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martedì 23 novembre 2010

Bolzano: aperto il Burger King, pro e contro


BOLZANO. Giù il velo da Burger King, il fast food bolzanino che si è presentato per il primo giorno di attività. Arredo curato, architettura a vista e spazi moderni fanno del ristorante di piazza Domenicani un fiore all'occhiello per la catena di hamburger che celebra il suo 65esimo locale in Italia sbarcando in un centro storico dove per lungo tempo si è sentita la mancanza dello storico McDonald's in piazza Walther. Dalle parole che arrivano dai quadri dirigenziali della catena, comunque, l'Alto Adige conoscerà presto altre aperture di Burger King. L'inaugurazione di ieri è stata all'insegna della sobrietà: niente show né discorsi ufficiali, pochi svolazzi e il minimo sindacale della coreografia affidata alle tante coroncine messe in testa ai primi clienti o disseminate tra i tavoli. Nessun responsabile cita "Mc Donald's" in modo evidente, preferendo un più sottile "la concorrenza", ma che la sfida sia apertamente lanciata lo si coglie in modo evidente. Persino tra le impiegate alle casse è facile scorgere qualche volto impegnato, fino a qualche settimana fa, nel fast food di via Buozzi.
A fare da padroni di casa troviamo Nicola e Simone Dell'Osso: «Siamo soddisfatti dell'entusiasmo con cui siamo stati accolti perché per la nostra famiglia si tratta di un investimento importante. Abbiamo cercato di realizzare un ristorante che si distinguesse dal classico prototipo del fast food e si potesse calare nel conteso del Centro storico. Le scelte architettoniche o di arredo, quindi, sono state ben ponderate e sono idee di uno studio milanese». Ora comincia l'avventura commerciale vera e propria: quali sono gli assi nella manica? «Sicuramente la cura della qualità e le porzioni, migliori della concorrenza. Noi, oltretutto, possiamo contare sulla forza del marchio "Burger King" in Germania e Austria, dove è leader del settore. Possiamo, perciò, rivolgerci tranquillamente ai tanti turisti che arrivano da questi paesi». A confermare la forza della catena nel mondo tedesco è Julio Olave, general manager di "Bk Spagna" con delega per l'Italia e Malta. «Bolzano è una piazza per noi molto interessante e rappresenta un ottimo avamposto per il mercato italiano che intendiamo conquistare poco a poco. L'influenza del turismo tedesco ha inciso: in Germania contiamo 625 ristoranti, evidente che teniamo in alta considerazione gli spostamenti di queste persone. Sappiamo, inoltre, che nella vostra città anche la concorrenza funziona molto bene, quindi la domanda è presente. Non appena ingranerà bene in piazza Domenicani, comunque, siamo pronti ad aprire nuovi fast food in Alto Adige». Dietro le casse troviamo Miriam Arcieri, Valentina Ravarotto, Cristiana Arcieri e Tabata Favani: «Siamo emozionate per questo primo giorno. È da un po' di tempo che cerchiamo di prendere confidenza con la cucina, le casse e il sistema, ma da oggi si comincia a fare sul serio». Il primo a varcare la porta e staccare lo scontrino numero uno è Patrick Pritz, studente della Lub: «Ero curioso - racconta sorridendo - così sono venuto e mi sono preso un whopper (un panino), patatine e bibita. Il più classico dei menù. Avevano detto che me lo avrebbero offerto per festeggiare, invece poi me l'hanno fatto pagare». I ragazzi dell'ateneo hanno affollato la sala fin dal primo giorno. «Certo - rispondono Julian Von Payr e Matteo Cau - l'offerta che troviamo qui non è certamente uguale a quella della mensa. Non solo, l'intero fast food sembra fatto molto bene e curato nei dettagli. Una novità che ci lascia soddisfatti». Meno contenti i residenti, che avevano creato anche un comitato e lanciato una raccolta firme per protestare contro l'apertura del fast food.

Oltre 500 studenti in corteo: «No ai finanziamenti per le scuole private»


BOLZANO. «Troppi milioni alle scuole private, finiremo a sbucciar patate». È lo striscione più grande a sintetizzare la protesta degli studenti che hanno partecipato ieri alla manifestazione contro la riforma Gelmini e le sue applicazioni provinciali. L'attacco è indirizzato ai 260 milioni previsti dalla Finanziaria del governo a sostegno degli istituti privati. «Qui, da noi, il sostegno alle paritarie è rimasto inalterato», precisa l'assessore provinciale Christian Tommasini. Nel mezzo di musica, striscioni, fischietti e quant'altro, inoltre, si registra il deciso strappo con gli studenti universitari, apostrofati come "conigli". Il biscione che ha tagliato rumorosamente il centro della città, si è fatto forte dell'adesione di diverse centinaia di ragazzi, con il solito balletto delle cifre che si alterna tra i 500 contati dalla Digos e gli 800 dichiarati dagli organizzatori della Rete degli Studenti medi e di Studenti Consapevoli. Più di un terzo, comunque, gli studenti di lingua tedesca, particolarmente infastiditi da alcune scelte locali, mentre a farla da padrone sono i due licei cittadini Carducci e Torricelli. Da segnalare anche una nutrita rappresentanza dell'Ipsct De' Medici pronta a mostrare i denti per salvare i propri indirizzi sociali. Non sono mancate nemmeno le note critiche delle associazioni studentesche di destra come Alternativa Studentesca e Blocco Studentesco. Il drappello riunitosi di primo mattino in piazza Mazzini, comunque, ha innalzato una serie di striscioni. "Tagli all'istruzione: epic fail", "+crisi +ignoranza, ma ai politici +panza" e "mehr Bildung mit weniger Geld=mehr Brot mit weniger Mehl" (più formazione con meno soldi è come più pane con meno farina) i più significativi. L'organizzazione del corteo è di quelle puntuali: servizio d'ordine per sgombrare i marciapiedi e mantenere il gruppo compatto identificato da una fascia al braccio con una "S" rossa, furgoncino in testa guidato dagli stessi studenti con tanto di altoparlanti pronti a diffondere evergreen delle manifestazioni come "Bella Ciao", servizio di pulizia alla fine e coordinamento generale tramite radioline. Piccola nota di colore: le vuvuzela. Retaggio degli ultimi mondiali di calcio e strumento affidabilissimo quando si vuol farsi sentire. Tra le polemiche e gli slogan contro la Gelmini, però, si registrano due piccoli fuoriprogramma. Da una parte il saluto entusiasta alle scuole medie lungo via Leonardo Da Vinci, dall'altra le parole di fuoco lanciate dal microfono verso gli universitari. Proprio sotto l'ateneo, infatti, il corteo si è fermato per invitare i colleghi più grandi a unirsi alla manifestazione. La novità, però, sta nella risposta stizzita alla mancata adesione. «Conigli - si sente al microfono - forse non scendono con noi solo per paura». Dopo un breve conciliabolo, però, parte il secondo attacco: «Ci hanno risposto che non vengono - di nuovo gli organizzatori al resto dei manifestanti - perché sono tedeschi o francesi e non sono interessati alle riforme italiane. I fatti, però, dicono che stanno studiando nel nostro Paese quindi si tratta di menefreghismo».
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Scuola: anche a Bolzano gli echi della protesta corrono in rete


BOLZANO. Echi e commenti alla protesta della scuola a Bolzano si rincorrono anche sul web. Durante il corteo tante le macchine fotografiche pronte a scattare a getto continuo. Immagini, attimi e parole rubate agli striscioni, ma anche i balli, i canti e il backstage di una manifestazione che coinvolge gli organizzatori da qualche settimana.

Per ripercorrere la protesta basta andare sul profilo degli Studenti Consapevoli su Facebook. Sempre dentro le pagine del re dei social network è possibile trovare materiale sulla manifestazione nella pagina dedicata al liceo scientifico Torricelli e gestita direttamente dai rappresentanti d’istituto.

Luogo d’incontro molto utilizzato dagli studenti bolzanini, soprattutto da parte degli universitari, è il forum dedicato alla città da Studenti.it .

Riferimento per i ragazzi sono anche i singoli siti dei vari istituti superiori, sempre più curati e dettagliati. Si va dai due licei presenti in rete con il sito del Carducci e quello del Torricelli al Pascoli passando per i vari istituti tecnici come il Battisti, De Medici o Delai.

Tra i temi forti della protesta, comunque, anche un forte richiamo al bilinguismo nelle scuole e tutte le novità in questo campo si possono scovare sul blog gebi curato da un professionista del settore come Enrico Hell oppure sul gruppo di facebook dell’associazione mix-ling dei genitori a favore della didattica bilingue.

Non tutti, però, hanno salutato la manifestazione con commenti positivi e tra le voci più critiche ecco quella di Alessandro Bertoldi e dell’associazione “Alternativa Studentesca” che presiede a livello provinciale. Sul blog di Bertoldi i comunicati che spiegano i motivi della mancata adesione dell’associazione studentesca di destra alla protesta. 17 novembre 2010
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Via Riva del Garda: «Servono più negozi e meno traffico»


BOLZANO. E' l'appendice estrema di Oltrisarco, laddove i problemi ormai tradizionali del quartiere sono ampliati dal trovarsi in fondo a tutto: ultimo baluardo prima del lungo tratto di Maso della Pieve e ultimo scampolo della discussa via Claudia Augusta. Via Riva del Garda e via Rovereto, insomma, assumono anche un valore simbolico nel loro chiedere aiuto per uscire da un'apparentemente inspiegabile morsa del traffico, nel denunciare la progressiva scomparsa dei negozi e nel chiedere misure che possano sottolineare che sì, esistono anche queste due strade adagiate alle pendici dei monti. La ristrutturazione del vicino albergo "Roen", dopo un primo sospiro nostalgico di chi ha più di qualche lustro di residenza nella zona, viene salutata con molte speranze che si traducono in negozi, movimento e considerazione. «E' un rione difficile - comincia Olimpia Napoleone - perché c'è pochissima offerta. Non esiste un negozio alimentare, una bottega, una latteria o un panificio: siamo abbastanza isolati». Suona paradossale trovarsi al cospetto delle macchine incolonnate in una strada per metà colpita dal divieto di transito e per metà sgravata, almeno in ipotesi, da altri percorsi come l'arginale o la nuova galleria della Statale 12 per Laives. «Tutto questo serve a poco - ribattono Ines Vitali e Ylenia Pennetta che lavorano in un negozio di prodotti d'illuminazione - perché molte mattine si avanza a passo d'uomo. Difficile anche pretendere di farci venire in bicicletta al lavoro dato che non esiste una ciclabile sicura. E' evidente che molti automobilisti continuano a utilizzare via Claudia Augusta come strada di scorrimento, il che significa che qualcosa non ha funzionato rispetto agli obiettivi dell'amministrazione. Da un punto di vista commerciale, invece, è ormai un fenomeno risaputo la progressiva chiusura di tutti gli esercizi e questo chiaramente non ci favorisce, così come il divieto di transito della strada. E' molto difficile, adesso, mettere delle toppe ai danni fatti». Renato Spoladore torna sulle difficoltà di spostamento con l'automobile. «Le mattine in cui piove è bene mettersi il cuore in pace perché tutto si blocca. Specialmente per chi arriva da ponte Roma. Meno male che si sono cercate delle soluzioni per abbattere l'inquinamento ambientale». Eugenio Montecchi dal cortile di una delle case popolari analizza la situazione commerciale. «Ci obbligano a spostarci sempre in centro o nei quartieri vicini perché qui non rimane più nulla. Impossibile, infatti, trovare una ferramenta, un negozio di abbigliamento o una latteria». Dall'estetica "Lu&Lu" troviamo Lucia Stallone e Lucia Torcasio. «E' inutile perdere tanto tempo in sofismi e supposizioni: quello di cui via Claudia Augusta ha bisogno per rivitalizzare anche la sua parte più periferica è la riapertura della strada a tutti e un coinvolgimento maggiore in tutte le manifestazioni o nelle feste». Ugo Cescato e Angelo Busoni osservano i lavori del costruendo condominio al posto dell'albergo Roen. «Era un pezzo di storia, ma speriamo che possa nascere un polo con diversi negozi. Fino ad oggi, infatti, molte scelte che sono state fatte negli anni ci hanno danneggiato: speriamo di invertire la tendenza».
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giovedì 18 novembre 2010

Autogestione al Torricelli, i ragazzi: «Scuola bilingue e senza barriere»


