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lunedì 13 dicembre 2010

Via San Vigilio: serve il passaggio pedonale per anziani e bambini


BOLZANO. Lo chiedono i residenti e i commercianti, sarebbero pronti a fare ponti d'oro per la sua realizzazione, ma il passaggio pedonale tra via del Parco e via San Vigilio da anni non riesce a vedere la luce. La volontà delle parti, come spesso accade a Bolzano, si scontra con le difficoltà dell'amministrazione pubblica nel convincere i privati e così chi auspica un collegamento veloce tra la parte bassa e la parte alta di Oltrisarco deve piegarsi al mancato accordo con i condomini proprietari del terreno dove si potrebbe intervenire. Una situazione che genera due paradossi: da una parte il giro dell'oca che tutti, dagli anziani ai bambini che vanno a scuola, sono costretti a fare arrivando dalla zona di via Claudia Augusta e il secondo, assai più visibile, sono delle strisce pedonali che, in via del Parco, finiscono esattamente in prossimità di un bel muro. Dopo una petizione con centinaia di firme consegnata in Municipio, i promotori non si danno per vinti e tornano a chiedere a gran voce il passaggio. «Certo che sarebbe comodo - spiega Vito Magnifico, residente nel nuovo complesso del Mignone -: sono anni che chiediamo la sua realizzazione. Per gli anziani, infatti, è una bella scocciatura dover fare un giro incredibile per raggiungere negozi e servizi di via San Vigilio». Pia Campanile esce dal cortile e si allinea alle richieste: «Ci piacerebbe raggiungere in maniera più comoda la latteria, la parrucchiera, alcuni locali oppure la palestra. Così invece siamo costretti a costeggiare tutta via Santa Geltrude. Non si tratta di un percorso incredibilmente lungo, ma se viene fatto da qualche anziano con le borse è chiaro che diventa pesante». Marika Boscolo è la titolare della panetteria affacciata su via San Vigilio e promuove il passaggio pedonale non solo per motivi commerciali. «Nelle scuole del circondario vengono moltissimi bambini che abitano nel nuovo Mignone o lungo via Claudia Augusta. Sarebbe davvero bello poter garantire a loro e alle famiglie un accesso agli istituti sicuro e che permetta, al contempo, di non usare l'auto. Non solo, via San Vigilio vive da anni difficoltà per la mancanza di posteggi blu e bianchi: chiaro che garantire uno sfiato verso via del Parco sarebbe positivo. Proprio per questo motivo, comunque, alcuni residenti delle nuove case si sono opposti. Per quanto riguarda l'attività commerciale, invece, è evidente che più siamo raggiungibili meglio è per tutti». Dietro al bancone del "Blu Bar" troviamo Massimo Mescalchin: «La nostra clientela proviene in gran parte dal bacino scolastico quindi se viene data la possibilità di raggiungere le classi in modo più facile ci guadagniamo pure noi. Sul problema dei parcheggi, invece, penso che tutto possa risolversi una volta conclusi i lavori per il parking sotterraneo delle Professionali». Una voce contraria alla realizzazione del passaggio si leva forte dal Salone "Amica". Maria Latino: «Non se ne parla assolutamente dato che il condominio dove dovrebbe passare è proprio il mio. Non esiste alcuna vitale importanza per mettere mano alla viabilità: alla fine si tratta di pochi metri in più a piedi, quindi non possiamo piegarci ai desideri di una manciata di commercianti». Tra le sostenitrici, invece, la titolare della tappezzeria Mirella Albertin: «Si tratta di un passaggio che ci chiedono i clienti, come dimostra la raccolta delle firme. Abbiamo parlato in passato anche con il vicesindaco, ma non sono mai riusciti a superare le resistenze dei privati. Nella mia proprietà, comunque, ho un piccolo passaggio e quando i miei clienti hanno carichi pesanti permetto loro il transito a piedi. Tutti mi ringraziano e propongono una soluzione che sia definitiva: l'esigenza, piaccia o non piaccia, è evidente». Chiusura lapidaria con le parole della sarta Patrizia Bellemo: «Da anni in Comune ci garantiscono che sistemeranno tutto in settembre. Ecco il risultato delle loro promesse...». (a.c.)

Il Centro: troppe auto in Ztl


BOLZANO. Zona a traffico limitato troppo trafficata. Un ossimoro che preoccupa i residenti della città vecchia che hanno gremito ieri la sala di rappresentanza del Comune per l'assemblea popolare organizzata dalla Circoscrizione Centro-Piani-Rencio. Dalle telecamere di controllo alla viabilità, passando per i parcheggi rari come diamanti: vari i temi sul tavolo della discussione tra i tanti cittadini accorsi, l'assessore comunale Svp alla mobilità Judith Kofler Peintner, il vicesindaco Svp nonché ex assessore alla Mobilità Klaus Ladinser, il presidente di Quartiere Rainer Steger, il comandante della polizia municipale Sergio Ronchetti e il capo ufficio mobilità del Comune, ingegner Ivan Moroder. Ad aprire le danze è il vice sindaco Klaus Ladinser che a distanza di anni dalla prima proposta, ripropone il tema delle telecamere di controllo nella zona a traffico limitato: «Abbiamo cominciato a parlarne nella scorsa legislatura, ma non c'era la necessaria copertura finanziaria. Il discorso, quindi, è nato molto prima rispetto all'inversione di marcia in via Bottai. Ero e resto profondamente contrario a un sistema misto pubblico-privato perché avrebbe portato a una partecipazione e massimizzazione delle multe da parte di soggetti terzi». Due le criticità del Centro individuate dal vicesindaco Ladinser: «Dobbiamo dare più spazio alla gente e garantire la raggiungibilità dei negozi. In Comune cominceremmoa a ragionare sulle soluzioni per liberare la Zona a traffico limitato. Per il futuro, lo sbocco per il parcheggio in via Vintola, invece, va garantito in entrambi i sensi di marcia». Conciliante l'assessore alla mobilità Judith Kofler Peintner: «Molto difficile trovare una soluzione che vada bene a tutti, ma è importante che i residenti ci diano delle indicazioni per arrivare a una soluzione il più possibile condivisa». Il senso della discussa inversione di via Bottai è spiegato dall'ingegner Ivan Moroder. «Bisognava facilitare l'accesso delle merci in tutta la Ztl ed evitare che la strada venisse usata come scorciatoia per la zona di Dodiciville. Impossibile adottare misure diverse, ma i dati di novembre parlano di 250 vetture e 200 biciclette in transito durante la giornata: sicuramente una diminuzione. In via Castel Roncolo, invece, da 3.500 siamo scesi a 3.000 transiti. Numeri, però, che vanno rapportati ai 16.000 di ponte Talvera prima di parlare di traffico eccessivo». Il ragionamento tecnico, invece, viene affidato al comandante Ronchetti, che auspica un giro di vite «per limitare l'infinità di eccezioni che vengono concesse dall'ordinanza. Questo innesca la sensazione di una mancanza di controlli». Allineato il presidente di Circoscrizione Steger: «Talvolta il problema è legato proprio ai troppi transiti autorizzati. I commercianti, inoltre, hanno presentato una petizione sottoscritta da circa 80 esercenti per il restringimento delle finestre temporali di accesso consentito ai mezzi dei fornitori». Parola anche agli abitanti, dunque, che approfittano dell'occasione per manifestare le proprie perplessità. «Coltivo le mie rose selvatiche - racconta Toni Psenner - su un terreno in via Francescani. Da quando hanno chiuso il tratto di via Vintola, dal liceo privato in poi, costringono i proprietari dei garage al parking Goethe a fare il giro dell'oca per posteggiare. È un danno per l'ambiente e per tutto il quartiere». Ludwig Rubatscher boccia le telecamere: «Servono a poco e costano troppo. Cerchiamo, piuttosto, di educare gli automobilisti». Lapidario il commento di Irene Mahlknecht. «Troppo traffico nella zona di Dodiciville, necessario un intervento immediato». Parole dure quelle di Paolo Ferrari: «La chiusura di via Vintola è stata furtiva e inspiegabile. Ora ci aspettiamo una soluzione rapida che risolva una situazione allucinante». (a.c.)

Gli artigiani: confinati ai margini del Mercatino per favorire i commercianti


di Alan Conti
zoom . BOLZANO. C'è il mercatino per eccellenza, simbolo dell'atmosfera natalizia, capace di attirare frotte di turisti e che nessuno si sognerebbe di spostare dalla sua sede storica di piazza Walther. C'è poi un altro mercatino, simbolo delle qualità artistiche, capace di attirare meno i turisti proprio perché dalla sua sede storica di piazza della Mostra è stato spostato in piazza Municipio. La differenza di attrattività, chiaramente, è evidente, ma c'è un altro elemento che andrebbe messa sulla bilancia della contrapposizione: uno dei due è il mercatino più antico d'Italia e dal 1970 porta a Bolzano artigiani da tutta la Penisola e dall'estero. Superfluo aggiungere che non si tratta di quello natalizio. Sono queste la ragioni che hanno fatto arrabbiare le bancarelle artigianali, che denunciano un calo dei clienti di almeno il 50% in conseguenza del trasferimento. Non solo, la nuova location è stata comunicata solo due mesi prima di partire con la rassegna e le ragioni sono state nebulose, anche se le più quotate sono legate alla necessità di non pestare i piedi alla terrazza del ristorante "Kaiserkron" e al nuovo punto vendita del re dei Loden "Moessner". «Lo spostamento - attacca Claudio Savoia - ci ha creato dei problemi evidenti. Con questa sistemazione siamo più dispersi e chi era abituato a visitarci in via della Mostra oggi non ci trova più. Le necessità del ristorante ci hanno spinto via e ne paghiamo le conseguenze». Luca e Manuele Procioni sono sconfortati: «E' curioso che per festeggiare il quarantesimo anno di vita della nostra esposizione ci abbiano confezionato una bella sorpresa. Il risultato è il calo degli affari». Ancora più drastiche Cristina e Linda Cantisani protagoniste, oltretutto, di un episodio che ha dell'inverosimile: «Qui abbiamo un giro di affari pari a circa il 25% di quello su cui potevamo contare in piazzetta della Mostra. Noi vendiamo bambolotti realistici e l'altro giorno è arrivata la polizia municipale chiedendoci i documenti e comunicandoci il divieto di prendere in braccio le nostre opere. Il motivo? Erano stufi di segnalazioni di un'ipotetica vendita di bambini al mercatino dell'artigianato. Incredibile». Barbara Fraccaroli propone un'analisi meno allarmista. «Ci vogliono almeno un paio di anni prima di dare un giudizio definitivo. E' vero, invece, che noi siamo spesso considerati come il mercatino di serie B, quello da frequentare solo dopo aver passeggiato in piazza Walther. Su questo bisognerebbe investire in termini di promozione e comunicazione nei confronti dei turisti». Denise Vannucchi racconta i due mesi antecedenti l'esposizione «quando ci hanno comunicato lo spostamento senza alcun preavviso. E' stato necessario rifare tutto l'impianto elettrico per metterlo a norma. Il calo dei visitatori, però, credo che sia legato più a un discorso generale: delle 100.000 persone viste in Centro nel giorno dell'Immacolata del 2009, infatti, quest'anno ho avuto la sensazione che ce ne fosse appena la metà. Sappiamo, comunque, che in piazza della Mostra c'era l'impalcatura del ristorante e la necessità di "Moessner" di avere un corridoio libero davanti al suo negozio. Bisogna valorizzare di più il nostro rapporto diretto tra artista e cliente, così come la qualità di questi prodotti». Biagio Pistone, siciliano doc, mostra di soffrire particolarmente il freddo. «Non solo quello - ride - ma anche la morsa della crisi che si sta facendo sentire. Per me è il primo anno, ma ho sentito diversi colleghi lamentarsi per il cambio di piazza». Chiusura per Dario Secli: «Il 50% di lavoro in meno è proprio il minimo calcolabile. Lo spostamento è stato penalizzante perché ci hanno tolto da quella che da sempre è l'ideale continuazione del Mercatino di Natale. Qui, inutile prendersi in giro, c'è molto meno passaggio. Chi viene da fuori non capisce come sia possibile che i desiderata di soli due esercenti, per quanto importanti, comporti lo spostamento di decine di artigiani che hanno scritto la storia di questi mercatini».
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Case alla Huber: «Serviranno 10 anni»


di Alan Conti
zoom . BOLZANO. «Anche 10 anni bisognerà aspettare per la dismissione delle aree della caserma Huber in viale Druso». Così i comandi militari, in merito alla possibilità che il trasferimento del Monte Cervino acceleri la ristrutturazione dei reparti nel capoluogo, rendendo subito disponibili alcune caserme. Ieri il commiato dei paracadutisti. «Salutiamo la culla del nostro reggimento che per sempre rimarrà parte della nostra storia». Gli alpini del Monte Cervino si sono congedati con una cerimonia ufficiale da Bolzano e dalla caserma Vittorio Veneto, da più di 50 anni sede storica del "Monte Cervino". L'abbondante retorica militare non è stata del tutto sufficiente a nascondere l'emozione evidente. Il primo scaglione di circa un centinaio di militari è partito ieri alla volta di Montorio a Verona ed entro il giugno 2011 tutto il IVºreggimento alpini paracadutisti "Monte Cervino" avrà abbandonato il capoluogo altoatesino. Il commiato dalla città nasce dalla necessità di un reclutamento più facile impedito a Bolzano, secondo il ministro della Difesa Ignazio La Russa, «dal carovita e dalla scarsa raggiungibilità aerea». Il trasloco, chiaramente, avrà dei riflessi pure sullo sviluppo cittadino: non a caso l'assessore comunale all'urbanistica Chiara Pasquali si è augurata che le operazioni di trasferimento interno delle forze armate avvengano il più presto possibile, in modo da liberare la caserma Huber per l'edilizia residenziale. «Partiti i paracadutisti - spiega però il colonnello Maurizio Paissan, capo ufficio pubblica informazione del comando truppe alpine - ospiteremo militari dell'altra caserma del complesso in via Vittorio Veneto e cominceremo le ristrutturazioni degli edifici. Il trasferimento dalla Huber di viale Druso sarà solo l'ultimo passo e potrebbero essere necessari anche 10 anni». L'umore del reggimento in partenza, comunque, viene riportato al comandante Giuseppe Montalto. «Evidente come ci sia grande dispiacere nel lasciare una città che da mezzo secolo rappresenta la culla della nostra storia. Non a caso l'Alpe di Siusi rimarrà la nostra zona di lancio. Molti di noi hanno vissuto più questa città che non quella di origine, quindi è logico che ci sentiamo legati a Bolzano». Pare di capire, però, che ci siano ragioni di reclutamento dietro al trasferimento: «E' così. Da quando siamo "Rangers" e quindi parte del bacino delle forze per operazioni speciali il nostro addestramento è tra i più qualificati. Operiamo in gran parte delle missioni internazionali e alla cerimonia era presente anche un'aliquota di una quarantina di alpini tornati in mattinata dall'Afghanistan. E' quindi importante che il nostro bacino militare, prevalentemente composto da ragazzi originari del Centro-Sud, possa contare su una base logistica più comoda per i collegamenti aerei come Verona. Il carovita bolzanino e il tedesco, inoltre, rappresentano degli ostacoli per la vita delle famiglie». C'è, però, chi a Verona non vuole andare. «Sono una cinquantina di uomini - conclude Montalto - che verranno riassorbiti dai reparti alpini che rimarranno a Bolzano. Se la Patria ci chiede di spostarci, comunque, noi siamo pronti a fare il nostro dovere».
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Gli studenti Lub: «Più bus dal Centro verso la UniverCity»


BOLZANO. Non vogliono sentirsi ospiti, ma bolzanini. Gli studenti universitari che alloggiano all'interno dello studentato di recente costruzione "UniverCity" in viale Europa - molto apprezzato dagli universitari - rappresentano un primo passo nel cammino, ancora lungo, di inclusione totale nella città dei ragazzi che frequentano la Lub. Le riflessioni degli studenti, infatti, abbracciano i giudizi sulla presenza di supermercati e adeguate linee di collegamento Sasa con il Centro perchè, forzatamente, la loro vita sociale si svolge praticamente tutta oltre ponte Talvera. Rientra in questa concezione un'esigenza comune dei ragazzi: un paio di corse notturne in più del 153 che possano far superare il limite da moderne Cenerentole del rientro in stanza entro la Mezzanotte. «Appena arrivati - spiega Chiara Marcato, studentessa di agraria di Pavia - ci si rende subito conto di essere inseriti in una zona residenziale. Le linee degli autobus sono soddisfacenti, anche se il 153 qualche corsa in più nella notte potrebbe farla». Evelyn Dal Monech, trentina, conferma «una vita nel rione che si limita alla mattina e la sera, ma durante il giorno c'è poco o nulla. Ci aiuta, invece, il gran numero di supermercati perché nelle nostre unità abitative abbiamo delle cucine autonome e possiamo arrangiarci da soli senza dover frequentare sempre le mense». Leonardo Morsi, aostano, concorda: «Tra Poli, Despar e mercato dei contadini l'offerta è sicuramente ampia. Certo che di altro non c'è molto e ci spostiamo sempre in Centro. Per chi viene da Aosta, comunque, inserirsi a Bolzano è abbastanza facile e naturale». Lo studentato, quindi, piace ai ragazzi più di altre strutture come testimonia Serena Manara, veronese iscritta al corso di viticoltura: «Prima ero al Rainerum, ma dopo aver visto Univercity ho insistito per trasferirmi. La differenza si nota soprattutto nella qualità della gestione e in questo la Provincia tutela e aiuta la realtà universitaria. Sulla zona, comunque, sono onesta e ammetto di conoscerla veramente poco perché non abbiamo grandi occasioni per frequentarla. E' un peccato perché sarebbe un'opportunità per noi, ma anche per i bolzanini. L'analisi che vuole la Lub come un universo parallelo alla città è in parte condivisibile: pensandoci sono rari i momenti in cui abbiamo uno scambio totale. Il vero collegamento sociale, però, potrebbe essere davvero un rione residenziale come Europa, dove si respira la storia di Bolzano. In Centro è più difficile che si esca dalla nostra cerchia. Confermo, comunque, la bontà dei servizi e dei collegamenti del bus, ma ogni tanto è davvero lungo e scomodo tornare a piedi la sera dal Centro. Aggiungere due o tre corse del 153 sarebbe un aiuto e ricalcherebbe quello che viene fatto nella maggior parte delle città universitarie italiane». Martha Kisa arriva da Augsburg e da tedesca talvolta non è facile inserirsi in uno dei contesti più italiani della provincia: «In viale Europa e nel quartiere è molto difficile trovare qualcuno che parli tedesco. Può anche essere positivo esercitare l'italiano, ma ogni tanto crea delle difficoltà. Lo studentato, comunque, è bellissimo, ma la Sasa dovrebbe aumentare la frequenza delle linee 5 e 8». Bilingue perfetto è Angelo Tomminero, bavarese con genitori italiani: «Bolzano è il mio ambiente ideale e proprio per questo mi piacerebbe avere più occasioni di confronto anche in rioni come, questo dove è difficile entrare totalmente in contatto con il mondo bolzanino». Chiusura dedicata ai gestori Richard Carotta, Claudia Geiser e Rupert Spergser: «Normale che vadano tutti in Centro ed è importante che i collegamenti siano funzionali. Certo che sarebbe bello approfittare della nostra presenza per creare un centro di aggregazione pure in questa zona».
Alan Conti
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sabato 11 dicembre 2010

"Portiamo la Zoo in Val Gardena"


Hanno fatto dell'irriverenza un tratto distintivo, capace di rendere il loro programma, lo Zoo di 105, il più ascoltato d'Italia nella fascia oraria pomeridiana. Un successo che ha conquistato l'ufficio turistico della Val Gardena che lo ha scelto per aprire la stagione invernale con un trio di testimonial alquanto originale. Sono i volti dei popolari deejay Marco Mazzoli, Fabio Alisei e Paolo Noise, dunque, ad aver animato le serate di Selva Gardena con lo spettacolo alla discoteca Yello's e la cena presso il Rifugio Comici. Un'occasione per presentare la nuova compliation volume 4 e stringersi agli ascoltatori che, a sorpresa, sono tanti pure nelle valli altoatesine. “Nelle serate - raccontano durante la colazione all'hotel "Acadia" - siamo stati accolti splendidamente. Non ci aspettavamo che il nostro programma fosse tanto ascoltato nelle zone a componente tedesca e ladina”. Ad aiutare c'è la versione tedesca del brano "Panico paura" cantato dai "Tamarri", riusciti personaggi del programma. “Si chiama "Paniken und Wahnsinn", liberamente tradotto da una nostra amica austriaca. Un brano che passa spesso nelle radio tedesche: una divertente soddisfazione inaspettata. Chissà che non ci scappi pure una versione ladina”. Pronti allo facile sfottò, il trio ha solo parole al miele per la valle. “Ottime infrastrutture, accoglienza perfetta e strutture a misura per lavorare nei locali e organizzare incontri con gli ascoltatori”. Giornata di fuoco, comunque, quella di ieri: nel pomeriggio trasferimento al Motor Show di Bologna e poi nuovamente serata in discoteca al Capriolo di Brescia. “Ci tocca, c'è un mutuo da pagare - scherzano - ma siamo dispiaciuti dalla partenza”. L'Alto Adige è stato protagonista di diversi scherzi telefonici dello Zoo: “Una volta abbiamo chiamato il proprietario di un vostro allevamento di cavalli per farci dare qualche puledro per conquistare San Marino. È andato in difficoltà dato che non capiva bene le nostre intenzioni”. Un invito a nozze per i "ragazzacci": “Diciamo che torneremo a chiamare da queste parti” e ci scappa la risata. Assieme ai tre conduttori durante le serate in Gardena si sono visti anche Pippo Palmieri, regista dello zoo, e Gigi il milionario, ricco amico di Mazzoli talmente particolare da far pensare a un personaggio costruito ad hoc. “Vi assicuro – spiega il conduttore – che si tratta di una persona autentica. E’ proprio così e tra noi c’è una sorta di rapporto tra amore e odio. I gardenesi hanno avuto modo di rendersene conto durante le serate in discoteca e a cena”.

L’appassionato delle piste tra i tre è proprio Mazzoli: “Rigorosamente con lo snowboard. Devo dire che la disponibilità di discese qui è davvero illimitata. Un giorno mi ha tagliato la strada uno sciatore e l’ho mandato a fanculo, salvo poi scoprire alla sera che si trattava di un ascoltatore che lo aveva fatto apposta”. Fabio e Paolo, però, con le piste non hanno troppa confidenza: “Ho fatto solo una discesa, letteralmente aggrappato alla schiena del maestro. Tanto lui è un uomo massiccio e io peso poco. Per il resto ho mangiato tantissimo: ottima cucina quella altoatesina. Leggera il giusto - ironizza - e con una spettacolare grappa al Traminer. Paolo, invece, ha testato con grande interesse le comodità dell’albergo “Continental”: ha dormito tutto il giorno ma senza dubbio ne è uscito con un’ottima impressione del materasso e del piumone”. Alisei, comunque, ha conosciuto la nostra terra fin da bambino: “Andavo a Colfosco con i miei genitori, ma non ricordo molto”. Per Mazzoli, invece, è stata la prima volta. “Magnifico, d’ora in poi per me montagna vorrà dire solo e semplicemente Val Gardena”. L’occasione è giusta anche per strappare qualche curiosità da dietro le quinte. Lo Zoo, per esempio, da giorni trasmette in replica: paracadute della radio per eventuali esagerazioni. “Diciamo che per come si sono messe le cose al momento difficilmente potremmo tornare in diretta. Ne risente forse la qualità del programma e noi siamo i primi ad esserne dispiaciuti. Perdiamo l’immediatezza e l’interazione con gli ascoltatori che è fondamentale. Se vogliamo trovare un aspetto positivo, invece, possiamo pulire alcuni interventi che magari non ci convincono fino in fondo”. La trasmissione va in onda per due ore al pomeriggio, ma il lavoro dietro è almeno il triplo. “Le classiche otto ore, tra preparazione e messa in onda. Come molte altre professioni”. Difficile, però, trovare sempre la forza di accendere a comando la simpatia. “Quando prendiamo in mano il microfono – racconta Alisei – scatta una magia. Possiamo aver scazzato tra di noi oppure essere di cattivo umore, ma in quel momento tutto cambia e ce ne dimentichiamo. Lo stesso accade quando ci capita di scrivere le scenette: davanti al foglio bianco talvolta ti chiedi “e adesso che cazzo racconto a questi?”, poi tutto viene abbastanza naturale”. Il periodo, però, oltre che essere natalizio prelude alla fine dell’anno che per lo Zoo significa la scadenza dei contratti di Alisei e Noise: tra i fan c’è una certa preoccupazione dati i rumors di avvicinamenti da parte di altre radio. “Non ci pensiamo: siamo ancora in vacanza”. La chiusura, però, è degna dello Zoo. “Abbiamo notato, comunque, che qui non esistono escort. Forse per pagarci il mutuo potremmo aprire un’attività di questo tipo nella vostra zona…”.

P.S.: Tra una chiacchiera, un caffè e le valige da preparare per il doppio viaggio che li attendeva, i ragazzi dello Zoo si sono addirittura presi la briga di passare a salutarci prima di partire. Saranno anche personaggi spesso discussi per il loro rompere gli schemi, ma sono altrettanto capaci di spezzare nettamente il clichè delle star irraggiungibili. La risata più grande del loro incontro, forse, resta proprio questa.

venerdì 10 dicembre 2010

La casetta più bella al Mercatino è quella dei formaggi di Brunner


Alto Adige — 09 dicembre 2010 pagina 34 sezione: AGENDA

BOLZANO. Il nome “Mercatino di Bolzano” ha sempre il suo importante richiamo, ma a fare la differenza nella fortuna della kermesse di piazza Walther è l’aggettivo “natalizio”. E’ in questo spirito che si colloca il premio che tradizionalmente viene assegnato dall’Azienda di soggiorno agli stand più rappresentativi e consegnato ieri nelle mani dei tre commercianti vincitori. A trionfare, nel giorno in cui il Mercatino ha conosciuto l’ennesimo assalto di 20-30mila visitatori, è stato Alfred Brunner, titolare dell’omonimo banchetto di formaggi provenienti dall’azienda di famiglia a Egna. «Il primo anno - racconta Brunner - ci hanno bacchettato per l’estetica dello stand, così quest’anno ci siamo presi la rivincita». Il richiamo al fienile della casetta è evidente, tanto che si può respirare il profumo del fieno avvicinandosi. Piazza d’onore a Patrick Planer, che porta sui banchi di piazza Walther i prodotti tipici del territorio: di impatto, quindi, l’addobbo a tema della sua casetta. Terzo gradino del podio per le sorelle Anita e Ines Sozzi che con la loro “Baita delle delizie” sono ormai affezionate frequentatrici sia del Mercatino sia del premio: «Esponiamo i nostri dolci da un ventennio, dalla prima edizione. La nostra bancarella, in tutti questi anni, ha ricevuto tre volte il primo premio, due il secondo e tre il terzo». Raggiante sul palco, al fianco di un Gesù Bambino ardito con le fattezze di una giovane di Norimberga, inviato (anzi, inviata...) dal celebre Mercatino germanico, è Dado Duzzi, presidente dell’Azienda di soggiorno. «Anche oggi (ieri per chi legge, ndr) il Mercatino ha dimostrato di avere una formula vincente richiamando tra le 20 e le 30mila persone. Fin quando esisterà Bolzano esisterà pure questa splendida festa». Chiusura con il pensiero di un altro presidente, quello della giuria, Hansi Felder (Lucia Nardelli, Fabiola Petilli, Stefan Kircher, Ursula Pirstaller, Luca Fregona e Roberta Agosti gli altri membri): «Con questo attestato - spiega - cerchiamo di valorizzare gli aspetti più puramente natalizi delle casette tralasciando quelle che possono essere le valutazioni commerciali». Riconoscimento, infine, a Erwin Weifner per il miglior stand gastronomico, settore che domina incontrastato la classifica di questa edizione. © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti

Firmian: «La priorità è la farmacia»


BOLZANO. Lentamente Firmian compone il suo puzzle: scuola, asilo, chiesa e ora il via libera al progetto della piazza. I residenti cominciano finalmente a vedere la luce dei servizi in un rione che ha visto prima di tutto l'arrivo dei condomini e poi la composizione di quanto è funzionale alle famiglie. La speranza di chi abita queste strade è di vedere la zona completa nel giro di un quadriennio, comunque un periodo giudicato lungo rispetto alle attese. Nella cornice della presentazione della piazza, rientra un tasto caldo di Firmian: l'apertura della farmacia. Il Comune stanzierà 500 mila euro per l'eventuale acquisto di locali, ma per i residenti bisognerebbe accelerare, magari investendo fin da subito in uno dei tanti negozi desolatamente vuoti. «Le nuove proposte relative alla piazza - comincia Marino Bonati - forse aiuteranno questo quartiere a uscire dalla dimensione dormitorio. Certo che una singola infrastruttura non può bastare: ci vuole una pianificazione a largo raggio che cominci ben prima del fatidico quadriennio necessario per il completamento di tutta l'opera». Mario Taddei è venuto a trovare il figlio che abita a Firmian. «La tendenza a costruire prima i complessi residenziali e poi i servizi necessari è un'abitudine che Bolzano ha mutuato dal resto d'Italia. E' sbagliato e bisognerebbe prendere come esempio gli antichi Romani che procedevano esattamente in modo contrario. Ovvio che ci sia entusiasmo attorno a una nuova piazza, ma tutto questo non sposta di una virgola una valutazione quantomeno discutibile sulla programmazione urbanistica adottata negli anni». Christian Putzer allarga l'orizzonte delle richieste: «La piazza non è sufficiente. Da sola non basta per rianimare la vita sociale del rione. E' necessario aggiungere punti di aggregazione per i giovani come centri dedicati alla musica, qualche bar di riferimento ed iniziative. Potrebbe pure essere una programmazione adatta per non concentrare tutti i ragazzi sempre e solo in Centro o nella zona di piazza delle Erbe». Iris Planninschek inizia con una premessa importante: «A me Firmian piace molto. Ci sono, però, delle mancanze evidenti come quelle che riguardano la scuola. Troppo spesso il problema del dirottamento dei bambini viene analizzato solo dal punto di vista del gruppo italiano, ma posso testimoniare per esperienza diretta che è davvero complesso riuscire ad iscrivere i propri figli nelle primarie o negli asili tedeschi di altre zone che già scoppiano per conto loro. Non è un caso, infatti, che alle Pestalozzi molte classi siano ospitate in container. In quest'ottica, la tempestività delle realizzazioni diventa essenziale per non rischiare di penalizzare proprio quelle famiglie che hanno creduto subito nel progetto Firmian e rischiano di trovarsi delle scuole pronte solo quando i bambini saranno cresciuti. Necessaria, quindi, una sezione tedesca nel quartiere». Lucca Candro, dal canto suo, ripropone un evergreen di Don Bosco. «Benissimo le nuove strutture scolastiche, la piazza, il polo di servizi e la parrocchia. Tutto questo, però, deve essere salvaguardato con sistemi di controllo efficaci e continui perché vandalismi, schiamazzi e piccola delinquenza rischiano di diffondersi anche a Firmian». Giovanni Rinaldi si mette a fare qualche conto, non senza una punta di malizia. «Dunque, la piazza costerà 780 mila euro con l'illuminazione, 500 mila euro sono destinati alla farmacia, mentre il polo per i servizi richiede 2,4 milioni per gli alloggi sociali e 2 milioni per il centro diurno: cifre accettabili. A questo punto diventa clamorosamente inspiegabile il prezzo di 14 milioni per la chiesa, quando i fatti dimostrano che quei soldi sarebbero sufficienti per risolvere l'80% delle mancanze di questo rione». Chiude Elisabetta Conte: «La struttura più utile e necessaria è la farmacia».

giovedì 9 dicembre 2010

Corso Libertà chiede il mercatino alternativo in piazza Vittoria


Alto Adige — 05 dicembre 2010 pagina 19 sezione: CRONACA

BOLZANO. Trovarsi a due passi dal Mercatino di natale di piazza Walther non garantisce la piena atmosfera natalizia. Quello che sembra un paradosso sentimentale è in realtà un fastidio commerciale diffuso dietro alle casse dei negozi di Corso Libertà, dove si lamenta un sostanziale abbandono rispetto alla vetrina luccicante e illuminata di piazza Walther. Il tappeto rosso, pagato dagli stessi esercenti, steso ormai annualmente sotto i portici, non basta più, e le richieste vanno dalla singola luminaria a un processo che permetta un’inclusione della direttrice ponte Talvera-piazza Gries nel pacchetto turistico bolzanino. «A sporgersi su Corso Libertà viene davvero la depressione - il tagliente commento di Gabriele Paris e Stefano De Gasperi di “Foto Sd” - nel constatare il grado di abbandono che viviamo. Il portico è costantemente sporco e dobbiamo pulirlo noi, mentre la scarsa appetibilità della zona è confermata dai pochi esercizi che ci sono, al netto dei bar. Basterebbe un poco di manutenzione per valorizzarla. Sugli addobbi ormai ci rassegnamo al tappeto rosso pagato a suo tempo 100 euro da ognuno di noi, ma dal Comune non arriva nulla. Sconcertante è che non si tenta neppure di invogliare i turisti, pur essendo vicinissimi al Centro. Istituire un Mercatino alternativo in piazza Vittoria, per esempio, soddisferebbe le tante richieste rimaste fuori da piazza Walther e permetterebbe una distribuzione più ampia dei visitatori senza imbottigliarli in Centro. Logico che ci guadagneremmo anche noi. Per il resto il settore delle fotocamere rimane, fortunatamente, un evergreen dei doni natalizi». Luciano Scacchetti dell’omonima maglieria è il primo a fare autocritica. «Sulla disattenzione comunale negli arredi urbani siamo d’accordo, ma troppo spesso negli ultimi anni è mancata coesione tra noi nelle iniziative da intraprendere. Sulle vendite natalizie la tendenza nell’abbigliamento è sempre più quella del regalo utile, in particolar modo maglieria». Caterina Minati di “Kose e Kose” sposa con entusiasmo la proposta del secondo Mercatino. «Servirebbe a dare maggiore visibilità ad altre zone belle della città. Per noi commercianti il periodo natalizio è importante perché regala lo sprint decisivo nel far quadrare i bilanci a fine anno. Ci teniamo a valorizzare la strada. Per i doni, comunque, i bolzanini si sono fino adesso orientati su prodotti come i carillon o candelabri». «La mentalità abbottonata di alcuni commercianti e i pochi contributi comunali - interviene Roberto Grigoli di “Clochard” - sono le concause della scarsa attenzione all’impatto visivo del Natale in Corso Libertà. Il Mercatino alternativo in piazza Mazzini potrebbe servire, ma è stata bella l’iniziativa di una ragazza che ha realizzato delle cartine per turisti in cui si suggerivano percorsi alternativi con arrivo in piazza Walther che toccassero zone fuori dal Centro. Il tutto finanziato con la pubblicità di alcuni negozi che potevano farsi segnalare sulle mappe. Basterebbero queste piccole attenzioni a cambiare molto». Un Mercatino alternativo, però, non può piovere dal cielo: ci vogliono delle motivazioni. Ines Tauber di “Petite Place” prova a fornirle. «In corso Libertà non trovate nessun franchising: siamo tutti proprietari con negozi storici. Rispetto al Centro, non ci piove, rappresentiamo ancora il mercato più squisitamente altoatesino con una particolarità e un’attenzione al cliente che oltre ponte Talvera oggi è più difficile trovare. Ci sono i turisti che si lamentano di una via Portici ormai omologata? Bene, qui potranno trovare qualcosa che non c’è nelle loro città d’origine. Ecco perché possiamo meritarci un secondo piccolo Mercatino». In chiusura, però, c’è anche chi dei turisti non sa che farsene. «Abbiamo già tentato con un mercato alternativo - chiude Pia Sartorel di boutique “Pigalle” - e non ha funzionato. Personalmente non mi preoccupo più di tanto di chi arriva da fuori perché la mia clientela di riferimento sono i bolzanini e sono loro che devo fidelizzare. Tutto il resto sono chiacchiere». © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti

E Bolzano vince su tutti anche sul sito internet dei viaggiatori


Alto Adige — 07 dicembre 2010 pagina 33 sezione: AGENDA

BOLZANO. E’ a Bolzano il mercatino natalizio più bello d’Italia. Quella che sembra un’autocelebrazione nostrana, e che viene ribadita dai commenti che riportiamo nell’altro articolo in questa pagina, è in realtà il responso di una classifica prestigiosa perché stilata dal sito internet “Trip-advisor”, in assoluto il più grande portale di recensioni di viaggio al mondo. Il primo posto, quindi, è di quelli che fanno curriculum e in tale graduatoria il capoluogo altoatesino con le sue bancarelle mette la testa davanti ai “cugini” di Trento e ai due centri provinciali di Merano e Bressanone, rispettivamente al terzo e al quarto posto; chiude la mini classifica a cinque, piuttosto a sorpresa, il mercatino di... Firenze, che evidentemente vuole essere anche ai vertici tra le kermesse natalizie. Punti di forza della manifestazione di piazza Walther sono per “Trip-advisor” «l’atmosfera tipica del periodo di avvicinamento al Natale, i profumi del vin brulè e della pasticceria che si mescolano ai suoni dei canti tipici». Riportata anche la citazione di una viaggiatrice che racconta di aver visitato il Mercatino bolzanino e di essere «tornata bambina grazie all’atmosfera unica e all’aria che si respira in tutta la città». Il secondo posto di Trento, invece, è dovuto principalmente alla copia dei Christkindlmarkt di origine tedesca mentre per Merano gli accenni sono più dettagliati e rimandano alla scenografia garantita dal Kurhaus e dalle Terme; Bressanone invece viene celebrata per le sue caratteristiche medievali e l’artigianato di qualità. L’ultima citazione, come detto, va al capoluogo toscano che presenta un mercato antico che vanta quasi 500 anni di storia in una cornice unica. © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti