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martedì 18 maggio 2010

Farmacia ai Piani, i residenti premono: "Apritela subito"


Alto Adige — 16 maggio 2010 pagina 19 sezione: CRONACA

BOLZANO. «Finalmente farmacia». È questo lo slogan dei residenti dei Piani che, dopo diversi anni, dovrebbero vedere soddisfatta la loro richiesta di disporre di una farmacia più vicina rispetto a quella di piazza Dogana. C’è voluta una petizione con 533 firme e svariati appelli della Circoscrizione, ma alla fine la farmacia sembra davvero in arrivo al civico 8 di via Piani d’Isarco. La soddisfazione, insomma, c’è tutta, ma nessuno si lascia andare a particolari entusiasmi per timore di una boutade elettorale e consci che, allo stato attuale, la trattativa per i muri non è ancora conclusa. Qualcuno, però, ne approfitta per riportare sotto la luce dei riflettori alcuni problemi ancora irrisolti del quartiere. «Bene così - dichiara Luigi Jammunno - perché francamente eravamo stufi di dover andare ogni volta fino in piazza Dogana o in Centro. Ora, però, sarebbe il caso di aggiungere qualche linea notturna che serva anche la zona alta del rione, dato che il 153 ci taglia fuori». Giuseppe Torcasio, invece, ci va con i piedi di piombo: «Certo, è una bella notizia, ma la vicinanza con la data elettorale non mi piace per nulla. Il documento del Comune, infatti, è solo una modifica della pianta organica, ma non prevede esplicitamente una nuova farmacia per la quale, invece, le trattative immobiliari sono ancora in fase di sviluppo». Gabriella Masiero, titolare del caffè “All’Angolo” tira un sospiro di sollievo: «Era ora! Avevamo pure fatto una raccolta firme sostanziosa. Il fatto che sia comunale e non privata cambia poco. Speriamo, invece, che non sia una promessa vana, finalizzata al voto. Speriamo, ora, che procedano spediti anche i lavori per la realizzazione della piazzetta in via Dolomiti». Proprio dai nuovi palazzi arriva Silvia Bernardi, dipendente dell’assessorato per l’edilizia agevolata: «All’inizio il cambio tra via Duca d’Aosta e qui è stato difficile. Prima per qualsiasi commissione trovavi tutto a due passi, qua è più difficile. In quest’ottica quella della nuova farmacia è una buona notizia». Alessio Zancanaro abita in via Dolomiti e si dichiara «dubbioso fino a quando la farmacia non la vedo. È indubbio che si tratti di un passo avanti, ma aspetto un secondo prima di lasciarmi andare a facili entusiasmi». Chiusura per Elfi Burger: «Credo sia più importante realizzare nuovi punti d’incontro e aggregazione per famiglie e bambini, piuttosto che la farmacia». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

venerdì 14 maggio 2010

"Noi, quelli della Biblioteca civica". Viaggio nel tempio della lettura in città


Alto Adige — 13 maggio 2010 pagina 45 sezione: AGENDA

BOLZANO. E’ il piccolo tempio della lettura in città. La Biblioteca civica attrae ogni giorno bolzanini di tutte le età, dai giovani studenti agli anziani in cerca del quotidiano preferito. Una piccola cittadella delle lettere in pieno centro, a due passi da ponte Talvera, che offre più di 300.000 libri, con 6.000 nuove acquisizioni all’anno, 38 testate giornalistiche quotidiane e 113 riviste: qualsiasi argomento ha un suo riferimento letterario in queste sale. Una biblioteca bipartita: un piano per i libri, l’altro per giornali e periodici, entrambi affollati quasi costantemente. Unico neo: gli spazi, che cominciano a diventare troppo stretti. «La particolarità di questa biblioteca - ci spiega l’impiegato nel settore prestiti, Matteo Meloni - è che non abbiamo una collezione a scaffale aperto, ma tutto è conservato in magazzino, ovviamente per questioni di spazio. L’affluenza, però, è sempre buona e i bolzanini che amano la lettura sono proprio tanti. Saggistica o narrativa non fa differenza, e raccolgono molti apprezzamenti anche i dvd e gli audiolibri». Le classifiche relative al 2009, comunque, ci offrono uno spaccato sui gusti dei cittadini. Per la narrativa spopolano i best-seller come “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano o “New Moon” e “Breaking Dawn” di Stephenie Meyer, l’ideatrice della saga di “Twilight”. Al quarto posto, però, si trova la “Coscienza di Zeno” di Italo Svevo a testimonianza della forte frequentazione “scolastica”. Per la saggistica, invece, ai “piani alti” c’è il sempreverde “Gomorra” di Roberto Saviano e Corrado Augias con “Inchiesta su Gesù”. Tra gli autori ai vertici si collocano Stephenie Meyer, Andrea Camilleri, George Simenon, Martin Heidegger e William Shakespeare. «I titoli - riprende Meloni - rispecchiano le anime intellettuali, scolastiche e di semplice piacere che formano la Civica. Le aule studio, invece, ultimamente sono leggermente più vuote, ma solo per l’aumento di alternative». La collega Brigitte Santa conferma: «Difficile dire quale funzioni meglio. Di certo alcuni best seller vanno letteralmente a ruba». Tra il pubblico allo sportello, Daniela Lattisi stringe tra le mani l’ultimo libro di Margherita Hack: «Leggo di tutto e sono molto affezionata a questa biblioteca». Vicino a lei Rodolfo Baiesi dichiara il suo amore per «storia, architettura, filosofia e saggistica». A studiare incontriamo Claudio Zuech ed Evan Tedeschi: «Un posto tranquillo e ideale per approfondire i libri di testo. Notevole anche l’offerta in catalogo per i testi universitari». Al piano superiore trova spazio l’emeroteca con periodici e quotidiani, ma anche le postazioni Internet. «La media è di circa cinquanta utenze al giorno per giornali e riviste - dice la responsabile, Paola Marchiori - e per il web più di 40. Abbiamo anche quotidiani stranieri, qualcuno in arabo. Dell’Alto Adige conserviamo una copia di ogni uscita dal 1945 tra cartaceo e microfilm. E vedo che c’è molta fame di giornali tra i giovani». Silvano Maltauro è proprio intento a sfogliare le pagine del nostro giornale: «E’ bello farlo in biblioteca. Un piacere che ogni tanto mi concedo». Perché leggere è una passione e farlo nel piccolo tempio cittadino vale di più. © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

L'ultimo a saluto a Simone: "Un esempio per tutta la città, non ti dimenticheremo mai"


Alto Adige — 13 maggio 2010 pagina 17 sezione: CRONACA

BOLZANO «Ha dato la vita per i suoi fratelli: così dobbiamo fare tutti noi». Don Giacomo Milani ha fatto di Simone Montesso un esempio in occasione del funerale tenutosi ieri nella chiesa di Cristo Re. Duecento persone hanno voluto stringersi ai genitori di Simone e salutare per l’ultima volta il ragazzo bolzanino deceduto mentre prestava opera volontaria nella Comunità “Giovanni XXIII” di Merida in Venezuela. Tanti gli occhi giovani nascosti dietro gli occhiali scuri: dagli amici ai compagni di classe, nessuno è voluto mancare. In prima fila, logicamente, mamma Tiziana e papà Giuliano, fiaccati dal dolore e da una trafila burocratica lunga oltre ogni sopportazione. Davanti all’altare le ceneri di Simone, una foto del ragazzo sorridente fra le corone di fiori rossi e gialli. A lato il mazzo bianco portato da insegnanti e compagni di classe del liceo Toniolo. «Questo ragazzo ha saputo seguire l’esempio del Padre Eterno e di Gesù Cristo - le parole di Don Giacomo dopo la lettura della parabola del buon Samaritano - curvandosi agli umili e non ai potenti. Non ha mai voluto guardarsi le tasche per valutare il proprio tornaconto personale e questa deve essere l’eredità che Simone ci lascia e che dobbiamo mantenere nel nostro cuore». Il sacerdote si è poi rivolto ai genitori, cercando di lenire la loro sofferenza: «Comprendo il vostro dolore, macerato oltremisura dalle lunghezze burocratiche. Oggi, però, non incomincia un periodo di solitudine, ma di compagnia eterna. Vostro figlio sarà sempre con voi e renderà caro l’insegnamento che ci ha lasciato. Don Oreste Benzi (fondatore della Giovanni XXIII) avrà accolto questo giovane con un sorriso esclamando “questo è quello che chiedo ai nostri ragazzi”». Spazio, infine, per un ricordo personale: «Lo ricordo anche nel suo aspetto più scanzonato e divertente. Simone ha trasformato in pratica quotidiana quanto promesso nella cresima». Forte commozione anche al momento della lettura dei ricordi di amici e parenti. Tanti gli oratori, a dimostrazione dell’affetto lasciato da questo ragazzo. «Sono arrabbiata perché non era così che volevo vederti tornare dal Venezuela - dichiara una zia - ma abbronzato e sorridente. Adesso devi darci il coraggio per superare questo dolore». Letto anche un ricordo scritto da un amico di Massimo Barbiero, l’amico veneziano caduto nel burrone assieme a Simone. «Questi ragazzi condividevano la stessa vita dei poveri, addirittura indossavano i medesimi sandali». Un pensiero è arrivato dalla Comunità di Merida «dove tutti i volontari amici di Simone si sono uniti oggi in preghiera per essere vicini al dolore di Bolzano». Una compagna di classe ha voluto ricordare «le risate, le battute, le gite e i momenti belli» prima di rompere la voce in un pianto liberatorio, seguito dall’applauso di tutta la chiesa che salutava così una vita strappata troppo in fretta. © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

giovedì 13 maggio 2010

Prefazione Latte di Ragno di Jessica Ravera


Oggi ho un appuntamento importante. Seduto su questa sedia scricchiolante, l’occhio buttato, come una coperta vecchia, sul taccuino. Eh sì, compagno di vita. A volte sembra una lista della spesa: sbrodolata di domande, pensate, in attesa di quella che punga, esattamente come i sacchetti del supermercato che sembrano attendere proprio l’angolo che li lacera. A fare questo mestiere bisogna essere come aghi. Oggi, però, ho un appuntamento importante e non voglio fare del male. Men che meno a lei.
Rigiro la penna tra le dita, mi è sempre piaciuto. Così come non mi è mai piaciuto, nelle autostrade della scrittura, scegliere quella banale. Una prefazione è affare delicato, un poco come prendere in braccio un neonato di un’altra mamma: puoi essere leggero finchè vuoi, ma sarai sempre un intruso e il piccolo lo sa. Anche il libro lo sa. Per questo oggi, in questa piccola stanza di legno, aspetto lei. Chissà cosa direbbe di questo appuntamento Jessica Ravera.
Nella mia vita - penso – sono stato abituato a raccontare quanto già avvenuto, le parole già dette, i fatti già coperti dal telo del tempo, seppur breve. Oggi anticipo. Mi scappa una risata. Mi devo sistemare: se lei arriva devo perlomeno essere presentabile, suvvia, è un’intervista importante. Raramente una ragazza mi ha agitato tanto al primo incontro, forse perché ci si conosceva in due. Oggi, invece, io so già tutto di lei. Quindi non sarà un’intervista, no, meglio, una chiacchierata.
“Tu sei ruvida”: sì, penso che inizierò così questa bizzarra conversazione. Asia, infatti, ha uno strano riflesso incondizionato: tende a trattare gli uomini come fossero tutti innamorati di lei. Rovescio subito le carte in tavola. Scanso gli equivoci, non credo le piacciano.
“Nemmeno ti conosco” risponderà, forse, come non vorrebbe quel burattinaio storto della sua amica Vale, ma come vorrebbe chi l’ha forgiata a colpi di penna.
“Sbagli…ti sei pettinata bene: di colpi di spazzola per i tuoi capelli oggi ce ne avrai impiegati almeno quindici”. Deciso: la spiazzo con una delle citazioni più scintillanti di questo libro. La letteratura che richiama la letteratura con una freccia di curaro, un poco come i rapper in polemica tra loro. In Asia la freccia è la lingua, il curaro la testa: la sua storia affascina per questo. “E non ti pitturare le unghie dei piedi di rosso, qui non ti si vede in uno specchio, ma tra le righe di una pagina”.
“Non mi piace la retorica e nemmeno chi mi dice cosa fare o non fare” dirà la freccia della lingua mentre sposterà la sedia, azionando il curaro della mente, ma dimenticando le amiche burattinaie.
“Difficile capire cosa ti piace…o chi…” insinuerò e il primo tempo sarà mio.
Non è cattiveria, mi servirà disorientarla perché di Asia non ce n’è una sola. I fili della sua ragnatela sono di foggia diversa: l’innocenza della bambina, la strafottenza adolescenziale, la profondità e l’indifferenza, la donna e la stupida ragazzina, l’amica l’amante e la compagna, Alessandro e Roberto. Ricordo Luca, il ragazzo che nel primo mondo di Ravera, dove “I Papaveri crescono anche sull’asfalto”, disgiungeva e buttava tutto il superfluo per immolare l’esistenza ad un’unica Lei. Ecco, Asia è esattamente il contrario e il fatto di essere donna cambia poco. L’essenziale è che lei non disgiunge, ma aggiunge. Nel colloquio della sua personalità non ci sono “o”, ma solo “e”. Innocente e compromessa, innamorata e sfruttatrice, depressa e slanciata, l’amore delicato dei sogni e l’amore inglorioso di un sedile dell’auto. Asia: persino il nome è un accumulo di molteplicità. Bisogna stringere i fili e ricavarne il latte: la verità. Non è facile e fa male perché il latte di ragno è un’immagine che già di per sé è un pugno nello stomaco. Berlo, pagina per pagina, forse non sarà dolce, ma un’autentica sonda della personalità. Non è facile che accada coi libri.
“Cosa vuoi da me? Non so nemmeno perché sono venuta qui dentro a parlare con uno che potrebbe essere uno stronzo. Vabbè, la mia storia ormai è così, fatta di luoghi in cui non volevo veramente essere e che invece…”. La fermerò con un cenno: il suo mondo era di stronzi o di buoni. Culi di capanna o fighi. Qualche amica o molte sfigate. Tanto molteplice lei quanto manicheo il mondo fuori.
“Non raccontare troppo…finirei nel recinto degli stronzi in pochissimi secondi. Chi punta gli occhi su di noi non sa niente, dovresti essere abituata più di me”. A parlare coi personaggi dei libri finisce sempre così: loro se ne dimenticano e tu sei il più teso. “Dimmi una cosa…davvero pensavi di essere una moderna Lolita?” la guarderò dritto negli occhi verdi, tra il caramello del suo viso. Anche solo per vedere l’effetto che fa.
“Forse..”.
“Per me è un sì”
“Va bene, sì” troncherà scocciata per la non praticità della domanda.
“Beh..se vuoi saperlo, a Lolita non ti sei nemmeno avvicinata”.
“Ma vaffanculo”. Non è difficile immaginare la sua reazione, come non lo è il fatto che rimarrà ad ascoltare il mio perché. Repulsione e curiosità: l’ho detto, Asia non disgiunge.
“Perché forse non avevi capito che viaggiare sui binari classici non stupisce e rende tutto meno efficace. Ecco perché ti ho chiamato: per abbracciare il bizzarro. Che sia seduzione o prefazione cambiano solo le prime lettere”.
“Perché dovrei accettare lezioni da uno scribacchino? Non è molto importante essere una Lolita, in fondo…”.
“Però lo è sentirsi come un quadro di Escher: profondo e complicato nella sua rappresentazione ideale, ma piatto e ordinario nel suo essere solo una tela bidimensionale. Pensavi di essere una prospettiva e invece ne eri solo l’immagine posticcia. Un’illusione ottica. Questo è importante, non credi?”
“Ci devo pensare” forse sorriderà “ma più che un discorso importante sembra una lezione di educazione artistica”.
Mi scapperà da ridere perché se c’è una materia su cui mi sono sempre incagliato è proprio quella. Avevo più dimestichezza con la penna che non con la matita, come Asia ero più bravo a figurare che non con le figure. Però la metafora artistica potrebbe essere stuzzicante. "Mettiamola così: davanti a un quadro di Monet tu fissi solo una ninfea, ma così tradisci il tutto, non consideri la luce, l’effetto, l’impressione. Il particolare non sempre si allinea all’universale, pur facendone parte. Non trovi? Sei stata una cacciatrice di attimi immediati e non di impressioni prolungate".
“Sei uomo, si vede. Alla fine vuoi ridurre tutto al rapporto con gli uomini…”. Lo so, prima o poi mi prenderà in contropiede e lo farà come vuole la sua natura: cogliendo la singola ninfea del discorso. Io gli uomini non li avrò nemmeno citati, ma non è una sprovveduta. Ha ragione. Come l’ha avuta tante volte nella sua storia.
“Può essere, in effetti ci pensavo. Pure tu lo fai. E uomo non lo sei di certo”. Se una cosa nell’astratto di questa immaginazione mi era particolarmente vivida, infatti, era proprio la sua tracotante bellezza femminile. Amabile? Dipende, ma bella sicuramente.
“Mi ci hanno costretto gli eventi”.
“Ti sei fatta costringere dagli eventi…”
“Cambia qualcosa?”
“Forse”. Non ne ero sicuro. Per assurdo non è affatto detto che un timone lasciato autonomo non trovi una rotta migliore di quella scelta dal Capitano della ciurma. Di solito, però, funziona meglio con una barca vuota. “Ti sei mai sentita una barca vuota?”
“Troppo vuota e troppo piena. Dipende dai momenti. Raramente, però, l’ho guidata io”.
“Il timone l’hai perso lontano da Milano? In acque che non conoscevi?”. In questo senso Asia è proprio figlia di Ravera. Quella capacità di sbattere in faccia la realtà metropolitana attraverso il filtro e gli occhi di una realtà più raccolta credo derivi dalla sua storia personale, dal suo passaggio dai riccioli asburgici di Bolzano ai frenetici palazzi milanesi. Un bravo demiurgo, però, non si traspone nella sua creatura e infatti Asia si sente come un pesciolino catturato e poi restituito all’Oceano: l’ambiente fa parte della sua storia, ma la sua storia non lo riconosce più.
“La curiosità non dovrebbe condurre a domande senza risposta..”
“Dici?”
“Dico. Me l’hai ricordato tu: non dobbiamo parlarne troppo quindi a quella domanda ti rispondo a pagina 50 se vuoi…”
Giusto. Lentamente, però, la conversazione scioglierà la patina di diffidenza e potremo entrare nel vivo. Sarà il momento giusto per affondare il colpo definitivo, il quesito che mi circola nella mente e che, ne sono sicuro, rimbalzerà dentro anche a chi, girando questa pagina, avrà la fortuna di incastrarsi nei fili della ragnatela che nasconde ad Asia la sua stessa profondità. Il classico ago di cui si parlava. “Con quello che è successo, oggi che donna sei?”. Avrò quasi paura di questa domanda.
“Eh..” sorriderà sorpresa “un’idea ce l’ho. Posso dirti che….”
D’un tratto un giro d’aria fa vibrare la finestra di questa piccola stanza e sfibra il castello di carta della mia immaginazione. Stavo ancora rigirando la penna tra le mani. Il foglio bianco con le righe che ghignano cattive. Sicuro che oggi ho un appuntamento importante?
Mi alzo, devo chiudere quella finestra: a volte la praticità si infila in modo invadente nella fantasia. Credo lo pensi anche Asia. Che nel frattempo con la sua camminata elegante sta raggiungendo il mio portone. Cazzo. Corro. Raccatto la penna e la infilo in tasca. Chiudo il taccuino. Scatto in piedi. Giro la chiave. Poi la maniglia. L’ascensore sale e io giù per le scale. Io sono fuori, lei alla porta. Corro. Corro ancora, lontano.
E’ il fiato che mi ferma, sufficientemente lontano. Mi scappa da ridere. Non potevo pensare di rompere così gli schemi, suvvia: l’idea che non siano sempre i personaggi a cercare l’autore non poteva reggere. Per di più nemmeno il loro vero autore: Ravera mi ammazzerebbe. Non accetterò questa prefazione perché non c’è modo di parlare di questo libro senza perdersi dentro l’universo di chi lo ha reso possibile. A volte i personaggi nascono dai libri, a volte i libri nascono dai personaggi. La differenza non è sottile. Mi basterà il privilegio di aver bevuto questo latte di ragno in anteprima, mettendo il viso alle sfuriate del vento della realtà. Perché la forza di Asia, alla fine, è questa: prendere in faccia le sberle della vita e aver scelto per sé una storia tremendamente reale. Pensare che si tratti solo di immaginazione a volte inganna. Realtà o fantasia hanno un confine sottile, direi spesso come una pagina. Attraversarlo da una parte e dall’altra e confondersi è l’unico modo per fare una prefazione decente. Sfogliare “Latte di ragno” non sarà un arroccamento nell’ideale letterario, ma un buttare lo sguardo nel proprio essere e in quello che ci circonda. Asia è speciale perché come tutti. Asia è speciale perché congiunge e non disgiunge: anche i confini.
Sì, oggi ho avuto un appuntamento importante.
"Latte di Ragno", Zerounoundici Editore, 86 pagine, 11 euro

In Finale i suoni del futuro


Se il gran finale di Upload prevede per venerdì 18 giugno uno sguardo al passato con gli Echo and the Bunnymen, ecco che sabato 19, giorno della finalissima, alle ore 21 sarà la volta di buttare l'orecchio nel futuro. Ad accompagnare i bolzanini in questo viaggio ci saranno gli "U.N.K.L.E." (per brevità, nel proseguio del pezzo, li scriveremo Unkle, ma per eventuali ricerche è bene utilizzare la formula puntata, onde evitare confusioni con gruppi omonimi, ndr), pronti ad approfondire il loro già marcato segno nella musica alternativa con il nuovo album Where Did The Night Fall. Un'opera che è stata proposta al pubblico proprio lunedì scorso e che segna per questa band un vero e proprio ritorno in grande stile.

Where Did The Night Fall è un album figlio del Mondo, nato tra il 2008 e il 2010 attraverso registrazioni che gli Unkle hanno effettuato in diverse esotiche location come Los Angeles, Brighton, Henley e Emeryville in California, Baltimore, Austin, Melbourne, Ibiza e, logicamente, nello studio personale di James Lavelle a Londra. Un disco che disegna un universo sonoro accattivante, dipinto su un panorama stilistico nuovo per la band inglese. Rimangono predominanti, comunque, le caratteristiche elettroniche che hanno fatto degli Unkle un must nel settore. Spazio, quindi, a basi colorate e avamposti strumentali affiancati però, e qui sta la novità, da suoni percussivi tipici delle migliori jazz band americane e dal rutilante ritmo dell'afro beat. Importanza anche all'aspetto psichedelico, sottolineato anche dai nomi degli artisti contenuti nell'album come il giovane texano freak rocker Sleepy Sun o i campioni dell'acid rock moderno Black Angels. Figura di spicco è Mark Lanegan, autentico abbonato alle collaborazioni estemporanee dopo la fine dei suoi Screaming Trees. Il roster degli ospiti è poi completato da Katrina Ford del punk trio Vaudeville Celebration, Elle J (Dark Horses), Joel Cadbury (South), Gavin Clark (Clayhill), i Big in Japan e gli Autolux di Los Angeles. Tre le versioni dell'album disponibili: il classico cd in jewelcase, un'edizione limitata comprensiva di lussuoso box-set e in vinile per audiofili. Soluzione, quest'ultima, che simboleggia perfettamente l'humus culturale e musicale dal quale provengono gli Unkle. Nell'edizione speciale, comunque, previsto un libro con bordo rigido con stampate, su carta lucida, tutte le immagini dell'album, unitamente ad un libretto aggiuntivo con tutti i testi scritti a mano e un raccoglitore destinato ad accorpare i due dischi con l'album ufficiale e la versione strumentale dei brani principali. Fermarsi alla musica, però, sarebbe limitante perché Where Did The Night Fall è un'opera che strizza l'occhiolino a tutta l'arte contemporanea. La fotografia, per esempio, è stata affidata a due guru del settore come Warren Du Preez e Nick Thornton Jones, mentre a curare il tutto è stato Ben Dury, art director di Mo'Wax. Il balzo nel futuro, insomma, sarà all'insegna dell'arte.

Alan Conti

Per saperne di più:

www.unkle.com

mercoledì 12 maggio 2010

Garage in via Fiume, le proteste dei cittadini


Divisi a metà tra il bisogno di parcheggio e la necessità di salvaguardare un tratto delle passeggiate del Talvera molto frequentato. E’ questo il sentimento di residenti e passanti in merito alla costruzione in cooperativa di un garage interrato da 120-150 posti tra via Fiume e via Gorizia. Un’opera che fa discutere sia per le ripercussioni ambientali sul verde del parco e in prossimità del fiume sia per la chiusura, prevista per un biennio, di un tratto frequentato quotidianamente da decine di anziani, mamme con bambini e padroni di cani. In tutti, comunque, trapela il fastidio che per ovviare a un disagio come la cronica mancanza di posteggi si debba per forza crearne un altro, seppur temporaneo.
“Io sono nettamente contrario – dichiara Angelo Zanoni, residente di via Fiume – e spero proprio che al più presto possa nascere un Comitato a difesa di questa porzione di verde che abbellisce la nostra strada. Vero che la necessità di ampliare l’offerta di parcheggi in zona è reale, ma non penso che questa soluzione, tra l’altro pericolosamente vicina al fiume, possa essere effettivamente la migliore. Mi aspetto una presa di posizione della Circoscrizione di Gries-S.Quirino”. Difficile da ipotizzare prima del 16 maggio. Elisabeth Rosavio e Antonella Benedet spingono ciascuna un passeggino: “Noi veniamo a prendere i bambini all’asilo nido e utilizziamo questo passaggio ogni giorno. Sarebbe un peccato venisse chiuso”. Tatiana Romen e Ottilia Ploner confermano: “Perché devono bucare il terreno dappertutto privando i bolzanini di una delle passeggiate più frequentate? L’idea proprio non ci piace”. La signora Edda, invece, è lapidaria: “Sono contraria a qualsiasi lavoro sotterraneo perché lo ritengo un pericolo”. Raffella Fontani e Gina Carrari, poco più in là, guardano al quartiere nel suo complesso. “Si apprestano a scavare in piazza Vittoria, si parla di un garage in viale Trieste, così come in piazza Mazzini, adesso tocca pure a via Fiume. Siamo tutti d’accordo sul fatto che il problema del posteggio sia reale e sentito, ma tutta questa mania di andare sottoterra comincia a diventare veramente esagerata. Speriamo, perlomeno, che l’ambiente sia tutelato e che non si corrano rischi inutili”. Silvia Cignolini, intanto, ci viene incontro con il suo cane: “Siamo davvero in tanti che portiamo i nostri amici a quattro zampe a passeggiare per questo tratto delle passeggiate. Il progetto del garage, inevitabilmente, ci priverà di tutto questo. Spero solo che venga lasciato un piccolo passaggio e che i lavori vengano fatti entro i limiti temporali stabiliti e senza danneggiare la natura”. In chiusura l’architetto torinese Marcella Casciello, residente a pochi metri dalle passeggiate, ci propone una lettura professionale di un progetto che in aprile ha ottenuto il via libera dei Bacini Montani della Provincia. “Se hanno costruito il tunnel della Manica sotto il mare, significa che le tecnologie per questo tipo di opere ci sono e sono efficaci. Certo, poi bisogna proporzionarle a quello che sarà il cantiere tra via Fiume e via Gorizia: presumo che verranno rinforzati a dovere gli argini. Da residente, comunque, non posso che confermare che lungo queste strade la situazione parcheggi è davvero critica: a qualsiasi ora del giorno si trovano automobili posteggiate dappertutto e, a lungo andare, diventa sfibrante trovare un posto”.

martedì 11 maggio 2010

Echo and the Bunnymen: da Liverpool finale col botto


Upload chiuderà col botto, anzi due. Saranno le band degli "Echo and the Bunnymen" e "The Unkle", infatti, il piatto forte delle finali del festival in programma venerdì 18 e sabato 19 giugno al tendone del Talvera a Bolzano. Due gruppi di altissimo profilo, capaci negli anni di proporre costantemente musica di qualità e rinnovarsi. La scelta del direttore artistico Cristiano Godano si sposa alla perfezione con quella che è la filosofia del contest che punta a promuovere un concetto di musica che sia "artigianale" e curata fin dalla giovane età. Due band che creano un ideale proseguimento del concerto di Max Gazzè proposto nella serata conclusiva del festival 2009, dove l'importanza alla sperimentazione, al progetto e all'idea musicale venne prima di tutto. Oggi, dunque, vi presenteremo nel dettaglio gli "Echo and the Bunnymen", per poi ritrovarci domani alla scoperta degli "Unkle".
Le origini della band che calcherà il palco del Talvera venerdì 18 giugno alle 21 si nascondono in una delle città che ha fatto la storia della musica: Liverpool. In riva al Mersey, infatti, l'humus per le i miti di una generazione è tanto e fertile: dai Beatles alla curva Kop di Anfield, tutto nasce con i crismi della passione in una città che, anche nella musica "Will Never Walk Alone". Il leader degli "Echo and the Bunnymen" è Ian McCulloch, cantante dal carisma strabordante. Correva l'anno 1978, infatti, quando Ian decide, con i suoi nuovi compagni di avventura Iggy Velvets e Willi Sergeant, di pubblicare il primo bellissimo album intitolato "Crocodile". Nel 1981, con il secondo "Heaven Up Here" gli "Echo and the Bunnymen" prendono a picconate le classifiche inglesi e americane, cominciando quella scalata che li porterà in brevissimo tempo a diventare icone e riferimento per tutto il movimento musicale rock anglosassone. Tempi maturi, nel 1984, per il capolavoro "Ocean Rain", seguito, nel 1988, dal periodo più duro della band con l'abbandono di McCulloch e l'incidente con la moto che strappa il batterista Pete De Freitas alla vita. Il colpo è duro e devono passare sei anni prima che McCulloch torni a lavorare con il compagno Sergeant, ma nel 1994, tra un tour e l'altro, i due registrano gli album "Flowers" e "Siberia". Lentamente si affina il line-up attuale, che a Bolzano vedrà il batterista Simon Finley, il bassista Stephen Brennan, il chitarrista Gordy Goudie e il tastierista Paul Fleming. Nel settembre 2008, comunque, i Bunnymen vengono invitati a suonare alcuni brani orchestrali di "Ocean Rain" alla Royal Albert Hall di Londra e, poco dopo, registrano il sold out alla radio City Music Hall di New York e alla nuova Arena di Liverpool. A fine dicembre, invece, la band è attesa dall'ennesimo tour tra Londra, Dublino, Liverpool, Glasgow e Birmingham. Le recensioni parlano di "live mozzafiato, euforici e trascendentali", mentre esaltano le dolcezze e il romanticismo senza tempo in brani come The Killing Moon, Silver e Seven Seas. I bolzanini sanno cosa aspettarsi.
Nello spettacolo bolzanino il gruppo britannico proporrà i brani storici, ma presenterà al pubblico anche l'ultimo album intitolato "The Fountain", uscito in Italia nel 2009 per Audioglobe e prodotto dallo scozzese John McLaughin. Per i fedelissimi è con questa ultima fatica, l'undicesima della carriera, che la band torna ai livelli eccelsi espressi in "Porcupine" e "Ocean Rain". D'altronde tra i dieci brani proposti non mancano i riferimenti diretti dei due album storici datati 1983 e 1984. L'approccio iniziale, con la canzone "Think I Need It Too", è già marcatamente british-rock, screziato dal pop in stile Bowie delle seguenti "Proxy" e "Shroud of Turin". Il vero salto di qualità, però, sta nella coda e più precisamente nel brano conclusivo "The Idolness of God", dove la qualità musicale e tocca i livelli più eccelsi della sensibilità moderna, testimoniando attualmente la capacità dei Bunnymen di stare sempre al passo con l'evoluzione melodica, strumentale, ma anche sentimentale del mondo delle sette note. Un'autentica ballata che guarda dentro l'anima e rappresenta la vera faccia di questo album. Un progetto, "The Fountain", nato nel 2007 quando McCulloch cominciò a lavorare su nuove idee musicali con tre musicisti londinesi. "Finito il lavoro preliminare - le dichiarazioni di McCulloch - ho chiamato Will Sergeant perché avevo bisogno di lui per inserire in tutto questo il vero Bunnymen sound". Così al Parr Street Recording Studios di Liverpool i due cominciano a dar vita alla nuova creazione. "L'anno scorso - continua McCulloch - è stato uno spartiacque per i Bunnymen: come un Rinascimento. "The Fountain" e lo show di "Ocean Rain" rappresentano, per noi, una rinascita. Il brano The Idolness of God, per esempio, per la prima volta racconta veramente chi noi siamo e penso che nessun'altro possa cantarla, mentre in Shroud of Turin mi ritrovo faccia a faccia con Cristo e converso con lui: un modo diverso per pregare. L'idea, pensate un po', mi è venuta proprio in Italia, in un locale di Rimini chiamato Transilvania dove mi sono trovato di fronte a un ritratto di Gesù". Il sodalizio con il produttore McLaughlin ha delle basi importanti. "Cercavamo qualcuno che ci aiutasse di più nella limpidezza del suono e lui è tra i migliori per questo. Credo che "The Fountain sia il nostro lavoro migliore dopo Ocean Rain".
Una scelta, quella dei Bunnymen, che Cristiano Godano, frontman dei Marlene Kuntz e direttore artistico di Upload, ha fortemente supportato. "Ho sempre avuto molta simpatia per questa band del post-punk inglese con un gusto melodico sempre più raffinato. Il loro secondo disco "Heaven Up Here" lo divorai e fu il mio primo acquisto in vinile. Negli anni sono cresciuti bene e il cantante McCulloch ha un carisma straordinario quando è in forma. Nel loro capolavoro, Ocean Rain, c'è la canzone The Killing Moon inserita in ben 4 film internazionali, tra cui Donnie Darko, dove questo brano è proprio il leit motiv della colonna sonora. Molto riuscito e gradevole pure l'ultimo album The Fountain". Heavens Up Here, oltretutto, è inserito tra i 500 album migliori di sempre dalla rivista "Rolling Stone".
Sono davvero tantissime, comunque, le band che negli anni hanno ammesso esplicitamente di essersi ispirate agli "Echo and The Bunnymen". Si va dagli Oasis a Courtney Love, passando per Coldplay, Red Hot Chili Peppers, Flaming Lips, Dandy Warhols, Glasvegas e Killers. Una band, quindi, che ha lasciato una scia importante nella storia del rock inglese e mondiale e che, nel suo piccolo, si appresta a farlo anche a Bolzano.


Alan Conti
Per saperne di più:
www.bunnymen.com
www.dnaconcerti.com (informazioni al pubblico per concerti)

lunedì 10 maggio 2010

Via Torino: una rete tra vicini per aiutare gli anziani


Alto Adige — 09 maggio 2010 pagina 18 sezione: CRONACA

BOLZANO. L’idea è semplice: creare una rete di buon vicinato che vigili discretamente sugli anziani che vivono da soli ad Europa Novacella, il quartiere con la più alta percentuale di abitanti over 65 (il 27%). Sarà anche retorica, ma è proprio vero che molte volte il miglior amico può essere il vicino di casa. Oggi, però, non è semplice neppure avere rapporti cordiali con chi sta dall’altra parte del muro e la fiducia tra chi condivide il giroscale non è sempre massima. Per gli anziani, tuttavia, questo significa spesso mettersi in pericolo perché un rapporto affettivo con i vicini porta in automatico un controllo quotidiano prezioso. Il progetto “Il buon vicinato”, promosso dall’associazione “Anteas-Agas” e dalla cooperativa “Socrates”, mira proprio a ripristinare questo meccanismo di buoni rapporti e attenzione. «Sempre più spesso - racconta Dolores Corradini - si ascoltano storie di anziani morti da soli nel proprio appartamento, senza che nessuno se ne accorga per giorni. Noi cerchiamo di creare una rete tra vicini di casa che possa ovviare a queste situazioni e, al contempo, portare maggiore affetto e amicizia nei condomini. Nel quotidiano si tratterebbe di contattarsi a vicenda, passare a salutarsi o anche solo suonare per sentire come va. Partiremo con un progetto pilota in via Torino 95 e valuteremo l’impatto dell’iniziativa». Nel banchetto allestito ieri (e oggi dalle 9 alle 12), davanti alla chiesa di Regina Pacis i volontari spiegano nel dettaglio la proposta. «Non a caso - continua Corradini - abbiamo scelto questo quartiere, dove gli anziani over 65 sono il 27%, ovvero 4.480 e gli over 70 2.126, pari al 13,2%». Un’iniziativa che coinvolge tutti i volontari dell’associazione: «E’ molto importante superare certe barriere e scavalcare i pregiudizi» dice Clara Poggetta. Adriano Corso è più lapidario: «Purtroppo viviamo in un mondo di sordi, dove la solidarietà è ormai merce rara e anche chi abita vicino a malapena si conosce. Sarebbe molto importante, invece, per noi anziani avere un appoggio e un supporto in più. Ricordo che da ragazzo tutte le porte delle abitazioni erano aperte, si entrava e usciva senza problemi. Oggi, tutto questo, non sarebbe più nemmeno immaginabile». Fiduciosa anche Clara Venturato: «Dovremo affrontare delle difficoltà inevitabili, scavalcare chiusure e pregiudizi, ma contiamo di portare qualcosa di diverso in una città dove gli anziani sono sempre di più». «Speriamo davvero di riuscire a penetrare in modo capillare in più condomini possibili» l’auspicio di Francesco Targa. Franca Ravagnani, invece, prova ad allargare il discorso: «Si potrebbe estendere l’esperimento anche ad altre categorie in difficoltà, non solo agli anziani. L’importante è partire e dobbiamo essere noi a rimboccarci le maniche perché non possiamo aspettarci che a pensarci siano i giovani che devono correre tutto il giorno tra lavoro e famiglia». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

I residenti di via Druso: ridateci il bus


Alto Adige — 08 maggio 2010 pagina 17 sezione: CRONACA

BOLZANO. Si aspettavano la pensilina riparatrice e si sono ritrovati direttamente senza fermata dell’autobus. Questo il curioso destino dei residenti di viale Druso, abituati a recarsi all’Ospedale o in Centro utilizzando la linea 8 della Sasa, con fermata davanti alle caserme Huber e al negozio di impianti “Noselli”. Una sosta precaria, esposta alle intemperie invernali e che necessitava in modo evidente di un’attenta riqualificazione. Non è andata come speravano gli utenti. La Sasa, infatti, ha deciso di prendere di petto la situazione rimuovendo direttamente la fermata e costringendo i viaggiatori della zona a passeggiate di circa cinquecento metri. Non moltissimo, per la verità, non fosse che una parte della strada è totalmente senza marciapiede e sono tanti gli anziani e gli invalidi che utilizzavano la linea per raggiungere un vicino centro fisioterapico, così come gli studenti in uscita dalla scuola media «Ada Negri». E così gli abitanti dei condomini al civico 289 hanno preso tastiera e mouse per scrivere all’amministrazione ed esprimere un disagio confermato al nostro taccuino. «E’ davvero un peccato - comincia Ada Franzoni - privare questa zona di quel collegamento, peraltro precario. Adesso siamo costretti, oltretutto, a un doppio pericoloso attraversamento di viale Druso per percorrere il marciapiede e prendere la linea 8 in direzione Centro». Gaia Palmisano si aggiunge alla protesta con decisione: «E’ un disagio. Sì, siamo in tanti giovani a prendere quel bus, ma il problema è soprattutto per gli anziani». Liliana Cobbe scuote la testa: «C’era un bello spiazzo per fare la fermata, eravamo abituati e, di colpo, hanno levato tutto». «Perché non hanno soppresso la sosta nei pressi delle pizzerie Metro e Grolla, dove c’è molta meno gente? - si chiede Margherita Flor - Il brutto è che nemmeno ci hanno avvisato: una mattina ero in attesa dell’autobus e il conducente si è sbracciato per indicarmi che si sarebbe fermato più avanti». «Ci uniamo alle proteste e ci sentiamo privati di un servizio importante»: sono queste le parole di Giuseppe Amato. Indispettiti anche proprietari e lavoratori del centro fisioterapico “Europa Center”, dove scopriamo che le lettere per segnalare il disagio inviate all’amministrazione comunale sono addirittura due. «Oltre a quella dei residenti - confermano le dipendenti Serena Vasarin e Annamaria Lanzoni - c’è anche la nostra, spedita via mail al sindaco Luigi Spagnolli, al presidente della Provincia Luis Durnwalder e al direttore dell’ufficio mobilità Ivan Moroder. Abbiamo, infatti, un transito di 625 persone a settimana, 32.000 pazienti in tutto l’anno e molti, ovviamente, hanno difficoltà motorie. Impensabile - proseguono ancora - metterli in difficoltà lungo una strada, oltretutto, priva di marciapiede da un lato. Non solo, in tanti ci raggiungono direttamente dall’Ospedale, utilizzando proprio la linea 8. Oggi, in tempo di ristrettezze, sono costretti a chiamare un taxi. Risposte alla lettera? Fino ad oggi nessuna». Evidentemente, in tempo di elezioni, nelle caselle postali viaggiano molto più veloci gli slogan elettorali. «E’ davvero un problema - aggiunge il titolare di “Europa Center” Ernesto Vincenti - perché è una mancanza di rispetto verso gli anziani». Mauro Biasio, dipendente di “Noselli” conferma il fastidioso problema: «Da sempre questa fermata è un punto di riferimento per anziani e giovanissimi. Levarla crea pericolo e difficoltà a molte persone». Aldo Noselli, titolare dell’esercizio, è meno scandalizzato: «Da un punto di vista sociale posso capire il disagio, ma da un’ottica squisitamente commerciale non cambia nulla per noi che abbiamo clienti che vengono in macchina. Avessero costruito la pensilina, anzi, sarebbe stato un grosso ostacolo per le operazioni di carico e scarico del materiale». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

Al piano interrato la camera oscura del "Tina Modotti"


Alto Adige — 08 maggio 2010 pagina 35 sezione: AGENDA

BOLZANO. Un cuore che batte in camera oscura. Il Circolo Tina Modotti da 25 anni rappresenta il centro degli appassionati bolzanini di fotografia artistica, incastonato dal 2003 in via della Roggia, al piano interrato rispetto al bar Muflone Rosa. Un connubio, quello con il bar, che da sempre è stato proficuo, con una lunga serie di mostre fotografiche esposte nella sala dell’enoteca, per una media di otto esposizioni annuali. Il tutto accompagnato da un regolare corso di fotografia e svariate serate a tema. Un attivismo che ha permesso al Circolo Modotti di mantenere proficui contatti con le più importanti agenzie fotografiche mondiali come Grazia Neri, Photo Agency o Magnum, così come con diverse associazioni culturali, in particolare dell’area sudamericana. Non si perde di vista, comunque, il mondo altoatesino attraverso stretti rapporti di collaborazione con la Libera Università di Bolzano, il Filmclub e la scuola di cinema Zelig. Recente, per esempio, un progetto curato, in otto serate, dalla direttrice del Museion Letizia Ragaglia. L’ultima installazione, presente in questi giorni all’interno del Muflone Rosa, propone delle immagini d’acqua catturate a Vancouver, città canadese sede degli ultimi giochi olimpici invernali. Il filo sottile che unisce l’enoteca al Circolo, però, a breve si spezzerà fisicamente, pur continuando nella filosofia gestionale del Muflone Rosa. «Il “Modotti” - spiega Samanta Fontana dal bancone dell’enoteca - sta cercando una sede più appropriata e grande. Noi, però, intendiamo portare avanti un filone culturale ormai caratteristico di questo locale, quindi ospiteremo volentieri artisti cittadini che abbiano il desiderio di esporre i loro scatti. L’unica condizione è avere voglia di mostrare qualcosa di bello». Il fulcro del piccolo Circolo, comunque, rimane la camera oscura: una piccola stanza professionale, incastonata nel magazzino del bar. Tra casse di acqua e cartoni di pizza troviamo la piccola porta della stanza, dove gli appassionati possono venire a sviluppare le proprie fotografie come in un autentico studio. Anche qui il cordone ombelicale tra il locale e il Circolo artistico è evidente, quasi simbolico. Un connubio che affascina i clienti del bar: «La possibilità di trovarsi periodicamente al cospetto di nuove installazioni e interessanti esposizioni - afferma Vittorio Paganella - è sicuramente piacevole e stimolante. Pur non essendo socio del Circolo mi piace, talvolta, soffermarmi a guardare le fotografie appese o sfogliare i cataloghi proposti. Un bel modo originale per accompagnare il caffè». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA