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mercoledì 14 dicembre 2011

Gli operai: lo sciopero serve ancora?


Eloquente scritta su un bus

BOLZANO. Lavoro fisso, ricambio generazionale, pensionamento in età accettabile: i concetti già provati dalla crisi e picconati dalla recente Manovra sono diversi, ma viene da chiedersi se tra questi non rientri a sorpresa pure lo sciopero.
Colpire l'azienda per colpire lo Stato ha ancora senso? 
 Scioperare per tre ore comporta davvero qualche disagio? Provano a rispondere alcuni operai delle Acciaierie.
"La verità 
– comincia Ivan Trolese - è che chiunque decida di non lavorare viene coperto da qualcun'altro e a livello di produttività non si arreca alcun disturbo all'azienda. La questione di fondo, dunque, mi pare debba legarsi al concetto di rappresentanza e ai modi scelti per far sentire la nostra voce in modo incisivo". Scettico è pure Angelo Boscaini che a fine turno accetta di mettere in discussione sia lo strumento dello sciopero sia la circostanza particolare della protesta contro la Manovra. "Onestamente credo che andrebbero cercate nuove strade per esprimere il dissenso, ma anche per condurre le trattative. Scioperare oggi, comunque, mi sembra un controsenso perché vogliamo lanciare un segnale allo Stato, mica alla nostra azienda. In un momento in cui il futuro dello stabilimento è spesso in discussione credo sia opportuno pensare bene prima di muoversi. Assentarsi per tre ore, poi, mi sembra davvero poco efficace". Adesione totale, invece, per Mohamed Khachroum: "Non sono alla manifestazione solo perché nel mio settore non si può scioperare, ma nessuno deve toccare questo strumento. Ormai l’Italia ha rinunciato ai giovani e nessuno dice nulla". Un loro collega, intanto, lancia un messaggio su facebook: "Non bastano tre ore, ma bisogna stringere i denti e arrivare anche a tre mesi di blocco se necessario". Lo sciopero, quindi, ha ancora un valore importante, a patto che non sia annacquato con la camomilla.(a.c.)

A Ora un nuovo veterinario


Simpatica vignetta sui veterinari

ORA. Arriva un nuovo veterinario a Ora direttamente da…Bolzano. Francesca Benin, da tempo impegnata nella cura di cani e gatti nel capoluogo con il suo studio a Oltrisarco, ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura. Già da fine novembre, infatti, ha aperto i battenti l’ambulatorio veterinario associato in via Vecchia 14/D, dietro alla biblioteca da poco inaugurata vicino alla Strada Statale. Lo studio, già operativo e conosciuto nel quartiere bolzanino, conta su un trittico di veterinarie che operano in team da diverso tempo. Oltre alla dottoressa Benin, infatti, a visite ed esami si alterneranno anche le colleghe Elisa Antonelli e Karin Zingerle. Ovviamente come da tradizione cani e gatti sono sempre ben accetti, ma l’orizzonte dei veterinari si è ormai giocoforza ampliato. "Ci occupiamo di piccoli animali in genere – spiega Benin - quindi prendiamo in cura pure conigli e furetti".
 Detto dei pazienti, va rimarcata una certa intraprendenza dell’ambulatorio che ama sperimentare nuove zone e possibili bacini d’utenza inesplorati. "Sapevamo – spiega Elisa Antonelli – che a Ora non era presente alcun veterinario, mentre tutta la Bassa Atesina era servita da un solo ambulatorio". Così, dopo una “ricerca di mercato” particolare si è deciso di aprire. "La nostra collega Karin è proprio di Ora, quindi abbiamo fatto alcune riflessioni potendoci basare direttamente sul suo vissuto e abbiamo scoperto che effettivamente il paese aveva questa necessità. A quel punto abbiamo preso la decisione definitiva". Il nuovo studio veterinario, quindi, si pone sia come sfida imprenditoriale sia come servizio alla comunità. "Lo spirito – chiude Antonelli – è esattamente questo e la curiosità con cui siamo stati accolti nei primissimi giorni di apertura è sicuramente un ottimo segnale. Speriamo che si riveli una decisione azzeccata come fu quella di Oltrisarco, dove ancora oggi abbiamo clienti che si stupiscono e ci ringraziano per aver scelto il loro rione". Gli orari dell’ambulatorio variano di giorno e in giorno: lunedì 16-19, martedì 9-12.30, mercoledì 16-19, giovedì 9-12.30, venerdì 15-18 e sabato 9-11.30. Per qualsiasi informazione o richiesta particolare i numeri da contattare sono 0471/811042 oppure 328/3951444. 
Alan Conti

Kolibri rinnova la missione convivenza


Scelta dei libri all'interno di Kolibri

BOLZANO."Un libro non è una semplice merce, ma un veicolo per messaggi importanti". E’ partita da questa riflessione la sfida della cooperativa “KoLibri” che, lanciata da un gruppo di ragazzi intellettuali e sognatori nel 1978, vive oggi l’ennesimo rilancio nel segno di bilinguismo e convivenza. E’ il 1978, infatti, quando attorno alla libreria “La Sinistra” in via della Roggia si accende un fermento culturale particolare e scocca un’idea a suo tempo rivoluzionaria: proporre volumi italiani e tedeschi nello stesso locale. Un progetto che entusiasma immediatamente Alexander Langer e che prende forma proprio in quel piccolo bugigattolo pieno di pagine e voglia di cambiare la società altoatesina. "Era davvero piccolo – ricorda Renato Bariletti, da sempre anima della libreria – ma la proposta funzionò immediatamente, tanto da coinvolgere rapidamente un centinaio di soci". Già, perché oggi come allora dietro a “KoLibri” non ci sono investimenti privati o aziende, ma solo la forza di volontà di una cooperativa che per statuto accetta come soci solo persone fisiche. Trent’anni fa bastavano 10.000 lire per entrare, oggi la quota minima d’ingresso è fissata a 100 euro e le porte sempre spalancate. "Ben presto – continua Bariletti – acquisimmo i locali vicini e ampliammo il nostro spazio: io stesso picconai i muri. Il trasferimento in via Argentieri, però, rappresentò il vero salto di qualità". La libreria si impone con al sua filosofia, ma deve fare i conti con uno sfratto. "Athesia comprò il nostro negozio e ci fece le scarpe. Davamo fastidio. Per fortuna che ci capitò l’offerta di via della Rena che è ormai la nostra sede storica da quasi un ventennio". Oggi, però, c’è bisogno di sapersi rilanciare in una società dove il libro ha diverse battaglie di sopravvivenza da portare avanti. "Abbiamo rinnovato le insegne, aperto nuovi spazi come il soppalco e ampliato la zona per i bambini – spiega la presidente della cooperativa Silvia Maranelli – per rilanciarci nell’immagine. A livello di fruizione, invece, abbiamo previsto una classificazione per genere e poi autore, senza alcuna divisione tra volumi in italiano e in tedesco. E’ una scelta che potrebbe scontentare qualche cliente, ma che sentiamo in linea con il nostro progetto e nella quale crediamo tantissimo". La convivenza, verrebbe da dire purtroppo, non passa mai di moda. "C’è ancora bisogno di incontrarsi e di condividere esperienze e luoghi. Nel nostro piccolo cerchiamo di fornire questo tipo di opportunità. Abbiamo clienti tedeschi, per esempio, che comprano libri di autori italiani in lingua originale, mentre è più raro che avvenga il contrario". La tecnologia stessa si può piegare al nobile fine."Siamo l’unica libreria – conclude Maranelli – ad avere un sistema informatico che gestisce la collezione italiana e tedesca simultaneamente senza bisogno di ripartizioni separate". La convivenza passa anche dall’innovazione delle piccole cose e da un libro che non è solo merce.
Alan Conti

martedì 13 dicembre 2011

Scuola Chini: 50 anni sempre un passo avanti

La scuola Chini ai Piani

BOLZANO. Sempre un passo avanti in un rione che troppo spesso ha dovuto prendere la rincorsa. Non è banale la storia della scuola primaria Chini che venerdì 16 dicembre festeggerà i primi 50 anni di vita. Un istituto che non è solo simbolico avamposto culturale e formativo dei Piani, ma è anche il primo in città ad aver inserito i disabili nelle classi regolari, mischiato maschi e femmine, affiancato scuola italiana e tedesca, sperimentato l’orario posticipato e approfondito l’insegnamento linguistico veicolare. Giusto, quindi, che la città celebri a dovere un’istituzione che è stata capace di entrare nella pelle del proprio quartiere senza perdere la voglia di sperimentare.
 Riavvolgendo il nastro della storia si arriva al 1945 quando nella Bolzano post bellica i due sacerdoti don Vittorio Franzoi e don Guido Perotti decidono di fare dell’ex caserma Gorio in via Macello, oggi centro di accoglienza per profughi, il cuore pulsante del rione. Ecco, quindi, che i locali vengono adibiti in parte a chiesa e sala teatro e in parte a scuola e asilo. E’ l’embrione delle Chini che vedranno poi luce definitiva nella sede di via Dolomiti il 17 marzo 1961. Già nel 1956, comunque, si scorge la natura innovativa della scuola quando la maestra Anna Felis decide mescolare maschi e femmine nella stessa classe e applicare il metodo Montessori: per gli anni due autentiche rivoluzioni didattiche. Nel ’61, come detto, il trasferimento nell’edificio di oggi e immediatamente con le sezioni  distaccate dell’elementare tedesca “Wolff” di Rencio come vicine di casa. Una simbiosi, ai tempi, più unica che rara e che ancora oggi continua a essere coccarda distintiva sulla giacchetta della scuola. Il nome Chini, invece, è omaggio al grande missionario noneso Padre Eusebio Francesco Chini voluto dal bibliotecario di allora maestro Martintoni. Nel 1963 le Chini arrivano prime pure sul fronte interculturale con la predisposizione di due classi per i nomadi, ma è nel ’70 che il direttore didattico Remo Ferretti, poi assessore provinciale, imposta una sterzata epocale per la didattica di tutta la città. I bambini disabili, infatti, fino ad allora erano inseriti in classi separate, mentre la figura dell’insegnante di sostegno era ancora lungi dall’essere inventata. Bene, Ferretti pretese l’integrazione dei disabili nelle normali classi delle elementari e, con l’aiuto dei docenti, impostò un duro lavoro di programmazione e ricerca dell’inclusione. Oggi pare assoluta normalità, ma di fatto si trattò di una svolta mentale. Rivoluzionaria fu anche la didattica impostata su continui riferimenti agli eventi quotidiani e alla società che circondava gli alunni di allora: la scuola usciva delle torri di avorio e scendeva in strada. Saltando al 1986 piombiamo nel travaglio che le Chini dovettero subire per ottenere una scuola ristrutturata. I ragazzi furono rimbalzati tra via Claudia Augusta e via Cassa di Risparmio in seguito a intoppi politico-burocratici che impedivano la partenza dei lavori di ristrutturazione in via Dolomiti. Curiosamente sembra di leggere la cronaca attuale dell’omonima piazza che nei prossimi mesi dovrebbe abbellire la strada della scuola. E’ da qui, però, che nasce l’insolito orario di inizio delle lezioni ancora oggi fissato alle 8.30. Gli autisti del servizio pubblico, infatti, non avevano alcuna intenzione di trasportare gli alunni dal Centro ai Piani alle 7.30. Il loro turno, infatti, cominciava alle 8 e il veto fu talmente perentorio che la scuola si adeguò spostando l’orario di ingresso alle 8.30. Una scelta che, per ragioni di traffico e lontananza, fu considerata talmente azzeccata da mantenerla nei decenni: un aneddoto da raccontare all’assessore provinciale Sabine Kasslatter Mur assai impegnata nella battaglia per l’unificazione di tempi e calendari. Nel 1983, comunque, i bambini possono tornare in via Dolomiti per non spostarsi più fino ai giorni nostri. Gli ultimi anni sono caratterizzati dalle sperimentazioni linguistiche, le tante gite e le molteplici attività di un istituto che non sta mai fermo e ormai è molto amato da tutti i residenti dei Piani.
 "Il passato merita di essere raccontato – spiega la dirigente dell’Istituto Comprensivo Bolzano I Laura Portesi – ma il nostro sguardo è rivolto al futuro. La speranza è di rendere questa scuola sempre più un motivo di vanto per il rione insistendo sui tasti del plurilinguismo e delle conoscenze tecnologiche che rappresentano ormai lo sviluppo".
Alan Conti
 
LA FESTA.
 I cinquant’anni della scuola Chini saranno celebrati venerdì 16 dicembre con una cerimonia fissata per le ore 14 nel cortile della scuola in via Dolomiti 12. Per l’occasione sarà allestita una mostra con foto significative nella storia dell’istituto che rimarrà aperta anche nella giornata di sabato dalle 9 alle 12. Il programma, inoltre, prevede una sfilata attraverso il quartiere, il saluto delle autorità, uno spettacolo nel cortile, il vernissage della mostra interna, letture e canti. 


In classe spunta un barbagianni



I bambini con il rapace in aula


BOLZANO. Entra in aula, diligente, ordinato, osserva attentamente e non si scompone mai. L’alunno perfetto? No, un barbagianni arrivato in classe grazie a un progetto realizzato dalla scuola primaria “Don Milani” dell’istituto comprensivo Bolzano III. Qualche giorno fa, infatti, il rapace è stato portato dal suo falconiere Simone Mischiatti di fronte ai bambini delle classi 4B e 4C per un incontro particolare. Gli scolari sono rimasti totalmente rapiti da un animale che solitamente, vuoi per la sua natura o vuoi per il suo habitat, non è facile ammirare da così vicino. Dopo una piccola lezione sul barbagianni tenuta dal bolzanino Muschiatti che ha inchiodato l’attenzione della classe, i bambini hanno potuto provare l’ebbrezza di tenere il rapace appollaiato sul proprio braccio utilizzando il tipico guanto di cuoio. Qualcuno si è avvicinato con una certa sicurezza qualche altro, invece, ha tradito un pizzico di timore tenendo l’avambraccio bello teso. Poco importa, il volatile non si è mai scomposto e volentieri ha fissato con le sue particolari pupille quello che stava accadendo: evidentemente la sorpresa non era solo umana. Soddisfatto pure il falconiere Mischiatti. "Non mi aspettavo tanto interesse da parte degli alunni, è stato bello interagire con loro".  Il faccia a faccia con il barbagianni, comunque, fa il paio con l’escursione delle classi a Roccolo del Sauch in val di Cembra dove i bambini hanno potuto visitare una costruzione vegetale che in passato veniva utilizzata per la cattura degli uccelli. Oggi la particolare struttura naturale viene usata dai biologi del Museo di Scienze di Trento per inanellare i volatili di passaggio e analizzare il loro stato di salute. E’ stata proprio questa, quindi, l’operazione cui hanno potuto assistere gli studenti rapiti dalle piccole creature tra cui uno splendido pettirosso.

 "E’ importante – spiega l’insegnante Anna Rita Campagnolo che cura il progetto “La Natura fa scuola” assieme alla guardia forestale Paolo Giacomoni e alle colleghe Elisabetta Pristerà e Luciana Cadonati  – che i bambini maturino la consapevolezza di trovarsi all’interno di una globalità di rapporti che passano, logicamente, per il rispetto dei legami che abbiamo con la natura nelle sue varie espressioni. Non siamo singole individualità, ma un sistema che deve cercare costantemente un’armonia". Perdersi negli occhi di un barbagianni, a parte l’emozione dell’insolito, aiuta. "Certo, i ragazzi si sono trovati per la prima volta a contatto con un animale tanto affascinante quanto misterioso. E’ un’esperienza che aiuta a trovare una certa empatia con quello che ci circonda". Le tre docenti, inoltre, curano da tempo con le loro classi l’orto interno alla scuola. "Grazie all’aiuto dell’ortolano Carlo Dalla Valle trasmettiamo loro la valenza dell’interazione tra lavoro umano e risorse della natura abbinando il tutto a un sano divertimento che non deve mai mancare nella giusta misura". C’è, infine, un aspetto tutto territoriale del progetto: "La nostra speranza – chiude Campagnolo – che i bambini sviluppino anche un senso di appartenenza al nostro contesto altoatesino che si possa trasformare in futuro in una socialità diffusa e senso di responsabilità verso l’ambiente, l’uomo e il mondo". 
Alan Conti

sabato 10 dicembre 2011

I turisti dicono no al tornello in bagno


Il tornello installato all'ingresso dei bagni al bar "La Piazza"
BOLZANO. Necessità o esagerazione, comodità o business. Il tornello al bagno del bar “La Piazza” continua a far discutere e in una giornata di grande affluenza al Mercatino come ieri innesca facilmente un dibattito che coinvolge turisti, bolzanini e commercianti delle bancarelle. Impossibile trovare unità di opinioni attorno ai 50 centesimi chiesti per usufruire del gabinetto, ma di globale c’è lo sconcerto per la mancanza di un wc pubblico nel cuore del Natale bolzanino. L’annosa questione della pipì-tax, comunque, in città si trascina da anni, ma mai nessuno aveva provveduto prima a soluzioni così drastiche e se per il turista tedesco la prassi è abbastanza consolidata, per gli italiani si tratta di una soluzione assai meno diffusa.
  All’interno de “La Piazza”, comunque, si capisce che la situazione sta creando qualche imbarazzo improvviso dal gentile rifiuto di interviste a responsabili e ospiti. Poco male, perché i turisti, anche quelli in bagno, prima o poi escono dal locale e qualcuno non ha affatto la faccia contenta. "E’ assolutamente ridicolo chiedere un simile obolo – lamentano infastiditi Antonio Castelluccio e Michele Pellegrino arrivati da Milano con le famiglie – per andare in bagno. Tra poco ci faranno pagare pure l’aria che respiriamo. Non credo sia giusto scaricare sui visitatori l’incapacità di Bolzano di dotarsi di un bagno pubblico efficiente". Le famiglie, però, si alzano dal tavolino in veranda, quindi in quanto clienti il servizio di toilette dovrebbe essere stato scalato. "Bugie, abbiamo uno scontrino di consumazioni da 55,50 euro ma nessuno ci ha stornato i quasi 4 euro spesi per superare il tornello. Le parole volano, i fatti restano". In soccorso del locale arriva Anna Di Gregorio, bolzanina e cliente affezionata. "Siamo sinceri: le corse e le frotte di turisti interessati solo a trovare un bagno non erano piacevoli. La soluzione del tornello mi sembra azzeccata e comunque tutela un bar di una certa qualità. Chi è contrario può benissimo optare per altre soluzioni". Danilo Brazelli e Maria Marin, anche loro lombardi, sono più cauti. "In linea di principio l’idea del tornello e della tassa per andare in bagno non è proprio elegante nei confronti dei turisti. E’ anche vero, purtroppo, che in molti se ne approfittano, utilizzano il gabinetto e poi escono. Qualcuno, però, deve pulire, comprare la carta e mettere in ordine. Ci vorrebbe semplicemente più buon senso da parte di entrambe le categorie e magari prevedere un bagno pubblico che risolva queste situazioni". "Il bagno del bar – interviene la cuneese Gisella Massa – è molto pulito, quindi vale il suo prezzo. E’ giusto, comunque, che Bolzano si ponga certi interrogativi perché in vista dell’Adunata degli Alpini bisognerà avere un’organizzazione perfetta. Ve lo dice una barista che ci è passata appena due anni fa". Ieri, intanto, a Mercatino intasato era impossibile trovare un bagno senza coda. Alla “Loacker”, per esempio, la fila di persone risaliva l’intera scala a chiocciola e a Campofranco era necessario dotarsi di robuste spalle per farsi largo. Folla che, ovviamente, regala gioie ai commercianti: "Siamo contenti – le parole di Adolf Trojer, da anni al Mercatino con i suoi prodotti di cartoleria – ma il problema del bagno è concreto anche per noi, mica solo per i turisti. Viene da chiedersi come sia possibile trovare delle soluzioni perfette per altre iniziative e andare sempre in difficoltà in occasione del Mercatino: il Comune deve intervenire. In ogni caso, comunque, ci rifiutiamo di andare dove montano addirittura dei tornelli". I bolognesi Fiammetta Passerini e Luca Fregni rincuorano l’Azienda di Soggiorno: "Non penso che sia dalla disponibilità di un gabinetto che i turisti formulano il proprio giudizio complessivo su una città. Detto questo, crediamo che la soluzione migliore sia Campofranco e lasciar perdere le barriere a pagamento". Chiusura con l’allegria dei toscani Mario Fini e Dario Bellandi: "Il bagno deve essere garantito, ma i turisti devono comportarsi con rispetto. Certo che 50 centesimi sono davvero tanti, da noi a Lucca ne chiedono al massimo 30 e a Pistoia nulla: comunque chi ha a che fare con molti visitatori deve porsi il problema. Firenze? Abbiamo detto che siamo toscani, mica fiorentini…". 
Alan Conti
 

venerdì 9 dicembre 2011

In centinaia per salutare Guglielmo

Regina Pacisa gremita per l'ultimo saluto di Andriolo (DLife)

BOLZANO. Già mezz’ora prima dell’inizio della funzione la fila di persone in attesa di benedizione e condoglianze arriva oltre l’ingresso della chiesa. La famiglia Andriolo ha un sorriso e un ringraziamento per tutti: sembra quasi siano loro a consolare le lacrime di chi si avvicina. Ti aspetti rabbia per un incidente inspiegabile e invece ammiri una forza incredibile che si traduce nelle parole pronunciate dal figlio Alessandro. "Non chiediamo al Signore perché ci è mancato, ma lo ringraziamo per avercelo donato. Alla fine della sua parabola terrena voglio fare a mio padre il complimento più bello che ci possa essere: sei stato una brava persona". La moglie Giovanna accarezza il feretro come aveva fatto con la mano del marito che scivolava via pochi minuti dopo l’incidente, poi durante i saluti si siede sulla panca incredula. I nipoti che nonno Guglielmo andava a prendere a scuola hanno lo sguardo fisso e l’occhio lucido ma anche loro, poco più che bambini, ringraziano tutti senza distinzione.
 Sull’altare a officiare alla funzione arrivano anche i vicari della diocesi di Bolzano Giuseppe Rizzi e Josef Matzneller che si affiancano al parroco di Regina Pacis don Olivo Ghezzi: è un segnale forte e un attestato all’impegno profuso da Guglielmo nel mondo cattolico. Non è un funerale normale nemmeno per don Olivo che di Andriolo era amico e confidente. "Non avrei mai voluto adempire al dovere di prendere la parola nell’ultimo saluto di Guglielmo – ammette commosso nell’omelia - né mi sarei aspettato di farlo così presto. Attendiamo di rivederlo nell’eternità quando ogni lacrima sarà asciugata, però dobbiamo essere in grado di provare la gioia di averlo avuto con noi. Era un uomo competente, disponibile in ogni ambito della società civile e della comunità cattolica: visse costantemente nell’ansia di essere cristiano e di esserlo limpidamente, seguendo una fede timida e profonda. Onoriamone la memoria imitandolo nella vita di tutti i giorni". "Siamo ancora increduli e sconvolti per come ci è stato strappato via – le parole del vicario generale Rizzi – ma chiediamo al Signore di accoglierlo per i suoi grandi meriti".  I canti della funzione, intanto, vengono affidati al coro “Note di Classe” della scuola primaria Manzoni e, come detto, al “Mascagni”: una collaborazione simbolo dei ponti intergenerazionali che Guglielmo ha saputo costruire anche attraverso diverse iniziative per i bambini come la Colonia 12 stelle di Cesenatico.
 Alla fine della cerimonia la lunga coda per i saluti si ricompone ordinata: si riconoscono molte facce del quartiere. Vicini di casa, titolari dei negozi frequentati da Guglielmo o semplici residenti che hanno voluto rendere omaggio al feretro sul quale campeggiava una corona di fiori appoggiata da “i compagni di gioventù”. In tanti l’hanno seguito per la definitiva tumulazione al Cimitero cittadino. Un addio terreno e un arrivederci cattolico composto, dignitoso, senza esagerazioni o rancori: Guglielmo lo avrebbe voluto così. 
Alan Conti

lunedì 5 dicembre 2011

Il video di Ale: "Combatto grazie al dono"


Le magliette per l'Admo. Info sul gruppo di Facebook
BOLZANO. Racconta con una semplicità disarmante la lotta a una malattia “bastarda” e con l’obiettivo ben fisso davanti a sé: trasmettere, attraverso il proprio vissuto, l’importanza della donazione di midollo osseo. Alessandro Polì, per tutti “il piccolo Ale”, si è messo davanti a una telecamera e, con lo scorrere di immagini e  musica significative della sua vita, ha cominciato a raccontarsi. Ne è nato un video che l’Admo di Noicattaro ha caricato su “youtube” innescando quel circolo veloce e stavolta non vizioso della trasmissione attraverso i social network. D’altronde proprio la mamma di Ale, Emanuela Imprescia, da tempi cura una pagina su facebook intitolata “Polì Ale: un midollo per la vita” che ha raccolto attorno alla lotta di questo bambino bolzanino oltre 15.500 persone. Il grande merito di Emanuela, però, è di aver saputo allargare un vissuto difficile alla stregua di esempio per tutti, in grado di spiegare meglio di qualsiasi retorica come la scelta di donare di una persona possa cambiare l’esistenza di un’altra. Fino adesso, però, è stata sempre mamma Emanuela a comunicare, spiegare, contattare e rispondere ponendosi, come giusto e naturale, a scudo per il piccolo. Nel video, però, è Ale che prende la parola rapendo lo sguardo nel monitor e non lasciandolo fino alla fine. "Io sono Ale e sono un bambino un po’ speciale, ma non lo sono stato sempre. A 4 anni e mezzo mi sono ammalato e ho cominciato la mia battaglia: il mio avversario si chiama leucemia linfoblastica acuta e purtroppo colpisce molti bambini". Cominciano i primi cicli di chemio "in isolamento, ma alla fine la battaglia sembrava vinta e per tre anni è andato tutto bene: sono tornato a scuola, ho giocato a basket e ho viaggiato con la mia famiglia". D’un tratto, però, Ale scivola di nuovo nell’incubo. "Durante uno dei frequenti controlli cui ero sottoposto mi hanno detto che la malattia era tornata, ma stavolta non bastavano le devastanti cure che ben ricordavo: serviva qualcosa di più, un gesto unico e smisurato come la donazione. Serviva, però, la mia gemella genetica chissà dove nel mondo e chissà se già risoluta a diventare donatrice di midollo osseo". La fortuna, però, stavolta regala un colpo. "Beh, lei c’era – riparte con rinnovato vigore nel racconto Ale – e la sacca contenente le sue cellule staminali è arrivata a Padova il 3 maggio 2011. Così ho potuto fare il mio trapianto. Dopo 72 giorni di isolamento completo ho potuto nuovamente cominciare la mia vera rinascita". La battaglia, tuttavia, non è ancora finita. "Vivo da più di un anno praticamente isolato, frequentando pochissime persone. Vado a scuola in videoconferenza e attendo il giorno in cui i farmaci non serviranno più e potrò vivere una vita normale". Non tutti, comunque, possono arrivare a questa speranza. "Penso spesso che io la mia opportunità l’ho avuta, ma tanti ancora non la trovano perché i donatori sono pochi e le compatibilità difficili. E’ ingiusto che troppi non possano affrontare la propria battaglia perché qualcuno non ha teso la mano o ha deciso di non donarsi per cambiare un destino e ridisegnare una vita. Noi chiediamo solo di poter diventare grandi".
 Basta scrivere “Ale video” su youtube, tutto il resto ve lo racconta questo bambino di undici anni.
Alan Conti


Informatica festeggia i 10 anni


La tastiera è strumento essenziale

BOLZANO. Certezza pressochè assoluta d’impiego, soddisfazione assicurata verso docenti o il proprio corso di studio e stipendio futuro piuttosto lauto. Dai dati distribuiti dalla facoltà di Informatica della Lub, i 10 anni di vita sembrano, in ordine di importanza, davvero l’ultimo motivo di una lunga serie per festeggiare. Al di là dello spirito, però, il decennale della attività diventa chiaramente l’occasione perfetta per la presentazione di alcuni numeri che fanno di questo percorso di studio uno dei più promettenti e rassicuranti dell’intera offerta formativa bolzanina, ma anche internazionale. Lo scotto da pagare, se così vogliamo chiamarlo, è quello di una preparazione linguistica, soprattutto inglese, che rasenti la perfezione e la naturale inclinazione a viaggiare perché spesso le strade dell’eccellenza informatica portano fuori dall’Italia. Le celebrazioni organizzate nella giornata di ieri in ateneo, comunque, non si sono limitate al classico discorso compiacente con applauso annesso, ma hanno preso la forma di un vero e proprio convegno, con tanto di stand esterni delle aziende specializzate e interventi sui temi principali delle ricerca di settore.
 Tornando ai dati del nucleo di valutazione, invece, spicca lo 0% nella casella dei laureati usciti dalla facoltà bolzanina che, a distanza di un anno dall’alloro, sono ancora in cerca di un impiego. La certezza del posto di lavoro, quindi, è una realtà più che uno spot il che, in tempi di crisi occupazionale, pare un’oasi nel deserto. Il settore certamente aiuta, ma non è tutto se a Verona il dato sale al 4,4% e a Trento addirittura al 15,4%. Non si tratta, oltretutto, di lavori di poco conto se consideriamo che la media sul guadagno mensile si fissa per i laureati bolzanini a 1.513 euro contro i 1.178 dei trentini e i 919 euro per i veronesi. Da qui al Veneto, insomma, ballano 600 euro al mese in busta paga, circa 7.800 euro annuali: non poco per chi ambisce a costruirsi un futuro economicamente solido nonostante i venti di crisi economica che spirano. Buone notizie anche alla voce “durata media degli studi dei laureati triennali” che si calcola a Bolzano in 3,9 anni, a Trento in 4,1 e a Verona in 5,1. Pare logica conseguenza, a questo punto, l’ottimo grado di soddisfazione raccolto dagli studenti con il 90,1% che si dichiara contento della facoltà e il 95,8% che lo è anche dei propri professori. Tre anni fa le percentuali erano rispettivamente di 85,8% e 93,7%, quindi si percepisce una leggera crescita.
 La facoltà più moderna per definizione, però, non può fermarsi a crogiolarsi nei numeri e deve porsi nuovi obiettivi. "Festeggiamo un evento importante – le parole del presidente di facoltà Giancarlo Succi – e giustamente è il momento per fare i bilanci. In futuro, però, puntiamo a iniziare nuove attività e rafforzare le collaborazioni con chi ha lavorato con noi". I dato sulla ricerca, intanto, sottolineano una certa predilezione per i soggetti esterni dove è stato speso l’89% dei finanziamenti, pari a 5.227.860 euro. Nel dettaglio si tratta di 12 progetti europei (3.241.273 euro, 62% del totale), nazionali (784.179 euro, 15%) e in conto terzi (1.202.408 euro, 23%). Ad uso interno, insomma, rimangono le briciole di 646.140 euro e un poco lusinghiero 11%: forse è il caso di riequilibrare un poco questa bilancia. Non a caso il vicepresidente della Provincia Christian Tommasini, intervenuto in apertura di convegno, oltre ai complimenti di rito ha annunciato "una più continua e stretta sinergia con le scuole superiori, oltre che una collaborazione proficua con il tessuto delle aziende locali". Delle 11 aziende specializzate coinvolte nell’organizzazione dell’anniversario, comunque, ben 7 sono altoatesine: le potenzialità sembrano esserci. L’informatica è globale, ma la sede dell’ateneo non può essere solo un particolare.
Alan Conti

Posta in ritardo di settimane...ma solo da un lato


I piccioni ci metterebbeo meno?
 BOLZANO. Un lato della strada riceve regolarmente la posta, ma attraversando le strisce bisogna fare i conti con lettere in ritardo di due settimane, fatture bloccate, bollette disperse e corrispondenza sparita. Sembra incredibile la situazione che si è creata nell’area all’incrocio tra piazza Vittoria, via San Quirino e viale Venezia. Il lato della carreggiata corrispondente alla fine di viale Venezia, infatti, riceve regolarmente lettere e bollette, ma dall’altra parte, dove piazza Vittoria ancora non ha ceduto il passo a via San Quirino, le cassette della posta piangono miseria da giorni. Per l’esattezza si tratta di due settimane di paralisi determinate, pare, dalla malattia del postino responsabile di zona. A denunciare una situazione paradossale è Mauro Trolese, titolare dell’enoteca che si affaccia lungo la strada. "Sono molto arrabbiato perché da un momento all’altro la posta ha smesso di arrivare. I primi giorni non mi sono preoccupato più di tanto, poi ho cominciato fare delle domande in giro". Le risposte ricevute non sono state particolarmente soddisfacenti. "Prima di tutto ho scoperto che tutte le attività dirimpetto non hanno registrato alcun problema. Indagando mi hanno comunicato che i due lati della strada sono serviti da due differenti postini, quindi non sono strettamente collegati nonostante la vicinanza". Attestata la differente competenza, però, resta il problema principale: i ritardi omerici. "Sembra incredibile – riprende Trolese – eppure la motivazione che mi hanno fornito alcuni dipendenti delle Poste è quella di una malattia del nostro postino che impedisce la distribuzione. In ufficio, mi assicurano, la nostra corrispondenza è accatastata in enormi mucchi in attesa che torni il titolare di zona". L’intoppo, quindi, sembra banalmente una sostituzione che l’azienda non vuole o non può risolvere. "Posto che siamo di fronte a un disservizio che è, al contempo, comico e scandaloso chiedo alle Poste di potermi ritirare da solo la corrispondenza arrivata al centro di smistamento". Una richiesta che restituisce la misura di quanto sia importante la posta per alcune attività. "Soprattutto nel periodo natalizio – conclude Trolese – non possono crearci queste difficoltà. Parliamo di fatture delle aziende fornitrici, bollette da pagare, cedole dell’affitto e inviti per eventuali promozioni o eventi del periodo. Le eventuali more per i ritardi dei pagamenti, per esempio, chi le paga? Dovrei dire alle aziende di portare pazienza perché sono immobilizzato dalla malattia del mio postino?".
Netta la smentita in arrivo dalle Poste: "La corrispondenza in quel tratto è regolare e viene consegnata senza intoppi o ritardi" le parole del responsabile della comunicazione per il Nord Est Ettore Zuccolotto. "Nel caso specifico parliamo di una singola raccomandata della Camera di Commercio datata 9 novembre che purtroppo non è pervenuta all’enoteca, ma il resto del servizio procede regolare".  
 Non è la prima volta, però, che Poste Italiane incorre nelle ire dei cittadini. Già in agosto, infatti, buona parte dei commercianti di via Sassari aveva lamentato ritardi di oltre un mese nella distribuzione, mentre a maggio all’interno del nuovo rione di Casanova si registrava corrispondenza arrivata dopo settimane, tra cui importanti raccomandate. Non pare un caso, infine, che diverse banche operanti in città abbiano deciso di affidare la propria distribuzione per i clienti a ditte private capaci di garantire una maggiore puntualità. 
Alan Conti