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martedì 21 settembre 2010

I giovani protestano: meglio lo skate-park lungo il Talvera


Alto Adige — 17 settembre 2010 pagina 16 sezione: CRONACA

BOLZANO. Lo skate park del Talvera, chiuso dalla polizia municipale per motivi di sicurezza, tornerà, ma al parco Europa e non più lungo le Passeggiate del Talvera. Una scelta che i ragazzi frequentatori delle rampe apprendono direttamente dall’assessore comunale Mauro Randi e che su Facebook convoglia il malcontento dei giovanissimi. «Non siamo per niente contenti, il Talvera è un punto di ritrovo centrale, mentre viale Europa, francamente, è più difficile da raggiungere. C’erano anche molti ragazzi che arrivavano direttamente col treno dalla stazione, ora non sarà così semplice. Non ci piace, inoltre, l’idea di dividere la struttura in due», inizia Andrea Marcellino. Teoricamente lo skate park in legno da montare al parco Europa dovrebbe essere provvisorio prima del definitivo cemento al Talvera, ma gli skater non si fidano troppo. «Se mai lo faranno - commenta Marco Caruso - passerà molto tempo». Sulle pagine del social network più diffuso si stanno organizzando, intanto, raccolte firme contro lo smembramento del parco. (a.c.)

lunedì 20 settembre 2010

Parco Pompei: «Strutture vecchie»


Alto Adige — 16 settembre 2010 pagina 18 sezione: CRONACA

BOLZANO. Il campo sportivo del parco Pompei in via Roen attende, da settimane, l’arrivo delle porte da calcetto e la riqualificazione delle attrezzature del campo sportivo. A chiederlo a gran voce è il giovane consigliere Pdl della Circoscrizione Gries-Don Bosco Gabriele Giovannetti: «C’è bisogno di un’urgente manutenzione e per questo ho rivolto una precisa richiesta al presidente della Circoscrizione Peter Warasin. Il campetto, infatti, da settimane si trova privo delle necessarie attrezzature sportive come le porte per il calcetto o la rete da pallavolo che garantiscano la sua funzione ludica per le famiglie, i bambini e i ragazzi che lo frequentano». L’intervento di riqualificazione rientra comunque nelle strette competenze del Quartiere che, tra i suoi compiti primari, ha proprio l’amministrazione delle zone verdi. «Non a caso - continua Giovannetti - chiedo al consiglio che venga approvato lo stanziamento dei fondi necessari all’acquisto e all’installazione delle attrezzature». L’appuntamento, quindi, è fissato per le prossime riunioni della Circoscrizione. «Il tema è di quelli che sta a cuore alla gente e rientra sicuramente nel progetto di vicinanza alla cittadinanza auspicato dal presidente e dal vice nei giorni dell’insediamento ufficiale. Sono fiducioso che già nelle prossime sedute si possa trovare una soluzione felice a questa mancanza». (a.c.)

Tutti puntano alla spesa gratis


Alto Adige — 16 settembre 2010 pagina 44 sezione: AGENDA

BOLZANO. Il ritmo è stato, come si dice, preso, siamo formalmente alla prima settimana completata, e infatti oggi sul giornale che state leggendo trovate stampato il bollino numero 7. Il ritmo è stato preso, nel senso che sono sempre di più i lettori dell’Alto Adige che, quasi meccanicamente ma evidentemente a fin di bene, ovvero puntando a vincere un premio, ogni giorno comprano il quotidiano (lo fanno sempre comunque, perchè l’Alto Adige è il giornale degli altoatesini...) e poi impugnano la forbice e ritagliano il bollino. Un rapido giro di opinioni fra alcuni edicolandi, oltre che evidentemente nei nostri uffici in sede alla Seta Spa, ha confermato infatti che se qualcuno, distratto, aveva perso la copia con il primo o il secondo bollino, insomma le prime uscite del concorso, più che puntare esclusivamente sui bollini jolly per completare la tessera, ha rapidamente acquistato le copie arretrate dell’Alto Adige che gli servivano. Insomma, sale la “febbre da bollino” e del resto la cosa volendo è anche logica: il nostro concorso mette in palio premi davvero ricchi, sotto forma di spesa gratuita nei supermercati della Despar, ovvero Despar Eurospar e Interspar, per diversi periodi di tempo (nel box qui a destra si trova sintetizzato il regolamento e l’elenco dei premi, ndr), un premio quanto mai utile e necessario soprattutto in questo periodo, in cui ancora, lo si voglia ammettere o no, tutti facciamo i conti con l’onda lunga della crisi. E se pure la spesa nei punti vendita Despar consente sempre qualche buon risparmio, è evidente che averla gratis, la spesa, per un anno, o per 6 mesi, o anche solo per un mese, fa comodo, ed è un risparmio sicuro e senza confronti. Del resto, anche le nostre interviste dei giorni scorsi, fatte ad alcuni clienti dell’Eurospar di via Roma, avevano evidenziato l’apprezzamento dei consumatori per il nostro concorso: la spesa... pesa, sul portafoglio, quindi vincerla, in omaggio, per un po’, alletta tutti. Maria e Agnese Cavagna, ad esempio, avevano ammesso convinte che il concorso dell’Alto Adige «è certamente un’occasione allettante, speriamo davvero di essere fortunate», mentre Renato Valandro aveva evidenziato come «un prodotto che pesa di più sul budget personale è sicuramente la carne, che aumenta sempre di prezzo mentre noi anziani dobbiamo fare i conti con una pensione che, al contrario, si riduce. Con un quadro come questo è evidente che concorso dell’Alto Adige, che mette in palio spese gratis per periodi da un mese a un anno, è interessante. Il carovita “stringe” anche attorno a chi non esagera nelle spese, tentare la fortuna al concorso del giornale - conclude - oltretutto non costa molto». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Centro: meno furgoni e lastricare i Portici


Alto Adige — 15 settembre 2010 pagina 10 sezione: CRONACA

BOLZANO. Chi ha paura del centro commerciale? A quanto pare in pochi, perlomeno dietro le casse dell’altro Centro, quello storico. I negozianti lungo l’asse via Portici-via Museo, dunque, a parole si smarcano dal timore di soffocamento di un futuro maxistore e guardano più con curiosità che con preoccupazione all’iniziativa dei Podini al “Twenty” di via Galilei. Qualcosa in più, invece, i commercianti lo auspicano per riqualificare tutta la zona pedonabile e migliorare lo shopping di turisti e bolzanini, soprattutto per quanto riguarda la pavimentazione dei Portici e iniziative che portino la gente nella città vecchia. Fa discutere, invece, la polemica accesa da Richard Franchi circa il traffico insistente dei furgoncini di carico e scarico a tutte le ore del giorno. Un intasamento che snatura la zona commerciale, togliendole la sua maggiore peculiarità. C’è chi, come Karl Pobitzer (gioielleria Ranzi), propone di anticipare gli orari di consegna liberando così il Centro dal traffico, e chi, come Ivo Fontana Ros (“Kofler”), chiede di rendere obbligatori elettrici. Chi da molti anni è protagonista del commercio sotto i Portici è Walter Brunner con i suoi modellini e giocattoli. «Franchi ha ragione: i furgoni e il traffico sono eccessivi, a qualsiasi ora del giorno. Necessario, forse, essere più restrittivi con l’accesso e le fasce orarie. Sarebbero da mettere a posto anche le rogge di scolo lungo la strada che quando vengono schiacciate dalle auto fanno un rumore infernale. Il maxistore, invece, non mi preoccupa affatto: la specializzazione in un settore aiuta a mettersi al riparo da questi rischi». Claudia Bona, responsabile di “Gostner”, giustifica il transito dei mezzi. «Gli autisti e noi responsabili siamo sempre in tensione perché già gli orari in vigore sono quanto di più restrittivo si possa immaginare: non vedo tutta questa emergenza. Semmai il pavimento dei Portici andrebbe sistemato a dovere per renderlo consono a quello che è un simbolo della città. Il centro commerciale? Ben venga, siamo contenti, anche perché si potrebbe innescare un abbassamento dei prezzi». Daniela Santilli di “Lemayr” rafforza la richiesta per un lastricato migliore «che diventa molto scivoloso quando si bagna con la pioggia». Michela Romagnoli e Gaia Papais ci rispondono dal bancone di “Tezenis”. «Se il problema sono i furgoni facciamoci trovare tutti alle 7, oppure dopo le 19. Non mi sembra, comunque, così determinante e non mi azzarderei a parlare di degrado del Centro storico perché significa non avere idea di cosa si trova in altre città italiane. Giusto fare degli appunti, ma valorizzare gli aspetti positivi è altrettanto doveroso. Il centro commerciale, infine, è uno spauracchio che non inquieta. Se prendiamo i turisti, per esempio, possiamo sempre contare sul fatto che vengano a visitare la città: non si può basare tutto il ragionamento solo sui negozi». Da “Kiko” troviamo invece Doriana Palazzo e Vanessa Arango: «Bisogna essere sinceri e ammettere che il Centro va bene così com’è e che le preoccupazioni sono minime. I negozi ci sembrano già valorizzati a sufficienza». Storico anche il marchio “Seibstock”, dove troviamo Maria Cittadini. «Il Centro sta modificando il proprio volto perdendo i negozi storici e tradizionali a favore dei brand. Questo è un cambiamento che ai turisti, soprattutto germanici, non piace e Franchi ha ragione a chiedere delle modifiche per valorizzare meglio un simbolo della città. Non siamo preoccupati, invece, dal centro commerciale perché comunque i nostri prodotti non sono di grande distribuzione, ma posso immaginare che, comparando i prezzi, nel campo dell’elettronica possa avvenire a breve una piccola rivoluzione». Uno dei negozi più antichi della strada è quel “Kofler” aperto dal 1731, dove dal bancone risponde Ivo Fontana Ros. «Perché la Provincia non promette un finanziamento alle ditte che utilizzano furgoncini elettrici? Sarebbe una proposta sensata». Parole di elogio a via Museo arrivano da Cristina Rieder dell’ottica “Leitner”: «La strada è stata rifatta da poco, direi che per il commercio va più che bene. Nel nostro settore, inoltre, abbiamo poco da temere da eventuali centri commerciali. Con i turisti, infine, si continua a lavorare molto bene». Chiude la carrellata Karl Pobitzer, titolare della gioielleria “Ranzi”. «Il discorso dei furgoni è molto semplice: tutti vogliono la merce e la vogliono subito. A questo punto troviamoci tutti la mattina presto e non costringiamo le ditte di spedizione ad aspettare l’apertura delle 9.30 o delle 10. Via Museo, per il resto, mi sembra parecchio curata. Sul maxistore seguiamo tutti con interesse le polemiche e il dibattito che si è aperto, ma ad essere preoccupati, sinceramente, siamo davvero in pochi». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

Il caffè? Dietro l'angolo, a Londra


Alto Adige — 15 settembre 2010 pagina 28 sezione: AGENDA

BOLZANO. Tra Museion internazionale e Università trilingue, un tocco british calza a pennello. Dunque è una collocazione naturale, quella in cima a via Dante fra Museion e Lub, per il Bar Londra, piccolo rifugio a conduzione familiare che, in una città e in un centro storico dove dominano le grandi dimensioni, somiglia tanto a un cantuccio casalingo. L’interno è un lungo... corridoio, l’esterno nelle stagioni calde apre alla possibilità di qualche tavolino in più, ma i clienti affezionati, in gran parte lavoratori del circondario, non rinuncerebbero mai all’ambiente raccolto. Dietro al bancone da 14 anni troviamo Gianni e Patrizia Marchi, marito e moglie che hanno deciso di rilevare il bar, allora “Rosina”, e lanciarsi in una nuova avventura. «L’abbiamo chiamato Londra perché l’architettura esterna dell’edificio ci ricorda quelle che si vedono nella capitale inglese. Ci sembrava anche un nome azzeccato per l’atmosfera che intendevamo creare». Il giorno del loro arrivo al posto del Museion c’era un brullo parcheggio e negli edifici dell’ex ospedale l’idea dell’università era solo un bel proposito. Lo sguardo dei coniugi Marchi, però, è stato di quelli a... lunga gittata: «Sapevamo che potevano aprirsi questo genere di possibilità e oggi, nonostante entrambe le strutture abbiano anche i bar interni, possiamo essere soddisfatti della clientela che arriva sia dal museo d’arte moderna che dalla Lub». Precursori nel destino, Gianni e Patrizia, visto che a Bolzano sono stati tra i primi a offrire un prodotto presentato in modo oggi diffusissimo: «Il macchiato in tazza grande 14 anni fa era una novità e noi l’abbiamo sperimentata con successo». La vita da baristi, però, non è di quelle facili: dalle 7 alle 20 qualcuno serve dietro al banco e quando la gestione è familiare è evidente come i sacrifici siano consistenti. «E’ dura perché una giornata è lunga - dicono in coro - ma abbiamo le nostre soddisfazioni. E poi insomma, ci sono lavori ben più duri». I clienti, intanto, una volta provato il bar Londra difficilmente non tornano più. «L’atmosfera è fantastica - ci spiega Giorgio Marchi, omonimo ma non parente del titolare - per scambiare quattro chiacchiere, rallegrarsi con il sorriso di Patrizia e staccare per una pausa dal lavoro. Io vengo da Merano la mattina apposta: dopo tanti anni passati a Venezia qui ritrovo la classica atmosfera del bar italiano, non comune a tutti gli esercizi altoatesini». Nel tavolo vicino Valentina Bonato, Margherita Giroldi, Mario Durigan e Valentino Andriolo, colleghi di ufficio, fanno un break. «Il caffè è buono, ma questa è quasi una cosa ovvia, retorica - scherzano - perché quello che ci piace veramente è l’ambiente piccolo dove sentirsi un poco a casa. L’ideale, per staccare con la testa». Complimenti finali anche da Natascia Muta e Roman Schwienbacher: «Siamo molto affezionati e il nostro caffè quotidiano amiamo prenderlo qui». A Londra... © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

Le piazze dimenticate del Centro


Alto Adige — 16 settembre 2010 pagina 18 sezione: CRONACA

BOLZANO. «Due piazze esteticamente squallide». Non usano mezzi termini i commercianti delle piazze Sernesi e Domenicani per etichettare due spazi del Centro storico che da tempo chiedono modifiche che le rendano più appetibili. Biciclette parcheggiate in modo selvaggio, traffico dei bus, poco passaggio, scarsa illuminazione, arredo urbano discutibile. E ancora: poche manifestazioni e un generale senso di disappunto e abbandono nei confronti della più “coccolata” piazza Walther. La voce dei negozianti, insomma, si alza piuttosto decisa: “siamo la periferia del Centro storico”. «Ha poco senso - raccontano i baristi Tonino Perna, Violetta e Silvia Stoicanescij - parlare del nostro lavoro con i turisti quando nella zona di piazza Sernesi se ne vedono gran pochi. L’università, inoltre, è una scommessa persa perché le agevolazioni che hanno nel bar interno ci tagliano le gambe». Punta il dito contro le biciclette Roberto Casarini di “Rosi...bis”. «Di fronte all’ateneo la situazione è critica: è una distesa di due ruote. E’ brutta da vedere: si potrebbero spostare le rastrelliere lungo via Leonardo Da Vinci. Lo spostamento della fermata del bus, inoltre, ha determinato una diminuzione della clientela, mentre sul discorso del traffico da furgoncini non mi piace l’idea di una consegna unica». Dal vicino “Top Gun” interviene Luca De Paoli: «La situazione è indecente e l’amministrazione non è in grado di valorizzare le gallerie Europa e Sernesi. E’ l’estetica che andrebbe rivista con aree verdi e un arredo più grazioso. Qualcuno mi deve spiegare, per esempio, che senso hanno i marciapiedi in una zona pedonale? Si potrebbe rimuoverli». «Sono 20 anni - riprende Dario Cecchetto, acconciatore di “Top Man” - che aspettiamo una fontana e qualche bella novità, ma nulla è mai cambiato. Ormai siamo scoraggiati e disillusi perché, comunque la si guardi, questa zona è la più squallida del Centro storico». Meno negativa è Mariapia Calderari dell’omonimo ottico. «Negli anni tutto è cambiato, c’è stato grande turnover tra i negozi. Non darei forzatamente un giudizio negativo. Quel che è certo, comunque, è che l’università non ha portato alcun vantaggio ed è un peccato». Cristina Ferrari dalla sua profumeria sintetizza il problema: «Ci vuole più vita. Piazza Domenicani deve essere più allegra e attraente, mentre oggi è abbandonata a se stessa». Articolata la disamina di Clara Marighetti di “Ker Arts”. «Ci rimangono solo i bus che, senza le siepi di una volta, fanno addirittura più rumore di prima. Ci vorrebbe più verde e più ordine. Va trovata, inoltre, una strategia per abbattere il “muro trasparente” che ci divide da piazza Walther: durante il Mercatino, per esempio, sono migliaia i turisti che scendono da via Goethe e in automatico girano a sinistra. Non è possibile che a Bolzano tutto venga concentrato lì. Le luci natalizie, poi, per noi sono una chimera, ma il paradosso è che nemmeno l’illuminazione notturna è degna di tal nome». Dal tabacchino vicino sottoscrive tutto Oriana Ceravolo scuotendo la testa: «Non c’è nulla da fare, in città sembra che esista solo piazza Walther». Massimo Grandinetti e Stefanie Lantschner di calzature “Europa” si uniscono al coro: «La sera è talmente buio che dei colleghi si sono comprati le luci private e i turisti non ci filano per nulla. Abbiamo chiesto l’albero di Natale e ci hanno piantato tre arbusti spelacchiati. Non solo, è arrivato il Museion, ma nessuno ha pensato di creare un percorso serio che unisca piazza Walther alla struttura passando di qua: si sono lavati la coscienza con delle freccette arancioni ridicole sull’asfalto. Manca la volontà di cambiare». I soci del bar “Riz” Francesco Minici e Domenico Bonaccio chiudono lanciando una proposta. «Cosa costa mettere 5-6 bancarelle del Mercatino anche da noi? Sembra un’impresa impossibile. Il Comune ci venga incontro». - Alan Conti

Turismo e bar: piazza Walther rinasce


Alto Adige — 17 settembre 2010 pagina 17 sezione: CRONACA

Dal vicino negozio di camice Anna Cimutova Salonce conferma: «Qui si lavora bene e soprattutto i turisti sono in costante aumento». Le prime dolenti note, però, le rivela Adriano Russo di “Tabacchi e Souvenir”: «Il vero cruccio è che continuano ad aprire e chiudere bar. Adesso è arrivata pure la Loacker, ma la fetta di clientela da spartirsi è sempre la stessa quindi non sarà facile. Sarebbe auspicabile che l’amministrazione prendesse in considerazione qualche provvedimento che possa calmierare la situazione». Dalla gelateria “Benve”, invece, intervengono Edenia Chervantes e Giovanni Melchiori. «Ci sono molti aspetti da migliorare. Prima di tutto il decoro deve essere garantito in modo più attento e levando, per esempio, le centinaia di biciclette che vengono ammassate vicino alla rastrelliera. Da anni, inoltre, chiediamo un bagno pubblico in zona, ma nessuno ci ha mai accontentato. Per fare rumore dobbiamo solo inventarci boutade come la pipì-tax senza che qualcuno si degni di risolvere quello che è un disagio per noi e per i turisti». Una maggiore attenzione chiesta nei mesi scorsi più volte anche dal patron del Città D’Onofrio. Guarda all’Emilia Romagna, invece, Giorgio Alderucci dal bar “Edi”. «Dobbiamo importare alcune idee che adottano i centri turistici di quella regione. Perché non pensare, per esempio, a una fontana estiva a tempo di musica o a giochi di luce sulla facciata dell’hotel Città? La verità è che si lascia troppo poco spazio all’iniziativa privata e tutto viene standardizzato dal Comune. L’arrivo della moccheria? Non ci preoccupa affatto, anzi, ritengo che sia un’attrazione in più perché il marchio “Loacker”, chiaramente, è noto in tutto il mondo. Chiediamoci anche se il monumento di Walther von der Vogelweide meriti davvero di essere il centro focale della città. La piazza, infatti, al momento, è troppo “cruda” e sarebbe bene che i responsabili facessero qualche viaggio per scovare un’idea per rivitalizzarla». Paolo Gadotti dal ristoro esterno del “Walther’s” ha un solo problema: «I mendicanti e i venditori ambulanti. E’ un pellegrinaggio continuo e sono davvero troppi per quello che dovrebbe essere il nostro biglietto da visita turistico». Dal bancone interno, invece, Olsiona Ibrahimi chiede «più vita la sera quando si svuota tutto. Certo, è anche onesto ammettere che c’è poco da lamentarsi». Dal parrucchiere vicino Paola e Fernando Bussolon avanzano precise richieste sul calendario delle feste: «E’ un peccato che abbiano levato quella della zucca. Onestamente quando le iniziative valorizzano il prodotto locale è molto meglio per tutti. Pure i mendicanti, comunque, sono un problema: chi ha la piazza sotto gli occhi quotidianamente può rendersi conto delle dimensioni del fenomeno». Chiusura per Giancarlo Benetti dell’omonima gioielleria: «Spenderei qualche parola per i troppi musicanti che, anche se costretti a cambiare posizione ogni mezz’ora, si fanno sentire tutto il giorno. Apprezzo molto, invece, la fioriera che hanno messo attorno alla statua di Walther perché finalmente si evita che sia oggetto della continue arrampicate dei giovanissimi». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

mercoledì 15 settembre 2010

Genitori e docenti: timore per i tagli


Alto Adige — 14 settembre 2010 pagina 14 sezione: CRONACA

BOLZANO. In Alto Adige ieri per 70.257 studenti è suonata la prima campanella dopo le vacanze estive, fra timori, incertezze e diffusa preoccupazione per la scarsità di risorse e la carenza di docenti. La campanella avvia il valzer di emozioni del primo giorno di scuola, particolarmente sentite da chi, genitori e figli, ha inaugurato la propria carriera scolastica o da chi si appresta ad affrontare il salto tra primaria e medie. Pelle d’oca e occhiaie, dunque, per chi ha passato la notte in attesa di questo momento: mamme, papà, nonne, insegnanti e, logicamente, studenti tradiscono e raccontano le emozioni. A sorpresa, quelli con l’occhio più lucido sono gli adulti. Dall’altra parte della cattedra, invece, ci sono i docenti che si apprestano a fare i conti con il calo delle risorse, fanno la conta degli insegnanti di sostegno e si incuriosiscono nello scoprire o ritrovare la propria classe. Giorno speciale, infine, per i bidelli o, secondo la meno amata definizione ufficiale, operatori scolastici. Alle porte della primaria “Don Bosco” e della media “Negri”, dunque, ci si mette poco a capire che non è un giorno come un altro di questo anno scolastico appena cominciato. «Speriamo - ride Eva Mercati con la bimba al primo giorno di primarie - che lei sia più brava di quanto non lo fossi io. Scherzi a parte, siamo molto emozionati». Giorgio Cappellupo tesse le prime lodi del sistema altoatesino «dove l’istruzione pubblica è ancora di elevata qualità». Chi è un’autentica specialista di debutti tra i banchi è Renata Baldessarini: «Oggi porto il nipote, ma dopo 3 figli sono abbastanza abituata a questo genere di sensazioni. Certo che è sempre bello vedere una storia che inizia». Lena Scuttari e Giada Beltramini, invece, inviano una richiesta in Sovrintendenza. «La continuità didattica è un fondamento importante. I nostri figli sono in terza e, tra tedesco e inglese, hanno già cambiato una moltitudine di insegnanti. Ecco perché il nostro semplice auspicio è che possano contare sulle stesse maestre dell’anno scorso in modo da non dover modificare metodo e preparazione». In palestra, intanto, Daniele Catania, docente del settore antropologico, sta organizzando l’accoglienza per i nuovi arrivati. «Riuniamo i bambini di prima in palestra, li facciamo giocare e i genitori rimangono con noi. Vogliamo un ingresso molto soft che possa rimanere, anche per loro, un ricordo da portarsi dietro per sempre. Per quanto riguarda il precariato degli insegnanti, invece, ormai sappiamo che dobbiamo fare i conti con il calo di risorse. E’ una difficoltà, anche sul sostegno, ma dobbiamo essere capaci di rendere al meglio comunque, ma è dura». La collega Elia Calidonna è visibilmente emozionata. «Prendo una prima e ogni volta, dopo diversi anni, ho le farfalle nello stomaco. Questa notte non ho chiuso occhio, ma sono sempre ottimista e convinta che quest’anno sarà splendido, così come la mia nuova classe». Raimondo e Viktorie Badolato accompagnano il nipotino. «Ci sembra di tornare indietro - sorridono - ma confrontando il nostro territorio con realtà straniere possiamo dire che contiamo su strutture e personale d’avanguardia». Halima Esakti accompagna la figlia Hibba e precisa: «Ogni tanto infastidisce sentir parlare sempre di stranieri. Non ha senso etichettare così anche chi è nato qui e non vorrei che i bimbi riflettessero questa mentalità». Ruslan e Alina Zubenko ribattono: «Basta non farci caso. Nostro figlio, comunque, è due settimane che ci tempesta di domande e richieste sul primo giorno di scuola». Spostandosi alla media “Negri” il tenore emotivo è grosso modo lo stesso; a cambiare è solo l’età degli studenti. «Spero - spiega Dario Zordan - che mio figlio Davide capisca in fretta che ora è finito il tempo di giocare e che il passaggio d’istituto segna pure una crescita umana». Lorena Godina accompagna le sue due gemelle. «C’è tanta emozione, anche perché alle primarie ci siamo trovati benissimo e spero possa continuare così. Ho molta fiducia nella scuola pubblica». L’accoglienza, intanto, è stata preparata da Antonella Gaiardoni che, insieme al personale di docenti e segreteria formato da Mariella Salamon e Renza Bertoni, racconta: «I ragazzi faranno delle attività per conoscersi e fare gruppo, con il sostengo di associazioni e centri giovanili. È un modo di vederli e capire eventuali forze e lacune. Sulla carta, le classi sono composte con il massimo equilibrio, poi molto dipende da come si amalgama il gruppo e come si conciliano i vari caratteri in aula. Ogni volta è una sfida affascinante». Soddisfatto anche il gruppo di custodi e bidelli: Maurilio Montibeller, Lorella Pedrotti, Lorenza Dalle Nogare e Gerardo Agatiello. «Siamo la coscienza di questi ragazzi perché capita spesso che i loro problemi vengano a raccontarli a noi». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

«Spesa gratis? Allettante»


Alto Adige — 14 settembre 2010 pagina 28 sezione: AGENDA

BOLZANO. Da una parte si fa la spesa “alimentare”, quella classica al supermercato insomma; dall’altra, si fa la spesa di Alto Adige, nel senso che lo si compra sempre per non perdere nessun bollino. Parliamo dei bollini del concorso avviato la scorsa settimana dal nostro giornale, basato sulla pubblicazione, ogni giorno fino al 28 novembre, di un bollino numerato progressivamente, per un totale di 80, così da completare la tessera che potrà poi far vincere premi consistenti sotto forma di spese gratis nei supermercati Despar. Come avevamo annunciato, chi dovesse perdere una copia e il relativo bollino, può salvarsi in due modi: innanzitutto acquistando il numero arretrato (richiedendolo all’edicolante o venendo nel nostro ufficio commerciale, nella sede del giornale Alto Adige in via Volta 10 a Bolzano), e poi sfruttando i bollini jolly. Oggi abbiamo pubblicato il primo, in totale ne pubblicheremo 8, ma di questi, per completare la tessera, se ne potranno usare solo cinque, quindi occhio a non perdere troppe uscite del nostro giornale. I premi, del resto, valgono l’impegno: l’estrazione delle tessere complete a fine pubblicazione dei bollini, mette infatti in palio 3 premi da 1 anno di spesa gratis alla Despar, 6 premi da 6 mesi di spesa gratis e 12 premi da un mese di spesa gratis. E che i premi siano ambìti, lo dimostra un nostro “giro” all’Eurospar di via Roma, un tour fra la clientela. Ad esempio Maria e Agnese Cavagna ieri uscivano dalle casse del supermercato Eurospar con il sorriso sulle labbra e riserve di bevande settimanali. La spesa, si sa, a volte è questione di famiglia e tra gli scaffali capita di andarci tra sorelle. Un’occasione per stare insieme e dividersi, al contempo, il cospicuo carico di vettovaglie. «Oltre alle bottiglie d’acqua abbiamo preso la carne, la frutta, la verdura, bibite, pane, e yogurt», ci hanno detto. A essere vegetariani, però, si risparmierebbe un gruzzoletto: «Eh già - sorridono - la carne è effettivamente il prodotto che pesa sui bilanci familiari». In alternativa, però, c’è sempre la possibilità di avere la costanza di raccogliere i punti del concorso del giornale Alto Adige e poi il proverbiale colpo di fortuna che faccia capitare la propria tessera completa nelle mani di chi effettuerà l’estrazione vincente. «E’ certamente un’occasione allettante, speriamo davvero di essere fortunate», sorridono Maria e Agnese Cavagna. Nel caso, niente è meglio di una bella festa familiare. Intanto, avanti coi bollini: occhio a non perderne! (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Genitori e docenti: timori per i tagli nelle scuola


Alto Adige — 14 settembre 2010 pagina 14 sezione: CRONACA

BOLZANO. In Alto Adige ieri per 70.257 studenti è suonata la prima campanella dopo le vacanze estive, fra timori, incertezze e diffusa preoccupazione per la scarsità di risorse e la carenza di docenti. La campanella avvia il valzer di emozioni del primo giorno di scuola, particolarmente sentite da chi, genitori e figli, ha inaugurato la propria carriera scolastica o da chi si appresta ad affrontare il salto tra primaria e medie. Pelle d’oca e occhiaie, dunque, per chi ha passato la notte in attesa di questo momento: mamme, papà, nonne, insegnanti e, logicamente, studenti tradiscono e raccontano le emozioni. A sorpresa, quelli con l’occhio più lucido sono gli adulti. Dall’altra parte della cattedra, invece, ci sono i docenti che si apprestano a fare i conti con il calo delle risorse, fanno la conta degli insegnanti di sostegno e si incuriosiscono nello scoprire o ritrovare la propria classe. Giorno speciale, infine, per i bidelli o, secondo la meno amata definizione ufficiale, operatori scolastici. Alle porte della primaria “Don Bosco” e della media “Negri”, dunque, ci si mette poco a capire che non è un giorno come un altro di questo anno scolastico appena cominciato. «Speriamo - ride Eva Mercati con la bimba al primo giorno di primarie - che lei sia più brava di quanto non lo fossi io. Scherzi a parte, siamo molto emozionati». Giorgio Cappellupo tesse le prime lodi del sistema altoatesino «dove l’istruzione pubblica è ancora di elevata qualità». Chi è un’autentica specialista di debutti tra i banchi è Renata Baldessarini: «Oggi porto il nipote, ma dopo 3 figli sono abbastanza abituata a questo genere di sensazioni. Certo che è sempre bello vedere una storia che inizia». Lena Scuttari e Giada Beltramini, invece, inviano una richiesta in Sovrintendenza. «La continuità didattica è un fondamento importante. I nostri figli sono in terza e, tra tedesco e inglese, hanno già cambiato una moltitudine di insegnanti. Ecco perché il nostro semplice auspicio è che possano contare sulle stesse maestre dell’anno scorso in modo da non dover modificare metodo e preparazione». In palestra, intanto, Daniele Catania, docente del settore antropologico, sta organizzando l’accoglienza per i nuovi arrivati. «Riuniamo i bambini di prima in palestra, li facciamo giocare e i genitori rimangono con noi. Vogliamo un ingresso molto soft che possa rimanere, anche per loro, un ricordo da portarsi dietro per sempre. Per quanto riguarda il precariato degli insegnanti, invece, ormai sappiamo che dobbiamo fare i conti con il calo di risorse. E’ una difficoltà, anche sul sostegno, ma dobbiamo essere capaci di rendere al meglio comunque, ma è dura». La collega Elia Calidonna è visibilmente emozionata. «Prendo una prima e ogni volta, dopo diversi anni, ho le farfalle nello stomaco. Questa notte non ho chiuso occhio, ma sono sempre ottimista e convinta che quest’anno sarà splendido, così come la mia nuova classe». Raimondo e Viktorie Badolato accompagnano il nipotino. «Ci sembra di tornare indietro - sorridono - ma confrontando il nostro territorio con realtà straniere possiamo dire che contiamo su strutture e personale d’avanguardia». Halima Esakti accompagna la figlia Hibba e precisa: «Ogni tanto infastidisce sentir parlare sempre di stranieri. Non ha senso etichettare così anche chi è nato qui e non vorrei che i bimbi riflettessero questa mentalità». Ruslan e Alina Zubenko ribattono: «Basta non farci caso. Nostro figlio, comunque, è due settimane che ci tempesta di domande e richieste sul primo giorno di scuola». Spostandosi alla media “Negri” il tenore emotivo è grosso modo lo stesso; a cambiare è solo l’età degli studenti. «Spero - spiega Dario Zordan - che mio figlio Davide capisca in fretta che ora è finito il tempo di giocare e che il passaggio d’istituto segna pure una crescita umana». Lorena Godina accompagna le sue due gemelle. «C’è tanta emozione, anche perché alle primarie ci siamo trovati benissimo e spero possa continuare così. Ho molta fiducia nella scuola pubblica». L’accoglienza, intanto, è stata preparata da Antonella Gaiardoni che, insieme al personale di docenti e segreteria formato da Mariella Salamon e Renza Bertoni, racconta: «I ragazzi faranno delle attività per conoscersi e fare gruppo, con il sostengo di associazioni e centri giovanili. È un modo di vederli e capire eventuali forze e lacune. Sulla carta, le classi sono composte con il massimo equilibrio, poi molto dipende da come si amalgama il gruppo e come si conciliano i vari caratteri in aula. Ogni volta è una sfida affascinante». Soddisfatto anche il gruppo di custodi e bidelli: Maurilio Montibeller, Lorella Pedrotti, Lorenza Dalle Nogare e Gerardo Agatiello. «Siamo la coscienza di questi ragazzi perché capita spesso che i loro problemi vengano a raccontarli a noi». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti