Cerca nel blog

domenica 20 marzo 2011

Rungger: "San Giacomo sarà aiutata con parco e ciclabile"


Il parco in via Maso della Pieve non solo si farà, ma lo accompagneranno anche un’area cani e la ciclabile che conduce agli impianti sportivi. A rilanciare e rispondere alle parole dei residenti e del consigliere di Circoscrizione Giovanni Barborini è direttamente la presidente del Quartiere Wally Rungger. "E’ necessario raccontare bene le cose come stanno – premette – perché nella zona di fronte ai campi sportivi si era parlato inizialmente solo di un’area cani. Effettivamente a Maso della Pieve le strutture per gli amici a quattro zampe sono ridotte al lumicino, mentre il parco giochi occupa un capitolo a parte. In quel punto, infatti, sarebbe stretto tra strada e ferrovia: posto non certamente ideale". Entrambi, però, si faranno sicuramente. "Sì, perché abbiamo avuto dei colloqui proficui con i gestori degli impianti sportivi che si sono detti ben contenti di poter avere l’opportunità di offrire dei punti verdi utili per le famiglie". Buone notizie arrivano anche dalla ciclabile invocata dagli abitanti, in particolar modo nel tratto che unisce via Einstein allo Sportcity. Qui, però, il piano si allarga a tutto il quartiere di Oltrisarco. "La pista ciclabile si farà nel 2013. Il motivo è molto semplice: l’anno prossimo copriremo il tratto di via Claudia Augusta tra via Santa Gertrude e la rotonda di via Roma, nel 2012 sarà la volta del segmento fino al cimitero e nel 2013, come proseguimento naturale, arriveremo in via Maso della Pieve. La tipologia d’intervento, comunque, sarà quella indicata dai residenti, ovvero il restringimento della carreggiata che faccia spazio alla corsia dedicata alle due ruote". Il comune di Laives, nel frattempo, comincerà le sue opere in parallelo: "Riqualificheranno la zona davanti alle scuole e speriamo che nel futuro tutto possa scindersi in un’unica opera che serva tutto il rione e colleghi i due comuni". Il rischio di sentirsi sempre divisi a metà tra Laives e Bolzano, in conclusione, viene definitivamente sgonfiato dalla presidente Rungger. "Cerchiamo di avere un contatto continuo con il sindaco Liliana Di Fede in modo da coordinare nel migliore dei modi gli interventi che riguardano le zone limitrofe e trattare Maso della Pieve nella sua unità. Ne è un esempio la gestione comune del centro culturale: anche noi intendiamo mantenere compatto il rione senza spaccarlo in due".

venerdì 18 marzo 2011

Mono Type, ad Upload piace elettronico


E’ cosentino il sound che ha rapito i visitatori del sito di Upload. Loro si chiamano Mono Type e con il brano “About a Money” dominano temporaneamente la classifica del contest con 238 voti. Il dato, logicamente e come capita con tutte le rilevazioni popolari che avvengono via web, va preso con le molle perché soggetto a cambiamenti repentini. Il gradimento per questo sound elettronico, quasi ipnotico e a metà tra i Subsonica e l’appannaggio punk, tuttavia è evidente e assolutamente comprensibile. L’udibile ricerca musicale, infatti, viene diluita in un acuto dosaggio delle voci, maschile e femminili, talvolta graffiate da distorsioni tipiche della musica elettronica. Non a caso nemmeno i componenti del gruppo se la sono sentita di inscatolare il brano in una qualche categoria di sorta, rimanendo su un generico e appropriato “Other”. L’intro della canzone, oltretutto, è abbastanza ossessivo, fino a una cesura di “nero” che apre al segmento più melodico e strumentalmente ricercato del brano. I Mono Type, come detto originari di Cosenza, rispondono ai nomi di Fabio Abate (basso), Francesco Palermo (Programmazioni Synth), Danilo Gentili (chitarra) e Antonio Chiarella (batteria)e vantano un affiatamento pluriennale se è vero come è vero che il loro progetto è partito una decina di anni fa. Le loro esibizioni dal vivo, oltretutto, condiscono l’anima acida e psichedelica con l’istrionicità di danzatori e giocolieri per uno show a tutto tondo. Di impatto scenografico, inoltre, le loro esibizioni mascherate testimoniate dal video inserito nell’iscrizione. Nelle loro tappe al Sud, inoltre, i Mono Type dividono il palco con i Motel Connection il che sicuramente rappresenta un arricchimento spendibile. "I sogni sono tanti – spiega il referente del gruppo Fabio Abate – e vanno dal far conoscere la nostra musica a tutto il mondo a rapire ogni singolo ascoltatore, ma oggettivamente al momento saremmo molto contenti di calcare il palcoscenico finale del festival bolzanino". Si parte dalla Calabria, si passa per Bolzano e poi chissà…
Alan Conti

I residenti di S.Giacomo: vogliamo meno traffico e un asilo nido per i bimbi


di Alan Conti
zoom . BOLZANO. La denominazione ufficiale è solo il primo passo. L'aggiunta di San Giacomo alla dizione della circoscrizione Oltrisarco-Aslago è novità gradita oltre Maso della Pieve, ma la speranza, adesso, è che agli atti burocratici seguano delle misure concrete. Traffico a velocità sostenuta da controllare, commercio da rilanciare dopo il crollo del 40% del passaggio seguito all'apertura della nuova galleria della Ss12, ma anche la voglia di una pista ciclabile e di un parco più vicino del Mignone: queste le richieste principali di chi a San Giacomo abita o lavora. Essere parte della circoscrizione non è certo una novità, ma ora si chiede un salto di qualità con misure concrete o progetti a lungo termine. «La velocità delle auto - cominciano Raffaella Trimarchi e Fernanda Garlato - è il cruccio maggiore per chi abita qui. Da quando gran parte del traffico si è riversato nella galleria, infatti, i pochi che passano di qua lo fanno schiacciando l'acceleratore senza rispettare il limite dei 40 km/h. Sarebbe ora di intervenire con qualche controllo o, molto più semplicemente, con l'installazione di un dosso dissuasore. A livello di strutture, invece, sarebbe auspicabile l'istituzione di un asilo nido pubblico, soprattutto alla luce delle nuove famiglie che arriveranno ad abitare a San Giacomo». Concorda sulla questione dell'asilo anche Aurora Canova: «Oggi ne abbiamo solo uno privato, gestito da una cooperativa e nel quale è molto difficile trovare posto. Il nido servirebbe subito e a maggior ragione con i futuri insediamenti. Tasto dolente è pure quello delle zone verdi, con un parco troppo piccolo per soddisfare le esigenze delle famiglie di San Giacomo. Se alle dimensioni aggiungiamo pure la frequentazione di alcune bande di piccoli teppisti cui bisogna chiedere il permesso persino per utilizzare l'altalena ecco che il quadro, sconfortante, è completo. Molto scomodo, infine, l'orario di apertura dell'unico supermercato della zona che chiude tutta la domenica, ma anche il lunedì. La conseguenza è che moltissimi residenti si recano nei grandi ipermercati della zona industriale». Franco Brottisella, dal canto suo, analizza nel dettaglio la situazione. «Il problema di San Giacomo è sostanzialmente legato alla sua conformazione: una striscia lunga e stretta utilizzata unicamente come passaggio per le macchine. Evidente come non sia facile creare situazioni di ritrovo quando non puoi nemmeno contare su una piazza principale. Tutto questo si riflette nelle attività e nelle scelte dei commercianti che di sicuro preferiscono strade come via Claudia Augusta. Sarebbe auspicabile, infine, un prolungamento della ciclabile fino a qui perché i bambini sono sempre costretti a convivere con le auto di passaggio». Guarda la strada e scuote la testa Vilpan, titolare della lavanderia "San Giacomo". «L'apertura della galleria verso Laives ha causato un brusco calo del traffico. Un fenomeno che ha due facce: da una parte la tranquillità del transito minore di automobili e dall'altra un ricambio minore delle persone. In queste condizioni tutte le attività della zona devono riuscire a formarsi uno zoccolo duro di clienti residenti nelle vicinanze, altrimenti è dura andare avanti. Non a caso molti esercizi aprono e chiudono in continuazione». A scaldare il cuore delle mamme, però, è senza dubbio la questione parco. «Non è possibile - affermano all'unisono Barbara Coviello e Lucia Lasar - che il più vicino a noi sia quello del Mignone. L'unica alternativa vera è il parco delle Tambosi, comunque troppo lontano. Da accogliere, invece, la proposta di una pista ciclabile che possa connetterci con Laives da una parte e con Bolzano dall'altra». Chiusura con il bar "lo Hobbit", esercizio storico di San Giacomo: «Bisogna essere sinceri - la premessa della titolare Barbara Gasparini con Diego Jachemet - e dire che da quando è stata costruita la galleria il lavoro è calato di circa il 40%. Non si tratta di una semplice sensazione nel raffronto con il passato, ma di un'evidenza confermata dal sensibile aumento di passaggio e clientela nei giorni in cui il sottopasso è chiuso per lavori». «Detto questo, comunque, va sottolineato come la fidelizzazione sia l'arma vincente della zona e chi riesce a crearsi uno zoccolo duro di riferimento può continuare tranquillamente a lavorare senza troppi crucci. Noi, per esempio, contiamo molto su residenti e lavoratori, ma abbiamo la fortuna di avere clienti affezionati che provengono pure da altre zone della città. Entrare nella dizione della circoscrizione, comunque, è un elemento d'orgoglio», chiudono Gasparini e Jachemet.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Bolzano città delle bandiere


E’ una festa di bandiera con tante bandiere per la festa. In poche ore i balconi di Bolzano hanno visto moltiplicarsi i tricolori esposti fasciando alcune strade, tra le più rappresentative dei quartieri popolari, di verde-bianco-rosso. Un’esplosione di colore che emoziona ed entusiasma i bolzanini, rivendicando la gioia di festeggiare i 150 anni dell’Italia intrecciata certamente con i valori della cultura del Belpaese, ma anche con le inevitabili polemiche politiche sollevate nelle ultime settimane. Nei negozi, intanto, le bandiere continuano ad essere molto richieste e vanno velocemente in esaurimento con un ritmo di circa un centinaio vendute in meno di quattro giorni per singolo punto vendita.
"E’ molto bello – le parole di Alessandra e Stefano Zaninotto del bar “Cin Cin” di via Torino – tutto questo entusiasmo per una festa che è particolarmente sentita dagli anziani, ma coinvolge pure molti giovani. E’ tipicamente italiana, invece, la frammentazione partitica della manifestazioni: per una volta sarebbe bello che anche Bolzano potesse concedersi l’onore di una festa che non sia caricata di ulteriori significati politici". "Siamo in Italia, è la nostra festa e si celebra come si deve: non ci sono discussioni" il lapidario commento di Ciro Natale. Alice Dalla Serra di “Coconuda” si dice "orgogliosa di una celebrazione che va assolutamente festeggiata. Mi sarei aspettata di più, comunque, dal nostro sindaco Spagnolli". Poco più in là Carlo Zanella e il figlio Andrea stanno decidendo come posizionare al meglio la propria bandiera davanti al negozio di famiglia. "Che bello assaporare un poco di unità nazionale che, francamente, esiste davvero poco. Dobbiamo essere sinceri, infatti, e ammettere che tra un altoatesino e un siciliano ci sono molte differenze culturali però proprio la bandiera è un bel simbolo per sentirci tutti parte di un’insieme più grande. Sull’uso che ne facciamo, inoltre, dovremmo prendere esempio dagli Stati Uniti, dove non perdono occasione per esporla". Affilata ed arguta, invece, la battuta di Paolo Viale, titolare del bar “Sarah”: "E’ bellissima l’atmosfera che stanno creando queste bandiere. In questa provincia, infatti, troppo spesso si vede solo il bianco e il rosso, ma ci si dimentica del verde". Più diretta la sferzata a Durnwalder di Valentino Tavernar: "Il Landeshauptmann ha sbagliato a sputare nel piatto da cui mangia lautamente". Teresa Ciccozzi spinge la memoria indietro nel tempo: "Giusto esporre il tricolore sul balcone, ma sono sbigottita dal teatrino politico. In occasione del centenario, cinquant’anni fa, non ci furono tutte queste polemiche". All’interno del negozio di giocattoli “Il Grillo” la cubana Marilyn Herrera ci accoglie con un sorriso: "Non mi chiederà anche lei una bandiera? Scherzi a parte tra ieri e oggi ne abbiamo vendute circa 25, mentre sabato eravamo a 67, un autentico assalto. Da straniera, comunque, ammetto di essermi molto emozionata nel vedere i tricolori sui balconi e sono contenta di assistere alla voglia di festeggiare che avete voi italiani. Giusto così". Elisabetta Bertolucci, in fila alla cassa, ci mostra orgogliosa la sua coccarda italiana. "Da qualche giorno la indosso sulla giacca e dovremmo metterla tutti, in onore a un patrimonio culturale che va celebrato come si deve. La politica va lasciata fuori dalla porta perché non ci rappresenta e noi italiani siamo pronti ad accogliere a braccia aperte i concittadini tedeschi per riunirci tutti insieme, senza farci dividere da nessuno".

giovedì 17 marzo 2011

A Don Bosco si festeggia con le bandiere appese «Dobbiamo essere uniti»


A Don Bosco si festeggia con le bandiere appese «Dobbiamo essere uniti»
16 marzo 2011 — pagina 16 sezione: Cronaca


BOLZANO. I bolzanini festeggeranno il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia in modo compatto. Se la moltiplicazione dei balconi imbandierati col tricolore era già un forte indizio, la conferma arriva dalle dichiarazioni dei cittadini raccolte a Don Bosco.
«Eccome se festeggerò - l’esordio entusiasta di Carmelo Pignatta - ed esporrò con orgoglio la bandiera dalla finestra. È importante prendere parte a questa celebrazione, soprattutto in un momento storico e politico come questo. Sarebbe stato meglio, comunque, che la necessità di sentirsi uniti l’avessero avvertita pure i nostri partiti, come al solito totalmente lontani dai sentimenti della gente presi come sono dai loro interessi di bottega». Angelo Cinà e Annamaria Altafini annuiscono convinti: «Vogliamo sentirci liberi di festeggiare una data importante per la nostra storia nazionale, senza condizionamenti. E’ giusto esserci con il cuore e che bel gesto di comprensione e convivenza sarebbe stato quello di festeggiare al fianco del gruppo tedesco. Si è scelto il muro contro muro, peccato...».
«Ci vuole più rispetto per tutte le sensibilità - interviene Giovanna Basta - e se qualcuno ha piacere di celebrare il proprio Paese non vedo perché ci si debba mettere di traverso. La risposta alla festa, infatti, è particolarmente bella in città ed è giusto che sia così». Renzo Padovan è pronto a seguire «quante più manifestazioni possibili in una giornata da ricordare. Peccato che il solito degrado politico italiano si traduca in una frammentazione di celebrazioni che ha del ridicolo in una festa dedicata proprio all’unità nazionale. Poco comprensibile, a dirla tutta, è stato pure l’atteggiamento di parte della popolazione tedesca: sarebbe stata preferibile l’indifferenza piuttosto che la denigrazione sistematica portata avanti dal presidente di mezzo Alto Adige Luis Durnwalder».
Dal bancone del bar “Le Petit” di via Bari prendono la parola Marco e Maria Rita Baraldi: «Le feste sono sempre belle da celebrare. A livello professionale ci limiteremo probabilmente all’esposizione della bandiera perché molti residenti tenderanno a spostarsi verso il Centro, ma sul piano umano fa certamente piacere vedere Bolzano che festeggia».
L’occasione vale una riflessione sulla condizione del gruppo italiano «sempre subalterno al potere tedesco - come puntualizza Cristiano Vaccaro - e impossibilitato ad incidere veramente».
Interessante tastare il polso anche a chi è cresciuto parlando il tedesco: «Sinceramente - dice Renate Schwienbacher - non sento per nulla una festa che hanno stabilito da un giorno e all’altro e che mi vedrà, come al solito, lavorare all’ospedale. Detto questo, però, non credo sia nemmeno giusto condannare chi vuole celebrare la ricorrenza: il teatrino politico di queste settimane è stato stucchevole perché è mancata a tutti un po’ di maturità». Stessa linea di pensiero per Rodolfo Keim: «Bisogna interrogarsi su quanto ci sia di politico in tutta questa vicenda. Sarebbe davvero bello scoprire un sentimento così forte di amore verso il proprio Paese da parte degli italiani ma, purtroppo, credo che molte di quelle bandiere siano esposte più che altro per contrapposizione politica». Idea simile per Carlo Fiori: «Ci riempiamo la bocca di convivenza - spiega -, ma poi basta un anniversario per mettere in evidenza quanto siamo ancora lontani da questo traguardo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

-
Alan Conti

mercoledì 16 marzo 2011

Upload, la carica degli altoatesini


Nella lunga e serrata lista di partecipanti al festival di Upload anche l’Alto Adige schiera in campo la sua rappresentanza. Sono già 117, infatti, le band che hanno deciso iscriversi al contest organizzato dal Servizio Giovani provinciale e chi si rivolge a gruppi e cantanti di tutto il mondo e di tutti i generi purchè under 30. Un numero davvero sorprendente se si pensa che la scorsa edizione del concorso si era fermata poco sotto quota 200 partecipanti, mentre alla fine del reclutamento di quest’anno mancano ancora molte settimane. Il sito www.upload.bz.it, dunque, è stato letteralmente preso d’assalto dai giovani musicisti tra i quali, come detto, occupa un preciso spazio d’attenzione la nostra pattuglia. Non è affatto aspetto secondario, infatti, che nella prima scrematura popolare, che avviene attraverso i voti on-line e che determina l’inserimento nella lista di mp3 che aprono l’home-page del sito, compaiano ben quattro altoatesini su dieci. Un attestato di qualità e di buona capacità di autopromozione in un ambiente, quello del web, dove il fatto di essere “local” non comporta alcun vantaggio concreto. Scorrendo la classifica parziale, aggiornata a ieri pomeriggio, troviamo al quarto posto con 175 preferenze il rock del brano Stop degli Split, gruppo patchwork di componenti di band abbastanza note nel panorama bolzanino come i Maddicrayed, Drassy Vagabond o The Psichos. "L’occasione di Upload – le parole del referente Manuel Brancalion – è da sfruttare per rincorrere il sogno di una prima registrazione". La canzone segue un percorso di strappi e pause tipicamente rock, ma che non disdegna di concedersi aperture melodiche. Subito dietro, con 161 voti, ecco spuntare gli Exeption con Time Flies: brano piuttosto delicato nato dall’incontro, all’apparenza improbabile, di due musicisti rispettivamente di estrazione metal e grunge. La canzone in concorso, comunque, potrebbe tranquillamente calzare a una colonna sonora cinematografica per andamento melodico. Arriva dal mondo tedesco, invece, l’indie-folk dei The Artificial Harbor nati a Vienna e consolidati in provincia. Il brano, intitolato “Forester”, ha conquistato l’apprezzamento di 144 votanti grazie anche al sapiente utilizzo delle voci. Ultima band locale nel primo piano della home page sono i Morgana con Hallet, canzone dove l’atmosfera rock comincia ad essere molto più marcata rispetto ai colleghi altoatesini. Il successo di questa band, comunque, è anche figlio di una precisa scelta: "Abbiamo sacrificato molti live basati su cover – spiega il responsabile dei Morgana Roger Toso – per concentrarci subito sulla produzione di inediti. Siamo contenti di aver imboccato questa strada". La cura del suono e la scelta, non comunissima tra i giovani del genere, di cantare in italiano rendono il loro brano piuttosto interessante. Chiudono il lotto degli iscritti dalla provincia di Bolzano The Drama, Cemetary Drive, Stylish Kids In The Riot, The Living Targets, Meat Devourer e Silent Mirror. Per salire tutti assieme, chiaramente, hanno bisogno anche dei voti dei concittadini.

Abitanti esasperati: «In via Macello troppi cantieri abbandonati»

di Alan Conti zoom . BOLZANO. E' ancora ricoverato in gravi condizioni al ad Innsbruck, Francesco Scavone, rimasto gravemente ustionato nell'incendio scoppiato domenica sera in via Macello 61. L'uomo, riparatosi per la notte in una cabina elettrica di una ditta chiusa da tempo, avrebbe tentato di riscaldarsi con una bombola di gas poi esplosa. La sua prognosi resta riservata. Il boato ha fatto tremare i vetri delle case, sventrato un piccolo magazzino in muratura all'interno dell'ormai storico cantiere di via Macello 61 e scosso i residenti. Il desolante buco che sorge dove una volta si trovava la ditta di isolanti termici "Raffaele Bonatti" è per molti l'esempio del degrado della zona Siberia. Da più di due anni, infatti, all'interno non si muove foglia e il passo da zona di lavoro a discarica a cielo aperto con troppe bombole del gas e rifugio per senzatetto è stato breve. Ora gli abitanti chiedono più controlli, anche sugli edifici e le aree abbandonate, mentre alla sera la zona diventa terreno per le prostitute. L'unico passaggio di persone è garantito dalla presenza della multisala "Cineplexx", croce e delizia degli abitanti che hanno sì movimento ma anche parcheggi selvaggi sottocasa. La giustificazione "burocratica" delle varianti che bloccano molti lavori, insomma, non basta più: ora si attendono passi concreti. L'architetto Loris Alberghini spiega come mai il cantiere è ancora fermo. «Aspettiamo alcune varianti. I progetti ci sono non appena avremo il via interverremo per finire un lavoro lasciato a metà. Ci spiace per quel che è successo». Adelina Sottovia, residente a pochi passi dal magazzino andato in fumo, è ancora molto spaventata per l'accaduto: «Abbiamo sentito un'esplosione che ha fatto tremare i vetri di casa. Sarebbe ora che chi di dovere si adoperasse per mettere a posto il cantiere, ma anche i tanti edifici abbandonati». All'interno del vicolo che costeggia il cantiere troviamo Helmut Niedermaier dell'omonimo negozio di sport. «Qui purtroppo i controlli dei vigili e delle forze dell'ordine sono piuttosto scarsi, specialmente poi in questo tratto di strada che è privato. L'unica cosa che li costringe ad intervenire seriamente sono le tragedie ma non è così che si può far crescere via Macello. Il "Cineplexx", inoltre, porta nel rione tanti di quei parcheggiatori che tutti siamo in difficoltà: possibile che si sia potuta realizzare un'opera simile senza prevedere un posteggio, per di più all'interno di una città come Bolzano?». Nel laboratorio di Walter Kuen alcuni dipendenti scuotono la testa: «Due anni che quel cantiere è solo un buco senza dignità. Speriamo che adesso qualcun lo metta in ordine o dobbiamo aspettare che succeda qualcos'altro?». Negativo pure il giudizio di Carlo Marsico: «È tutta la zona che va riqualificata. In via Macello mancano completamente i controlli, il che è spia veritiera di quanto interessi all'amministrazione. Per ora è abbandonata, forse in futuro decideranno di realizzare qualcosa di concreto per valorizzarla e rilanciarla, oltre che aprirci uno splendido cinema senza parcheggio». Sorrisi un poco più ampi al bancone del bar bistrò "Gianna", dove intervengono Gianna Ymeri e Irina Salaj. «Qui si lavora bene e non è così male. Evidente che farebbe piacere vedere riqualificare alcune aree abbandonate, ma il movimento di lavoratori e residenti è soddisfacente. Peccato, invece, che alla sera ci sia ancora della prostituzione, ma basterebbe qualche controllo in più per farci sentire tutti più tranquilli, anche perché l'illuminazione è sicuramente sufficiente». Friederike Dejako, che abita a pochi passi dall'esplosione, è meno conciliante: «Non si riesce a capire come mai questa via venga sistematicamente ignorata. Siamo sempre più inglobati nel centro eppure non ci ascoltano nemmeno per ottenere che i lavori in un cantiere riprendano veloci. Non solo, anche la pulizia delle strade andrebbe migliorata. Chiediamo solo un po' di considerazione in più». Sabina Gigliotti, barista al "Rolly", invece non ha sentito nulla: «Alla sera difficilmente sono qui. Va detto però che durante il giorno il passaggio è davvero poco. Portano vivacità i laboratori artigianali e il cinema, ma forse si potrebbe studiare qualche misura per ravvivare di più il rione. Mi spiace comunque che di notte succeda quel che succeda». Sguardo "diurno" pure per Serena Laratta: «Posso assicurare che di giorno la situazione è tranquilla. Di notte, evidentemente, qualcosa si complica se succedono certe cose delle quali continuo a dispiacermi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

lunedì 14 marzo 2011

Bar cinesi verso quota 150. La Chinatown bolzanina è in via Claudia Augusta


Alan Conti
zoom . BOLZANO. L'avanzata dei bar cinesi in città continua: se pochi mesi fa i dati parlavano di 120 esercizi, oggi Confesercenti ipotizza come minimo una decina di locali in più e non è difficile immaginare che a breve si abbatterà il muro dei 150. «L'acquisizione di locali cinesi non conosce sosta - la premesse del segretario di categoria di Confesercenti Mirco Benetello - e possiamo dire di aver già superato quota 130 senza soluzione di continuità. L'espansione è, chiaramente, anche a livello territoriale: via Claudia Augusta rimane l'insediamento principale, ma anche a Don Bosco cominciano a diffondersi, mentre in via Palermo la forte presenza registra un contraltare italiano piuttosto radicato». È nel cuore di Oltrisarco, quindi, che il cambiamento resta più evidente. «Ciclicamente salta fuori la discussione sulla nostra presenza - dice Wang Xinfeng, uno dei primi arrivati al bar "Aurora" - ma la nostra unica risposta è lavorare bene. Non rappresentiamo un rischio maggiore dei bar italiani, ci limitiamo alla normale concorrenza come succede in moltissimi altri luoghi della città. In ogni caso secondo me il vero problema della strada non sono i tanti bar, ma la mancanza assoluta di parcheggio e la chiusura del transito delle auto da sud». Le richieste, quindi, sono identiche a quelle manifestate da tempo dagli esercenti locali. «Certo - confermano Franco Perri e Alice Fortunata del "New Bar" - ma il vero nodo del problema risiede nel loro modus operandi. Acquisiscono diversi bar e cominciano a inserire dentro i familiari e, con orari massacranti, il rapporto diventa quasi di un barista per locale. In questo modo abbassano i prezzi e impongono alla contesa commerciale un ritmo che noi fatichiamo a mantenere. Dovrebbero essere le amministrazioni a mettere mano ai regolamenti delle licenze, non tanto per impedire le aperture cinesi quanto per imporre una distanza minima tra un locale e l'altro». Weiwei Zhang occupa un bancone dalla lunga storia: il "Lindenburg". «Lo sappiamo, quindi cerchiamo di essere all'altezza. È vero, comunque, che questa zona ti permette di lavorare bene, ma solo con i residenti. Ci vorrebbe una decisione forte per permettere nuovamente il transito della strada in entrata da Laives e San Giacomo. I nostri problemi sono identici a quelli dei bar italiani e dobbiamo cercare di collaborare. I tanti cinesi non devono spaventare». Al bar "Principe" lavora Jiang Lu Ping: «Noi siamo arrivati due anni fa a Bolzano, direttamente da Torino: molti di noi arrivano da altre città italiane perché sanno che qui la convivenza civile è un valore ben radicato nella popolazione. L'accusa di occupare intere zone con i bar, invece, è priva di fondamento: in via Claudia Augusta, per esempio, la stragrande maggioranza di noi ha semplicemente rilevato precedenti attività gestite da titolari locali. Se la concorrenza non era un problema insormontabile prima, allora perché dovrebbe esserlo adesso?». «Perché hanno imposto delle regole nuove - la pronta risposta di Franco Boaretto, titolare del bar "Punto 36" e della nuova e enoteca "La Cantinotta" - ma questo quartiere rimane potenzialmente valido per chi ha voglia di lavorare. La differenza possiamo farla con la qualità perché se un cliente al bancone chiede uno spumante, noi non gli serviamo un bicchiere scadente». Chiusura con sconfinamento in via Bari, dove un altro bar di lunga tradizione come il "San Giorgio" è passato in mano a una famiglia cinese: «Lavoriamo molto bene con le scuole vicine - dice Qiu Renbo - a dimostrazione che la nostra inclusione sociale non è poi così difficile».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

lunedì 7 marzo 2011

Via Torino, anziani senza ascensore: colpa della burocrazia Ipes


BOLZANO. Vent'anni di richieste, tra carrozzine di invalidi e passeggini dei bambini, non sono stati sufficienti per convincere l'Ipes a costruire un ascensore al civico 61/A di via Torino. La beffa, però, è che in molte case nelle vicinanze sono stati realizzati senza battere ciglio e ora gli inquilini, stufi, alzano la voce e chiedono all'istituto quali siano i criteri di preferenza accordata alle altre scale. La questione degli ascensori, comunque, è da tempo tasto delicato in via Torino, con l'Ipes che si è sempre rifiutata di avvallare opere in vetro, considerate dagli inquilini più economiche e luminose, per sostenere i lavori in muratura, sicuramente più costosi. L'imperativo "niet" pronunciato, a suo tempo, da Stefano Grando è però stato smentito da realizzazioni in vetro in altre zone della città con contesto simile. Nulla, però, sembra muoversi all'orizzonte perché tra le conseguenze dello scandalo che ha coinvolto l'Istituto c'è l'assoluta vacanza di un amministratore di condominio per le case di via Torino senza, però, che le rette di spesa siano calate di un centesimo. «La nostra situazione - racconta Maria Luisa Concin, caposcala del condominio in via Torino 61/A - è davvero paradossale. Negli ultimi piani dell'edificio abbiamo anziani, invalidi e bambini da portare su per le scale con il passeggino, eppure nessuno ha mai accettato la nostra richiesta di costruire un ascensore esterno». Concin si è anche presa la briga di contare gli scalini: «Un totale di 80, capaci di tagliare le gambe a chi non può reggere particolari sforzi». La situazione curiosa, comunque, è che stranamente un'intera scala si proclama compatta nel volere un'opera che, generalmente, è molto discussa nelle varie assemblee condominiali, ma l'Ipes non presta ascolto alla richiesta. «Abbiamo una persona invalida, famiglie con bambini, una addirittura con due gemelli e decine di scalini da percorrere ogni volta che si necessita di uscire da casa. Non sono, però, gli unici: nell'attesa di questo ascensore, tre persone che ne avrebbero avuto bisogno sono decedute».
Gina Morandi, con la badante Snyezhok Lyubov, è tra le richiedenti: «Per un lungo periodo non abbiamo neppure potuto muoverci di casa. Per fortuna che l'Assb ci ha fornito un elevatore elettrico, ma rimane lo stesso molto complicato uscire e rientrare a casa. Non dovrebbe essere così, per di più all'interno di case pensate per il sostegno sociale». Roberta Visentin si affaccia sul pianerottolo: «L'ascensore ci vorrebbe e sono anni che esiste questa necessità. Si tratta dell'ennesimo episodio che testimonia l'inadeguatezza di molte scelte fatte dall'Ipes». Entrando nel dettaglio, comunque, le proposte concrete erano state fatte. «Avevamo chiesto - riprende Concin - una struttura in vetro, che permetterebbe un risparmio di oltre il 30% e la salvaguardia della luminosità, ma ci è sempre stato risposto picche. Esistono, comunque, anche preventivi di altro genere, sistematicamente ignorati, a differenze delle case vicine. Infastidisce, a questo punto, che l'Istituto ci abbia lasciato senza un amministratore, in attesa di passare la gestione a un privato. Il tutto tenendo inalterate le spese». Prova a dare qualche spiegazione il fiduciario Ipes di zona Giampietro Gervasoni: «Posso solo dire che tutto è bloccato, almeno fino a quando non si risolverà la questione amministratore. Vero, invece, che la struttura in vetro era stata bloccata con una motivazione legata alla tutela degli insiemi. Ora, però, abbiamo riscontrato questa soluzione in contesti simili al nostro, quindi qualche spiraglio potrebbe anche esserci». Nella speranza di non sfruttarlo tra altri vent'anni. (a.c.) 6 marzo 2011

Centro diurno, la strada verrà rifatta


BOLZANO. La strada adiacente al centro diurno per anziani verrà riasfaltata e messa a nuovo, in accordo con i privati. La risposta agli utenti che avevano avanzato critiche e perplessità sulla gestione del piccolo tratto di via Claudia Augusta all'altezza del civico 105 arriva a stretto giro di posta dalla presidente di Circoscrizione Wally Rungger. «Entro il 2011, per una spesa di 150mila euro, la stradina sarà riqualificata, così come si migliorerà l'impianto di illuminazione e delle acque bianche». La proprietà di alcuni privati è stata il grande nodo in passato: «Abbiamo trovato un accordo con loro, quindi l'opera si farà». Dopo tanti anni, insomma, gli anziani potranno camminare senza più il rischio di cadere, considerando anche la presenza di molti ambulatori medici frequentati da pazienti di terza età. La questione, sollevata dal consigliere dell'Udc Barborini, ha però creato malumore all'interno del consiglio di Quartiere. «Barborini è scorretto - accusa la presidente - perché a lui, come a tutti gli altri consiglieri, era stato comunicata giorni fa la volontà di intervenire con un lavoro pubblico sulla zona. Sapeva, quindi, che nel bilancio del 2011 ci sarebbe stato questo rifacimento». Lo scontro si trascina da qualche tempo e pure sul possibile raddoppio dell'Arginale sono nate delle incomprensioni. «Nella scorsa consigliatura Barborini aveva approvato il Masterplan, in quanto il documento è passato per tutte le Circoscrizioni, ma adesso ha deciso di schierarcisi contro. C'è dell'incoerenza in tutto questo, senza contare che una seconda corsia rappresenterebbe per Oltrisarco un peggioramento netto delle condizioni di inquinamento ed isolamento. Il nostro quartiere non può che sostenere la riqualificazione che passa attraverso le gallerie e che permetterebbe a Oltrisarco di aprire una nuova fase. Assolutamente illusorio, infine, pensare che il raddoppio dell'Arginale possa essere ultimata in soli due anni». (a.c.)