Cerca nel blog

sabato 18 giugno 2011

Parrucchieri cinesi e locali in via Dalmazia: «Concorrenza positiva»


di Alan Conti
zoom

BOLZANO. «Nessuna flessione di clientela, anzi, abbiamo un aumento dovuto a chi viene a farsi sistemare dopo i loro tagli sbagliati». «Lavoro in crescendo e grande soddisfazione dei bolzanini, anche sotto il profilo qualitativo». E' caldo il botta e risposta tra parrucchieri locali e cinesi a un anno di distanza dall'apertura del primo salone "Simpatia" in via Dalmazia e a quattro mesi dal raddoppio nella stessa strada con il "Moda". Logicamente la prima sfida si gioca nel rione, dove le dichiarazioni di tutti i protagonisti volgono al sereno con conseguente soddisfazione. Gli altoatesini puntano su qualità e fidelizzazione, mentre i cinesi ribattono con convenienza e rapidità: entrambe si stanno rivelando, per i titolari, strade vincenti. Le alternative, quindi, sono due: o qualcuno ha servito un bluff oppure l'arrivo dei saloni con gli occhi a mandorla, a dispetto delle preoccupazioni iniziali, comporta benefici a tutto il settore. La prima mossa dei parrucchieri autoctoni, inoltre, è stata quella di portare la competizione sul campo della qualità e gli asiatici hanno accettato la sfida promuovendo una raccolta firme tra chi è rimasto soddisfatto della loro professionalità. Le forbici, insomma, sono più che mai incrociate. «Tutto bene - comincia Paola Brida del salone "Why Not?" - e siamo contenti non ci siano state ripercussioni sullo zoccolo duro della nostra clientela. Certo, qualcuno è venuto a farsi sistemare un lavoro fatto male nel salone cinese, mentre altri hanno voluto provare la novità, ma nel complesso non ne abbiamo risentito. Una curiosità, volendo, è che sono più le donne a voler cambiare ogni tanto: l'uomo, invece, si fidelizza. L'unica cosa che è aumentata, infine, sono i controlli». Morena Finatti del salone "Morena" cala il carico da undici sul tavolo della qualità. «Siamo ancora un passo avanti e la controprova viene proprio da chi ci raggiunge per farsi mettere a posto i danni procurati dalle tinte sbagliate o dalle permanenti discutibili. Non avevamo paura quando hanno aperto, men che meno adesso che sappiamo come si muovono. Nella nostra clientela, oltretutto, contiamo persino dei cinesi che non ne vogliono sapere di farsi tagliare i capelli dai propri connazionali». Tra questi c'è Iuomei Chen, titolare del bar "Verona". «E' vero, ormai mi sono affezionata e non cambierei anche perché il mio, in fondo, è un taglio semplice. Ognuno, comunque, è libero di aprire l'attività che desidera e proporsi come vuole, poi il giudizio definitivo spetta al pubblico». Risoluto è pure Maurizio Boragine di salone "Mister": «La verità è che chi oggi va dai cinesi non veniva da noi nemmeno prima. Credo che vadano a pescare tra chi era abituato a farsi la tinta a casa oppure non badava particolarmente alla fedeltà a un parrucchiere in particolare. Nulla in contrario, ma trattandosi di target differenti non abbiamo risentito della loro apertura». Partenza col botto, inoltre, anche per Elena Barbierato che da poco ha aperto proprio in via Dalmazia. «Sapevamo di doverci inserire in questa particolare situazione, ma i primi giorni sono davvero incoraggianti e positivi». All'interno del salone "Moda", intanto, tutte le poltrone sono occupate e tra i clienti serpeggia una fiducia cieca. «La speranza - sentenziano senza indugio Gioacchino Mumelter e il signor Antonio - è che ben presto a Bolzano tutti i parrucchieri siano cinesi. Loro uniscono cordialità, competenza e gentilezza alla convenienza e un tempo d'attesa praticamente nullo. Non c'è motivo di infangarli». La polemica, comunque, è fuori dalla natura asiatica e lo conferma anche la parrucchiera Ana Chen Xiu Qin: «Non vogliamo dare fastidio a nessuno, ma cerchiamo il nostro spazio con quelle che sono le nostre qualità. Disponibilità, accuratezza e convenienza sono a disposizione dei bolzanini che sempre più ci stanno dando fiducia. Convivere con gli altri, comunque, è possibile». Chiusura con il responsabile del salone cinese "Simpatia", un italiano che chiede l'anonimato ma ci mostra un quaderno pieno di firme. «La qualità c'è anche da noi e a chi è soddisfatto chiediamo di lasciarne una testimonianza. Siamo già a 1.123, quindi sentiamo di non dover sentire messa in discussione la nostra professionalità basata, oltretutto, sull'utilizzo di prodotti totalmente italiani». Tutti contenti, ma con l'occhio vigile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
16 giugno 2011

giovedì 16 giugno 2011

Alle Manzoni il patentino D alle elementari



di Alan Conti

BOLZANO. La scuola bilingue funziona: gli alunni della quinta elementare della sezione sperimentale delle «Manzoni» hanno superato tutti i test del Goethe Institut che valgono l'equipollenza al patentino D. L'obietto, spige la dirigente Mirca Passarella, è far ottenere loro il C alla fine della terza media. La sperimentazione in autunno verrà, infatti, estesa al triennio: 13 ore in tedesco e 4 in inglese. I numeri parlano chiaro: i bambini che frequentano la scuola primaria bilingue sono in grado, alla fine della quinta, di mettersi in tasca il patentino D. Gli stessi dati suggeriscono identica fiducia nel conseguimento dell'attestato di livello C per le medie e, per i più bravi, addirittura il B. Soono stati presentati ieri i risultati nell'esame di certificazione linguistica "Fit in Deutsch 1 e 2" sostenuti quest'anno dalle classi 4C e 5D delle sezioni bilingui della scuola primaria Manzoni. A scorrere una tabella che certifica il buon risultato del progetto è stata la professoressa Stefania Cavagnoli, docente di didattica delle lingue presso l'ateneo di Macerata e referente scientifico del percorso di scuola bilingue in via Dalmazia. Le certificazioni "Fit in Deutsch 1 e 2", dunque, vengono rilasciate dal Goethe Institut dopo apposito esame e trovano corrispondenza con i gradi di valutazione A1 e A2 del quadro europeo di riferimento per la valutazione delle conoscenze linguistiche. Le norme sull'equipollenza permettono, quindi, di stabilire un parallelo tra patentino e certificazione: ecco perché si può dire che tutti e 15 gli alunni della classe 5D si sono messi in tasca il patentino D avendo superato con successo l'esame Fit in Deutsch livello A2. La sezione, guidata dalle insegnanti Valentina Lazzarotto, Anni Vikoler e Laura Ventrella, ha centrato l'invidiabile percentuale del 100% di successi. Non solo: a differenza del patentino il Goethe Institut prevede un giudizio della prova con una scala di quattro valori che va da "molto buono" a "insufficiente": accade così che ben 2 alunni abbiano ottenuto il massimo della votazione, 13 un lodevole "buono" e 4 "sufficiente". Se passare l'esame è il primo obiettivo, farlo bene è senz'altro una soddisfazione in più che certifica l'efficacia dell'uso veicolare del tedesco e dell'immersione nell'altra lingua. I costi dell'esame, 57 euro a studente per un totale di 541,50 euro per l'intera classe, vengono coperti in prima battuta dall'Istituto Comprensivo Bolzano VI e, in caso di esito positivo, rimborsati dalla Provincia. I genitori, così, si ritrovano a casa un bimbo con il curriculum arricchito a fronte di un esborso praticamente nullo. Dati incoraggianti, intanto, arrivano anche dalla 4C che ha sostenuto il Fit in Deustch livello A1 lasciando intravedere in prospettiva un ulteriore salto di qualità. Tutti gli alunni hanno passato l'esame con 14 "molto buono" e 7 "buono", rispettivamente 3 e 1 in più rispetto all'esito dello scorso anno dei "colleghi" che si sono appena aggiudicati la certificazione equivalente al patentino D. Chiaramente soddisfatta è la dirigente Mirca Passarella che getta ponti sul futuro grazie al già strutturato proseguimento del progetto alle scuole medie. «Ora hanno il patentino D e metto la mano sul fuoco che fra tre anni si intascheranno il C, mentre i più bravi potrebbero addirittura tentare il B: tutto a massimo 14 anni». La prima media bilingue, comunque, si articolerà attraverso 13 ore di tedesco e 4 ore di inglese su un totale di 34,40 ore settimanali: in soldoni il 50% della didattica sarà dedicata alle lingue. Il ciclo, comunque, è continuo e alle porte ci saranno due nuove prime bilingui alle Manzoni, la IB e la IC a tempo modulo, per un totale di circa 50 alunni che si aggiungeranno ai 162 già coinvolti dalla sperimentazione. Entusiasmo, infine, viene espresso in alcuni sondaggi interni proposti a genitori bambini. I primi, per esempio, regalano percentuali bulgare nel grado di soddisfazione verso l'apprendimento del tedesco con il 91% generale in prima, 70% in seconda, 100% in terza e 87% in quarta. Il 95% degli alunni in quarta, infine, ammette di amare particolarmente i metodi sperimentali in scienze e matematica. I numeri cominciano a parlare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

mercoledì 15 giugno 2011

Canucks, do or die


Adesso il primo problema è per i giornalisti. Come rendere l'idea di una partita da 60 minuti che ha lo stesso peso di 100 games e l'incombenza di fare la storia? Trasmettere il misto di passione, ansia, paura e inevitabile gioia finale è possibile?
Per quanto ci riguarda ci limiteremo a dire che la Stanley Cup si giocherà seccamente in gara 7 tra Vancouver Canucks e Boston Bruins alla Rogers Arena: niente di più niente di meno. Con questo scenario, quindi, le considerazioni tecniche valgono tanto quelle emotive: i nervi conteranno forse più delle stecche. Conviene partire, quindi, da quello che potrà ronzare nella testa dei giocatori che fino adesso sono state incapaci di imporsi nell'ambiente ostile della trasferta. Per la verità più i Canucks che i Bruins, anche se il cinismo dei numeri dice 3 sconfitte per entrambe, poco importa quanto rumorose. Il numero di gol, semmai, peserà di più sulle spalle, peraltro grandi, di Luongo chiamato a riempire molti punti di domanda. Rasenta l'incomprensibile, infatti, il suo saliscendi tra Usa e Canada: colabrodo al TD Garden e saracinesca in British Columbia. Se il trend si confermerà, comunque, difficilmente la Stanley Cup si farà un viaggio in Massachussets. La sensazione, però, è che se i Canucks avessero alternato Luongo a Vancouver e Schneider a Boston avrebbero già chiuso la questione. Ora, invece, tutto è in bilico. Blindata, invece, è la porta dei Bruins che per nessuna ragione allontanerebbero questo Thomas monumentale dalla porta.

Chi andrà sul ghiaccio, d’accordo, sarà chiamato a fare la differenza, ma il primo dato certo della sfida è quello relativo a chi mancherà. I padroni di casa non rinunciano all’ormai abitudinaria fila in infermiera con assenze particolarmente pesanti: il rientro di Malhotra, con il volto ancora segnato, viene controbilanciato dalle assenze per squalifica di Rome e Raymond per infortunio. Sull’altra panchina posto vuoto, già da qualche partita, per Horton anche se resta un dubbio amletico circa la severità adottata per la carica di Rome e il lasciar correre degli arbitri in un intervento simile di Boychuk costato una vertebra a Raymond. Una condizione d’emergenza con cui i Canucks convivono da settimane e che di certo non potrà distogliere lo sguardo dal bersaglio grosso, anche perché le latitanze più impellenti da risolvere sono quelle legate a chi stanotte pattinerà. I fratelli Sedin, Burrows o Kesler, per esempio, sono chiamati a un risveglio perché non si può sempre aspettare che il coniglio dal cilindro lo cavi fuori la terza linea con Lapierre o, perché no, Tambellini pronto a prendere il posto di Raymond. Dall’altra parte del campo, infatti, i funamboli non scherzano e i vari Marchand, Peverley o Krejci infilano la gabbia canadese con una regolarità impressionante.
Le discussioni, comunque, potrebbero allungarsi all’infinito, ma alla fine i fattori che decideranno la notte delle notti possono essere tanti o uno solo. Tirate un cerchio e metteteci dentro fattore campo, forma dei portieri, mira degli attaccanti, incisività delle seconde e terze linee, fortuna, cattiveria, grinta e forza: dentro qui c’è la chiave per la Stanley Cup, ma il difficile è trovarla.
Stasera, ore 2, Rogers Arena, game 7 Stanley Cup Final Boston Bruins @ Vancouver Canucks: decine di righe non bastano per descrivere quello che i fan apparecchiano con tre parole. “Do or die”.
Alan Conti

martedì 14 giugno 2011

La coop: via libera o si va dal giudice


BOLZANO. La richiesta danni da 200.000 euro firmata "Park Fiume" è sempre sul tavolo, pronta a partire per piazza Municipio al primo stop istituzionale alla realizzazione del parcheggio sotterraneo previsto in via Fiume. La coop non è disposta a indietreggiare di un millimetro e il semaforo rosso all'opera uscito dalla votazione in commissione mobilità ha acceso ancor più gli animi. Le parole sono grosse: si va dalla presa in giro alla pesante "truffa", passando per un atteggiamento del Comune definito schizofrenico e incomprensibile. Il presidente della coop che riunisce 145 soci, Guido Ferrari, e l'avvocato di Park Fiume, Francesco Coran, rilanciano e pretendono di iniziare con carotaggi e rilevazioni dei saggi geognostici, mentre la chiusura è totale verso l'ipotesi di uno spostamento nel futuro sotto piazza Vittoria. L'agenda attorno al parcheggio vivrà una settimana intensa con la votazione segreta della delibera di martedì in consiglio comunale e l'incontro pubblico voluto dal sindaco fissato per mercoledì 15 alle 19 presso il "De' Medici" di via San Quirino. «Il Comune - comincia l'avvocato Coran - sta assumendo un atteggiamento schizofrenico e la giornata di lunedì è sicuramente simbolica: da una parte la commissione mobilità ha promosso la delibera avversa che approderà in consiglio martedì sera e dall'altra da piazza Municipio si sono completate le pratiche di autorizzazione per carotaggi e rilevazioni». Il documento approvato dalla commissione che rischia di innescare una crisi di giunta, però, non è piaciuto per nulla ai responsabili della cooperativa. «Si sta facendo prevalere l'ideologia alla razionalità perché a rigor di logica la commissione mobilità dovrebbe essere contenta di un lavoro che permette la realizzazione di una pista ciclabile, la diminuzione del traffico globale e l'eliminazione di diversi stalli in superficie. Ecco perché ha dell'incredibile il parere contrario». Ora, però, toccherà al consiglio comunale esprimersi. «Ciascuno si prenda le sue responsabilità perché noi siamo vincitori di un bando cui potevamo partecipare e che legittimamente ci è stato assegnato. Non vorrei usare una parola troppo forte, ma farci sostenere delle spese per un diritto di cui ci privano senza serie motivazioni sembra una truffa. La votazione, infine, dovrebbe essere palese perché siamo pronti a rivalerci sul Comune, ma anche su chi avrà la responsabilità di eventuali stop». Il clima, quindi, è di quelli tesi e lo spostamento in piazza Vittoria è solo fumo negli occhi. «Non se ne parla proprio - chiude Coran - perché i soci abitano tutti nei dintorni e si sono iscritti per avere la macchina in via Fiume. A parte questo, comunque, non ci sono posti nemmeno all'ombra del Monumento considerando una loro lista d'attesa di 40 soci e la volontà del Comune di destinare una parte degli stalli al pubblico». Guido Ferrari, dal canto suo, attacca le perplessità degli ambientalisti. «I Bacini Montani ci hanno fatto pervenire un giudizio di massima positivo e stiamo aspettando le rilevazioni tecniche per capire nel dettaglio quali soluzioni adottare per rendere tutto più sicuro. L'argine del fiume ne uscirà rinforzato da un ulteriore muro, ma per muovere certe accuse bisogna possedere dei dati che, per ora, nessuno ancora ha raccolto. Abbiamo sempre dimostrato massima disponibilità agli uffici competenti, ma il falso allarmismo non può essere tollerato». Costruire vicino al fiume, però, non è proprio una passeggiata: «Tutti questi dubbi, però, non si sono sollevati quando hanno realizzato i ponti del Museion lavorando addirittura nell'alveo del Talvera sottoposto a tutela del demanio. Dov'erano, allora, i comitati?». Martedì il voto della delibera potrebbe aggiungere bastoni alle ruote del progetto. Preoccupati? «Noi no - conclude Ferrari - chi si deve preoccupare è il sindaco e chi intende bloccarci perché la richiesta danni non rimarrà lettera morta. Le delibere, poi, sono poco più che un parere: contano le scelte concrete. Aspettiamo, quindi, il corso degli eventi, ma sicuramente possiamo anticipare che non ci sarà nessuna migrazione in piazza Vittoria perché la nostra cooperativa non è nata con questo obiettivo e molti soci potrebbero smarcarsi data la lontananza». (a.c.) 11 giugno 2011

March: spostarsi significa cortile più grande e finestre con vista


BOLZANO. Palazzo Widmann, dunque, non presenta più una sola strada da percorrere e lascia aperta una porta per chi sostiene la ristrutturazione. Joseph March: «Ci sembrano entrambe delle proposte da presentare agli interessati e da valutare con attenzione. Chiediamo una riflessione serena su vantaggi e svantaggi di ciascuna per arrivare a una scelta che poggi su elementi chiari e, per quanto possibile, condivisi». Non è un mistero, però, che la Provincia preferisca destinare l'edificio di via Da Vinci alla Lub. «Siamo tutti concordi che la Lub debba crescere, ma questo implica un determinato bisogno di spazi. Le stesse "Von Aufschnaiter", comunque, potrebbero avere dei vantaggi dallo spostamento. Prima di tutto un aumento della superficie per il cortile. Si passerebbe, infatti, dai 1.250 metri quadri attuali ai 2.350 di via Vintola: un bel salto di qualità. Potremmo, inoltre, creare un nuovo polo scolastico coeso considerando la vicinanza con la scuola primaria "Goethe" e l'asilo. Un altro aspetto che personalmente ritengo importante è legato all'orientamento delle finestre: in via Leonardo Da Vinci sono tutte verso la strada, in via Vintola guarderebbero al paesaggio. Direi molto meglio».

La Provincia adesso apre alle von Aufschnaiter: si potrebbe anche ristrutturare


BOLZANO. Spostare le von Aufschnaiter non è più un imperativo categorico e si aprono spiragli importanti per il mantenimento della struttura nella storica sede. Difficile, però, che tutto venga risolto entro il 30 giugno come chiesto dall'assessore Mussner al Comune e appare sempre più probabile un rinvio. E' questo il risultato del tavolo di lavoro che si è tenuto ieri, cui hanno partecipato, tra gli altri, il vicesindaco Klaus Ladinser, il consigliere comunale Benedikter, la dirigente dell'istituto Pertoll Froner, la rappresentante dei genitori Rottensteiner e il presidente della circoscrizione Centro Steger. TRE PROGETTI. La testimonianza che i giochi non sono già chiusi l'ha portata il direttore della ripartizione lavori pubblici provinciale Joseph March, accompagnato dall'ingegnere Maurizio Patat, che sul tavolo della riunione, rigorosamente a porte chiuse, hanno portato due progetti: uno relativo al trasferimento e l'altro per la ristrutturazione con permanenza in loco. Un terzo, sempre per la riqualificazione della sede attuale e simile a quello provinciale, è stato proposto da dirigenti e genitori delle Von Aufschnaiter. LA PROVINCIA. Palazzo Widmann passa dalla scelta radicale per il trasferimento a una posizione più possibilista. La stessa Svp comunale, rappresentata da Ladinser, ha invitato a valutare bene pro e contro di entrambe le strade. Tutti e tre i progetti sono stati illustrati e i protagonisti avranno adesso un mese di tempo per chiarire bene punti di forza e debolezza per poi ritrovarsi in un identico appuntamento in calendario venerdì 8 luglio per una scelta di indirizzo. Possibile pure una successiva assemblea popolare. LA SCUOLA. Una scelta di campo piuttosto netta l'ha fatta la scuola che nel dibattito ha inserito un proprio progetto di ristrutturazione, piuttosto simile a quello elaborato dai tecnici provinciali. «La nostra volontà - spiegano Pertoll Froner e Rottensteiner - è di rimanere dove siamo per ragioni logistiche, didattiche, tecniche e di tradizione. È evidente, però, che le condizioni della scuola sono pessime. Abbiamo presentato, così, un nostro piano di ristrutturazione che si affianca a quello proposto dall'ente provinciale». RIONE E COMUNE. Imparziale il commento di Steger: «La discussione è stata oggettiva e incoraggiante. L'analisi dei progetti, tutti a misura di bambino, porterà a formulare dei pro e dei contro che permetteranno di prendere una decisione il più possibile condivisa. La Circoscrizione farà anche delle valutazioni in merito al parco di competenza che potrebbe essere "vittima" della nuova scuola. Va considerata, infine, la necessità di nuovi spazi manifestata dalla scuola primaria "Goethe"». Lascia tutte le porte aperte, infine, il consigliere comunale Rudi Benedikter: «Niente è ancora deciso in modo vincolante perché qualsiasi progetto dovrà passare dal consiglio comunale». (a.c.)

I residenti: piazza Gries intasata dal traffico pericolosa con la pioggia


BOLZANO. Piazza Gries ridotta a un'enorme pozzanghera dalle piogge degli ultimi giorni. In prossimità degli attraversamenti e delle fermate del bus, infatti, le pozzanghere assumono dimensioni tali da costringere i pedoni, soprattutto anziani, a percorsi alternativi talvolta direttamente sulla carreggiata. Il tutto in un contesto intasato dal tarffico. Residenti e negozianti si chiedono che fine abbiano fatto le proposte di maxicirconvallazione o di modifiche alla viabilità della zona. La speranza, ardua da realizzare, sarebbe di riuscire a deviare il traffico proveniente dalla val Sarentino e diretto all'ospedale. Il primo a lanciare l'allarme per lo stato dei marciapiedi è il consigliere di Circoscrizione Gries-S.Quirino Gabriele Giovannetti (Fli). «Bastano pochi rovesci a trasformare piazza Gries in un lago di Titicaca. A livello istituzionale chiederò un sopralluogo al Comune per verificare se il problema sia dovuto alla mala disposizione delle caditoie o a un sistema di scolo difettoso. Teniamo presente, inoltre, che la nuova asfaltatura della piazza potrebbe aver modificato l'inclinazione della piazza». Rainer Wegscheider del panificio "Trenker" è invece il primo ad affrontare la questione del traffico «che ha ormai raggiunto livelli insopportabili, in particolare alla mattina verso le 7.30 quando confluiscono insieme le persone dirette alle scuole e i lavoratori dell'ospedale». «I marciapiedi sono stati un problema storico - interviene Luisa Gasser - ma adesso è bene soffermarsi sulla questione del traffico perché le arterie di Gries sono davvero troppo strette per pensare di caricarle di così tanto passaggio. E' più di trent'anni, infatti, che tutti i mezzi diretti in città da Sarentino passano per queste vie, persino decine di tir. Sarebbe ora di mettere un freno a questa situazione». Assunta Castagno del negozio "Elki" riporta in primo piano la questione pozzanghere. «Le biciclette sono costrette a scegliere dei passaggi alternativi e salgono sui marciapiedi per non rischiare». Ingrid Knollseisen, titolare dell'edicola "da Ingrid" conferma. «Quando piove si rischia davvero di farsi la doccia con l'acqua alzata dalle macchine. E' fastidioso per i pedoni e pericoloso per i ciclisti, bisognerebbe davvero pretendere un sopralluogo». «Che fine ha fatto - si domanda Norbert Untersulzner - la proposta dell'amministrazione di realizzare una circonvallazione che permetta a via Vittorio Veneto di soffrire meno il traffico continuo? E' inutile parlare di ipotesi fantasiose come l'apertura di vicolo Crocifisso quando le soluzioni ci sarebbero, ma nessuno le concretizza». (a.c.) 11 giugno 2011

Viale Trento chiede concerti, mostre e feste «Apriamo la strada»


13 giugno 2011 — pagina 11 sezione: Cronaca


BOLZANO. Cultura, iniziative e partecipazione: viale Trento può ripartire reggendosi su queste tre colonne. I residenti di una delle strade più chiacchierate della città sono stufi di una vetrina fatta solo di cronaca. L’ultimo episodio di pestaggio avvenuto alcuni giorni fa ha fatto scattare una piccola molla con tanta voglia di reagire.
Teresa Ciampà ha abitato per anni lungo viale Trento «ma adesso mi sono spostata verso Don Bosco, molto più viva e rassicurante. Questa strada avrebbe bisogno di più attenzione e qualche iniziativa per sdoganare la propria immagine. D’altronde la casa di riposo “Villa Armonia” è la testimonianza concreta che anche qui si possono far funzionare le attività». Tony Keitr porta a spasso i suoi due cani all’interno del parco delle Religioni e si concede una piccola riflessione. «Alla sera in molti ci stanno alla larga perché non si fidano, ma è un peccato perché la bellezza del posto meriterebbe una frequentazione più assidua. Per fortuna che noi padroni dei cani ci diamo da fare per mantenere viva questa porzione di verde». Ruggero Furlani, dal canto suo, individua una delle priorità: «Le barriere antirumore verso la ferrovia. Dovremmo ormai essere in dirittura d’arrivo con i lavori e speriamo che si possa veramente ottenere qualcosa perché potrebbe essere un miglioramento significativo della qualità della vita. Per il resto ci sarebbe davvero bisogno di eventi come mostre o concerti capaci di far parlare di viale Trento anche in termini positivi, pur senza nasconderci che i problemi sono tanti. Un miglioramento, invece, va registrato sotto il profilo della prostituzione che da qualche tempo non è più così presente sui nostri marciapiedi». Situazione particolare quella di Dario Schanung che abita proprio sopra il discusso bar “Agadir”. «C’è poco da fare: con certi stranieri non riusciamo a trovare un dialogo culturale. Noi, per esempio, siamo esasperati dalla scarsa pulizia e dal poco rispetto dei proprietari del locale. Alla sera sporcano dappertutto e occupano l’intero marciapiede costringendo i pedoni diretti alla fermata del bus a camminare sulla strada. Non solo, il piccolo giardinetto antistante il bar è diventata una latrina a cielo aperto, mentre schiamazzi e piccole risse sono ormai all’ordine del giorno, anzi, della notte. Ci vorrebbero certamente più controlli da parte delle forze dell’ordine, ma se si riuscisse a far frequentare di più la strada dai bolzanini potremmo ricavarne solo benefici. E’ assurdo, per esempio, che l’unico ristorante cinese in città ad aver aperto e chiuso in pochissimo tempo sia proprio quello di viale Trento: sono piccoli segnali che ci fanno capire come le cose non stiano andando affatto bene, ma badate che non si tratta di razzismo». A conferma dell’ultima dichiarazione Schanung ci presenta la serba Tomka Stanojevic. «Con gli italiani - racconta - abbiamo un ottimo rapporto e in questa strada il vero problema sono le persone maleducate non la nazionalità di provenienza. Io stessa mi sono vista vittima di piccoli furtarelli in passato». La casa di riposo “Villa Armonia”, comunque, viene da tutti indicata come esempio da seguire. «Tutto funziona alla perfezione nella struttura - conferma l’ospite Elia Feldegger - ma sarebbe splendido si riuscisse veramente ad organizzare una mostra all’interno del parco delle Religioni aggiungendo pure qualche gioco per i bambini». Il direttore della struttura Paolo Zenatti, in chiusura, apre le porte «a collaborazioni con il quartiere. La nostra attività è piuttosto circoscritta all’interno dell’edificio per una serie di motivi, ma siamo disponibili a fare la nostra parte per aiutare viale Trento nel suo complesso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
-
Alan Conti

sabato 11 giugno 2011

Parcheggi e niente strade chiuse: la ricetta per rianimare via Torino


BOLZANO. Nuovi parcheggi. Valorizzazione dell'arredo urbano e no secco alle strade chiuse al traffico. Questi i risultati della rilevazione fatta da Confesercenti tra gli abitanti sul centro commerciale "naturale" tra via Palermo-via Milano-via Torino-via Dalmazia. Sei operatori dell'associazione, tra cui il direttore Domenico Sacco, il presidente Paolo Pavan, la responsabile di progetto Claudia Masera e dei mercati Mirco Benetello, hanno consegnato a residenti e passanti un questionario. Queste le loro risposte. Il campione scelto è stato di 120 persone: le loro risposte saranno analizzate al lavoro specifico centro commerciale naturale che coinvolge anche Comune e Provincia. «Se è vero che la situazione del traffico è migliorata - comincia Marzia Gollin - non possiamo dire lo stesso per i parcheggi». Mauro Ditadi, invece, è tra i pochissimi preoccupati dall'aspetto della sicurezza. «Per rendere appetibile questo quartiere è necessario porre più attenzione alle frequentazioni serali di alcuni luoghi come la passeggiata Jordan. Eviterei, invece, di modificare l'orario di apertura dei negozi». Curioso il confronto dei prezzi operato da Antonella Molini: «Rispetto a Verona, a dispetto di quanto si dice, sono convinta che nel settore alimentare le zone popolari di Bolzano siano molto più convenienti. E' l'abbigliamento, però, dove dobbiamo lavorare di più per essere davvero competitivi. Se parliamo di centro commerciale, infatti, sono questi i metri di paragone con cui confrontarci e lo stesso discorso vale per i parcheggi. Pochi». Edith Huber Santifaller loda un rione capace di attirare clienti anche da altre zone della città ma lascerebbe perdere l'idea di chiudere alcune strade al transito delle auto: «Non credo sia una misura adatta allo sviluppo del commercio». Il mantra del posteggio, invece, torna a fare capolino nelle parole di Walter Berretta: «Sembra un disco rotto, ma effettivamente è una carenza pesante se si intende intercettare un pubblico che si muove anche con l'auto e non solo a piedi o in bici». Pendolari come Lucia Setaro, in arrivo da Cornaiano. «Le condizioni, al momento, sono totalmente svantaggiose per chi intende avvicinarsi dai paesi vicini a Bolzano. Prezzi salati per la sosta e scarsa offerta pesano». Milena Postinghel, invece, rivedrebbe volentieri gli orari «chiudendo il sabato e la domenica perché tutta la cittadinanza va abituata ad avere maggiore rispetto delle festività e dei giorni da passare in famiglia. Il grande vantaggio delle zone popolari rispetto al Centro, comunque, è quello di poter fare leva su un maggiore rapporto di fidelizzazione con il cliente. La fiducia, infatti, può fare la differenza contando, talvolta, più della sola convenienza». Sempre nel solco delle differenze con le più rinomate vie centrali interviene Rita Bertagnolli: «Nel nostro quartiere si può ancora sfuggire all'omologazione che invece sta avanzando progressivamente oltre ponte Talvera». Al tavolino del bar "Al Virginia", intanto, Sacco e Pavan stilano un primo bilancio. «Andrà valutata bene la questione parcheggi, ma hanno un peso importante gli aspetti di arredo urbano, traffico e la comodità di fare acquisti vicino a casa». Centrale il ruolo del mercato «scelto per l'offerta di prodotti freschi - conclude Claudia Masera - ma anche come momento di socializzazione».

Anche a Villa Armonia festa per l'Unità d'Italia


10 giugno 2011 — pagina 34 sezione: Agenda

BOLZANO. Italiani e tedeschi insieme per festeggiare il 150esimo dell’unità d’Italia in completa... armonia. Nomen omen per la casa di riposo in viale Trento «Villa Armonia» che in occasione della festa nazionale ha riunito tutti i suoi ospiti e festeggiato a dovere la ricorrenza, senza distinzione alcuna. Bandiere tricolori e un cartellone con la scritta «Auguri Italia» hanno completato la piccola ma partecipata cerimonia. Per l’occasione è anche stata scattata questa foto, poi inviata dal direttore Paolo Zenatti direttamente al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che sicuramente avrà gradito, per una volta, ricevere da Bolzano un’aderenza totale alle celebrazioni dopo le tante polemiche dei mesi scorsi. Celebrazioni come quelle di «Villa Armonia» servono infatti anche per svelenire il clima politico che si è creato intorno alla festa per l’unità, e a riportarla nell’ambito della spontanea partecipazione della cittadinanza. (a.c.)