Alto Adige — 17 novembre 2010 pagina 15 sezione: CRONACA

BOLZANO. Cattedre riservate agli studenti, professori chiamati a lezioni “alternative”, aula magna piena per l’incontro di “Libera” con riflessione sulla mafia: tanti i modi scelti dagli studenti del liceo scientifico “Torricelli” per dire no alla riforma Gelmini nazionale e avanzare le proprie perplessità sulla sua applicazione provinciale. Eloquente, quindi, il cartello appeso all’ingresso dell’istituto: “Scuola autogestita”. All’interno, però, nessun muro contro muro vista la collaborazione degli insegnanti e l’ordine mantenuto. Un atteggiamento che strappa un giudizio positivo anche al dirigente Carlo Runcio. Tutto, ovviamente, muove dalla protesta nazionale che vedrà a Bolzano il suo culmine con la manifestazione in programma per questa mattina. «Non possiamo accettare che la riforma scolastica - spiegano i rappresentanti nell’orbita dell’associazione “Studenti Consapevoli” Giacomo Gatti, Piero Caneve e Ayyoub Elilhaa - poggi solo sui cardini dei tagli e della semplificazione economica». Nella cornice nazionale, però, trovano spazio anche le critiche e le richieste da spedire a Palazzo Widmann. «Prima di tutto vogliamo un’offerta che sia autenticamente bilingue. Non ci bastano le proclamazioni di intenti, ma pretendiamo applicazioni pratiche che siano ben spiegate. Perché, per esempio, non si ipotizzano scambi tra gli istituti dei due gruppi che coinvolgano almeno la metà delle classi per un periodo accettabile? Va sostenuta, a latere, anche la formazione bilingue nelle scuole dell’infanzia, primarie e medie in modo convinto e diffuso». Gli scambi, però, rischiano di diventare merce rara tra i “cugini” del Classico visto il rischio che corre l’indirizzo tradizionale al “Walther von der Vogelweide”. «È un altro aspetto criticabile dell’applicazione locale della riforma. Non possiamo favorire l’istruzione privata in questo modo anche perché la Provincia già versa agli istituti paritari la cifra esagerata di 1,2 milioni di euro, mentre la nuova finanziaria prevede addirittura 260 milioni. Troppi». Lascia perplessi, quindi, anche l’organizzazione degli indirizzi? «Certo e tra questi va salvato anche l’Ipia chimico-biologico che sforna diplomati che in campo laboratoriale che sono anche più preparati di quelli dello scientifico. Al Torricelli, invece, chiediamo l’estensione del diritto anche nel triennio». Citati, comunque, pure gli aspetti positivi «come il biennio unitario e l’introduzione dell’inglese all’Ipc». Nelle classi è stata affrontata anche una questione squisitamente “interna”: «Stiamo elaborando - spiega Elilhaa - un regolamento interno sugli organi rappresentativi e collegiali degli studenti da far poi approvare al dirigente. Runcio ci supporta spesso, lo ringraziamo, ma vogliamo sentirci tutelati quando il prossimo anno andrà in pensione». Atteggiamento positivo ricambiato: «Autogestione ben gestita dai ragazzi - si schermisce il preside - oggi la vetrina spetta a loro». Nell’aula magna dell’istituto, intanto, l’associazione “Libera” propone un incontro per dire no alla mafia. «Ottima iniziativa - sostengono in coro Morgana Perissinotto e Penelope Frego - perché con esempi dei nostri coetanei ci hanno presentato situazioni difficili e delicate». Nelle prime ore, però, spazio alle lezioni dei ragazzi più grandi ai più piccoli sui motivi della protesta: vietato esserci e poi dire “non sapevo”. «Incontri utili - racconta l’insegnante per un giorno Matthias Scappi - e nel biennio abbiamo riscontrato molto interesse e voglia di capire e, semmai, partecipare». I professori, come detto, non sono stati messi in un angolo, ma hanno avuto un ruolo nel proporre lezioni diverse dal solito, come spiegano Stefano Barbacetto e Loredana Ducati: «Gli studenti ci hanno proposto alcuni temi tra cui scegliere, poi si sono iscritti a quelli che preferivano. Parliamo, per esempio, di globalizzazione, strumenti democratici come i decreti o la fiducia, rapporti con gli Usa e altro. Per noi un’occasione di affrontare argomenti alternativi e godere di un uditorio totalmente interessato». Identico il meccanismo per le più svariate lezioni degli studenti, ma tra tutte va senz’altro citata quella tenuta da Nicola Conci, Julia Thaler e Johanna Leitgeb che, a proposito di bilinguismo, insegnano ai compagni il tedesco dialettale adeguatamente vestiti in drindl e costumi tipicamente tirolesi. «Alcuni di noi - raccontano - stanno frequentando lo scambio tra istituti e ci sembrava un’idea divertente e utile a smitizzare alcuni aspetti più lontani alla cultura italiana del nostro gruppo linguistico». Al di là delle grandi manovre politico-istituzionali è anche e sopratutto così che si costruisce la convivenza. (a.c.)

Spesa: il segreto è la pazienza


Alto Adige — 17 novembre 2010 pagina 36 sezione: AGENDA

BOLZANO. Chissà che il premio della spesa gratis non prenda la strada dell’Oltralpe. È quanto si augura Dominique Touboul, cliente Despar francese originario della splendida Nizza lungo la Costa Azzurra. «Mi capita spesso di venire a fare la spesa nel punto vendita in Centro vicino a piazza Walther perché è comodo e ben fornito. Chiaramente mi oriento volentieri sui generi alimentari più che sul no-food, con particolare attenzione al pane, alla carne, alle verdure o ai formaggi». I prezzi, però, sono quelli di Bolzano... «Ma anche in Costa Azzurra non scherziamo mica - ride - quindi diciamo che sono abituato. Di certo, però, la possibilità di portarsi a casa un anno di spesa senza sborsare un euro è ovviamente allettante, quindi un tentativo lo si fa volentieri». La perseveranza e la costanza sono le frecce più potenti nelle faretre delle consumatrici attente dei supermercati. Confrontare i prezzi, individuare le offerte migliori, selezionare i prodotti di qualità... Per tutto questo serve però una pratica quotidiana e Irma Rizzi è autorevole esponente di quello che è anche un lavoro impegnativo. «Vengo tutti i giorni a fare la spesa per assicurarmi prodotti sempre freschi e controllare la situazione delle offerte e dei sottocosto. È anche un dovere, chiaramente, ma con un po’ di entusiasmo si può trasformarlo in un’occupazione tutto sommato piacevole. Generalmente, comunque, mi oriento sulla carne e le verdure, dove la scelta individuale fa la differenza». Facile, quindi, capire quali sarebbero i primi obiettivi in caso di vittoria al nostro concorso. «Con un anno di spesa gratis potrei tranquillamente decidere senza affanni. Incrociamo le dita». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

La festa mussulmana in parrocchia a Don Bosco. Le donne: siamo bolzanine


Alto Adige — 17 novembre 2010 pagina 16 sezione: CRONACA

BOLZANO. E’ difficile, talvolta, andare oltre il velo, capire le motivazioni che spingono a portarlo e le sfide di madri e donne inserite in un conteso culturale diverso dal proprio con criticità aggiuntive legate al lavoro, alla casa e alla stessa possibilità di continuare a rimanere nel paese d’azione. A volte non è facile nemmeno entrare in contatto con le donne islamiche, qualche volta per resistenze culturali altre per diffidenza. L’occasione, però, arriva con il pranzo per la festa religiosa islamica del sacrificio organizzato ieri dalla Rete per i diritti dei senza voce nella sale della parrocchia S. Giovanni Bosco di via Gutenberg. Un momento di ritrovo musulmano all’interno di un luogo cristiano: il connubio è stato fortemente voluto da Don Mario Gretter, sempre molto attento al dialogo interreligioso. Amina e Halima Issarti sono originarie di Casablanca, Marocco, ma da moltissimi anni vivono a Bolzano. «Quello di oggi è un gesto di pace e collaborativo. Festeggiare all’interno di una parrocchia, dopo la cerimonia di stamattina tenutasi allo stadio Druso, vuole chiaramente essere un simbolo distensivo e una mano tesa alla comunità cristiana. Infastidisce, infatti, sentire parlare dell’Islam in termini di terrorismo o violenza. Noi siamo arrivate in Italia con il ricongiungimento familiare e la burocrazia non è stata semplice, ma coltiviamo la speranza di aver superato gli ostacoli che non dovranno affrontare i nostri figli che si sentono bolzanini a tutti gli effetti». A tirare le fila del banchetto della festa, in cucina, troviamo mamma Malika Psita. «Ai fornelli con me ci sono tutte le mie figlie: ci diamo molto da fare nel realizzare piatti tipici della cucina araba con melanzane, costolette e farina. Noi donne siamo forti, altro che islamiche sempre sottomesse». Poco più in là Rima Fallaha: «La cittadinanza, il lavoro, il permesso di soggiorno e la casa: i bisogni primari di molti membri delle nostre comunità sono questi. Esiste, però, un lato sociale e psicologico che riguarda proprio le donne, ovvero il bisogno di confronto e integrazione. Molto spesso, infatti, lo stesso velo crea una diffidenza e qualche pregiudizio. Si tende a pensare che la donna islamica sia totalmente sottomessa, senza peso specifico nelle famiglie e nell’organizzazione sociale, ma questo non è vero. Gli stranieri a Bolzano ne sono un esempio: le mamme seguono l’educazione, anche scolastica, dei figli in prima persona, lavorano, gestiscono la casa e molto spesso hanno il polso fermo della situazione. Quando avvertiamo, però, rigidità per il nostro portare il velo diventiamo fragili e non è facile». Non si può, però, pensare che un cambio tanto in contrasto con la civiltà occidentale possa essere digerito senza colpo ferire. «Certo che no - continua Rima - però bisogna parlarne. Per 10 anni in Italia non ho portato il velo ed era un rifiuto imposto dalla società in cui mi trovo, poi ho cambiato atteggiamento. Bene, prima mi sentivo insicura, debole e a disagio, oggi sono me stessa, tranquilla e in pace. Non è vero che noi donne viviamo sempre questi simboli come costrizione, anzi, spesso è esattamente il contrario». Olfa Sassi è felice di un’iniziativa «che lancia messaggi positivi. La festa del sacrificio, infatti, prevede l’offerta di un agnello dai ricchi ai più poveri, quindi richiama il concetto di solidarietà sociale che con questa piccolo evento cerchiamo di veicolare. Ci sono molte difficoltà per gli stranieri che hanno bisogno di comunicare in modo disteso e le donne giocano in questo un ruolo decisivo». A sintetizzare i motivi di quest’incontro ci pensano, infine, il presidente delle rete per i diritti dei senza voce Amir Sadeghi e la sua vice Elisa Pavon: «La prima criticità per uno straniero è certamente il permesso di soggiorno legato a doppio filo al lavoro e alla casa. E’ una concatenazione ferrea che troppo spesso mette in fuorigioco delle persone che si trovano spaesate». (a.c.)

Bar Domino, quasi un istituzione


Alto Adige — 17 novembre 2010 pagina 35 sezione: AGENDA

BOLZANO. Chiudere o rilanciare? È questa la domanda che si sono posti i fratelli Claudio e Alessandro Marchesini quando si sono trovati a riflettere sul destino dello storico bar Domino, diviso tra l’affaccio in piazza Walther e il locale nell’omonima galleria. La risposta è sotto gli occhi di tutti ed è partita con un restyling approfondito proprio lungo la galleria: arredo dal design moderno, interno curato e un generale senso di ordine che piace molto ai clienti affezionati e ai turisti. Già, perché è lungo questi due binari che il Domino si è costruito una tradizione che tutti i bolzanini sono pronti a riconoscergli. «La posizione che occupiamo - spiega Claudio Marchesini - ci indirizza lungo un percorso che seguiamo volentieri. Siamo qui dal 1976, quindi con i concittadini abbiamo un rapporto che affonda le radici nel passato. Oggi, però, bisogna stare al passo con i tempi e offrire loro, per le pause pranzo, anche pasti più completi ed ecco che nella cucina ci orientiamo su quanto di meglio ha da offrire la cultura italiana. Una scelta che è molto apprezzata dai tedeschi, bolzanini e non». È qui che inserisce la colonna del turismo. «Inutile nascondersi, sono loro il vero surplus per le nostre attività. Piazza Walther è il punto di riferimento, la prima cosa che vogliono vedere: giusto offrire un servizio all’altezza. Durante la stagione, per esempio, lavoriamo in 14 per raggiungere questo obiettivo, ma durante tutto l’anno, e questo è un salto di qualità legato alla bellezza di Bolzano e alla presenza di Ötzi, abbiamo visitatori. Dal bancone noi abbiamo la responsabilità di offrire prodotti all’altezza della tradizione italiana che si aspettano, ma funzioniamo anche da primi informatori affiancandoci all’ottimo lavoro che svolge l’ufficio turistico qui vicino». Sotto la galleria incontriamo Silvana Boscolo e i fratelli, anche qui, Azam e Ikram Sikandar. «Veniamo dal Pakistan - raccontano - ma da moltissimi anni siamo al Domino. Ci occupiamo dalla cucina e abbiamo cominciato a imparare i segreti di Umberto Marchesini, papà di Claudio e Alessandro, facendone tesoro. Oggi possiamo spaziare su tutti i piatti tipici della cultura italiana senza alcuna difficoltà e ogni tanto arricchiamo l’offerta con le nostre tradizioni come il riso basmati. Una formula che funziona». Cliente affezionata del Domino è Verena Mumelter, consigliere della Circoscrizione Centro: «Vengo qui fin da quando ero una bambina. A rendere questo bar veramente unico è l’attenzione con cui vengo servita e coccolata. Tutte le mattine, per esempio, ricevo dei cappuccini artistici magnifici, indipendentemente dal fatto che ci sia confusione oppure no. Questo indica una considerazione del cliente di assoluto livello». Il rilancio è stata la scelta giusta. © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti

mercoledì 17 novembre 2010

Maso della Pieve, ciclabile e parco


BOLZANO. Il parco in via Maso della Pieve non solo si farà, ma lo accompagneranno anche un'area cani e la ciclabile che conduce agli impianti sportivi. A rilanciare e rispondere alle parole dei residenti e del consigliere di Circoscrizione Giovanni Barborini è direttamente la presidente del Quartiere Wally Rungger. Secondo Barborini la zona attualmente denominata "area destinata ad impianti sportivi" è inutilizzata. «Il Comune - aveva auspicato - trasformi l'area e la metta a disposizioni di bambini ed anziani. La zona è distante dalla strada e avvolta dal verde, quindi sicura per i bambini e vivibile per gli anziani. Con un piccolo intervento si darebbe una vera risposta agli abitanti di questa zona di periferia». Secca la replica della presidente del quartiere Wally Runnger: «E' necessario raccontare bene le cose come stanno - premette - perché nella zona di fronte ai campi sportivi si era parlato inizialmente solo di un'area cani. Effettivamente a Maso della Pieve le strutture per gli amici a quattro zampe sono ridotte al lumicino, mentre il parco giochi occupa un capitolo a parte. In quel punto, infatti, sarebbe stretto tra strada e ferrovia: posto non certamente ideale». Entrambi, però, si faranno sicuramente. «Sì, perché abbiamo avuto dei colloqui proficui con i gestori degli impianti sportivi che si sono detti ben contenti di poter avere l'opportunità di offrire dei punti verdi utili per le famiglie». Buone notizie arrivano anche dalla ciclabile invocata dagli abitanti, in particolar modo nel tratto che unisce via Einstein alla Sportcity. Qui, però, il piano si allarga a tutto il quartiere di Oltrisarco. «La pista ciclabile - continua - si farà nel 2013. Il motivo è molto semplice: l'anno prossimo copriremo il tratto di via Claudia Augusta tra via Santa Gertrude e la rotonda di via Roma, nel 2012 sarà la volta del segmento fino al cimitero e nel 2013, come proseguimento naturale, arriveremo in via Maso della Pieve. La tipologia d'intervento, comunque, sarà quella indicata dai residenti, ovvero il restringimento della carreggiata che faccia spazio alla corsia dedicata alle due ruote». Il comune di Laives, nel frattempo, comincerà le sue opere in parallelo: «Riqualificheranno la zona - spiega la Rungger - davanti alle scuole e speriamo che nel futuro tutto possa scindersi in un'unica opera che serva tutto il rione e colleghi i due comuni». Il rischio di sentirsi sempre divisi a metà tra Laives e Bolzano, in conclusione, viene definitivamente sgonfiato dalla presidente Rungger. «Cerchiamo di avere un contatto continuo con il sindaco di Laives Liliana Di Fede in modo da coordinare nel migliore dei modi gli interventi che riguardano le zone limitrofe e trattare Maso della Pieve nella sua unità. Ne è un esempio la gestione comune del centro culturale: anche noi intendiamo mantenere compatto il rione senza spaccarlo in due tra i due comuni». (a.c.)

Un albero dai fiori rosa per non dimenticare il sorriso di Martina


Alto Adige — 16 novembre 2010 pagina 28 sezione: AGENDA

BOLZANO. Ricordare per ripartire con un sorriso. La scuola media «Fermi» ha voluto dedicare a Martina Zanellini - allieva della scuola, morta il 2 novembre scorso a 11 anni dopo essere stata colpita dall’influenza A - un albero nel cortile. Un gesto simbolico, ma non solo. La pianta è scientificamente un «Cercis canadiensis» e fiorisce con degli splendidi fiori rosa durante la primavera, mentre le sue foglie richiamano la figura del cuore. Più che le qualità naturali, però, a contare è la valenza emotiva di un albero che rappresenta anche un ponte che gli amici e i compagni di Martina hanno voluto gettare verso il futuro. Per conoscere l’iniziativa incontriamo Beatrice Crepaldi, Elisa Ghinato e Hillary Hernandez, amiche del cuore di Martina: «Ci piaceva l’idea di continuare ad averla qui con noi attraverso un simbolo che durerà nel tempo. Durante la cerimonia di inaugurazione abbiamo cantato la sua canzone preferita, “Lalal land” di Demy Lovato, e letto un testo della poesia di Bach “Nessun luogo è lontano”, leggermente riadattato». Tutte e tre raccontano un piccolo ricordo di Martina. «Ha frequentato - racconta Beatrice - tutte le scuole con me: dall’asilo alle medie. Ci vedevamo spessissimo e avevamo un rapporto forte. Giusto darsi da fare per mantenere un posto per lei nel nostro cuore». Il sorriso di Elisa è legato a una gita «in montagna, dove ci siamo divertite come non mai, ma anche durante la “notte dei musei”, quando ne abbiamo visitato uno e siamo rimaste a dormire con la classe portandoci il sacco a pelo. Quante risate». Ricordo di divertimento “serale” anche quello di Hillary che difficilmente dimenticherà «un pigiama party tra amiche all’insegna della complicità». Nemmeno gli insegnanti si sono tirati indietro di fronte alla possibilità di legare il nome di Martina a opere lodevoli. «Stiamo organizzando - spiega Daniele Masè - una raccolta fondi interna alla scuola per finanziare un sistema di vaccinazioni nel Malawi in collaborazione con “Medici senza frontiere”. Tutto il progetto porterà il nome di Martina e chiunque potrà contribuire mettendosi in contatto con la scuola e chiedendo della professoressa Raffaella Costantini». Orgogliosi delle tante iniziative sono la dirigente dell’istituto Comprensivo Laura Bertoni e il suo vice Giuliano Gobbetti: «In tutto questo, se vogliamo, abbiamo potuto toccare con mano le differenze che ci sono tra gli adulti e i bambini nel metabolizzare un evento così tragico. I compagni e gli amici di Martina hanno voluto ricordarla attraverso tutto quello che più è vicino al loro mondo, come la musica e la canzone preferita. Ammettiamo che qualche dubbio ci era venuto sull’opportunità di inserire un brano tanto ritmato all’interno di una cerimonia commemorativa. I ragazzi però hanno insistito e alla fine hanno avuto ragione; gli stessi genitori di Martina hanno apprezzato molto». Nel momento del raccoglimento, quindi, c’è anche un messaggio di impegno e rilancio: «I bambini hanno un modo più naturale di vivere il passaggio tra la vita e la morte e sono stati loro a trascinarci nella voglia di non fermarci al semplice ricordo di Martina, spingendoci verso azioni che possano durare nel tempo». © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti