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mercoledì 24 novembre 2010

Spesa gratis: scatta la volata finale


Alto Adige — 23 novembre 2010 pagina 37 sezione: AGENDA

BOLZANO. La strada è in discesa. Occhio però, perchè proprio adesso è vietato distrarsi (anche perchè “uscendo di strada”, in discesa, son dolori sul serio...) e non si può mollare la presa proprio a un passo dall’arrivo. Il concorso che premia la fedeltà dei lettori dell’Alto Adige è dunque in dirittura d’arrivo: il lungo percorso che dal 10 settembre scorso ogni giorno, bollino dopo bollino, porterà al 28 novembre, ovvero al “ticket” numero 80, è alla sua ultima settimana. Oggi siamo al bollino numero 75, ancora cinque giorni e domenica siamo al numero 80, l’ultimo per completare la raccolta, l’ultimo da incollare sulla tessera che poi, consegnata alla nostra sede, potrà partecipare, insieme a tutte le altre dei lettori che avranno incollato i bollini dal numero 1 al numero 80, all’estrazione decisiva. Lo sapete, ormai, e per questo avete continuato la raccolta: in palio ci sono premi che valgono, eccome. Buoni spesa per i supermercati del gruppo Aspiag, ovvero Despar, Eurospar e Interspar, che consentiranno di riempire gratuitamente il carrello per un mese, per 6 mesi o per un anno intero. Se qui a lato sono riportati i punti base del regolamento, vale comunque la pena di ricordare il valore dei premi in palio: un mese di spesa gratis vale 300 euro, 6 mesi di spesa gratis valgono 1.800 euro e un anno di spesa gratis vale 3.600 euro. Insomma, ci siamo. In queste settimane il nostro percorso insieme, che ha accompagnato l’uscita dei bollini, ci ha permesso di raccontare il mondo che sta dietro i supermercati, con le sue strategie di vendita, e abbiamo anche dato spazio ad alcune ricette gastronomiche: lo faremo ancora in questi ultimi... passi verso il bollino numero ottanta! (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Via Rovigo: «Ancora troppi tetti in amianto. Si completi la bonifica»


Alto Adige — 23 novembre 2010 pagina 20 sezione: CRONACA

BOLZANO. C’è voglia di parco e di punti d’attrazione per il quartiere, possibilmente liberi dai pericoli per la salute causati dai vicini tetti in amianto. I residenti di via Rovigo e via Novacella puntano gli occhi sul fazzoletto verde di proprietà dell’aeronautica militare, destinato a passare in mano provinciale e, al momento, feudo per diverse famiglie di gatti che sono praticamente gli unici utenti di uno dei pochi prati della zona. Un’area utilizzata nei mesi come piccolo baule dei sogni dei residenti che ora, però, chiedono di passare alla concretizzazione dei progetti, possibilmente sfuggendo alle mire di qualche imprenditore che non si farebbe di certo pregare per elevare un paio di condomini. Il tutto, però, condito da una richiesta di maggiore sicurezza ambientale vista la vicinanza di alcuni edifici con copertura in amianto, in parte bonificati e in parte in attesa di intervento. Chi abita a ridosso dell’eternit, però, non è disposto ad aspettare tanto. Nel mezzo le richieste che ormai contraddistinguono gran parte della città su una maggiore presenza di parcheggi con particolare attenzione, stavolta, agli stalli per gli scooter, veicolo preferito dagli studenti delle tante scuole del rione. «Lo spazio dell’aeronautica - esordisce Mina Cecinato dal bancone del “Baby Bar” - è un’opportunità che va sfruttata a dovere. Sarebbe davvero bello consegnare una nuova zona per i bambini, magari con qualche gioco predisposto per i piccoli disabili: a Bolzano, infatti, non esistono molte strutture simili. Meglio ancora, comunque, sarebbe un progetto che prevedesse un parking interrato con superficie adibita a zona verde, ma con l’aumento di posteggi blu per le macchine e spazi per i motorini che, talvolta, sono davvero pericolosi per chi passeggia sul marciapiede di via Rovigo». Giuseppe Belvisi si accoda alla proposta per i bambini «che finalmente avrebbero uno spazio vicino a casa. Leviamo, però, al più presto l’amianto dai tetti delle case». L’eternit preoccupa anche Franco Godeas e Giuliana Carta: «Sappiamo che parte della bonifica è stata fatta nelle scorse settimane, ma per l’opera completa dovremmo aspettare un po’ di più. Non è bello, comunque, lasciare certi pericoli in una zona residenziale ad alta concentrazione abitativa. Sul terreno dell’aeronautica auspichiamo una velocizzazione delle procedure burocratiche e, una volta in mano all’ente pubblico, chiediamo vengano messe la cultura e la vivibilità al centro della progettazione. Bello pensare a un prato all’inglese curato con strutture che possano accogliere manifestazioni culturali e, perché no, la biblioteca che oggi è ospitata nella scuola primaria “Manzoni” e che con l’aumento degli iscritti rischia di non trovare più spazi adeguati». In un rione dove la popolazione anziana è particolarmente presente, comunque, il presidente della Circoscrizione Carlo Visigalli aveva ipotizzato la realizzazione di una mensa per anziani. «Andrebbe bene - riprendono Franco Gatti e Riccardo Prava - ma inviterei a trovare uno spazio anche per i cani. L’area predisposta nel passaggio tra via Rovigo e via Palermo ormai è obsoleta e inadeguata. Liberando quella porzione di strada, oltretutto, si potrebbero ricavare nuovi stalli per gli scooter degli studenti del vicino liceo scientifico». Terenzio Pelliciardi ed Elio Pevere tornano sulla spinosa questione dell’amianto. «Sono anni che gli uffici tecnici provinciali o comunali dovrebbero presentare alla popolazione una mappatura sulla presenza di eternit sul territorio. Non si è mai visto nulla di tutto ciò. Non solo, quando si decidono a dare avvio ai lavori di bonifica gravano interamente sui condomini, ma si tratta pur sempre di interventi per la salute pubblica. Le ditte specializzate ci sono, l’esigenza è impellente, come dimostrano le ultime bonifiche, ma la burocratizzazione degli interventi è macchinosa». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

