va aggiunta una brandina aperta nel salotto. In totale fanno sette coinquilini in poco meno di due stanze più angolo cucina: dato confermato da un foglio in cucina che sancisce la spartizione di alcuni scaffali. Yussuf, 33 anni senegalese con moglie e due figlie a Dakar, ci guarda e intuisce una certa sorpresa. “Purtroppo le nostre condizioni sono disumane, avete ragione, ma molto spesso si tratta di conseguenze inevitabili”. Non racconta come mai abbia deciso di lasciare il Senegal, ma da lì in poi per lui la vita s’è fatta una parete verticale. “Questo appartamento è un buco che difficilmente si può definire casa, eppure a 100-150 euro più le spese per il posto letto è quanto di meglio possiamo permetterci. In totale paghiamo circa 800 euro a un proprietario italiano: possibile, però, che nel vostro Paese non esistano dei controlli sullo stato degli immobili affittati? In troppi speculano sulle nostre difficoltà”. Se ci fossero questi controlli, per la verità, Yussuf difficilmente sarebbe ancora qui. “Non ho nessun documento, quindi non posso trovare un lavoro, ma se non trovo un lavoro nessuno mi rilascia i documenti necessari per avere un briciolo di autonomia e provare a lasciare questo posto. E’ un circolo vizioso e c’è chi ne approfitta chiedendo dei soldi per spacciarsi da datore di lavoro e facilitare così le procedure per i permessi di soggiorno. A me sono stati sottratti circa 1.000 euro pochi mesi fa”. Inevitabile, quindi, vivere di espedienti: “Faccio il venditore ambulante e cerco di pagarmi l’affitto, in attesa di qualche buona novità”. Ben presto, però, l’oggetto della discussione torna a essere la casa: “Non è un bel posto e sappiamo che le condizioni igieniche sono al limite. Gli stranieri di Bolzano, però, sanno tutti che qui possono trovare un primo approdo e come tale trattano questo edificio”.
Nello sporco, intanto, saltano fuori gli insetti che Flor sterminerà. “Spariamo – spiega – un prodotto a forte attrattiva alimentare che attira la blattella germanica. Una volta che lo scarafaggio mangia la pasta passano alcuni minuti prima che il veleno faccia effetto. In questo modo la blattella, che ha un raggio d’azione piuttosto ridotto, può tornare in tana e morire lì. Nutrendosi della sua carcassa l’intera colonia viene colpita”. Proprio in via Garibaldi, però, ci sono due grossi problemi: “La blattella ha una capacità riproduttiva molto sviluppata, quindi sarebbe necessario intervenire in quante più abitazioni possibili ma non tutti ci permettono di entrare. Abbiamo scoperto, inoltre, che nelle case sono state avvistate anche le cimici da letto che colpiscono di notte e sono molto più complesse da eliminare. Il lavoro sarà lungo”. Alcuni proprietari italiani, inoltre, non ne vogliono sapere della disinfestazione, ma oggi pomeriggio Flor tornerà a spiegare quanto sia necessario intervenire pure nelle unità abitative dove non s’è mai registrata la presenza degli insetti. Date le condizioni critiche, però, viene da chiedersi se l’Azienda Sanitaria non possa imporre un intervento generale di imperio. “E’ un meccanismo di permessi complesso – si smarca Flor – e bisogna chiedere alle Autorità. Certo noi siamo pronti e attrezzati per farlo”.
Il comitato di inquilini, intanto, non si ferma e dopo l’annuncio di una class action di difficile attuazione promette di rivolgersi alla procura della Repubblica. “Dal punto di vista giuridico sappiamo che la Questura non ci può fornire i dati completi dei controlli – spiegano i portavoce – fino a quando non apriamo una causa che impone une certa spesa. Stiamo ragionando sul da farsi, anche perché non vogliamo che venga messo un cappello politico al nostro disagio. Sicuramente ci rivolgeremo al presidente della Provincia Luis Durnwalder e alla procura della Repubblica per verificare che tutti i controlli siano stati fatti in modo preciso e compiuto”. Spunta, invece, una cifra di mercato: “Per un’abitazione di 80 metri quadri sono stati offerto 105.000 euro: una valutazione davvero risibile per una realtà come Bolzano”. Non si placa, infine, la polemica con il Comune: “L’assessore Mauro Randi ignora che da anni ci viene negata la possibilità di istituire una commissione mista di inquilini, mentre il collega Luigi Gallo dovrebbe fornire dei dati statistici su interventi e sanzioni prima di indicare via Garibaldi come la strada più controllata dell’Alto Adige. Chiediamo semplicemente che la situazione venga discussa prima possibile in consiglio comunale e che sia lo stesso sindaco Luigi Spagnolli a prendere una posizione ufficiale come ha celermente fatto per un sito disabitato come il bunker”.
Alan Conti

martedì 9 agosto 2011

I commercianti di via Puccini: siamo penalizzati


BOLZANO. Il "fermate le ruspe" di qualche anno fa lungo via Puccini e nelle vicinanze del supermercato "Poli" a Firmian ha già mietuto qualche vittima nonostante le pronte rassicurazioni in arrivo dalla "Habitat". Il bar "Tom", per esempio, è passato in mano alla gestione cinese di Yu Xiao Xiao pochi mesi fa, ma più volte in passato i vecchi titolari Roland e Roswita Larcher avevano indicato i palazzoni abbandonati come un fattore fortemente penalizzante per la loro attività. «L'hanno riferito anche a me in fase di trattativa - spiega Yu Xiao Xiao - e concordo con il loro punto di vista». David Masiero, poco più in là, conferma: «Abito qui dal 2005 e credo siano almeno cinque anni che il cantiere in via Puccini è letteralmente immobile». Chi intanto ha dovuto arrendersi è la latteria, come spiega il titolare dell'ottica "Made in Cadore" Cristian Baldovin: «Purtroppo ha chiuso. Non è un mistero, comunque, che un simile scenario scoraggi chiunque abbia la voglia di aprire un nuovo negozio in questa strada». Si allinea al pensiero dei colleghi Lucrezia Cuzzilla, titolare del salone "Luk-Y" assieme alle dipendenti Corinne Bruno e Valentina Dalpiaz. «E' un disagio non da poco. Pur non lamentandomi del lavoro, sarebbe bello vedere l'impatto di decine di nuove famiglie e di un condominio finito lungo via Puccini. Se non altro permetterebbe di accrescere l'appeal della strada. Improbabile, invece, che l'abbandono del cantiere possa diventare un problema di sicurezza o di ordine pubblico: immaginiamo sia fatto secondo i crismi dei vari regolamenti». Simbolica la storia di Valentina Vardilli che insieme al fidanzato ha aperto la cartoleria "L'ape sapiente". «Siamo una giovane coppia che ha deciso di investire su Firmian. La scelta, però, è stata fatta guardando al lungo periodo e contando su quello che era il progetto ultimato del quartiere. E' fondamentale, soprattutto per un'attività come la nostra, che il lotto residenziale porti nuove famiglie su cui poter contare». (a.c.)

Firmian, il privato riprende a costruire


08 agosto 2011 — pagina 09 sezione: Cronaca


BOLZANO. Scheletrici casermoni che da anni imbruttiscono via Puccini a Firmian e ne condizionano il mercato. I cantieri della “Habitat” nel nuovo rione entrano nel mirino di un’interrogazione presentata dal consigliere comunale di Unitalia Luigi Schiatti, ma già da tempo sono protagonisti delle lamentele di residenti e commercianti. Da quasi tre anni, infatti, i lavori per la realizzazione del complesso “campo dei Fiori” sono fermi e solo recentemente è ripartito il cantiere del lotto C1 adiacente al supermercato Poli. Camion e operai, invece, ancora non hanno varcato i cancelli del lotto C4 lungo il tratto di via Puccini che conduce al liceo Pascoli. Estetica fatiscente, abbandono e disagio sociale sono le conseguenze che vengono imputate all’impresa immobiliare di Pietro Tosolini che, per bocca dell’ingegnere Domenico Frangipane, prontamente annuncia la fine dei lavori entro il 2011 al fianco del supermercato e la successiva ultimazione, per segmenti, degli edifici lungo via Puccini. Il ritardo, comunque, è evidente e consistente, probabilmente legato anche alle difficili condizioni di mercato della zona. Arriva, però, una buona notizia con l’imminente apertura, sempre in via Puccini, della farmacia rionale.
«La concessione edilizia - si legge nell’interrogazione di Schiatti - risale al 2005 (è esattamente la numero 35 del 16 marzo 2005) e ancora parte dei lavori è ferma da mesi, se non danni. Il tutto avviene per paradosso mentre il pubblico, seppur con i suoi ritardi, sta ultimando opere come la scuola o la chiesa. L’abbandono dei cantieri, dovuto probabilmente alla scarsa attrattiva commerciale, conferisce all’area un aspetto spettrale, di totale fatiscenza e degrado». Il tutto, ricorda il consigliere di Unitalia, relativo a un palazzo che ottenne a suo tempo il permesso di elevarsi di un piano, «penalizzando così i frontisti che avevano acquistato un appartamento con visuale libera».
Schiatti, dunque, chiede al sindaco Luigi Spagnolli e all’assessore competente Maria Chiara Pasquali «se vi siano dei tempi da rispettare legati alla concessione edilizia, se non sia il caso di evitare situazioni speculative che conducono al degrado e se non si ravvisi la necessità di condurre accertamenti riguardo la stabilità dei ponteggi di facciata che arrivano anche a un’altezza di 25 metri». Su internet, nel frattempo, il sito di architettura nazionale “Urbanfile” descrive il complesso di “Campo dei Fiori” in fase di completamento nel 2008, a dimostrazione di come il ritardo sia consistente e in parte inaspettato. Difficile, però, che le risposte istituzionali arrivino prima di settembre, quindi i primi dubbi tenta di sciogliergli l’ingegnere del lotto Domenico Frangipane: «Schiatti stia tranquillo che non lasceremo dei cadaveri in giro. In questo momento abbiamo riattivato i lavori nel lotto C1 vicino al supermercato ed entro a fine del 2011 dovremmo ultimarli. In seguito attraverseremo la strada e cominceremo a concludere la zona di via Puccini proseguendo per segmenti».
La necessità di portare a termine quanto iniziato viene condivisa dal presidente della Circoscrizione Don Bosco Lino Morabito: «Sarebbe il caso di aumentare l’appeal commerciale della zona eliminando certe brutture. I teli di copertura ormai sono grigio antracite e sono tanti i cittadini che inviano mail in Quartiere lamentandosi di questa situazione. Purtroppo si tratta di mercato privato e non si può fare molto, ma è evidente che se intendiamo attirare nuove attività a Firmian non possiamo proporre un rione scheletrico». Nel frattempo, però, una nuova apertura sembra avvicinarsi. «La farmacia rionale - spiega l’assessore alle politiche sociali del Comune Mauro Randi - troverà posto nel complesso ultimato di via Puccini. Ora stiamo solo procedendo alla messa a punto di alcuni aspetti interni, poi si potrà offrire il nuovo servizio».

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Alan Conti

lunedì 8 agosto 2011

Colazione in panificio Ai bolzanini piace, i baristi protestano


di Alan Conti

BOLZANO. Colazione e pranzo? In panificio. È questo il nuovo trend che si sta sperimentando con successo nelle strade del Centro. Da Franziskaner in via Bottai fino a Hackhofer all'angolo via Piave/via Delai, passando per la polivalente Bergdorf, tutti affiancano alla classica offerta di pane, spazi e prodotti adatti per un pasto. Tutto lecito, purchè non venga effettuato servizio il che richiederebbe, per esempio, la presenza di una toilette. Evidente, comunque, che la novità non strappi grandi sorrisi tra baristi e ristoratori che non esitano a definire la mossa come "autentica lotta di sopravvivenza". Il cartello esposto davanti alla macchinetta del caffè di Franziskaner è eloquente e recita "Caffè da asporto". In verità i tavolini e gli sgabelli nell'angolo, ornati di vari giornali, lasciano intendere che la maggior parte delle consumazioni non avviene troppo lontano dalla panetteria. Il sistema è semplice: si sceglie tra caffè, macchiato, cappuccino, cioccolata o spremuta e ci si accomoda, magari aggiungendo una brioche o una torta fresca. «Il sistema funziona benissimo - spiegano le dipendenti Christine Steiner e Hilde Gramm - e i clienti sono sempre tanti. Uno dei grandi vantaggi è che siamo aperti già alle 5 di mattina, quando i bar sono praticamente tutti chiusi. Ecco, quindi, che tassisti, autisti di pullman e lavoratori della notte vengono molto volentieri da noi all'alba. E durante la scuola vengono molti studenti». I prezzi sono in linea con quelli del bancone: 1 euro per il caffè, 1,40 per il cappuccino o la cioccolata, 1,60 il latte macchiato, 2 per la spremuta piccola e 2,40 la grande. «Mi sembra una splendida idea che nei territori tedeschi siamo abituati a vedere», l'opinione di Hildegard Kerschbaumer. Più comprensivo verso i bar è Renzo Rampazzo: «Capisco il loro disappunto, ma credo si tratti di un servizio in più e non di una reale alternativa concorrenziale. Potersi prendere una pausa in un luogo in cui solitamente ci si limita all'acquisto è anche simbolico di una ricerca di ritmi di vita più bassi». Pochi passi più in là troviamo la finestrella di Bergdorf che già dall'insegna palesa la propria versatilità: "Panetteria, Macelleria e Imbiss". «Turisti e bolzanini adorano prendere un würstel al volo oppure una porzione di polpettone - spiega Alessandra Auer - quindi non vedo perché non dovremmo sfruttare questa opportunità». Il perché prova a spiegarlo la titolare del vicino bar Mitzi: «Di fatto offrono un servizio ma sono privi di bagno - sottolinea - così i turisti mangiano lì e poi vengono da noi a chiedere della toilette». Stessa linea per Gino Ravagnini del bar trattoria "Excelsior": «L'amministrazione avrebbe dovuto pensarci bene prima di concedere certi permessi. Ormai, tra crisi, affitti e consumi siamo costantemente impegnati in una battaglia per la sopravvivenza». Chiusura con Margit Mair ed Edith Schmid della panetteria Hackhofer di via Piave: anche qui tavolino e grande offerta di panini: «Un pasto veloce se lo concedono in tanti, soprattutto gli studenti oppure i lavoratori delle vicinanze. L'idea piace in particolare ai bolzanini».
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7 agosto 2011

domenica 7 agosto 2011

Musicisti nell'era di Facebook


di Alan Conti


Una vita sempre in viaggio, un lavoro che è passione e professionalità, una strada intrapresa fin da piccolissimi. Quattro giovani musicisti dell'orchestra giovanile Gustav Mahler seduti a un tavolino di un bar raccontano la loro vita per la musica classica. Federico Bresciani, Alice Milan e Max Simon sono tre violinisti originari rispettivamente della Sardegna, Svizzera italiana e Germania, mentre Aljaz Begus, clarinettista e solista, è arrivato a Bolzano dalla Slovenia. Tutti frequentano l'accademia Gustav Mahler in città preparandosi ai concerti che terrà l'orchestra che riunisce alcuni tra i migliori talenti europei under 26. Lunedì la Mahler si esibirà alle 21 sul palco del Teatro Comunale diretta da David Afkham. Sono «fuoriclasse» che hanno scelto un terreno non sempre battuto dalle giovani generazioni. «Difficile spiegare come sia nata la passione - spiega Federico -, so solo che a 4 anni quando ho dovuto decidere cosa fare tra calciare un pallone o suonare uno strumento ho optato per la seconda». Alice ha sguardo e pensieri veloci: «È vero, nasce da dentro, quasi impossibile darne una spiegazione analitica. Diciamo che un segnale forte è quando capita di sentire un brano di musica classica e avvertire il riflesso naturale di fermarsi ad ascoltare con estrema attenzione. Non potrebbe mai essere una colonna sonora che mi accompagna mentre faccio altri mestieri, come può essere la musica pop o rock». Già, è sempre più difficile avvicinare due mondi distanti come i giovani e la classica. Aljaz punta sui bambini: «Bisogna abituarli subito a suonare uno strumento, anche quelli che non brillano particolarmente per capacità musicali». D'accordo, però il gap con i vostri amici si farà sentire ogni tanto? «Sì e no - ammette Alice - nel senso che difficilmente parlo di musica con loro e la maggior parte è comunque abituata a questo mio percorso. Il concetto più arduo da trasmettere a livello generale, invece, è che la nostra è una professione e non un hobby. Io per passatempo vado in piscina, non suono il violino». Le nuove tecnologie, da Facebook e Youtube, fanno parte della loro vita: «Certamente, ma sono utili pure in qualità di musicisti - precisa Begus - dato che permette un'accessibilità immediata a qualsiasi brano. Per arrivare ad alti livelli però non ci si può basare solo sul multimediale perché spesso la qualità è discutibile». Da musicisti, oltretutto, apprezzano particolarmente i generi moderni: «Pop, rock, disco sono praticamente tutti basati sul concetto del ritmo che nella musica è tutto. Evidente che confrontarsi e appassionarsi anche a queste espressioni artistiche rappresenta un arricchimento professionale». Il loro sguardo sulla musica, comunque, è quello di un lavoro, seppur nato da un'innata passione. Il che, per chi ha successo, si traduce spesso in una vita errante che porta a scoprire varie parti del mondo ed essere lontani da casa. «Siamo sempre in viaggio - continua Federico - a volte è dura e a volte capita di sentirsi a casa propria in realtà appena conosciute come Londra, Berlino o Bolzano». Max è più netto: «La nostra testa diventa quasi viaggio-dipendente e il pensiero di fermarsi ad una routine viene vissuto quasi come una condanna». L'ultima considerazione, amara, è che per loro nel nostro Paese non sembra esserci posto. «Gli italiani scappano - chiude Milan - e gli stranieri non considerano possibile un futuro professionale in Italia. C'è troppa politica anche nelle istituzioni artistiche e la struttura non sembra solida come, per esempio, in Austria o Germania. È un peccato».
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«In dodici in un appartamento Chi può scappa a gambe levate»


BOLZANO. Muhammad Shafique, pachistano, 10 anni in città, ha vissuto nel discusso condominio di via Garibaldi. «Non è un posto facile», ci accoglie sorridendo mentre sistema la verdura nell'ortofrutta di suo cugino proprio a fianco al portone dell'edificio nel mirino dell'Asl. «Ho abitato con la mia famiglia in un appartamento piccolo, ma per lo standard generale di quel condominio stavamo larghi. Ci sono abitazioni dove si può prendere in affitto solo il posto letto o il materasso». In tal modo si crea il sovraffollamento, con unità abitative che contano anche 10 o 12 inquilini. «È la conseguenza del mercato: un posto letto costa 100 euro al mese, mentre in un appartamento normale è difficile cavarsela con meno di 600 o 700 euro per quanto la zona sia deprezzata». Gli appartamenti-dormitorio non sono un'invenzione: «Ho visto di persona alloggi con 12 ragazzi». Si innesta così il problema igienico: «Una persona in una stanza può essere pulita ma quando ce ne sono quattro contemporaneamente hai la sicurezza che questo non avvenga». Muhammad ha salutato tutti andandosene appena ha potuto: «La zona e l'edificio sono il primo passo per chi cerca di integrarsi. Una volta trovato un lavoro e ricongiunti con la famiglia, tutti hanno il desiderio di trovare qualcosa di più dignitoso». L'interno dell'edificio intanto è stato parzialmente ripulito, ma i segni del degrado rimangono evidenti: lo sporco di alcuni angoli, il nido di piccioni su una finestra priva di spuntoni e i rifiuti abbandonati in cortile o lanciati dalla finestra nello spiazzo sul retro. Martedì mattina, intanto, la ditta "Eco-San" procederà con la disinfestazione dagli scarafaggi, ma chiaramente solo negli appartamenti che permetteranno l'ingresso all'addetto. (a.c.)