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mercoledì 9 novembre 2011

Girasole alle Gasteiner: prima o poi...

La coordinatrice del Girasole e parte del comitato in riunione
BOLZANO.  Spazi angusti, inadeguati e bui, troppe barriere architettoniche e un'incertezza che sta sfibrando insegnanti e genitori dell'asilo Girasole. La soluzione? Trasferire definitivamente la scuola per l'infanzia all'interno delle Gasteiner in tempi brevi e non solo con una piccola enclave di due sezioni come adesso. La richiesta è stata recapitata ieri sera direttamente dai genitori dei bambini agli assessori comunali Maria Chiara Pasquali, Judith Kofler Peintner e Luigi Gallo durante una riunione che ha coinvolto circa una cinquantina di persone tra cui anche presidente e vice della Circoscrizione Rainer Steger e Antonella Schönsberg. Tutti seduti a semicerchio sulle piccole sedie dei bambini per sviscerare le molte difficoltà dell'asilo. "I disagi per chi è rimasto nella vecchia sede - spiegano Nicole Donà, Marzia Bonetto e Chiara Rabini del comitato dei genitori - sono moltissime. Gli spazi, per esempio, sono talmente stretti che alcuni bimbi sono
costretti a cambiarsi esattamente davanti alla porta d'ingresso con tutti gli spifferi invernali del caso. Le barriere architettoniche sono troppe, la luminosità scarsa e incredibilmente l'Asl rinnova una deroga ogni anno. Tanto basta per giudicare l'attuale Girasole inadeguato e non sicuro. Ci ha fatto piacere, invece, scoprire che i genitori delle Von Aufschnaiter non desiderano le Gasteiner nemmeno come soluzione temporanea: siamo sulla stessa lunghezza d'onda". L'obiettivo delle famiglie, dunque, è proprio il trasferimento definitivo alle Gasteiner, ma dal Comune arrivano decise frenate a soluzioni immediate, senza contare che nella matassa dovrebbero infilarsi pure le medie Von Aufschnaiter. Primo snodo fondamentale a livello istituzionale sarà la variante urbanistica comunale. Lo stato attuale delle cose, comunque,vede il Girasole diviso in due tronconi "con tutte le difficoltà del caso per il coordinamento lavorativo del personale" sottolinea la presidente dei genitori Francesca Califano.
"Si dovrebbe rimanere all'interno delle Gasteiner - la sentenza secca di Lilia Filip - perché è davvero un peccato non sfruttare questi spazi". Stessa opinione per Hatim Goafsaoui: "Non possiamo continuare ad avere una scuola dell'infanzia spaccata in due, quindi sarebbe opportuno trasferirsi tutti dove le strutture sono più adeguate. Dopo tanto tempo, però, chiediamo garanzie".
Fin qui i desiderata genitoriali, ascoltati ma non proprio suffragati dagli assessori. "È vero - ammette Kofler Peintner - che la vecchia struttura non è tra le migliori e le lamentele sono giustificate. Senza raccontarci belle storielle, comunque, dobbiamo dire subito che il trasferimento immediato di tutte le sezioni alle Gasteiner è impossibile perché si tratta di una scuola di rotazione non progettata per un asilo". Esplicita anche Pasquali: "Negli anni ci siamo accorti che la necessità di un istituto scolastico di supporto ai vari lavori non era così stringente. Tuttavia una scuola per l'infanzia necessita di spazi esterni adeguati per il gioco che la Gasteiner attualmente non ha. In prospettiva, però, demoliremo l'edificio ex Mobilità e attueremo espropri che, con una modifica al piano urbanistico, renderanno l'area dell'attuale Girasole sicuramente all'altezza delle sue esigenze. Ripenseremo il tracciato della ciclabile e recuperemo
l'attuale fazzoletto di verde pubblico nel parco Madonna, oltre alla prevista realizzazione delle nuove Von Aufschnaiter". Particolare non di poco conto è la tempistica: "Entro primavera vogliamo avere la variante urbanistica e, correndo come i matti, iniziare l'anno scolastico 2013/2014 nella scuola ristrutturata, arredi a parte. Questo, purtroppo, comporterà altri disagi. Se non si approva la variante, invece, i tempi saranno infiniti e per questo non possiamo farci legare le mani dalla querelle sul futuro delle Von Aufschnaiter". Poco spazio, dunque, agli entusiasmi definitivi. "Per mettere a norma le Gasteiner - interviene Gallo - bisogna investire 1,5 milioni di euro. I lavori vivranno diverse fasi: prima di tutto i bambini saranno spostati nella palazzina ex Mobilità che poi in estate sarà demolita. Da un punto di vista politico, comunque, le vicende Girasole e Von Aufschnaiter sono distinte, ma da un punto di vista tecnico c'è un
collegamento. Se le Gasteiner saranno considerate scuola di rotazione delle Von Aufschnaiter, infatti, è evidente che la situazione muterebbe". "Seguiremo con estrema attenzione l'iter istituzionale - chiude l'ispettrice della Sovrintendenza Renza Celli - e abbiamo fiducia nelle intenzioni della giunta comunale. Siamo consapevoli, però, che il personale affronta e affronterà diverse difficoltà". A metà novembre, comunque, la discussione sulla variante urbanistica dovrebbe approdare in consiglio comunale: il primo passo decisivo è fissato.      
Alan Conti

Viene per il duce a cavallo, ma doveva essere in consiglio

L'assessore Elena Donazzan (Pdl)
BOLZANO. Sotto il bassorilievo di Mussolini in piazza Tribunale per ribadire che i monumenti fascisti non si toccano e le autonomie specialli vanno abolite, ma in Veneto la aspettavano per la seduta di consiglio regionale. Elena Donazzan, assessore Pdl della Regione Veneto, è al centro delle polemiche per la sua partecipazione di ieri a Bolzano alla manifestazione organizzata dai Patrioti d'Italia. Contemporaneamente, infatti, avrebbe dovuto presenziare alla seduta del suo consiglio. A puntare il dito sulla scelta dell'assessore è la capogruppo del Pd Lucia Puppato che sulla questione annuncia un'interrogazione. "Posto che ho trovato anche io fuori luogo calendarizzare una seduta nella giornata del 4 novembre, chiederò all'assessore Donazzan per quale motivo sia venuta meno al suo dovere istituzionale. Considerando, oltretutto, che l'assenza è legata a un'inquietante protesta, con tanto di gazebo, inscenata all'ombra di un bassorilievo che celebra Mussolini. Con quali mezzi e sostenendo quali spese, oltretutto, Donazzan si è recata a Bolzano per una iniziativa che rasenta il fanatismo?". (a.c.)

Manzardo: in arrivo cassa integrazione e offerte


Cinzia Turello, responsabile della Cgil

 BOLZANO. La Provincia tende la mano ai lavoratori della Manzardo e l’interesse delle aziende disposte a rilevare l’attività è concreto oltre che orientato a mantenere la pianta organica attuale. Sono buone notizie quelle comunicate dalla Cgil commercio ieri pomeriggio ai circa 50 lavoratori dell’azienda di fornitura fallita il 20 ottobre in un’assemblea indetta nella sala “Di Vittorio” di viale Trieste. Cinzia Turello, responsabile del settore servizi e commercio del sindacato, e l’assessore Roberto Bizzo, assessore provinciale al lavoro, hanno in parte rischiarato l’orizzonte di dipendenti che da un giorno all’altro si sono ritrovati in ferie forzate con una mail.
 "L’interesse manifestato al giudice curatore del fallimento da alcune aziende del territorio, di Como, Piacenza e delle Marche – spiega Turello – è concreto e lascia intendere una certa serietà. Non solo, praticamente tutti hanno espresso la volontà di mantenere la pianta organica attuale contando sul valore aggiunto di un personale altamente qualificato. Ancora non è chiaro, invece, se Manzardo sarà rivelata interamente su scala nazionale oppure frazionata nelle sue singole realtà territoriali". Per i lavoratori, intanto, si prospetta la cassa integrazione e l’intervallo di 6-7 mesi senza stipendio che intercorre di prassi prima del versamento da parte dell’Inps. E’ qui che potrebbe intervenire la Provincia. "Diamo piena disponibilità – le parole dell’assessore Bizzo – a utilizzare parte di un fondo provinciale per anticipare questi soldi e non abbandonare i dipendenti a loro stessi per un lungo periodo. Ovviamente come Provincia siamo a disposizione del curatore fallimentare per qualsiasi necessità". L’invito della Cgil, nemmeno troppo velato, è quello di non abbandonare la barca che affonda. "Logico che ognuno ha la libertà di licenziarsi oppure inserirsi in mobilità, ma è altrettanto evidente che una Manzardo completa di dipendenti specializzati, come quelli che possiede, sul mercato è più allettante di un’eventuale scatola vuota". Comincia, intanto, a delinearsi meglio il quadro delle possibili cause e responsabilità del fallimento. "La gestione dirigenziale della Manzardo negli ultimi anni da parte della “Hadleigh Partners” è stata fallimentare – le parole del dipendente Roberto Mattana – e a pagarne le conseguenze siamo noi. La sede di Bolzano, oltretutto, ha una storia di oltre 65 anni che merita rispetto, oltre a rivestire un ruolo centrale nella galassia di Manzardo. Non a caso i conti nella nostra regione sono sempre tornati. Ora ci sentiamo tutti in un limbo e solo oggi abbiamo scoperto di essere in cassa integrazione". "E’ importante – l’opinione del collega Maurizio Zampieri – la disponibilità della Provincia nel venirci incontro per il periodo in cui rimarremo senza stipendio". Discusse, infine, sono le modalità di comunicazione del fallimento. "Il 19 di ottobre – chiudono Roman Obkircher e Giuseppe Aggiato – ci hanno inviato una mail con cui ci spiegavano la messa in ferie forzata senza lo straccio di una motivazione. Poi, fino ad oggi, non abbiamo più saputo nulla del nostro destino professionale e nessuno si è fatto sentire. Vero che le voci di una certa difficoltà circolavano, ma non ci aspettavamo un crollo così repentino di un marchio tanto importante. Ora non ci resta che stringere i denti e incrociare le dita nella speranza che le trattative per l’acquisizione da parte di nuovi proprietari si concludano positivamente".
Alan Conti 

Patrioti: "Abolire le autonomie"


Uno striscione dei patrioti

BOLZANO. "Abolire lo statuto di autonomia, le regioni a statuto speciale e abbassare la quota di trattenuta delle imposte nella Provincia di Bolzano dal 90% al 40%". La Rete dei “Patrioti d’Italia” ha scelto piazza Tribunale per lanciare le proprie provocazioni contro i privilegi delle province in occasione delle celebrazioni per il 4 novembre. Per festeggiare l’unità italiana, insomma, uno sparuto gruppetto di consiglieri comunali, provinciali e regionali delle sole Veneto, Lombardia e Piemonte sceglie la strada della polemica tra regioni confinanti. Portavoce della crociata contro le autonomie l’assessore regionale del Veneto Elena Donazzan e il consigliere regionale della Lombardia Vittorio Pesato, entrambi in quota Pdl. Nel calderone della protesta portata avanti con un gazebo e tanti tricolori finisce pure la questione dei monumenti fascisti, tema ovviamente non strettamente legato ai privilegi dell’autonomia data la competenza nazionale.
 "Il contesto storico – scrive Pesato in una mozione presentata nel consiglio della Regione Lombardia – in cui nacque la statuto è completamente diverso da quello attuale e in Europa esistono enclavi linguistiche senza che questo ponga l’esigenza di diversificazioni amministrative. Il problema della tutela delle minoranze è ormai superato e l’abolizione dei confini pone fine al rischio di ghettizzazione. E’ quindi totalmente ingiusto che le due province di Trento e Bolzano con un milione di abitanti dispongano dello stesso budget di tutto il Veneto che conta una popolazione di 4,8 milioni di residenti. La percentuale del 90% di trattenute fiscali, quindi, va abbassata al 40%". Come fare questo resta abbastanza oscuro. "Chiederò alla Regione di sottoporre la questione nella Conferenza Stato-Regioni, ma è chiaro che urge un intervento costituzionale". Con un governo che fatica a mettere insieme una maggioranza persino sugli emendamenti e bussa periodicamente all’uscio della Stella Alpina sembra impresa ardua. "Invece siamo all’anno zero – replica Pesato – ed è il momento giusto per abolire questi privilegi>>. Il paradosso è che tutto potrebbe essere persino inutile e portare alla stessa situazione di partenza: <
Alan Conti



Via Fiume: il park per residenti che non piace ai residenti


Lavori sugli argini: in via Fiume non vogliono vederli
BOLZANO. Un parcheggio per i residenti, ma non per quelli più vicini. Gli abitanti dei condomini di via Fiume che si affacciano direttamente sulla passeggiata si schierano compatti contro la realizzazione del discusso garage alimentati da una buona dose di fastidio e, soprattutto, paura. Nelle cantine, infatti, l’acqua durante le piogge è ormai abituale e chi abita qui da molto tempo assicura che lo stesso fiume causa periodicamente infiltrazioni: intervenire con un cantiere impattante alimenta timori. All’interno dei civici 1 e 2 della strada, dunque, la contrarietà è bulgara e si tratta proprio di chi, teoricamente, dovrebbe poi godere dei maggiori vantaggi a opera ultimata. A corollario della preoccupazione intorno al torrente, alimentata pure dalla cronaca delle disgrazie di questi giorni, ci sono altre motivazioni come l’impatto di un cantiere lungo, la distruzione della passeggiata, la creazione di garage trasformati in rimesse e la falsità dell’emergenza parcheggio più volte denunciata da altri bolzanini della zona. Voci contrarie che confluiscono nelle 4.500 firme raccolte fino ad ora dal comitato contro il parking che, a sorpresa, sta chiedendo delle piccole offerte per pagare le spese legali in vista di un ricorso al Tar. In tre mesi di colletta la cifra si attesta attorno ai 2.500 euro e all’orizzonte si profila un nuovo fronte legale.
 "Tutto il palazzo è contrario a questo parcheggio – il commento lapidario di Gheta Palumbo – e dobbiamo essere sinceri nell’affermare che, con un poco di pazienza, alla fine il parcheggio nel rione si trova sempre". Vittoria De Pellegrini abbraccia le convinzioni degli ambientalisti: "Distruggere gli alberi e questa porzione di verde sarebbe davvero triste. Ormai si è formata una piccola comunità che si ritrova in questo spazio e ha il diritto di non vederselo sottrarre nel nome dell’interesse di pochi. Il disagio del cantiere e l’eventuale carenza di posteggi sono aspetti che vengono in un secondo momento perché la questione ambientale credo sia prioritaria e debba spingere il sindaco Luigi Spagnolli a una riflessione". I coniugi Natalina Fumetto e Fulvio Marcassoli sono i proprietari dell’unico balcone che si affaccia direttamente sull’area di cantiere e si oppongono duramente "a un lavoro pericoloso, inutile, dannoso e fastidioso. Abitiamo qui da anni e le cantine si riempiono regolarmente d’acqua nei giorni di pioggia. C’è anche chi ha costruito un piccolo rialzo che faccia da diga davanti alla porta: in queste condizioni vi pare saggio toccare un argine tanto delicato?". Qualcuno, però, ipotizza una contrarietà al fastidio dei lavori più che al garage in sè. "E’ evidente che il cantiere arreca disturbo, ma questo tratto di passeggiata rappresenta, per chi non viaggia più, il proprio mare, la propria montagna e la piccola vacanza quotidiana. E’ questo che non vogliamo perdere". Così anche loro infilano la loro offerta nel salvadanaio del comitato gestito da Maria Teresa Fortini. "Stiamo raccogliendo denaro per un eventuale ricorso al Tar che possa bloccare i lavori una volta registrato il definitivo via libera all’opera. Attendiamo le rilevazioni dei tecnici, ma intanto non molliamo e continuiamo a mettere insieme firme che il sindaco ripone nel suo cassetto. Nel frattempo, visto che non c’è nulla da nascondere, sarebbe onesto rendere pubblici i nomi dei soci della cooperativa". "E’ vero, non sempre è facile trovare parcheggio – interviene Multari Staltari - ma siamo sicuri che costruire il garage proprio qui sia l’unica soluzione? Chi ci assicura, inoltre, che i box auto non saranno trasformati in rimesse di vari materiali lasciando le macchine in superficie?". Chiusura con Bruna Grenzi ed Angelo Zanoni, padroni dell’alloggio a piano terra destinato ad affacciarsi direttamente sul cantiere. "Abbiamo quattro finestre e tutte saranno oscurate dai lavori, Non solo, una volta terminato il garage la nostra visuale sarà ostruita per sempre da uno splendido muro. Il tutto, chiaramente, senza che nessuno ce lo abbia mai comunicato direttamente dato che la cooperativa non ha mai avuto la gentilezza di mostrarci i progetti definitivi. Il problema principale, però, è che se il nuovo argine non tiene noi rimaniamo sott’acqua: non è bello convivere con questa paura".
Alan Conti

La Circoscrizione: "Il Comune tuteli l'area aeronautica"


Un'immagine di un prato incolto
BOLZANO. Passi il non avere uno straccio di idea su come sfruttare l’ormai proverbiale spazio verde dell’aeronautica militare in via Novacella, ma almeno mantenere un verde decoroso appare il minimo. Tra il Comune e la Circoscrizione Europa Novacella si alza la tensione attorno al destino dell’areale che da anni viene individuato come luogo ideale per un parco, una mensa oppure un nuovo condominio e invece rimane sempre disabitato vittima dell’incuria. Le erbacce raggiungono ormai il ginocchio e lo spiazzo è diventato dimora esclusiva di una nutrita colonia di gatti e poco altro. I consiglieri di Circoscrizione da tempo rimarcano lo stato di abbandono, ma adesso la presa di posizione del Quartiere è istituzionale e si concretizza in una lettera indirizzata in vicolo Gumer. "Ormai – spiega Kilian Bedin, consigliere della Stella Alpina – siamo rassegnati al silenzio tombale che il Comune riserva per questa porzione di terreno che potrebbe essere una vera ricchezza per il rione. Non è accettabile, però, che il Comune non si prenda l’impegno di una manutenzione dignitosa del verde pubblico, così abbiamo inviato una lettera con la richiesta specifica di migliorare la condizione del prato". Potrebbe essere un primo passo "per ridare dignità a quello che è un vero e proprio degrado che coinvolge anche l’edificio all’interno dell’area militare. Sappiamo che i tempi per le decisioni definitive saranno ancora lunghi, ma poter contare su uno spazio curato sarebbe già una buona cosa per tutta la Circoscrizione".  Bedin, poi, tira per la giacchetta il compagno di partito Klaus Ladinser: "Il vicesindaco ha già assunto una posizione possibilista". Gli ambienti comunali, però, a più riprese avevano assicurato nei mesi scorsi un’imminente soluzione che potesse portare in via Novacella un nuovo parco. La mensa per gli anziani, infatti, dopo lunga attesa dovrebbe trovare posto nei locali della chiesa di Regina Pacis, ma è noto come il rione richieda da tempo un nuovo spazio verde utile per le famiglie e i tanti bambini o studenti che gravitano nelle varie scuole nelle vicinanze. I passaggi burocratici, però, hanno sempre eretto ostacoli a qualsiasi nuova proposta, ma i residenti cominciano a puntare i piedi lungo una strada dove, mai accontentati, in molti avevano anche richiesto la creazione di una pista ciclabile. Assodato che le accelerate non fanno parte della natura comunale, la Circoscrizione si attende ora un semplice freno all’incuria: nulla di particolarmente complicato. (a.c.)
 

venerdì 4 novembre 2011

Pdl: festa con visita alla città. Divisi.

Si dividono anche i giovani

BOLZANO. Il Pdl altoatesino, si sa, è un’erma bifronte divisa tra le due teste Biancofiore-Holzmann, ma anche i giovani, adesso, sembrano seguire le orme del vertice storico. In occasione delle celebrazioni per il 4 novembre, infatti, studenti e ragazzi dell’area più vicina all’onorevole eletta in Campania e quelli che gravitano attorno al mancato candidato sindaco avevano deciso di organizzare alcuni eventi insieme. Tutto pronto fino al nuovo battibecco tra deputati che ha mandato all’aria i buoni propositi. “Io non vengo se c’è lui” e “Non si fa nulla con lei” i veti incrociati piovuti dall’alto che hanno separato le strade dei due gruppi. "Per la verità – spiega Alessandro Bertoldi, presidente di “Studenti per le libertà” in orbita Biancofiore” – noi abbiamo anche cercato di continuare questo percorso comune, ma non abbiamo riscontrato la stessa  decisa volontà dall’altra parte, quindi andremo divisi". La spaccatura affonda le radici nel terreno generazionale e desta qualche sorpresa, col rischio di spingere nell’ombra i rispettivi programmi "e sarebbe un peccato – continua Bertoldi – perché noi punteremo molto sull’aspetto storico e culturale mentre loro organizzeranno una manifestazione". Il programma storico-artistico, dunque, si articolerà lungo due giornate e inizierà sabato alle 16.30 con l’incontro formativo, purtroppo riservato solo a giovani delegati e studenti in arrivo da tutta Italia, sulla questione altoatesina alla presenza di Maurizio Vezzali, lo stesso Bertoldi e, logicamente, Michaela Biancofiore. Alle 20.15, invece, cena per tutti presso la pizzeria “La Torre” di Laives. Più consistente il programma di domenica che vede come momento culminante la visita guidata a Bolzano tenuta dallo storico Christoph Von Hartungen dal titolo “Una città, due realtà”. La prima parte, infatti, si concentrerà sull’architettura di epoca fascista con particolare attenzione alle vicende del bassorilievo on piazza Tribunale o del Monumento in Piazza Vittoria, mentre la seconda parte avrà come protagonista l’attuale assetto sociale e istituzionale della città con la passeggiata tra i Portici, piazza Walther e Palazzo Widmann. Conclusione elegante alle 11 presso il bar del “Laurin”. La quota di partecipazione è di 40 euro, per la cena 10 euro, e per qualsiasi informazione basta chiamare il numero 338-1028623. (a.c.)

giovedì 3 novembre 2011

Spagnolli: "La zona dell'ospedale mal gestita dalla Provincia"

Un'immagine dall'alto dell'ospedale cittadino prima dei lavori
BOLZANO. Sanità in Comune si traduce in viabilità e polemiche legate all'ormai atavica questione della sbarra di via della Vigna e al parcheggio dell'ospedale. Il sindaco Luigi Spagnolli, ospite del ciclo "Vivere Informati" sulla sanità curato da Giorgio Dobrilla e Sandro Forcato, ha affrontato ieri sera nell'aula magna del liceo Torricelli alcuni temi cittadini particolarmente scottanti.
"Il ruolo del Comune è assolutamente marginale nell'ambito della sanità" la chiara premessa di Spagnolli al suo intervento è abbastanza significativa e tocca direttamente i rapporti istituzionali. "Teoricamente tra Stato, Provincia e Comune non esiste una gerarchia, anche se la disponibilità economica fa la differenza. In ambito comunale solo il sindaco ha delle competenze sanitarie in qualità di ufficiale del governo. Una carica che, di fatto, permette di adottare provvedimenti urgenti contro eventuali pericoli in caso di emergenza". Non proprio atti frequenti: "No, però può capitare di ordinare il trattamento sanitario obbligatorio con un atto motivato da uno specialista. Si tratta di un provvedimento in tempo reale, quindi può capitare a qualsiasi ora". I dati sono abbastanza sorprendenti. "Con il cambio di stagione arriviamo anche a 12-15 casi la settimana, con una percentuale che gli psichiatri individuano in un 10% della popolazione
potenzialmente a rischio".  Fin qui quello che concerne strettamente il ruolo istituzionale del sindaco, ma il Comune vanta anche qualche strumento capace di incidere sulla sanità come le concessioni edilizie. "Nella commissione - spiega Spagnolli - abbiamo un esperto dell'Asl che valuta il rispetto di precisi standard igienico-sanitari". Il vero tasto dolente, però, si chiama "distretti socio-sanitari" e organizzazioni del territorio. "L'Asl coordina le operazioni, ma si deve affiancare all'Assb per l'aspetto sociale. Si innesca così una necessità di raccordo tra gli enti, compresa la gestione dell'ospedale che è totalmente a carico dell'Asl. Un ambito tipico di commistione è quello della viabilità". Sul tema dell'ospedale e della nuova clinica partono però gli strali del sindaco verso la Provincia. "Nella progettazione del nuovo parcheggio si sono fatti moltissimi errori. Prima di tutto il prezzo e il noto
pasticcio sulle tariffe, poi posizionare l'accesso in via Böhler significa convogliare una notevole quantità di auto in una strada secondaria. Non solo, gli ampi parcheggi lasciati vuoti all'esterno rispondono a una logica di esclusiva che la Provincia ha concesso ai gestori del parcheggio interrato". All'ospedale ci si potrebbe arrivare in bici, a patto di strisciare sotto le sbarre. "In via della Vigna abbiamo un passaggio dedicato ai trattori per i campi con una conformazione assai diversa da una strada pubblica. Oltretutto si tratta di una via interpoderale privata". Incalzato dalle domande del pubblico Spagnolli si augura invece "la realizzazione di un parcheggio più vicino al padiglione W, ma deve essere una scelta della Provincia". Nel calderone entra anche la proporzionale: "In questo settore esiste un fastidio viscerale tra i benpensanti. Si preferisce mettere la persona che parla la lingua giusta al posto giusto piuttosto che il
professionista giusto nell'ambulatorio giusto. A fatica, però, ci stiamo muovendo verso una flessibilità maggiore, con un'interpretazione della proporzionale considerata su scala più ampia". Mugugni arrivano pure per il prossimo blocco del traffico: "Non impediamo a nessuno di andare in auto, semplicemente fissiamo delle fasce orarie. Il miglioramento qualitativo della tecnologia degli ultimi anni è troppo evidente per non assecondarlo".
Giorgio Dobrilla, dal canto suo, tira alcune conclusioni: "Il margine che viene lasciato al Comune in ambito sanitario è davvero ridottissimo, forse è troppo schiacciato dalla Provincia". La proporzionale, invece, lascia ancora molti dubbi. "Se è necessario che al pronto soccorso ci sia un'accoglienza bilingue, è assai meno fondamentale che le due lingue siano perfettamente conosciute da un anatomopatologo. La soluzione, quindi, va ricercata nella necessità pratica del bilinguismo".

Alan Conti

Bilinguismo? Meglio all'estero che in questa scuola

La copertina del volume
BOLZANO. Ingabbiato dallo schema scolastico, frenato dalla presenza del dialetto, necessario, lodevole e anemico di contatto e scambio umano. È così il plurilinguismo visto con gli occhi degli studenti delle scuole superiori altoatesini di entrambi i gruppi linguistici raccontati dai docenti univeritari Siegfried Baur e Dietmar Larcher nel libro "Fit für Europa" (Edizioni Alpha Beta, 197 pagine, 18 euro). La presentazione del volume, tenutasi ieri alla Lub alla presenza tra gli altri del vicepresidente della Provincia Christian Tommasini, della dirigente dell'Istituto Comprensivo Bolzano VI Mirca Passarella e dell'ispettore per il tedesco Franz Lemayr, è stata l'occasione per tratteggiare la visione che i giovani hanno dell'altra lingua.
"Si tratta di volumi che hanno potuto realizzarsi grazie a un progetto promosso dall'Universit࣠premette Baur. Larcher, dal canto suo, ha spiegato il metodo seguito: "Abbiamo semplicemente voluto portare avanti uno studio qualitativo attorno al plurilinguismo parlando direttamente con gli studenti altoatesini. Da Bolzano a Merano passando per Malles: il primo dato è che le peculiarità del territorio cambiano da zona a zona senza una particolare omogeneità territoriale". L'analisi, chiaramente, ha mosso i primi passi all'interno delle scuole: "Abbiamo selezionato studenti eccellenti e altri con diffcoltà e sottoposto loro alcune domande per realizzare un profilo linguistico. Nel libro, però, le varie esperienze di monolinguismo o bilinguismo vengono proposte come un racconto libero". Il piano narrativo, quindi, rimane centrale. "Le loro esperienze - riprende Baur - vengono riportate seguendo uno stile di scrittura colloquiale e tipico del
parlato. Una vera chiacchierata". Si scopre, così, che una ragazza di 15 anni di Silandro ammette candidamente come "la scuola non mi abbia particolarmente aiutato per l'italiano. La vera molla motivazionale è legata alla frequentazione di amici esterni". Non se la passano meglio le superiori Italiane con un'alunna che non esita a elencarne le difficoltà: "Abbiamo cambiato insegnante praticamente ogni anno, in prima tagliavamo le figurine...quindi ho imparato sicuramente di più in sei mesi di viaggio studio in Germania. Eppure siamo consci dell'importanza del tedesco". Tra le parole dei ragazzi spuntano anche limiti legati all'insegnamento o alla struttura del sistema scolastico: "Credo sia necessario espatriare per imparare davvero la lingua perché con i metodi adottati fino adesso non si ottengono risultati". Lo stesso patentino viene guardato con un certo sospetto: "È un documento necessario, altrimenti è impossibile trovare un lavoro".
Uguale destino per il dialetto tedesco definito "incomprensibile e lontano dalla lingua che viene insegnata a scuola. Il divario è troppo". Ci sono pure giovani tedeschi che ammettono senza battere ciglio di "parlare Hochdeutsch solo a scuola durante lezione per un tempo effettivo di massimo 10 minuti al giorno". La flessione locale, però, contribuisce a scavare un solco tra centro urbano e rurale pure all'interno del mondo tedesco. "Una mia compagna meranese - spiega uno studente della Val d'Ultimo - davvero non mi comprende quando parlo dialetto".
Il bandolo della matassa, insomma, viene sempre individuato nel contatto con l'altra lingua, la possibilità di passare dalla teoria alla pratica e la voglia di parlare tedesco o italiano anche fuori dall'aula di scuola. I giovani chiedono, in sostanza, un forte contesto d'uso. "Ho avuto la fortuna di giocare in cortile con un tedeso" racconta uno, "A scuola si impara quello che dettano i libri, poi il lavoro e la vita ti permettono il vero esercizio" le fa eco un coetaneo.
Uno dei paradossi messi a nudo dal duo Baur-Larcher è la maggior dimestichezza con l'inglese. "Il tedesco l'ho usato quelle due volte che sono andato a fare shopping in Germania - ammette un ragazzo brissinese - mentre l'inglese lo parlo con amici canadesi o attraverso la televisione". Chiaramente la lingua dominante della cultura giovanile parte con un netto vantaggio, ma la discrepanza dello scambio umano ha stupito gli stessi autori. "I ragazzi italiani - specifica Larcher - sono più ossessionati dall'aspetto didattico e nozionistico della scuola, mentre i tedeschi avvertono di più la necessità di pratica quotidiana. Il contatto è auspicato da entrambi, anche se gli italiani mostrano una certa preferenza per il rapporto amoroso". La psicologia, quindi, gioca un ruolo particolarmente importante: "L'atteggiamento dei ragazzi che ammettono il mancato bilinguismo è sempre caratterizzato da un certo senso di colpa che, a mio parere, nasconde la
paura di essere costantemente attesi a un esame". Il dolce, però, arriva nella coda: "Praticamente nessuno - chiude Larcher - ha sostenuto l'inutilità del tedesco in territorio italiani oppure il fastidio inverso di una lingua imposta dagli eventi storici. Tutti vedono nel bilinguismo una possibilità in più: è una buona base". E non è affatto poco.

Alan Conti

Manca il contatore: dieci giorni al freddo


Un termosifone come amico

BOLZANO. Dieci giorni senza riscaldamento, temperature che di notte crollano fino a 15 gradi, bambini ammalati ed anziani in difficoltà. Al civico 47 di piazza Vittoria l’arrivo dell’autunno rigido ha portato con sé disagi e abitazioni in ghiacciaia in seguito al cambio del sistema di riscaldamento centralizzato passato a metano. Una trentina di interni, tra appartamenti ed uffici, aspettano da una decina di giorni che i termosifoni di casa tornino a dar sollievo e all’ennesimo rinvio non ce l’hanno più fatta. <>. Il disagio è confermato da Natalia Bordia, baby-sitter di una famiglia del condominio: "Abbiamo una stufetta elettrica, ma speriamo davvero che presta possa tornare il riscaldamento. Nel frattempo meglio abbondare con il the caldo>>. Ieri, intanto, è arrivato l’atteso contatore: ora si aspetta solo l’intervento idraulico e il passaggio burocratico di comunicazioni a Seab per ripristinare il riscaldamento negli interni. Il palazzo, infatti, è in buona parte occupato da uffici, studi legali e sedi di associazioni, ma sono almeno una decina le famiglie che abitano le due scale. Non solo, anche i bar e i negozi limitrofi sono alimentati dalla stessa centralina, anche se qui il disagio è chiaramente minore visti gli orari di apertura. "Ci trattano come degli ingenui – lamenta una coppia di coniugi che desidera restare anonima – e si rimbalzano le responsabilità senza darci delle risposte". Il meccanismo di scaricabarile, infatti, è perfettamente circolare e parte dalla Generalbau che amministra l’immobile. "E’ uno scandalo quello che ha causato Seab – fanno sapere duramente dagli uffici di via Roen – perché non si può far aspettare la gente per così tanto tempo giustificandosi con la disponibilità di soli due installatori. Abbiamo più volte sollecitato l’azienda e ci hanno sempre risposto di essere a corto di personale. Incredibile. Ora speriamo davvero che abbiano risolto una volta per tutte questa situazione di forte disagio". A passare per capro espiatorio, però, Seab proprio non ci sta e con gli operatori del numero dedicato alla fornitura del gas passa la patata bollente alla “cugina” Azienda Elettrica. "Noi abbiamo tempo una decina di giorni per l’installazione da quando viene stipulato il contratto con l’ente che eroga il servizio, in questo caso Ae. Ci atteniamo a questa tempistica e non dipende da noi se certe comunicazioni arrivano in ritardo oppure se ci si rivolge tardi all’ente distributore". Azienda Energetica, dal canto suo, ribadisce semplicemente il termine di cinque giorni lavorativi per l’installazione dalla stipula del contratto il che, evidentemente, rimanda il pallone nel campo di chi doveva preoccuparsi della chiusura celere dell’accordo, ovvero l’amministrazione dell’immobile. In tanto peregrinare, insomma, non si riesce a raggiungere una spiegazione esaustiva dei motivi che hanno portato gli inquilini a battere i denti, ma evidentemente da qualche parte qualcuno si è addormentato. "L’unica cosa certa – riprende Frescura – è che i lavori preliminari sono partiti prima dell’autorizzazione al riscaldamento emessa una decina di giorni fa". La comunicazione del cambio di fornitura, quindi, su qualche scrivania era già transitata, salvo incepparsi. Nel frattempo all’interno dell’androne d’entrata campeggia la comunicazione di Seab circa l’installazione, rimandata, del discusso contatore per la giornata di martedì. Qualcuno ha aggiunto ironicamente con la penna la domanda “di che anno?” allegando una foto di Pinocchio con tanto di cappello griffato dall’azienda di via Lancia. Al freddo sì, ma senza perdere il gusto per le freddure.