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giovedì 2 febbraio 2012

Salorno: piace il riciclaggio all'ex La Vis


Lavori all'altezza del Doss della Forca
La frana al Doss della Forca ha costretto il centro al trasloco, ma la nuova posizione è promossa dai cittadini. Intanto c'è chi rimpiange l'impianto di guida sicura

SALORNO. A Vadena lo detestano o poco ci manca, ma a Salorno qualcuno ancora rimpiange la possibilità di valorizzare il Doss della Forca con il centro di guida sicura. Anni addietro, infatti, l’assessore provinciale Michele Di Puppo e il consigliere comunale Giorgio Giacomozzi avevano provato a progettare la pista nella zona a sud del paese. Un’idea che aveva varcato i confini della carta e trovato piena legittimità nella sua esposizione durante un’assemblea nella sala civica. Un’operazione che guardava al ritorno economico, poi naufragata in favore dell’attuale Vadena. La frana dell’anno scorso, tuttavia, avrebbe reso inagibile l’eventuale centro di guida, ma forse il Doss della Forca godrebbe oggi di ben altra dignità.
 Tra gli effetti dell’imprevisto naturale, comunque, diversi lettori ci segnalano lo spostamento del centro di riciclaggio nel luogo che un tempo ospitava la raccolta della cantina “La.Vis.”. Dai due chilometri a sud verso il Doss, dunque, si è passati dal 21 gennaio alla più vicina zona centrale e la novità non è affatto dispiaciuta ai cittadini che ora chiedono che la soluzione da temporanea si trasformi in definitiva.  "C’è un vasto consenso – scrivono i cittadini – perché il conferimento è diventato estremamente più semplice. Prima, infatti, era necessario servirsi di mezzi motorizzati per raggiungere il centro di riciclaggio con un accesso direttamente sulla Statale 12 tutt’altro che sicuro. Oggi il conferimento avviene con meno preoccupazioni e si è riusciti a coinvolgere anche le categorie che non possiedono un veicolo come i giovanissimi. Se proprio non sarà possibile lasciare l’attuale ubicazione presso l’ex cantina “La-Vis”, chiediamo all’amministrazione che venga individuata un’altra località che presenti gli stessi benefici e vantaggi".
Alan Conti  
 

Mountaineering a caccia dei pericoli naturali


Silvia Simoni impegnata in sopralluoghi di alta montagna

Società spin off dell'Università di Trento, oggi è un riferimento per le mappe di rischio. I soci studiano sul territorio e sui libri. Silvia Simoni: "La politica impari a guardare lontano".

BOLZANO. "L’Alto Adige è all’avanguardia, ma non deve rilassarsi nella valutazione dei pericoli. Lungimiranza, mediazione politica e vincoli sulle valutazioni tecniche sono gli aspetti da migliorare". Sivia Simoni è una giovane imprenditrice che dal 2008, assieme ai soci Fabrizio Zanotti e Matteo Dall’Amico nonché al docente dell’ateneo trentino Riccardo Rigon, ha creato la società “Mountain-eering Srl” specializzata nella mappatura dei rischi idrogeologici e naturali di varie porzioni di terreno. Provincia, Comuni, Comprensori ed enti pubblici si rivolgono a lei per conoscere i pericoli nascosti negli sviluppi urbanistici di impatto ambientale. Precisione, chiarezza e il sapersi proporre senza posizioni radicali hanno fatto il resto e, dopo tre anni, quella che è nata come uno spin-off dell’Università di Trento è oggi una realtà solida con cinque soci, due sedi tra Bolzano al Tis e Pergine, un collaboratore, un dipendente e lavori sempre più importanti.
 "La cartina finale – comincia Silvia cercando di essere la più chiara possibile – è il frutto di un processo laborioso che passa attraverso sopralluoghi, ricerche e grafici singoli che riflettano in modo preciso i dati". Sembrerà strano, ma oltre alle valutazioni ai bordi dei torrenti o in vetta alle montagne il team di “Mountain-eering” passa ore sui libri degli archivi. "Comuni, enti specializzati, persino le parrocchie: tutti possono nascondere volumi con informazioni determinanti attorno ad eventi storici. E’ importante sapere, per esempio, se un torrente è stato protagonista durante le alluvioni: ne traccia alcuni aspetti del suo identikit". Già, perché ogni singolo tratto d’acqua o di terreno viene radiografato. "Idrogrammi e grafici ci permettono di codificare con la maggior precisione possibile il grado di rischio che poi viene inserito nel prodotto finale della mappa seguendo scale e valori utilizzati da ogni singola amministrazione. Il prodotto finale è una carta dei pericoli che possa guidare le scelte". Qui, però, entra in scena il nodo importante dei rapporti tra tecnici e politica. Silvia conosce entrambi i mondi e llancia una proposta interessante: "Purtroppo i nostri sono studi che prevedono pianificazioni in grado di essere ottime se lungimiranti. Bisogna saper ragionare nel lungo periodo, ma capisco la posizione dei politici che a volte si trovano di fronte a richieste pressanti e con un orizzonte legato alla propria legislatura. Sarebbe bello che i pareri tecnico-scientifici contrari a opere di forte impatto possano diventare vincolanti con potere di veto: forse toglierebbe pressione agli amministratori. Dall’altra, però, non si può mettere nelle mani degli studiosi tutto il potere decisionale, quindi le perizie contrarie necessarie a bloccare i procedimenti dovrebbero essere almeno due. La ricerca dell’oggettività, in questo, caso, è centrale". Simoni conosce i meccanismi istituzionali e nell’analisi della nostra realtà non fa sconti. "Ammettiamo subito che per tradizione e bravura l’Alto Adige è certamente tra i territori più sensibili, attenti e attivi nella prevenzione. A volte, però, si ha l’impressione di una certa superficialità nello studio degli impatti. Penso alla Val Gardena che quest’estate è stata martoriata dai cantieri da Ortisei a Selva passando per Arabba, ai nuovi impianti sciistici e di collegamento pensati per Sesto o al passo Sella. Non dimentichiamoci che si tratta di opere che producono ricchezza, ma costano tanto in termini di energia da produrre, acqua comune e beni naturali in generale. E’ qui che i bilanci andrebbero fatti sul lungo periodo". Non a caso la “Mountain-eering” sta mettendo a punto la nuova snow-maps. "E’ una mappa che indica composizione, densità, qualità, quantità in acqua e distribuzione della neve secondo temperatura, ventilazione e morfologia. Può trovare applicazione tra gli appassionati, certo, ma anche all’interno della pianificazione generale". Vale la pena, infine, concedersi una riflessione tecnica su A22 e parcheggio di via Fiume. "La prima nel tratto Fortezza - Brennero va seguita con grande attenzione. Problemi di cascate di detriti e la sua ubicazione obbligano a un monitoraggio costante e attento. L’errore è stato fatto in fase di progettazione e oggi si può solo tamponare, ma è importante che la gente sappia che c’è sempre un margine di rischio relativo e che non esiste mai una sicurezza totale. Sul parcheggio di via Fiume ritengo azzeccata la scelta dei carotaggi e assolutamente da evitare qualsiasi vicinanza o coinvolgimento con la falda acquifera".
Alan Conti
 
 
I NUMERI DI MOUNTAIN-EERING
3 soci attivi di partenza
1 componente nel cda dell’Università di Trento
1 docente dell’Università di Trento nel cda: Riccardo Rigon
2008 la data di formazione di “Mountain-eering”
1 dipendente
1 collaboratore
5 gli anni di presenza prevista dell’ateneo nel cda di un proprio spin-off
2 sedi (una a Bolzano e una a Pergine Valsugana)
 

Caldaro divisa sui campi dell'Alto Adige


Trasloco in vista per l'Alto Adige?
Squadra di calcio accolta con freddezza da chi non vuole si tocchi il bosco. Entusiasmo da parte degli esercenti che colgono nuove opportunità: "Finalmente non si parla solo di Lago".

CALDARO. Attrazione turistica, tutela del bosco e finanziamento totalmente provinciale: sono questi i tre poli che determinano le varie posizioni di residenti ed esercenti di Caldaro sulla discussa costruzione dei campi di allenamento dell’Alto Adige in paese. Un’opera da tre milioni di euro che tra due settimane passerà per lo sbarramento dello studio di fattibilità e su cui pende la spada di Damocle di possibili eccedenze rispetto al progetto. Caldaro tiene il fiato sospeso e, tra curiosità e perplessità, si spacca.
 "L’importante è che il Comune non debba tirare fuori un soldo – rompe il ghiaccio Waltrude Crepaz – perché si tratta di un lavoro di interesse provinciale". Andreas Morandell, titolare del “Rottenburgerkeller", è assai più possibilista: "Si tratta di un’opportunità, quindi credo sia doveroso crederci e sostenerla. Non può essere quel poco bosco a rischio a costituire un problema per un intervento di rilancio che Caldaro attende da parecchio. In passato si era parlato di piscina coperta e campi da golf e non se n’è mai fatto nulla: ora che si intende investire anche al di fuori della zona lago dovremmo essere contenti". Senza dubbi anche Erika Putzer: "Ho due nipoti che giocano a calcio, ben vengano le nuove strutture". Seduto al tavolo di un bar incontriamo l’ex sindaco Hermann Sölva in compagnia della moglie Martha. "Il calcio nella nostra comunità – dicono – ha sempre rivestito un ruolo di grande importanza sociale. La nostra società calcistica vanta un’importante collaborazione con l’Fc Alto Adige e la vicinanza dei campi di allenamento permetterebbe delle buone prospettive per i nostri giovani. Necessario, però, mantenere ben divise le titolarità altrimenti si rischiano futuri litigi gestionali e incomprensioni. Attendiamo, comunque, anche una bella piscina coperta". Diametralmente opposta la visione di Giampietro Lazzarin: "Abbiamo un bellissimo centro e un paesaggio da conservare. Non sono assolutamente d’accordo nel danneggiare una porzione di bosco. La zona del lago è già molto turistica: non c’è motivo di modificare altro". Robert Roschatt è titolare dell’omonimo salone da parrucchiere e rappresenta il più classico dei termometri negli umori della gente. "I compaesani si lamentano molto perché hanno timore si rovini l’ambiente. Dall’altra, però, c’è chi non vorrebbe perdere una simile opportunità: ci si confronta. Personalmente sono abbastanza indifferente, più che altro nutro curiosità di vedere il progetto definitivo". Radicale la posizione di Dora Wierer: "Il bosco non si deve toccare perché queste sono strutture che continuano a espandersi e pretendere di più". Tranchant pure Martin Morandell: "Se paga tutto la Provincia e il Comune non deve scucire un euro per me va bene". Più articolata, invece, la riflessione di Peter Von Hellberg, presidente dell’Associazione Tutela Ambiente e Cultura di Appiano. "Non possiamo piegare tutto al dio denaro perché si rischia di vendersi per una merenda. Il nostro bosco va difeso. Mi risulta, oltretutto, che l’Fc Alto Adige abbia un deficit di un milione di euro e una media spettatori di circa 200 persone: quanto è solido il futuro della società e come si può parlare di capacità di attrazione di un campo di allenamento con questi numeri?". Spostandosi verso “Weinhaus”, infine, la prospettiva torna a farsi possibilista nelle parole della titolare Petra Stich e della dipendente Elisabetta Goicovic: "Dobbiamo essere sinceri e ammettere che quella porzione di bosco non è certo meravigliosa e incontaminata. Tanto vale, quindi, aprirsi a una nuova opportunità che possa aumentare la visibilità di Caldaro in generale. Non è bello nemmeno sentire tante distinzioni tra il paese e la zona lago perché siamo tutti sullo stesso territorio e, anziché competizione, dovrebbero esserci supporto e collaborazione continua". Pari e palla al centro, ora il fischio finale spetta a tecnici e politica.
Alan Conti

Arriva lo streaming di Radio Tandem



Radio Tandem: on air anche sul web

Dopo le difficoltà con le frequenze, ora la rete amplia gli orizzonti dell'emittente di via Talvera. Il direttore Nobile: "Contenti di tornare a farci sentire a Merano e Bressanone".

BOLZANO. Ascoltare la radio via streaming non è propriamente una novità all’interno di un settore dove la tecnologia ha aperto nuove porte. Lo è di più, però, se ad approdare sul web è un’emittente come Radio Tandem che può così trovare la strada per superare certi limiti geografici imposti dalle normali frequenze. Da ieri, quindi, è possibile ascoltare i programmi degli studi di via Talvera da qualsiasi punto del globo semplicemente connettendosi al sito www.radiotandem.it e attivando la funzione. Una radio che per Bolzano è qualcosa più di un semplice intrattenimento finalmente torna a superare i confini della conca, come ci racconta il direttore Marco Nobile. "Negli anni scorsi avevamo perso qualcosa in seguito alla privatizzazione delle frequenze, quindi siamo contenti di poter tornare disponibili in zone come Merano o Bressanone. Sappiamo, infatti, di gruppi interessati che ci hanno più volte chiesto questa opportunità di ascolto". Lo streaming, quindi, come porta verso il nuovo mondo delle comunicazioni digitali: "Onestamente non si tratta proprio di una novità – ride – e siamo anche arrivati tra gli ultimi. E’ indubbio, però, che queste nuove funzioni connesse all’uso del computer offrano la possibilità di espandersi". Su facebook, intanto, la notizia già rimbalza: "Esiste un gruppo di amici di Radio Tandem che tuttavia non è un profilo ufficiale. Da buoni ultimi aspettiamo l’arrivo di un nuovo social network per entrare in quello vecchio. Diverse trasmissioni, invece, hanno aperto delle proprie pagine che mi hanno detto funzionare molto bene". 
Alan Conti

Laghetti, futuro di infratstrutture e sicurezza




Il primo cittadino di Egna Horst Pichler
In un incontro pubblico tracciato lo sviluppo della frazione di Egna. Attenzione al ponte sull'Adige e alla zona rossa di Villa Nord.

EGNA. Ponte sull’Adige, autostrada di San Floriano e mappatura del pericolo lungo il fiume Adige: è stato un incontro informativo con lo sguardo rivolto al futuro quello che l’altra sera ha coinvolto a Laghetti circa un centinaio di persone.
 Presentato dall’ingegnere Umberto Simone dell’ufficio comunale infrastrutture il delicato studio di fattibilità per il ponte sull’Adige e l’autostrada di San Floriano, comprensivo di disegno della strada che prosegue per Magrè e Cortaccia. "In futuro – spiega Simone – pensiamo di concedere la precedenza a chi sarà diretto verso la zona industriale di Cortaccia in modo da ridurre i pericoli per pedoni e ciclisti. Si potrà, inoltre, percorrere una rotonda verso San Floriano. Due, invece, i lotti in cui saranno divisi i lavori: il primo riguarderà il ponte, mentre il secondo prevede strade e pedociclabile in direzione Magrè. La ciclabile sovracomunale sull’asse nord-sud, invece, dopo la costruzione transiterà sotto il ponte".
 Ampio anche il capitolo dedicato alla mappa del pericolo del comune di Egna con relativi interventi esposti dall’ingegnere dello studio Patscheider Corrado Lucarelli e analizzati dal direttore dei bacini montani Peter Egger. "A Villa Nord abbiamo una zona rossa che speriamo di eliminare con un’opera di rafforzamento degli argini. I lavori sono programmati per quest’anno". Attenzione anche a Laghetti, dove sarebbero presenti altre zone di pericolo illustrate dal direttore dell’ufficio geologia Volkmar Mair.
 Soddisfatta, nel complesso, l’analisi del sindaco Horst Pichler: "Sono molto contento di come si sta sviluppando la frazione di Laghetti. Il dispensario nelle farmacie, il servizio medico quattro volte la settimana e le due fermate del citybus sono servizi che siamo felici di aver attivato".
Alan Conti 

Buendnis: "Prendere tempo su Casa Valgoi"


La storica sede del Tar di Bolzano

Franz Simeoni chiede al sindaco di rimandare l'udienza al Tar bolzanino. "Necessario trovare un compromesso e aprire i colloqui con il museo di cultura popolare"

EGNA. L’udienza del Tar sulla demolizione dell’ex Municipio di Egna fissata per l’8 febbraio si avvicina, ma per “Bündnis Neumarkt” l’amministrazione non è ancora pronta e ha l’occasione di ribadirlo in occasione dell’ultimo consiglio comunale prima del tribunale amministrativo calendarizzata per questa sera. Franz Simeoni, infatti, presenterà oggi una mozione finalizzata a prendere tempo e rinviare l’udienza, il tutto per consentire al sindaco Horst Pichler un periodo più lungo da dedicare alla ricerca di soluzioni condivise. "In più occasioni – spiega Simeoni – il primo cittadino ha lasciato intendere la volontà di ricercare un compromesso e in recenti interviste giornalistiche ha ammesso la necessità di incontrare il direttivo del museo di cultura popolare e i vertici di Würth Italia>>. Sullo sfondo, naturalmente, la possibilità di contare su due poli museali di richiamo a Egna che possano catalizzare l’attenzione turistica nel cuore della Bassa Atesina. "Pichler stesso – continua Simeoni – non ha mai scartato in modo categorico soluzioni condivise e proprio al giornale “Alto Adige” ha ribadito la validità del progetto di Casa Valgoi. Tutto, però, è stato subordinato alle decisioni dell’8 febbraio, ma godere di un lasso di tempo più ampio non può che agevolare la concertazione e le trattative". Il tasto del dialogo, dunque, è quello su cui la mozione si concentra in modo particolare. "Giusto che sia così perché la ricerca di soluzioni condivise è uno dei primari compiti dei governanti. Il dover delegare decisioni su temi amministrativi a un tribunale e ai giudici non è mai un buon segno per la capacità dialettica e di colloquio degli amministratori coinvolti". Pare evidente, comunque, la preferenza di Bündinis Neumarkt per la soluzione dedicata al museo di cultura popolare. "Non per forza – ribatte Simeoni – ma è fondamentale che prima di dare il via alla demolizione si siano considerate tutte le posizioni e le relative proposte. Non si può andare a sentenza senza la sicurezza di aver tentato tutte le strade: una certezza che oggi ancora non abbiamo e che andrebbe garantita con qualche settimana in più di attesa". 
Alan Conti

Sf: "No all'inceneritore di Termeno"


Una veduta di Termeno

Dopo dieci anni si torna a parlare dell'impianto. In settimana incontro sindaco-Eco Center, ma Zelger avverte: "Tutto il paese contro". 

TERMENO. Nel futuro di Termeno torna la sagoma dell’inceneritore di fanghi e la polemica politica si infiamma.  Sull’agenda del sindaco Werner Dissertori, infatti, compare per questa settimana un incontro con Stefano Fattor e Marco Palmitano, rispettivamente presidente e direttore di “Ecocenter”. Facile intuire l’oggetto dell’appuntamento considerando anche che ad aprile, come prevede il piano provinciale dei rifiuti, sarà indetto un bando a tecnologia libera per realizzare l’impianto a Termeno. L’idea, quindi, è quella nota dell’incenerimento, ma potrebbe anche portare a qualche novità all’interno di un comune che, vale la pena ricordarlo, ospita già il depuratore. Non sorprende, dunque, la levata di scudi delle forze politiche contrarie e la più reattiva è certamente “Südtiroler Freiheit” che con il consigliere Stefan Zelger respinge con forza l’opzione incenerimento. "I recenti sviluppi sono totalmente incomprensibili – l’attacco di Sf – considerando che sono ormai anni che Termeno si è dichiarata contraria. Non è ammissibile che l’impianto di smaltimento fanghi di tutto il territorio torni d’attualità nell’agenda del nostro Comune". Un’opposizione che non è solo politica. "Nel 2002 la popolazione si è schierata in larga maggioranza contro quest’opera e lo stesso consiglio comunale non ha fatto mistero di non gradire l’inceneritore". Le motivazioni vanno direttamente al cuore del sostentamento di Termeno: "La nostra comunità – continua Zelger – poggia fortemente sul settore del turismo e non può assolutamente permettersi di scherzare sulle questioni ambientali o paesaggistiche. E’ evidente a tutti che la costruzione di un simile impianto va esattamente nella direzione opposta e potrebbe determinare pesanti ricadute in futuro perché se un turista deve scegliere difficilmente opta per una vacanza all’ombra di un inceneritore di fanghi". Zelger, infine, torna sul compromesso datato 2009 che coinvolge direttamente la Provincia. "L’assessore all’ambiente Michl Laimer ci aveva assicurato che Termeno non era da considerarsi un territorio papabile per la realizzazione dell’impianto. Comune ed Ecocenter assecondarono posizione. A distanza di tre anni è loro dovere rispettarla con coerenza".
Alan Conti 

Anziani Svp: moviimento per vivere meglio


Un po' di sport...senza esagerare

Incontro del Bezirk Bassa Atesina con il primario di geriatria meranese Christian Wenter. "Non serve essere dei fenomeni, basta una passeggiata".

BOLZANO. Mantenersi in forma è la chiave per vivere bene la condizione di anziani. Talvolta sono proprio le affermazioni più banali quelle dal più alto contenuto di verità e Gertraud Stürz del Bezirk Bassa Atesina dell’Svp lo ha ribadito con un incontro pubblico organizzato nei giorni scorsi. Ospite Christian Wenter, primario di geriatria dell’ospedale di Merano e la responsabile seniores del Bezirk Rosa Rona. Eloquente il titolo della conferenza: “In forma e salute anche in età adulta”. "E’ vero – le parole del dottor Wenter – che la popolazione invecchia sempre di più. Se pensiamo che le donne altoatesine sono tra le più anziane del mondo, mentre gli uomini si piazzano nelle primissime posizioni, dobbiamo essere orgogliosi di un sistema sociale che non costringe gli anziani a un destino di malattia, isolamento e difficoltà finanziarie". “Aiutati che il Ciel t’aiuta” recita, tuttavia, un famoso adagio assai in voga tra chi è un po’ meno giovane: posto  che la società altoatesina è ideale, il resto spetta a scelte e abitudini dei singoli individui. "Gli anziani – continua – il primario – non possono accettare di essere la miniera d’oro dell’industria farmaceutica e praticare sport o movimento è la migliore ribellione possibile in questo senso. Gli studi scientifici, infatti, mostrano un chiaro ed evidente abbattimento dei rischi di malattia negli individui che praticano movimento con una regolarità quotidiana". La pretesa, logicamente, non può essere quella di una pratica agonistica ad alti livelli. "Non serve mica essere professionisti o campioni di qualche disciplina sportiva perché sarebbe una richiesta ridicola. E’ sufficiente una passeggiata medio-lunga o un poco di sport con un ritmo tranquillo".
 Particolarmente entusiasti dell’incontro si sono mostrati l’Obmann Oswald Schiefer e Otto von Dellemann della sezione “Seniores”. "Con la pratica quotidiana si possono avere ricadute positive anche nel rinnovo della patente dopo gli 80 anni. Non è un mistero, infatti, che le maglie delle commissioni si siano fatte negli ultimi anni molto più strette, con requisiti fisici particolarmente severi. Presentarsi in forma non può che essere d’aiuto". L’importante, però, è che l’auto non serva alla fine come comoda sostituta dei propri piedi: anche con la patente, infatti, è sempre il movimento a portare più lontani. 
Alan Conti

Stocker: "Perchè questo silenzio sui profughi ad Aslago?"

Il centro civico di Oltrisarco
La polemica sull'arrivo degli africani allo Josefheim arriva in consiglio provinciale con un'interrogazione dei Freiheitlichen


BOLZANO. L'arrivo di trenta profughi allo Josefheim di Aslago prende in contropiede anche il consiglio provinciale. Sigmar Stocker, consigliere in quota Freiheitlichen, ha presentato un'interpellanza al presidente Mauro Minniti per capire costi, tempi e modalità del trasferimento dei profughi in via Castel Flavon. Anche a Palazzo Widmann, dunque, si percepisce un certo malcontento per la mancata comunicazione ai residenti, rattoppata in qualche misura con la presenza del responsabile incaricato Karl Tragust al consiglio di Circoscrizione dell'altra sera.
"Chiediamo - si legge nel documento firmato da Stocker - vengano reso pubblici i dettagli definitivi dello spostamento nell'ex convitto. Quanto costerà la riqualificazione e lo spostamento? Chi pagherà le spese? Quando avverrà l'insediamento dei profughi? Di che nazionalità? Quali sono i progetti futuri per la struttura? Perché non è stata avvertita la popolazione?". Risposte parziali, come detto, sono arrivate dall'incontro dell'altra sera in Circoscrizione. "Si tratta di 22 nordafricani - ha spiegato Tragust - che provengono dalla Casa del Giovane Lavoratore, mentre stiamo valutando cosa fare di altri otto ospiti dell'ex Gorio". Nessun accenno al futuro del complesso Josefheim per il quale giace nel cassetto provinciale un progetto di riqualificazione complessiva da 9 milioni e che per molti residenti di Oltrisarco rappresentava la chiave per arrivare al desiderato distretto socio sanitario di quartiere.

Alan Conti

Alla Maturità il lager di mio nonno


Una dura immagine all'interno di un lager nazista
Stefano Tonini, giovane bolzanino, ha presentato all'esame una tesina sull'inferno del nonno in un campo di concentramento partendo da un diario. Pagine d'oro per la Memoria. 

BOLZANO. Il lager raccontato da un libro di storia fa impressione, letto nel diario di un protagonista è una scossa all’animo, ma raccontato dalle parole di tuo nonno è un pugno nello stomaco che pretende un gesto di giustizia. Stefano Tonini, neo diplomato al liceo scientifico “Torricelli”, ha trovato un modo suo per rendere omaggio alla memoria di nonno Giovanni: farne il protagonista della tesina di Maturità. Giovanni “Nino” Rubbo, infatti, tenne un diario durante la sua deportazione in un lager della Boemia dopo essere stato al fronte con migliaia di compagni militari italiani. Pagine che hanno trovato nuova vita in un’aula scolastica a 70 anni di distanza e che riecheggiano sul giornale come essenza della Giornata della Memoria appena passata: un ponte del ricordo che collega le generazioni.
 “Nel mio lavoro – le parole di Tonini – intreccio gli eventi storico-politici con le esperienze della quotidianità che hanno coinvolto, loro malgrado, migliaia di persone. La loro incidenza sugli avvenimenti è stata semplicemente il loro vivere in un preciso momento senza censurare nulla della loro umanità. Mio nonno Nino conobbe la brutalità degli aguzzini nazisti e la precarietà della vita nel lager, minacciata da fame e malattie, ma caratterizzata anche da episodi di vera e propria resistenza morale alla violenza dei capi. La possibilità di poter interrogare l’autore di questo diario è stata per me una lezione viva di storia e un’opportunità unica di immedesimazione”.
 A parlare, quindi, è la penna di Nino Rubbo che attraversa un’odissea cominciata nella caserma Bormida di Torino il 5 gennaio 1942 e terminata a Bolzano il 22 luglio 1945. “Scrivo seduto al tavolo nella stanza del capo e vedo che molte cose ho dimenticato, ma quello che è stato duro e aspro è rimasto nel più profondo del cuore”. L’inferno è nella regione carbonifera del Brüx/Most, 60 chilometri a nord di Praga, prigionieri di guerra in un campo di lavoro alle dipendenze bestiali della vicina fabbrica di benzina sintetica. “Viaggiammo in carri bestiame pigiati come sardine: 40-50 per vagone. Per fame, ad ogni stazione, vendiamo alla popolazione locale gli indumenti meno necessari in cambio di pane, galline e generi vari”. Poi l’arrivo a Brüx: campo 22, quello degli italiani, matricola Stalag IV C 10495. “Eravamo 3400 in 10 baracche – scrive Nino - e si lavora duro nello scaricare incessantemente carbone per una fabbrica dal nome sinistro: Aschenkippe. Le guardie perdono presto il senso di umanità ed io lavoro anche come interprete per un sergente. Oltre al lavoro fisico devo sforzarmi mentalmente nel ricordare parole ormai abbandonate”. Due i comandanti del campo: “Uno biondo, dal lato umano, partito volontario sul fronte russo forse per non farci da carceriere. Il secondo brutale, non esita con i suoi aguzzini a prenderci a bastonate”. Fame e malattie si diffondono e i primi bollettini recitano cifre impietose. “Dei 3400 che eravamo siamo rimasti in 920. Il campo 22 è evacuato per trasferirci al 27B, occupato dagli inglesi, che prima contava 65 morti e 500 affetti da tisi”.
 Il 21 luglio 1944 gli aerei sibilano nel cielo e piovono bombe. “Una esplode a 10 metri dal rifugio aprendo le assi e coprendoci di sassi e terra. Un’altra piomba davanti a me e lo spostamento d’aria mi sbatte per terra. Così corro verso il recinto abbattuto, lo scavalco scorticandomi mani e gambe e aiuto il sergente per cui lavoravo. In un secondo momento, in un rifugio crollato, troviamo 22 nostri compagni morti: gambe e teste, corpi maciullati”. Il primo settembre 1945 lo status di Imi cambia la vita di Nino: non più internati, ma lavoratori civili, un cambiamento che spiazza i prigionieri. “La libertà ci ha divisi perché ognuno pensa a una meta, ma quando ritorna la parola “prigionia” eccoci nuovamente blocco granitico. E’ un’amicizia, quella del lager, che resiste e continuerà nel tempo”. L’8 maggio 1945 comincia il processo che porterà al rientro a casa in scaglioni e, dopo la quarantena di prassi a Innsbruck, anche Giovanni torna nella sua Bolzano”.
 "Scrivere in certi momenti – racconta oggi Giovanni Rubbo – è essenziale per tenerti attaccato alla realtà, per vivere la propria identità, le proprie speranze e gli affetti, per sentirti ancora un uomo e non un animale braccato".
Alan Conti