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giovedì 14 ottobre 2010

Via Palermo senza parcheggi


BOLZANO. Il parcheggio è la croce di gran parte dei commercianti sparsi in tutta la città. Via Palermo, zona popolare e onestamente piuttosto scarna di posteggi, non fa eccezione, ma lancia un appello forte in direzione piazza Municipio «Chiediamo un incontro con gli assessori e con il sindaco - dicono dai negozi - perché non è possibile che dei nostri problemi si interessi solo il quotidiano "Alto Adige". Capiamo che il Comune non può essere dappertutto, ma neanche da nessuna parte». «La questione dei parcheggi - spiega Rolando Ferrer dell'omonimo tabacchino - è evidente, oltretutto con i lavori all'incrocio con via Milano ne hanno levati altri. Per il resto in un quartiere di famiglie di operai e normali lavoratori dobbiamo fare i conti con il calo del potere d'acquisto. Attenzione, inoltre, a pensare che per le nostre attività cambi poco perché le sigarette, per esempio, sono un vizio ed è esattamente la prima cosa che le famiglie in difficoltà cercano di tagliare. Ne paghiamo anche noi le conseguenze». Più soddisfatto è Mazar Abbasi del vicino "Pulisecco". «Lavoro molto bene con la gente del rione e, da straniero, posso dire di aver trovate grande rispetto e considerazione». A lanciare l'appello più evidente al Comune, però, è Vincenzo Origlia del colorificio "Colorama". «Spero ci diano ascolto sul problema dei parcheggi e delle piazzole per il carico e scarico sempre occupate dalle altre auto. Mi vedo costretto, altrimenti, ad azioni eclatanti come mettere il camion di traverso e bloccare il traffico finchè non finiscono di recapitarmi la merce. Anni fa feci proprio così e la fortuna ha voluto che in coda ci fosse l'assessore Klaus Ladinser. Risultato? Mi hanno predisposto un'area apposita che, però, è puntualmente occupata da chi non dovrebbe starci. E' abbastanza ingenuo, invece, pensare di sostituire tutto con i mezzi pubblici perché se un cliente ha bisogno di 20 chili di gesso la vedo molto dura che se li porti via in bus. E' un problema che hanno tutti i commercianti. Chiediamo un incontro con il sindaco e i rappresentanti della giunta». Poco più in là, indica alcuni paletti posizionati dall'Ipes per non permettere l'accesso dei mezzi davanti ai negozi «e anche questo ci penalizza». Diametralmente opposta l'opinione di Marilena Giuliato del salone "Elly": «Tutti i miei clienti vengono a piedi, non c'è tutta questa necessità di parcheggio». Il ritornello, però, torna prepotente da "Ottica Modena", dove Julika Zuccarello e Aliona Luchita sono piuttosto chiare. «Lo scriva cinquanta volte che il problema enorme è quello dei parcheggi inesistenti». Giuliano Bertagnolli di "New Pulimarket" si allinea ai colleghi. «Impensabile pensare di basare tutto sui mezzi pubblici perché anche noi lavoratori siamo penalizzati da questa situazione. Sul commercio in città, da proprietario di vari punti vendita in diverse zone, mi sono accorto di un fenomeno particolare: i bolzanini, almeno nel mio settore, tendono a snobbare i negozi sotto casa per spostarsi altrove. So che sembra un atteggiamento senza senso, ma è proprio così». Massimo Visconti e Patrizia Feroleto dal salone "Ricci e capricci" lanciano una proposta. «Facciamo via Palermo a senso unico in direzione del ponte. In un lampo allarghiamo la strada, mettiamo le macchine a spina di pesce e ci facciamo anche una bella ciclabile. Così com'è la situazione attuale, infatti, c'è da mettersi le mani nei capelli e noi non possiamo essere costantemente danneggiati dal disordine davanti alle vetrine. Non esiste, per dire, nemmeno una raggiera per le biciclette. Ora, infine, arriva anche il supermercato Conad e la preoccupazione aumenta considerevolmente». Chiude la carrellata l'entusiasmo di Boondhum Thidawan e la figlia Koy che da pochi giorni hanno aperto "Ideal Thai Food". «La zona ci piace. Il problema, semmai, è il tanto traffico sulla strada. Troppe auto scorrono senza fermarsi». Il nodo è proprio quello: fermarsi dove?
Alan Conti

mercoledì 13 ottobre 2010

C è anche la strategia della spesa


Alto Adige — 12 ottobre 2010 pagina 29 sezione: AGENDA

BOLZANO. All’interno di un supermercato, tra le sue corsie e le casse, buttando un occhio alle offerte della settimana e ai prodotti sugli scaffali, siamo noi che scegliamo i prodotti o sono i prodotti a scegliere noi? Non si tratta di una domanda puramente filosofica e nulla ha a che fare con la simile questione dell’uovo e della gallina, ma è semplicemente il quesito cui, in una serie di puntate di approfondimento in questa pagina dedicata al nostro concorso, cercheremo di dare una risposta. L’organizzazione di un supermercato, infatti, non è casuale e spesso agisce su reazioni psicologiche o associazioni mentali più forti di quanto possiamo immaginare. Nulla di irregolare o particolarmente scorretto, ma può essere curioso andare a indagare alcune tecniche di marketing purissimo che coinvolge tutti, anche se inconsapevolmente. La scienza di fare acquistare, infatti, ha... acquistato (pure lei...) un’importanza sempre più pesante nel mercato globale e si appoggia, così come moltissimi altri processi industriali, su raffinate tecniche, studi psicologici di comportamento e tecnologia d’avanguardia. Il consumatore, di fatto, deve essere messo a proprio agio e deve desiderare l’acquisto più di quanto forse non sia necessario... Scopriremo tante cose, nei prossimi giorni. Intanto ricordiamo che il concorso va avanti: continuate a collezionare i bollini che pubblichiamo ogni giorno, e poi magari sarete voi i vincitori di uno dei 3 buoni da un anno di spesa gratis, o dei 6 per 6 mesi di spesa gratis o dei 12 per un mese di spesa gratis. Sarà possibile solo completando la tessera con gli ottanta bollini numerati che pubblicheremo. E poi via a far la spesa gratis, con buona pace degli addetti al marketing. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Via Sassari: più controlli e parcheggi


I problemi ci sono, inutile nasconderselo. La crisi batte pure sul commercio di via Sassari, non potrebbe essere altrimenti nel cuore popolare pulsante della città, ma la voglia di reagire è forte e il senso di appartenenza di molti negozianti della zona fanno il resto. Mancano i posteggi blu per chi arriva dalle altre zone della città, l’integrazione con gli stranieri non è facile e la microcriminalità è una criticità sentita: queste le difficoltà più evidenti. Il rapporto con il quartiere e il rione, però, ha qui una valenza forse superiore rispetto ad altre strade di Bolzano: la partecipazione è totale, soprattutto tra quegli esercenti che a Don Bosco ci sono nati e cresciuti. Non è affatto raro, inoltre, ascoltare dichiarazioni di assoluta fedeltà di chi non si sposterebbe mai da questo ambiente, neppure di fronte al maggiore successo che potrebbe garantire un’attività in Centro
"Ci siamo inseriti molto bene – le parole di Mahdi Hakeem dal suo ortofrutta di piazza Don Bosco - e abbiamo l’opportunità di lavorare al meglio con una clientela rionale. Il giorno del mercato, oltretutto, possiamo sfruttare il movimento generale per provare a intercettare e fidelizzare anche chi arriva da più lontano. Le prospettive per fare bene ci sono pure in questo quartiere". Si allinea, in parte, la vicina Astrid Larcher di “Motomarket”: "Funziona tutto abbastanza bene. Un appunto sui parcheggi, però, è bene farlo perché chi vive di un mercato a più ampio raggio non può costringere i propri clienti al continuo rischio di multe". Walter e Giuliana Vezzù gestiscono da anni l’omonimo negozio di elettronica e intervengono volentieri nel discorso. "Nella nostra attività sappiamo benissimo che dobbiamo fare i conti con la grande distribuzione. E’ evidente che i contraccolpi delle grandi catene si fanno sentire, ma vanno trovate delle contromisure. Nel nostro caso puntiamo su un rapporto più approfondito, cordiale, se vogliamo amichevole con la gente del quartiere. Ci poniamo come punto di riferimento preciso per qualsiasi cosa, ben consci che è l’unica arma che possiamo avere in più rispetto alla forza dei megastore. Il mercato del lunedì, infine, aiuta abbastanza anche gli esercizi nelle vicinanze". "Basterebbe risolvere un solo problema per permettere un salto di qualità all’intera zona – premettono Davide e Gabriel Galvan di “Kiklos” – ovvero la preoccupante frequenza dei furti. Arginati quelli, possiamo tutti stare più tranquilli, anche se qualche parcheggio manca all’appello. Capita, infatti, che ci vengano sottratte biciclette, ma anche singole componenti. Non è proprio il massimo della sicurezza". Morena Moretto e Giulia Aldegani rispondono dal bancone dell’estetista “Eteherea”. "Dopo qualche anno ci siamo abituati anche a far fronte alla maleducazione di qualche ragazzino o di alcune famiglie. Con gli stranieri c’è ancora un lungo percorso di integrazione da fare, ma nel complesso siamo soddisfatte. Attenzione, però, ai cani che sporcano in strada. Parcheggi? In realtà alcuni esercizi hanno dei bollini a disposizione da poter fornire ai clienti, quindi non ci preoccupano più di tanto". Fuori taccuino, comunque, sono diversi i commercianti che ammettono un rapporto difficile con le famiglie straniere. Da una parte si certificano delle difficoltà di convivenza, dall’altra la stessa richiesta di anonimato è motivata il più delle volte da un sottile timore di piccole ripicche. Di per sé un sintomo di disagio anche tra i negozianti. "Nel complesso – riprende Valentina Prezzi di “Intimo Valentina” - non possiamo lamentarci troppo e il lavoro con la gente del rione è sempre molto soddisfacente". Dello stesso tenore le parole di Stefano Grezzani di “Calzature Giotto”: "Ho anche altri negozi in città e devo dire che questo, spesso, è quello che ci regala maggiori soddisfazioni. Qui il tessuto sociale è molto forte e radicarsi nel quartiere è un piacere. Spesso ci capita di coordinarci tra negozianti e organizzare piccole feste. Lo spirito di Don Bosco è questo". Spirito che è ripreso anche da Debora Zampieri e Messmaide Rodriguez di “Fiesta”. "Il territorio è stimolante e c’è la voglia, sempre, di fare gruppo. Per attività che si basano, come la nostra, su uno stretto rapporto con il rione e con le famiglie è un ambiente positivo. L’arrivo delle nuove case ha rafforzato ancora di più il senso di appartenenza. Il Centro storico? Da qui non ci muoviamo per nulla al mondo".

martedì 12 ottobre 2010

Via Rovigo chiede più posteggi blu


BOLZANO. Tutto a posto, non fosse per quel grattacapo che ormai contraddistingue gran parte dei commercianti in città: l'assenza di parcheggi blu che attirino chi abita lontano. Non si discosta dal refrain nemmeno via Rovigo dove, però, la soddisfazione dei negozianti è abbastanza tangibile: anche lavorando con la clientela rionale, insomma, si riesce a far fronte alla crisi. C'è, inoltre, la voce ottimista di chi ha seguito la strada della specializzazione: dai computer agli arredamenti. Nel tratto compreso tra via Novacella e viale Druso, insomma, si replica in piccolo un microcosmo tipico del commercio cittadino composto da bar, parrucchieri, latterie, abbigliamento e centri di riferimento più settoriale. In tutto questo, una volta alla settimana, si inserisce il mercato che, però, incide meno di quanto si possa ipotizzare nel buon andamento delle vendite. «Noi - racconta Andrea Barbiero di "CasItalia", prodotti informatici - non possiamo lamentarci dell'ubicazione, anche perché siamo un punto di riferimento per un territorio più vasto di quella rionale. Quando ci sono dei dati da recuperare, infatti, difficilmente si ha l'opportunità di trovare un negozio di vicinato, quindi vengono fino a qui». Ottenio Bistaffa dell'omonimo negozio di arredamenti e riparazioni è soddisfatto: «La zona è valida, non ci sono particolari problemi anche se dobbiamo far fronte a una generale perdita del potere d'acquisto legata a fattori molto più grandi».Maurizia Antonioli del salone "E' donna" si avventura in un parallelismo: «Arrivo da via Roma, quindi a stare in questa strada mi sembra di essere in paradiso. Sarà pur vero che manca qualche posteggio blu, ma nulla al confronto. Tutto sommato la nostra raggiungibilità è garantita». Piero Panzino del "Salone Piero" è, al contrario, più critico. «Qui abbiamo tutto: ambulatori, parrucchieri, bar, banche, ma da 20 anni nessuno ha mai ascoltato la nostra richiesta di ottenere qualche stallo blu. Non ne chiediamo certo una distesa o un parking coperto, ma ne basterebbero 4 o 5 per soddisfarci. Non sapete quanti clienti ho perso per questo problema della raggiungibilità. Per arrivare qua sono costretti a lasciare l'auto in via Palermo o in via Torino». Concorda Margit Raichsiegl della boutique "Tutto moda". «Di blu non c'è proprio nulla ed è un peccato. Sbagliato, inoltre, credere che il mercato ci aiuti perché in questa zona non porta clientela aggiuntiva e, anzi, chi va alle bancarelle difficilmente si ferma da noi. Per quanto ci riguarda andiamo persino meglio nei giorni della settimana. Il centro commerciale, invece, non ci spaventa affatto e, per ora, i nostri prezzi rimangono fortemente competitivi rispetto a quello che già c'è». Chi sprizza entusiasmo è Mina Cecinato del bar "Baby": «Lavoriamo molto bene con i residenti, è innegabile. Non solo, la vicinanza con le scuole ci avvantaggia mentre il mercato porta qualche cliente ma, di fatto, non stravolge la situazione. I parcheggi, è vero, un poco condizionano». Voci "storiche" della strada sono Elio Pevere e Carla Ziviani, in via Rovigo dal 1963. «C'erano ancora le vigne e per fare il trasloco si passava in mezzo all'uva. I problemi non erano certo quelli del commercio di vicinato» ridono. «Comunque possiamo dire che la zona è migliorata molto e possiamo contare su una strada dove c'è tutto e qualsiasi necessità di un residente può essere risolta abbastanza in fretta». In conclusione si torna sul pomo della discordia preferito con Cinzia Zennaro e Helga Vicari della panetteria "Agostini". «Purtroppo la mancanza di posteggi è davvero una criticità sentita. Sotto l'aspetto professionale, per esempio, ci crea delle grosse difficoltà in occasione del carico/scarico che noi abbiamo tutte le mattine e riguarda principalmente prodotti freschi e freschissimi. E' evidente che farlo in una situazione di scomodità non ci aiuta. Un altro aspetto negativo, inoltre, sono i motorini che spesso sfrecciano sul marciapiede spaventando i passanti. Attenzione, però, che non si tratta sempre e solo di ragazzi giovanissimi perché ci sono anche adulti indisciplinati. Gli scooter, poi, vengono lasciati selvaggiamente dappertutto». Posteggi anche per loro? (a.c.)

Al Mattei porte sempre aperte


La liberalizzazione delle licenze ha portato una conseguenza evidente: bar che aprono e chiudono a ogni battito di ciglia. Capita, però, di imbattersi in realtà immutate da decenni e una di queste è sicuramente il bar Mattei. Storicamente un punto di riferimento, esattamente in faccia al Duomo, il Mattei è un simbolo per gli stessi bolzanini, abituati a considerarlo parte integrante del Centro storico. A mantenere il nome, però, sono bravi in tanti: quello che stupisce è che dal 1955 dietro al bancone di questo locale si susseguono generazioni della stessa famiglia. Oggi alla macchina del caffè troviamo Roberta Mattei, ma i nonni aprirono e gestirono per anni il noto ristorante “Da Cesare”, mentre oggi i genitori, Bruno e Lilli, si alternano al bancone del bar tra giorno e sera. Rimanere sempre al top e competitivi, però, non è facile…"Ci vuole – sorride Roberta – la capacità di sapersi rinnovare e proporre sempre qualche novità. Noi, per esempio, stiamo per lanciare l’aperitivo in stile happy hour al martedì sera, chiamato “Lasciati stupire”, con partenza direttamente dalle 19. Vogliamo consentire, così, a tutti i lavoratori del Centro di concedersi un momento di relax poco dopo aver finito il lavoro della giornata. Non solo, sempre per venire incontro alle loro esigenze abbiamo anticipato l’apertura mattutina alle 7.30". C’è poi una fetta importante di clientela che risponde alla categoria “turisti”. "Importantissimi – commenta Roberta, accompagnata dalla dipendente Genny Hoxha – e non capiamo come ci si possa lamentare della loro presenza. Abbiamo imparato a venire incontro alle loro esigenze e sappiamo dire, praticamente in tutte le lingue del mondo, dove si trova il museo di Ötzi. All’entrata del locale, inoltre, cerchiamo di avere sempre le cartine della città e ogni tanto andiamo nella vicina Azienda di soggiorno per prendere un poco di materiale". Essenziale, però, farsi trovare spesso aperti. "Certo e noi lo siamo tutti i giorni, anche a Natale. Spesso, infatti, vengono i turisti per il Mercatino e rimangono spaesati dal fatto che proprio il 25 dicembre sia tutto chiuso e le casette smantellate. E’ un controsenso. Le bancarelle dovrebbero rimanere fino al 31 e la maratona Boclassic può anche essere spostata o posizionarne l’arrivo in piazza Domenicani".
I clienti di sempre, intanto, confermano il loro entusiasmo. "Siamo qui tutti i giorni perché il caffè è buono e dietro al bancone troviamo tanta simpatia" raccontano Morello Riello e Martino Mele. "L’idea dell’aperitivo lungo, inoltre, è splendida: saremmo venuti anche se l'orario di inizio fosse fissato alle 21". Tra una risata e l’altra spunta Gianfranco Armanini, storico avventore del locale. "Ho conosciuto tutte le generazioni dei Mattei e ho sempre trovato unica l’atmosfera di questo bar. Qui mi sento a casa". Si uniscono al coro, infine, Pepi e Kristin Maffei mentre si gustano un cappuccino. "I prodotti offerti sono ottimi, davvero complimenti alla famiglia Mattei per quello che è riuscito a costruire negli anni".

I commercianti: al sabato apertura per tutti


BOLZANO. Il commercio del Centro, dopo i furgoncini e il dibattito sui megastore, trova un altro fronte su cui riflettere e lo fa attraverso la voce dei negozianti dell'asse via Bottai-via Grappoli. La questione è di quelle che allineerebbe Bolzano alla stragrande maggioranza delle città italiane, ovvero l'apertura di tutti i negozi al sabato pomeriggio. Stiamo parlando della chiusura chiusura al sabato pomeriggio. Sono già tanti, comunque, i negozi che tengono aperto, ma ora si cerca una mossa comune come l'apertura unica per tutti. Una proposta che raccoglie consensi, ma anche qualche rifiuto. Sul piatto della bilancia si arriva ad offrire una chiusura settimanale ma, intanto, il sasso è stato lanciato. Il tutto in una realtà commerciale tranquilla e soddisfacente, dove il transito e il lavoro con i turisti permette ai commercianti di fare un bilancio con il sorriso, nonostante qualcuno riveli gli alti costi degli affitti. «La strada è molto bella - commenta Nicola Dori di "Mode Dori" - e regala soddisfazioni. Diciamo che se un'attività non funziona in via Grappoli ci deve essere qualcosa che non quadra in chi la gestisce. Detto questo, però dovremmo tutti trovare più elasticità, specialmente sugli orari. Si tratta di un problema che accomuna tutto il centro storico e io dico che tutti insieme dovremmo aprire il sabato pomeriggio. In cambio potremmo tenere chiuso il lunedì, come fanno i parrucchieri. E' vero che l'80% già tiene aperto, ma senza un'operazione coordinata non si può permettere la chiusura settimanale, mentre una gestione organica avrebbe i suoi vantaggi. E' inutile che l'Unione Commercio si affanni a promuovere iniziative con il parcheggio gratis: ai clienti interessa sapere solo se è tutto aperto o meno. Così possiamo tenere testa all'arrivo di eventuali centri commerciali che in futuro potrebbero puntare sulle domeniche. A livello di offerta, diciamocelo chiaro, non abbiamo nulla da temere, ma resta la spina degli orari». Meno generali le preoccupazioni che incontriamo da "Globus" per bocca di Heinrich Oberrauch, Erika Leitner e Burkhard Fieg. «Il carico e scarico con i furgoncini è leggermente problematico perché ci parcheggiano spesso le macchine davanti. Per il resto, però, questa strada è fortunata e si lavora sempre molto bene. Negli ultimi anni, oltretutto, è parecchio migliorata con l'arrivo di due supermercati». Ripropone l'apertura di sabato in blocco anche Maria Iacuaniello della libreria "Ubik": «Sarebbe un'ottima soluzione che ci permetterebbe di migliorare l'offerta in modo compatto. Anche i turisti ne sarebbero sicuramente contenti». Serafica, invece, Anna Auer di "Orsolandia": «Siamo qui da quasi un anno e davvero non abbiamo nulla di cui lamentarci. Siamo fortunati a essere in una zona dove, commercialmente, si sta molto bene». Uno sguardo ai costi di gestione lo getta Giovanna Stilliano di "Passepartout": «Si sta abbastanza bene, ma bisogna ammettere che gli affitti comportano delle spese pesanti. È un po' il problema di tutto il centro storico. Per il resto si riesce a fare affari più con i turisti che non con i bolzanini». La proposta dell'apertura compatta al sabato pomeriggio, nel frattempo, registra anche l'adesione di Dragan Orlovic, Angelika Frena e Janka Billa dal bancone del "Romerkeller". «Serve più libertà sugli orari, così come la scelta sui giorni. Il sabato, però, è giusto lanciare un messaggio di compattezza aderendo tutti a una simile iniziativa. Sarebbe anche una bella promozione d'immagine per tutto il centro. Un altro appunto è quello relativo ai furgoncini: forse sarebbe il caso di aumentare l'intervallo di tempo per la circolazione». A tirare il freno dei contrari, però, troviamo Rudi Rieder di "Floralpina": «Sono contrario a questa proposta perché ritengo che la vita familiare mia e dei miei dipendenti abbia la sua importanza e vada rispettata. Certo che se dovesse essere un'azione compatta, in cui tutti siamo veramente uniti, varrebbe la pena di pensarci, ma al momento l'orientamento è negativo».

È già un rito la caccia al bollino


Alto Adige — 10 ottobre 2010 pagina 38 sezione: AGENDA

BOLZANO. Il territorio della caccia al bollino è molto ampio. A immaginarsi solo il capoluogo altoatesino, come terra di coinvolgimento e speranza nel concorso che da un mese appassiona i lettori dell’Alto Adige, sbaglia di grosso. Basta muoversi di qualche chilometro per rendersi conto che la “febbre da bollino” non scema affatto e anche a Laives si guarda con grande attenzione alla possibilità di portarsi a casa un anno di spesa gratis (ma anche sei mesi, o anche solo un mese, che sempre risparmio è...) all’interno di un qualsiasi punto vendita della catena Aspiag, ovvero i marchi Despar, Eurospar e Interspar. Anche a Laives a certificare il successo del concorso sono gli edicolanti che, lungo via Kennedy, si affacciano sul cuore pulsante della cittadina all’imbocco della Bassa Atesina. «La partenza è stata piuttosto lanciata - ammette Andrea Peviani dell’omonimo tabacchino - edicola - e i clienti ci hanno subito chiesto il regolamento, il raccoglitore per incollare i bollini e la possibilità di ordinare le copie arretrate direttamente da noi. Non a caso, le tessere finiscono in fretta. Il quotidiano, intanto, rimane un’abitudine per moltissimi abitanti di Laives che lo comprano spesso da solo. Sono contenti, comunque, di poterne approfittare per sperare di portare a casa uno dei consistenti premi che costituiscono il bottino dell’iniziativa». Poco più avanti, in direzione Bolzano, troviamo il tabacchino - edicola “Bertinazzo”, dove ci risponde la titolare, Marina Bertinazzo, in compagnia della dipendente Veronika. «Ci hanno chiesto in tanti notizie sul funzionamento e il meccanismo del concorso e lentamente ha preso piede anche qui. Chiaramente la possibilità di poter fare la spesa gratis fa gola a molti perché non è cosa che capita proprio tutti i giorni... Oggi forse stanno scemando un poco le richieste delle tessere per raccogliere i bollini: probabilmente chi sta facendo la collezione si è già munito oppure ha capito che si possono trovare anche all’interno dei punti vendita Aspiag e non solo nei tabacchini. L’Alto Adige resta molto amato dai lettori italiani che generalmente amano abbinarlo con qualche “sportivo”. Oggi che hanno anche la possibilità di fare un concorso, logicamente, sono anche più contenti». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

I negozianti: riaprite via Claudia Augusta


BOLZANO. Prima ancora del parcheggio, in via Claudia Augusta i commercianti hanno una preoccupazione più basilare: far transitare le auto. Il blocco da sud non è mai stato digerito del tutto dai negozianti che hanno visto proprio in questo la causa del crollo dei passaggi attraverso il cuore di Oltrisarco, così come della chiusura di alcuni esercizi storici. Una situazione che, di fatto, si trascina dietro il concetto di competitività della attività al di fuori del bacino del quartiere. Inoltre, il proliferare di bar, in buona parte gestiti da cinesi, più che un fenomeno naturale ha tutta l'aria di essere una conseguenza. Il sindaco Spagnolli aveva dichiarato che viale Trento «è l'unica strada in cui si chiede il ritorno del traffico». I commercianti di via Claudia Augusta, però, chiedono di aggiornare l'elenco perlomeno a due. «Qui si lavora tanto - le parole di Techun e Kevin Zhu dal bar "Pia" - ma soprattutto con gli abitanti della zona. Non è che si stia troppo bene, diciamo che siamo qui solo per guadagnarci da vivere». Matteo Debonis gestisce l'imbiss "Mignon" su piazzetta Bersaglio e scuote la testa. «La situazione è difficile perché è stato abbattuto il potere d'acquisto delle famiglie e Oltrisarco ne risente. Difficile anche attirare persone che arrivino dalle altri rioni, specialmente con la strada chiusa in ingresso da sud». Alessia Greco dall'"Irony Bar" approva: «Riaprire la strada sarebbe la soluzione più sensata. Noi lavoriamo benissimo, ma quasi esclusivamente con le persone che abitano nel quartiere. Se l'intento, infatti, è quello di preservarci dall'inquinamento non si può negare che a due passi ci sono le acciaierie, così come nel tardo pomeriggio ci troviamo di fronte a code lunghissime. La concorrenza cinese, invece, non ci preoccupa per nulla perché contiamo molto sul rapporto umano col cliente». Gino Rindone del bar "Marwa" è meno convinto. «Tutti questi locali con prezzi molto aggressivi non possono essere sottovalutati. Sulla chiusura della strada, invece, mi permetto di fare un appello perché venga concesso il transito almeno a noi del settore. Nonostante il bollino di servizio, infatti, sono costretto a fare la spesa in Zona e poi girare per mezza città prima di arrivare al bar. Quando si decideranno, invece, a fare la famosa ciclabile più volte promessa dalle varie amministrazioni?». Chi è appena arrivato sulla strada è Ahmad Labied Fallaha, titolare della pizzeria "Rusty": «Abbiamo scelto di venire qui perché ci piace la zona e siamo riusciti a trovare un locale adatto. Per ora non ho nessun tipo di preoccupazione». Nel vicino tabacchino, invece, troviamo Valentina Bolognini e Marino Moretto piuttosto contrariati. «La chiusura della strada è ridicola e ci è costata parecchi clienti in arrivo da San Giacomo o Laives, così come quelli che andavano al lavoro in Centro. I parcheggi sono autentiche mosche bianche e difficilmente qualcuno si può fermare per una commissione veloce. Inutile, quindi, parlare di ciclabile quando ci sono delle mancanze più basilari». Sara Muraca gestisce l'agenzia di scommesse "Intralot" e conta su un fattore importante: «A Bolzano siamo gli unici con questo marchio e le sue quote. Capita, quindi, di avere scommettitori che arrivano anche da altre zone, mentre tentiamo di fidelizzare chi abita qui intorno. La mancanza di posteggi blu, in questo senso, rappresenta un forte problema e anche noi siamo per la riapertura di via Claudia Augusta». «Sarebbe davvero bello - ammette Bojana Tomic di "Marka" - poter contare su qualche transito in più senza il divieto. Nel frattempo continuiamo a lavorare bene con le persone del quartiere». Chiusura con gli occhi a mandorla di Cyndi Ye dell'omonimo bar, da poco arrivata con il marito da Padova. «La zona è molto tranquilla e ho sentito che altri commercianti ricordano con piacere quando si poteva passare anche in direzione Centro. Non sarebbe male, davvero. Noi baristi, comunque, siamo anche penalizzati dalle severe regole per chi si mette alla guida: c'è chi ne è terrorizzato e ci evita a prescindere. La concorrenza, invece, per ora non rappresenta un problema, ma a Padova si registrava più movimento e vivacità». (a.c.)

venerdì 8 ottobre 2010

Firmian: non sale giochi ma servizi


Alto Adige — 06 ottobre 2010 pagina 13 sezione: CRONACA

BOLZANO. Un’opportunità per ravvivare il quartiere o l’ennesima delusione per chi si aspettava una farmacia, una latteria o un tabacchino? Firmian si interroga e si spacca sulla nuova sala giochi che, dopo il via libera del Tar, è in arrivo in via Puccini. Commercianti, esercenti e residenti si dividono sui videopoker. Ma, per la prima volta da quando il dibattito sulle macchinette è diventato caldo, sembra passare in secondo piano la vicinanza con le scuole presenti e in costruzione. In viale Europa, al contrario, l’arrivo della sala giochi era stato fortemente criticato proprio per la prossimità agli istituti scolastici, ma nel nuovo rione sembra prevalere la fiducia negli studenti e la voglia di provare a trovare una soluzione all’apparente stato di abbandono commerciale della zona. «Possono arrivare tranquillamente con i loro videopoker - le parole concilianti del residente Samir Amato - per me non c’è nessun problema». Stessa linea di pensiero per Roberta Giovinazzo e Redi Shami, dipendenti del supermercato “Poli”: «Potrebbe essere un’occasione per movimentare un po’il rione. Certo, convince meno il fatto che sia così vicina ad alcune scuole, soprattutto considerando che tra qualche anno arriveranno anche l’asilo e la scuola primaria, ma nel complesso non siamo assolutamente contrari». Più netta l’opinione del residente Vincenzo: «Quel che conta sarà la frequentazione e la clientela che si concentrerà in questa strada. I giovani? Se uno è bene educato dai genitori non cade in tentazione, non mi allarmerei più di tanto». Così Roland Larcher, titolare del bar “Tom”: «È un falso problema quello dei ragazzi perché chi veramente necessita di attenzione sono gli anziani che si illudono di fare guadagni facili e, magari, rimpinguare la pensione. Questa zona, però, ha bisogno di servizi e negozi come farmacia o latteria e non si capisce come mai ci siano così tante difficoltà ad ottenerli». Al tavolino del bar, intanto, intervengono nel dibattito due insegnanti del liceo pedagogico “Pascoli” che chiedono di restare anonimi: «Attenti a non sottovalutare troppo il problema della vicinanza con l’istituto in nome di una presunta vivacità del rione. I giovani, infatti, vengono attratti dalla novità, specialmente se molto dibattute sui media come accade per le sale gioco». Meno allarmato Stefan Pircher: «Mi preoccupano di più gli anziani che passano le loro giornate dentro questi esercizi e si rovinano. Lavoro a Firmian da tre anni e purtroppo in questo lasso di tempo il rione è migliorato pochissimo, ad eccezione del parco che è veramente un gioiello. È triste che non si riesca ad uscire da questo meccanismo e l’unica soluzione sia di aprire una nuova sala giochi». Si leva una netta voce contraria dal salone “Nuovo Luk-Y” per bocca di Lucrezia Cuzzilla, Valentina Dalpiaz e Corinne Bruno: «È una schifezza aprire una sala di videopoker proprio qui. Si tratta di un esercizio che rischia di diventare un ricettacolo di persone poco gradevoli e che di sicuro non fanno il bene del quartiere. Il Tar ha fatto la scelta sbagliata: Firmian ha bisogno di tutt’altro, non di ulteriore degrado. Dal punto di vista commerciale ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma penalizzare la zona e mantenere gli affitti alti non è certo la strada per attrarre nuove attività. Noi lavoriamo benissimo, il mercato delle case intorno risponde, ma è evidente che un po’ di compagnia farebbe piacere. Certo, deve essere compagnia di qualità e non videopoker». Giuliano Perini e Mattia Gobbetti dall’autoscuola “3G”: «Ci sarebbero tante altre cose utili da portare nel rione, altro che macchinette. Perché non un centro giovanile, un luogo di cultura o di ritrovo?». Già, perché? © RIPRODUZIONE RISERVATA -
Alan Conti

mercoledì 6 ottobre 2010

L'obiettivo del risparmio totale


Alto Adige — 05 ottobre 2010 pagina 35 sezione: AGENDA

BOLZANO. Mentre la caccia al bollino continua, e i bollini continuano a... farsi cacciare arrivando oggi a quello contrassegnato dal numero 26 (e ricordiamo che sono usciti già tre degli otto jolly previsti), oggi da una parte diamo l’ennesimo consiglio per una gustosa ricetta da portare in tavola (vedi articolo sotto) e dall’altra, qui di seguito, facciamo una riflessione economica. Una riflessione sulla base di uno degli ultimi riscontri effettuati a livello nazionale da Altroconsumo. Sono i dati pubblicati anche dal nostro giornale a metà dello scorso mese, relativi ai prezzi nei supermercati. L’indagine era di livello nazionale, e se andiamo ad analizzare quanto emerso dalla città capoluogo della nostra provincia, Bolzano, tra i 7 supermercati presi in considerazione e analizzati in termini di prezzi (comparati naturalmente su un “carrello” di prodotti tali e quali per tutti), il più conveniente risultava essere l’Interspar di via Buozzi, con, a seguire e a completare il podio, gli Eurospar di via Roma e via Resia. Insomma, al primo, secondo e terzo posto troviamo dei punti vendita che sono del gruppo Aspiag, e soprattutto che sono compresi nella “squadra” vincente del nostro concorso fedeltà. Per chi ancora non lo sapesse, infatti, il concorso dell’Alto Adige che si basa sulla collezione degli ottanta bollini pubblicati ogni giorno, con un numero progressivo, sul nostro giornale, mette in palio premi sotto forma di spese gratis, nei supermercati del gruppo Aspiag, ovvero nei punti vendita Despar, Eurospar e Interspar. In palio, giusto ricordarlo, ci sono tre premi che valgono un anno di spesa gratis (valore 3.600 euro ciascuno), 6 premi che valgono 6 mesi di spesa gratis (valore 1.800 euro ciascuno) e 12 premi che valgono un mese di spesa gratis (valore 300 euro ciascuno). La considerazione, a questo punto, è logica e viene spontanea: visto che nell’ultimo rilevamento di Altroconsumo sui prezzi nei supermercati, sul podio dei più convenienti si trovavano Interspar ed Eurospar, ecco che i premi del nostro concorso, che regalano la spesa proprio lì (o anche lì), hanno un ulteriore valore aggiunto in termini di convenienza. Dunque, logica la conclusione: fanno bene i moltissimi lettori che continuano la collezione dei bollini! (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA