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lunedì 3 novembre 2014

Stop all'uccellagione anche in Veneto



Il concetto di esca viva fa abbastanza rabbrividire, specie se si utilizza per catturare e uccidere altre prede. Una sorta di doppia barbarie che la Regione Veneto, dopo anni di permessi, ha deciso di frenare chiudendo i roccoli destinati all’uccellagione. Da vent’anni sul territorio della Regione confinante, infatti,  venivano autorizzati impianti a rete per catturare piccoli uccelli migratori provenienti dal Nord Europa come Allodole, Cesene, Tordi e Merli destinati a fare da richiami. Vivi, naturalmente. Una delle pratiche più criticate dalle associazioni animaliste e non solo.
 Il ravvedimento, come sottolineano Andrea Zanoni e Caterina Rosa Marino della Lega per l’abolizione della caccia, è sostanzialmente figlio delle norme europee stringenti. “Finalmente anche l’amministrazione regionale si è piegata a una direttiva continentale che fin dal 1979 tutela un bene transnazionale che non conosce confini”. Il concetto è semplice: i migratori si spostano continuamente e non possono essere considerati parte integrante di un solo territorio. Ergo niente reti per fare di pochi quel che è di tutti. “Questo sistema di uccellagione è proibito perché assolutamente non selettivo e capace di danneggiare seriamente pure le specie protette”. Specie che, per inciso, non è affatto detto soffrano meno di un comunissimo passerotto da balcone.
 La vittoria delle associazioni, in ogni caso, è anche un momento per godersi la fine di una lunga battaglia. “E’ dal lontano 1995 che ci diamo da fare per evitare questa barbarie – ricorda Zanoni che è anche deputato a Bruxelles – con controlli in veste di guardie volontarie, denunce alla magistratura penale, ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, petizioni e manifestazioni pubbliche. Senza dimenticare l’intensa attività all’interno del Parlamento Europeo e gli incontri con la relativa commissione ambiente”. Una vittoria che, ovviamente, è anche politica. “La giunta Zaia ha dovuto gettare la spugna perché non aveva più argomenti per difendere questo sistema di annientamento. Oltre a questo, comunque, credo che abbia un grande valore morale e normativo il riconoscimento di questi animali come bene internazionale. Una ricchezza che spetta a tutti e che, come tale, va difesa da tutti”. Nessuno, insomma, può considerare suo il cielo e chi lo sorvola.
Alan Conti (www.altoadige.it)

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