La lotta di Ale per un trapianto anti-leucemia


BOLZANO. Trasformare la propria sofferenza in un messaggio di speranza e solidarietà. E' quello che riesce a fare Emanuela Imprescia quando racconta la storia del figlio Alessandro, dieci anni e colpito da una leucemia che lo costringe a sperare in un trapianto di midollo osseo. Una situazione che chiama una famiglia a tirare fuori un coraggio da leoni per superare le difficoltà. «La terapia per contrastare la malattia - racconta Emanuela - ha abbassato i globuli bianchi nel sangue di Alessandro, esponendolo a qualsiasi tipo di contagio. Ho passato otto giorni con lui nel primo blocco di chemio a Padova, ma una volta rientrati a Bolzano mi reclamavano gli altri figli così, io e mio marito ci siamo divisi. Al momento Alessandro e il papà stanno a casa nostra, mentre io e gli altri due bambini dai miei genitori. Ora, un altro ciclo».
La storia di Alessandro, purtroppo, è quella di una ricaduta: già a quattro anni e mezzo, infatti, il piccolo ha subito due anni di chemio e radio con conseguente isolamento. «Credevamo di avere messo questa storia alle spalle, invece siamo ancora chiamati a lottare (da ieri Alessandro è ricoverato all'ospedale di Padova per un nuovo ciclo di chemioterapia, ndr). Purtroppo la cura si è dimostrata insufficiente, quindi ora bisogna riporre le speranze in un trapianto». E' qui che si innesca il meccanismo di solidarietà che Emanuela sta portando avanti per suo figlio, ma anche per tutti i malati che aspettano il colpo di fortuna di trovare un donatore compatibile. Non sempre, infatti, chi non è coinvolto conosce una pratica più complessa di come la si immagini. «Nessuno della nostra famiglia si è rivelato compatibile: della sorella piccola avevamo anche tenuto il cordone ombelicale per verificare. Niente. Ora ci rimettiamo al registro dei donatori di midollo osseo mentre io ho fatto la mia donazione ad un altro paziente non italiano». Un dono e un gesto di cui Emanuela, da insegnante, ha cercato di fare tesoro anche in classe. «Ho spiegato ai miei alunni cosa significhi abbracciare la solidarietà. Voglio che oltre all'aiuto per Alessandro tutto questo serva a costruire una nuova coscienza in questo campo della solidarietà. Per questo ho attivato un gruppo su facebook con 5.100 iscritti che si chiama "Polì Ale: un midollo per la vita". Qui raccontiamo tutto sulla donazione, come funziona e come fare per dare una mano a chi ne ha bisogno». Per diventare donatori si deve avere un'età tra i 18 e i 38 anni. «Basta rivolgersi al centro trasfusionale di riferimento sul territorio». Nei giorni scorsi, Alessandro ha ricevuto una telefonata inaspettata che gli ha riempito il cuore: dall'altra parte del ricevitore un altro Alessandro che di cognome fa Del Piero. «E' il suo idolo calcistico e ha inviato pure un video in cui lo saluta e gli mostra la maglia che ha spedito per posta. Un gesto straordinario che certifica il campione più di qualsiasi azione sul campo da gioco». Anche il mondo dello sport locale, comunque, si è attivato per Ale e al Palaonda è spuntato l'altro giorno uno striscione di incoraggiamento, mentre al PalaMazzali è stata esposta una sua gigantrofia che tornerà nei prossimi incontri di tre società di basket. Emanuela, come detto, ha deciso di promuovere la solidarietà delle donazioni e vista la sua esperienza diretta è certamente la più indicata per raccontare il sistema. «Prima di tutto avviene una tipizzazione attraverso un semplice prelievo di sangue. Si tratta di un'analisi genetica che, chiaramente, è funzionale a verificare l'eventuale compatibilità con altre persone. Le informazioni ricevute vengono riportare nel registro dei donatori e sono poi raffrontate con le tipizzazioni dei pazienti. Solo quando si trova un'effettiva corrispondenza, confermata poi da ulteriori verifiche, si passa alla fase della donazione vera e propria». Qui, molto spesso, si innesca la paura: «Vero. In realtà si tratta di un prelievo in anestesia totale che comporta qualche fastidio nei giorni successivi, ma limitato visto che il midollo di un organismo sano si rigenera molto in fretta. Trovare le compatibilità, comunque, è un fatto raro, quindi non può esistere precedenza di intervento». E' tra le pieghe di questi registri, comunque, che si nascondono le speranze per Alessandro. «Verrà cercato tra tutti quelli che sono iscritti come potenziali donatori italiani ed internazionali, così come nella banca del sangue cordonale». Ogni nome che si aggiunge rappresenta una speranza in più. La storia di Alessandro, purtroppo, è quella di una ricaduta: già a quattro anni e mezzo, infatti, il piccolo ha subito due anni di chemio e radio con conseguente isolamento. «Credevamo di avere messo questa storia alle spalle, invece siamo ancora chiamati a lottare. Purtroppo la cura si è dimostrata insufficiente, quindi ora bisogna riporre le speranze in un trapianto». E' qui che si innesca il meccanismo di solidarietà che Emanuela sta portando avanti per suo figlio, ma anche per tutti i malati che aspettano il colpo di fortuna di trovare un donatore compatibile. Non sempre, infatti, chi non è coinvolto conosce una pratica più complessa di come la si immagini. «Nessuno della nostra famiglia si è rivelato compatibile: della piccola sorella avevamo anche tenuto il cordone ombelicale per verificare. Niente. Ora ci rimettiamo al registro dei donatori di midollo osseo mentre io ho fatto la mia donazione a un altro paziente non italiano». Un dono e un gesto di cui Emanuela, da insegnante, ha cercato di fare tesoro anche in classe. «Ho spiegato ai mio alunni cosa significhi abbracciare la solidarietà. Voglio che oltre all'aiuto per Alessandro tutto questo serva a costruire una nuova coscienza in questo campo della solidarietà. Per questo ho attivato un gruppo su facebook con 5.100 iscritti che si chiama "Polì Ale: un midollo per la vita". Qui raccontiamo tutto sulla donazione, come funziona e come fare per dare una mano a chi ne ha bisogno». Nei giorni scorsi, però, Alessandro ha ricevuto una telefonata inaspettata che gli ha riempito il cuore: dall'altra parte del ricevitore un altro Alessandro che di cognome fa Del Piero. «E' il suo idolo calcistico e ha inviato pure un video in cui lo saluta e gli mostra la maglia che ha spedito per posta. Un gesto straordinario che certifica il campione più di qualsiasi azione sul campo da gioco». Anche il mondo dello sport locale, comunque, si è attivato per Ale e al Palaonda è spuntato l'altro giorno uno striscione di incoraggiamento, mentre al PalaMazzali è stata esposta una sua gigantrofia che tornerà nei prossimi incontri di tre società di basket. Emanuela, come detto, ha deciso di promuovere la solidarietà delle donazioni e vista la sua esperienza diretta è certamente la più indicata per raccontare il sistema. «Prima di tutto avviene una tipizzazione attraverso un semplice prelievo di sangue. Si tratta di un'analisi genetica che, chiaramente, è funzionale a verificare l'eventuale compatibilità con altre persone. Le informazioni ricevute vengono riportare nel registro dei donatori e sono poi raffrontate con le tipizzazioni dei pazienti. Solo quando si trova un'effettiva corrispondenza, confermata poi da ulteriori verifiche, si passa alla fase della donazione vera e propria». Qui, molto spesso, si innesca la paura: «Vero. In realtà si tratta di un prelievo in anestesia totale che comporta qualche fastidio nei giorni successivi, ma limitato visto che il midollo di un organismo sano si rigenera molto in fretta. Trovare le compatibilità, comunque, è un fatto raro, quindi non può esistere precedenza di intervento». E' tra le pieghe di questi registri, comunque, che si nascondono le speranze per Alessandro. «Verrà cercato tra tutti quelli che sono iscritti come potenziali donatori italiani ed internazionali, così come nella banca del sangue cordonale». Ogni nome che si aggiunge rappresenta una speranza in più.
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martedì 23 novembre 2010

Diffusa la violenza familiare


BOLZANO. Le violenze eclatanti colpiscono l’immaginario comune, scuotono sull’onda della cronaca e muovono sentimenti come indignazione, sdegno e rifiuto. La reazione sociale è evidente e immediata, ma esistono delle violenze che corrodono lentamente, senza far rumore, colpendo in particolare i più deboli come i bambini. Nel lessico specifico si chiama “violenza familiare assistita”, ma in termini molto più concreti include tutte le sopraffazioni che vengono perpetrate in famiglia tra marito e moglie e colpiscono, indirettamente, anche i bambini con effetti devastanti sul loro sviluppo psicologico. Un fenomeno, purtroppo, diffuso anche nella nostra provincia contro cui combattono le operatrici della Casa delle Donne Alto Adige. In occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, ieri, sono stater proprio a loro a voler portare all’attenzione di tutti questa forma di violenza che l’Oms descrive come fisica, ma anche verbale, psicologica, sessuale o economica compiuta su figure di riferimento per il bambino. «Anche nella nostra provincia - spiegano - questo genere di violenza è molto diffusa». (a.c.)

Strudel, vini e fantasia così la cucina sudtirolese è protagonista alla Fiera


Alto Adige — 21 novembre 2010 pagina 36 sezione: AGENDA

BOLZANO. La cucina altoatesina si apre al mondo e individua la strada migliore per far breccia nell’elite internazionale: coniugare la ricca tradizione con le novità. Lo strudel, per esempio, è certamente buono così com’è, seguendo una consuetudine centenaria, ma nulla vieta che si possa modernizzare con nuove forme. Lo stesso dicasi per i canederli, prodotto piuttosto versatile, o per il taglio dello speck. I turisti e gli altoatesini, insomma, da una parte sembrano apprezzare le ricette territoriali, ma si fanno facilmente stuzzicare dalle innovazioni tra i fornelli. Questo, dunque, il leitmotiv della 39esima assemblea generale dell’Unione Cuochi Sudtirolesi che si è tenuta ieri presso l’area convegni dell’hotel Sheraton nella cornice della Fiera d’Autunno. Un’occasione che ha permesso di applaudire i migliori apprendisti dell’anno, così come gli esercizi d’addestramento professionale e i nuovi Maestri di cucina provinciali insigniti di diploma e collare. L’evento, però, permette anche di tastare con mano umori e prospettive del mondo culinario altoatesino. Konrath Gartner, chef della scuola alberghiera di Brunico, è il primo a rompere il ghiaccio: «Se oggi i nostri ristoranti godono di ottima salute lo devono alla costante attenzione che viene posta alla territorialità e all’autenticità dei prodotti. Le competenze di un cuoco di ottimo livello, infatti, si verificano anche nella sua capacità di scegliere e reperire la materia prima, non solo per come la combina ai fornelli. È come voi giornalisti - scherza - dove potete essere bravi quanto volete a scrivere, ma se non avete le notizie buone c’è poco da fare». Nei piatti, però, è necessaria anche una buona dose di inventiva e fantasia. «Senza dubbio - riprende Reinhard Steger, cerimoniere dell’assemblea - e in questo i cuochi altoatesini sono proprio capaci. Non è un caso che gli osservatori internazionali si siano espressi favorevolmente verso il nostro territorio, Sappiamo di poter contare su ottimi vini, splendido pane, prodotti che ci invidiano dappertutto, ma poi dobbiamo essere bravi a valorizzare tutto questo». Le speranze, logicamente, si concentrano anche verso le nuove generazioni e ottimo esempio ne è il giovane Lorenz Pertoll, premiato. Marianna Forer mette sul piatto dell’innovazione «anche speck e crauti, coniugabili in molteplici forme». Chiude con uno sguardo oltreconfine Joseph Farkhauser: «Siamo contenti di essere riconosciuti da nazioni dalla cucina importante come Austria e Germania». Dimenticato, forse, un Paese dove la forchetta non è certo orpello secondario: l’Italia. (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

I residenti di via Manci «Incroci pericolosi il Comune intervenga»


Alto Adige — 21 novembre 2010 pagina 19 sezione: CRONACA

BOLZANO. Prima il parcheggio decurtato dai lavori per la nuova asfaltatura, ora il traffico e un incrocio giudicato pericoloso dai residenti: muoversi in auto tra via Manci, via Longon e via Combattenti diventa sempre più complesso e difficoltoso. La chiusura di via Combattenti, per ora, ha posticipato la questione, ma l’intersezione della strada con via Manci viene definita, senza esitazione, come «tra le più pericolose di tutta la città», da chi abita nei condomini che si affacciano sulla via. Lo stop d’immissione, infatti, sbuca direttamente nella carreggiata e costringe gli automobilisti a spingere il muso della macchina in avanti per liberarsi la visuale dalle auto in sosta: un’operazione ad alto rischio incidente. Contromosse? Installare degli specchi che permettano di verificare il libero accesso senza sporgersi oppure, più radicalmente, l’inversione del senso di marcia che porterebbe benefici anche durante i giorni di mercato. A margine degli appunti sulla pericolosità dell’incrocio spuntano inevitabili le criticità “storiche” della zona legate ai pochi stalli per residenti e alle code di traffico nelle ore di punta. Il primo a segnalare il problema con una e-mail al nostro giornale ( quartieri@altoadige.it ) è Piero Montecchio, titolare della nota e omonima agenzia immobiliare che si occupa proprio della vendita degli alloggi in via Combattenti. «Si tratta di un incrocio troppo pericoloso, in particolare quando si transita in concomitanza con l’orario di uscita delle scuole. I ragazzi in scooter non si aspettano il muso delle automobili a sbarrare loro improvvisamente la strada. Troppo spesso, inoltre, il transito avviene a velocità sostenuta. Una soluzione ci sarebbe: invertire il senso di marcia garantendo così l’uscita sulla più tranquilla via Longon, oltretutto a senso unico per il primo tratto, e permettendo ai residenti di transitare nei giorni di mercato senza disturbare sempre le bancarelle. Il tutto, per di più, sarebbe a costo molto limitato perché si tratterebbe solo di invertire i cartelli e la segnaletica». La questione è stata sottoposta anche alla circoscrizione che ha fatto pervenire ai residenti una risposta a dir poco interlocutoria. «Il senso della strada - si legge nel documento a firma del direttore dell’Ufficio Mobilità - è così fin dal 1979. Non esistono segnalazioni da parte della polizia municipale che giustifichino l’intervento». «Quando si tratta di fare un’operazione simile in via Castel Roncolo però - ribatte Montecchio - non aspettano di certo l’invito dei vigili». Lucio Buccella conferma il problema: «Bisogna stare attenti a rispettare bene lo stop. Il vero cruccio per tutti noi, però, rimane sempre e comunque il parcheggio. Oggi ho girato per sei chilometri prima di avere la fortuna di trovare un posto libero». Riccardo Cristofoletti è d’accordo con l’idea di invertire il senso di marcia. «Sarebbe una misura azzeccata e non danneggia nessuno. I residenti, comunque, vanno tutelati di più, in tutti i sensi: non è possibile, per esempio, pagare 250 euro per un bollino giallo di servizio e poi non trovare nemmeno un posto...». Milvia Borghesi della sartoria “MB”: «I clienti si lamentano tutti, per la cronica mancanza di parcheggi e le code continue». Critico anche Carlo Irsara: «Traffico alllucinante nelle ore di punta». Silvana Masocco, invece, torna sull’incrocio discusso: «Per venire in questa zona è meglio optare per la bicicletta o i mezzi alternativi». Maria Teresa Rivalento propone la soluzione degli specchi «che potrebbero facilitare la visuale degli automobilisti senza troppo stravolgimenti». Stessa posizione per Armando Svaldi: «Credo possa rappresentare un buon espediente. L’inversione del senso di marcia, invece, mi sembra più complessa». Anna Cristoph chiude con una riflessione: «In effetti durante l’orario scolastico si può creare una situazione di rischio potenziale. E’ un peccato, però, che un rione così tranquillo e vivibile dal punto di vista sociale debba soffrire di queste criticità continue legate al traffico». (a.c.)

I ragazzi del De Medici alla Provincia: fondamentale salvare l indirizzo sociale


Alto Adige — 18 novembre 2010 pagina 15 sezione: CRONACA

BOLZANO. Striscioni alla mano, musica, slogan, sorrisi, ma anche tanta voglia di spiegare perché hanno deciso di scendere ancora una volta in piazza. Gli studenti, dunque, puntano il dito contro i finanziamenti alle scuole private, la soppressione di alcuni indirizzi nelle scuole provinciali e i tagli portati dalla riforma targata Gelmini. «È scandaloso - spiega Claudia Danti del liceo scientifico Torricelli - un sistema che favorisce le scuole private. Non possiamo accettarlo né a livello provinciale né su scala nazionale». Torna sul tema Simone Benatti: «I numeri provinciali sono impietosi e descrivono un finanziamento di 1,2 milioni ai privati e solo 300mila al pubblico». Dennis Gazzignato frequenta la scuola alberghiera a Merano e critica in particolare “il passaggio dalle ore di 50 minuti a quelle di 60 che provoca, mantenendo lo stesso orario effettivo settimanale, una diminuzione di 6 lezioni: una cifra importante”. Forte anche la presa di posizione dell’Istituto De’ Medici, presente in forze. «L’indirizzo sociale attuale - spiega Luca Scomparin - è per noi fondamentale perché ci offre un percorso fortemente professionalizzante. È nostra intenzione mantenerlo tale senza spezzare, come sembra nelle intenzioni provinciali, il segmento economico tra noi e il Pascoli». Davide Bertacchi, dal canto suo, critica “l’imposizione di un percorso quinquennale fisso per le professionali che impedisce, di fatto, la scelta di un periodo più corto per chi vuole andare a lavorare prima”. «Gli studenti del De’ Medici, comunque, sono rimasti amareggiati anche dal trattamento che ci hanno riservato al Pascoli nella discussione sull’indirizzo socio-economico: ci siamo sentiti considerati come una scuola di serie B». «Con questo meccanismo - sostengono Veronica Bonarrigo, Alessia Martinelli, Vanessa Mader e Silvia Ronggador - stanno riducendo le possibilità di scelta con una distribuzione territoriale degli indirizzi pessima». Diverse, comunque, anche le reazioni a manifestazione conclusa. Guido Margheri (Sel) ha espresso la propria solidarietà ai manifestanti “che giustamente criticano una riforma incentrata solo sui tagli economici e su una logica di risparmio”. Critica l’associazione Alternativa studentesca: «Siamo contrari alla manifestazione - spiega il presidente provinciale Alessandro Bertoldi - perché non si può criticare una riforma che ha il pregio di razionalizzare il mondo scolastico e di semplificarne gli indirizzi. I numeri, comunque, fotografano un flop dell’iniziativa che, oltretutto, vista la presenza di Margheri, la diffusione di canzoni come “Bella Ciao” e i veti imposti dalla Cgil è stata politicizzata. Gli studenti hanno voluto, insieme al sindacato, sfruttare il momento di crisi del governo per dare una spallata politica». L’attacco al sindacato viene riproposto anche da Mirko Gasperi del Blocco Studentesco: «Abbiamo tentato di costruire con gli Studenti Consapevoli una forma di protesta che potesse essere condivisa come successo altre volte, ma da Roma e dai vertici della Cgil è arrivato il veto su una nostra presenza alla loro manifestazione. Ammettiamo, pur non condividendo la linea del governo, che la Gelmini ha avuto il pregio di ascoltare le associazioni studentesche e siamo disgustati dai diktat che piovono da Roma». A rintuzzare gli attacchi, però, interviene Lorenzo Vianini, coordinatore degli Studenti Consapevoli. «Le critiche di politicizzazione sono solo un pretesto per screditarci. La data è stata fissata da più di un mese, quindi la contemporanea debolezza del governo non era preventivabile. Gli studenti della Lub, invece, ci hanno deluso ancora una volta con il loro menefreghismo». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Spesa: il verde mantiene giovani


Alto Adige — 18 novembre 2010 pagina 37 sezione: AGENDA

BOLZANO. Verde il colore delle piante, ma verde è anche la tonalità di molti frutti che finiscono sulle nostre tavole e nelle cassette al supermercato. E, in effetti, il verde è anche il colore dei nostri bollini (oggi siamo al 70 su 80) che, raccolti, permettono di vincere la spesa gratis per un anno, sei mesi o un mese. E così oggi prendiamo il verde come fil-rouge (scusate il gioco di parole) per la spesa. Anche perché si tratta di un colore che può essere un prezioso regalo per il vostro organismo con la salute pronta a ringraziare le vostre scelte nel carrello. Vediamo perché. Uva, kiwi, zucchine, spinaci, cetriolo, broccoli o lattuga: la lista di ortaggi verdi è sterminata, ma ad accomunarli tutti c’è un’elevata concentrazione di carotenoidi e clorofilla (la vera responsabile della resa cromatica) che sono dei perfetti antiossidanti per il corpo umano. È ampiamente dimostrato che questi due elementi hanno un’azione protettiva contro le patologie coronariche e prevengono moltissime forme di tumore. I carotenoidi proteggono dall’invecchiamento e sono responsabili dello sviluppo delle cellule epiteliali e della visione. Da un punto di vista minerale questi ortaggi sono tutti caratterizzati dalla presenza di magnesio, protagonista nel metabolismo degli zuccheri e delle proteine regolando la trasmissione dell’impulso nervoso e la pressione all’interno dei vasi sanguigni. Il gruppo di alimenti verdi, per di più, rappresenta una riserva aurea di acido folico e folati, sostanze che prevengono l’arteriosclerosi e sono molto importanti per le donne in gravidanza in quanto riducono, nel feto, il rischio di avere un’incompleta chiusura del canale vertebrale. Alto contenuto di vitamina C, inoltre, si riscontra nei broccoli, nei kiwi, negli spinaci e nel prezzemolo. Non è un caso che gli antichi romani usassero proprio i broccoli per curare diverse malattie, ma anche come antipasto dei banchetti sfruttando la loro qualità nel facilitare l’assorbimento nel corpo delle proprietà nutritive. Tra le patologie curabili con una sostanziosa dose di frutta e verdura verde, comunque, figurano anche la gastrite, i problemi al colon, l’ulcera e l’alito cattivo. La vitamina A contenuta in molti di loro, infine, permette di salvaguardare al meglio l’apparato visivo. (a.c.)

Il rettore: «Medicina facoltà unica per Bolzano Trento e Innsbruck»


BOLZANO. «C'è un gruppo di lavoro che studia da tempo modalità e idee per rendere sostenibile il progetto di una facoltà di Medicina dell'Euregio». Walter Lorenz, rettore della Libera Università di Bolzano, parla dei nuovi ambiziosi progetti della Lub. L'attenzione del rettore è indirizzata innanzitutto alla cura di quanto viene già offerto dalla Libera università di Bolzano, ma anche a nuovi percorsi che però, per essere economicamente sostenibili, devono per forza coinvolgere l'intero Euregio. La voce è pacata, l'atteggiamento come al solito tranquillo e conciliante, ma il messaggio di Lorenz è chiaro: «Seguo con interesse il dibattito avviato dal vostro giornale sull'Università - sottolinea il rettore -, ma prima di ogni novità devo pensare a difendere i corsi che abbiamo in essere. Ovviamente tutto questo vale anche per i progetti relativi alla facoltà di Medicina e Ingegneria». Il mondo economico e quello sanitario, però, spingono decisamente per l'attivazione di due percorsi di studio che potrebbero portare nuova linfa al mercato del lavoro altoatesino. L'Università è disposta a seguirne l'onda d'entusiasmo? «Certo, ma a condizioni ben precise e mi riferisco in particolare a Medicina. Per realizzare un corso economicamente importante non si può pensare di basarsi unicamente sulle forze dell'ateneo provinciale». Spazio, quindi, alle collaborazioni con Innsbruck e Trento. «Logico. È l'unica strada per attivare la facoltà. Esiste, però, un gruppo di lavoro che studia da tempo modalità e idee per rendere sostenibile quest'idea. Non basta la necessità di formare medici all'interno dei nostri confini, ma è necessario fornire delle basi solide su cui intervenire. In quest'ottica la collaborazione con l'Euregio non è solo una bella possibilità di arricchimento culturale, ma anche e soprattutto presupposto imprescindibile. La politica, comunque, ci darà le risposte che cerchiamo. Non è però questa il mia prima preoccupazione». Quale, allora, la priorità? «La difesa dei corsi già attivi. Bene, in questo senso, il discorso fatto dal presidente Bergmeister. Un ateneo giovane non può pensare di lasciare in secondo piano la valorizzazione delle facoltà che possiede, altrimenti perdiamo di vista l'obiettivo di fortificarci nel tempo. La valutazione dell'interesse su ogni singolo corso va proprio nella direzione di un miglioramento globale della nostra offerta». Si punta molto sul trilinguismo e le effettive competenze linguistiche... «Qui va fatto un distinguo importante che implica anche un salto culturale. Dobbiamo tutti cominciare a pensare il trilinguismo della Lub come la vera e propria forza didattica dell'ateneo bolzanino e non solo come una conseguenza di trovarci all'interno di un territorio plurilingue. Sostanzialmente si tratta di un ribaltamento gerarchico delle due considerazioni, portando al centro quelle che sono competenze decisive nel mondo del lavoro di oggi: in questo modo la particolarità della nostra terra diventerebbe un surplus e non certo la causa di questo orientamento didattico. Non sono piccolezze e la maggiore preparazione va certamente in questa direzione. Teniamo presente, inoltre, che le riforme nazionali puntano su un sistema che, secondo parametri, classifichi in modo preciso le varie potenzialità degli atenei: contare su un livello linguistico eccellente permetterebbe alla Lub di guadagnare senz'altro un maggiore prestigio nel panorama accademico italiano». Si parla, infine, di introdurre l'etica in ogni corso, ma è veramente una mancanza? «Da uomo che arriva dalle scienze sociali non posso di certo dichiararmi contrario a una maggiore attenzione posta all'etica. Ciò non toglie, comunque, che il tema sia già molto presente nei diversi corsi, anche perché l'etica riguarda moltissimi ambiti. Lo stesso metodo scientifico, con la ricerca della verità, può essere considerato un atteggiamento etico. Studieremo attentamente la situazione».
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Maxiresidence, Gries vuole il compromesso «Sì, ma con garanzie»


BOLZANO. I condomini di piazza Gries si possono realizzare purchè non siano delle esagerazioni e non finiscano per gravare in modo troppo pesante su una viabilità già in sofferenza. Insomma, c'è disposizione al compromesso, in generale, tra i residenti e i lavoratori della piazza coinvolti dal progetto che prevede un maxi residence da 100 appartamenti al posto della storica cantina del rione. Un progetto al centro di feroci polemiche anche in Comune. «Il bisogno di appartamenti in città mi sembra evidente - esordisce Isabella Loro - quindi non vedo perché mettersi di traverso a tutti i costi quando si trovano delle aree utilizzabili. E' più saggio mettere dei paletti come il mantenimento delle cubature entro limiti sopportabili senza voler esagerare. Con questi presupposti escludo che la maggioranza comunale possa incontrare tante resistenze». Martha Heidenberger, invece, invita a tenere conto del problema del traffico «che già adesso è molto critico lungo certe arterie come via Vittorio Veneto o a San Maurizio. Inserire 100 famiglie e altrettante auto in un contesto simile è un'operazione molto delicata». Laura Agnoletto ed Emanuela Follador richiamano le regole. «Se gli edifici rispettano la normativa e non eccedono si possono realizzare. Chiaro che non si possono accettare deroghe o strappi alla regola perché comunque ci troviamo in una piazza simbolica e importante per tutta la città. Molto meglio, comunque, ospitare costruzioni accettabili in questo rione piuttosto che creare dal nulla nuove zone d'espansione prive dei servizi basilari. Particolarmente delicato, inoltre, sarà il tasto della viabilità perché sarà necessario prospettare delle soluzioni con i nuovi arrivi». Ionida Bilka e Silvana Lamcia rispondono dal salone "Erich". «E' chiaro che più movimento favorisce un'attività commerciale, ma noi sentiamo molti clienti lamentarsi delle code o dei parcheggi: necessario trovare una soluzione che non li penalizzi ulteriormente». Heidi Schrott è convinta sostenitrice del partito del compromesso «che va cercato e trovato. Si può anche ipotizzare edifici meno impattanti e che riescano a omologarsi bene con quella che è l'architettura, l'urbanistica e la storia di questa piazza. Non credo, comunque, che il terreno della cantina sia così esposto da giustificare l'allarmismo di alcuni vicini». Lapidario il commento di Hermann Springer: «Per me si può realizzare tranquillamente», mentre gli amici Kuno Zatelli e Joseph Oberrauch vanno più cauti su una struttura «che potrebbe aggravare la mancanza di posteggi e la quantità di traffico che già insiste su queste strade». Ulrike Knoll, dal canto suo, si unisce al coro dei nettamente contrari: «Non se ne parla. Non ce n'è bisogno e peggiorerebbe la situazione del rione. Ne risentirebbero il traffico, ma anche l'estetica della piazza, così come le case vicine rischierebbero un deprezzamento per la mostruosità del condominio. Bisogna fermarlo». Della stessa linea di pensiero, infine, è Frida Untesteiner del caffè "Gries": «L'impatto di una simile costruzione sarebbe troppo penalizzante, speriamo proprio che non vada in porto un progetto così faraonico dove i riflessi negativi sono molto più di quelli positivi».
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