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martedì 14 settembre 2010

La pedalata oltre i confini dei bolzanini Silvio e Umberto, due settantenni a Capo Nord


Alto Adige — 12 settembre 2010 pagina 29 sezione: AGENDA

BOLZANO. Chi pensa che la bici “a pedalata assistita” sia essenzialmente un aiuto per anziani che non vogliono più far troppa fatica sui pedali, avrà da ricredersi. A bordo di una “Frisbee”, la bici a pedalata assistita (da una batteria ricaricabile) creata dall’omonima azienda bolzanina, due indomabili settantenni bolzanini hanno macinato 3.000 chilometri e in 18 giorni hanno toccato Capo Nord, il punto più settentrionale, e a spanne il più freddo, di tutto il nostro continente europeo. Gli arzilli protagonisti dell’avventura sono Silvio Chiappin e Umberto Marchese, non nuovo a questo genere di imprese dopo i tour in Patagonia, Danimarca e il viaggio verso Santiago. «Siamo risaliti - raccontano - da Trelleborg a Capo Nord attraversando la Scandinavia. Siamo tornati da pochi giorni e non passa notte che non sognamo un qualche episodio di questa avventura». Chiappin, tra i due, è il novizio della bici di questo tipo. «Volevo fare questo tour da anni e pensavo di affrontarlo con la bici da trekking. Di fronte a varie difficoltà di natura organizzativa, però, mi sono ritrovato questa opportunità, in compagnia di un autentico esperto come Marchese, e ho cominciato a studiarmi le caratteristiche della “Frisbee Softbike” che avrei utilizzato». Marchese, inoltre, ha una piccola mania da autentico cicloamatore: pedala con una micro fotocamera allacciata al polso in modo da poter scattare delle foto in itinere «e anche da questo - riprende Chiappin - che mi sono subito accorto di essere al fianco di un autentico professionista». La partenza da Trelleborg è avvenuta lunedì 26 luglio e la prima tappa, con trasferimento a Karlhamm, fa segnare subito un record: 210,38 chilometri percorsi! Il buon giorno, però, non si vede sempre e solo dal mattino. «Eh no - ride Chiappin - qualche imprevisto, e qualche ruzzolone, sono capitati. A Pajala, per esempio, l’albergo che avrebbe dovuto ospitarci era chiuso, così abbiamo dovuto improvvisare un campeggio con le tende, cenare con qualche panino e riscaldarci con un fuoco di fortuna. La cosa più importante, però, è stata poter allacciarsi alle prese esterne di un muro per ricaricare le batterie delle bici. Molto preziose». Simbolica la tappa di Stoccolma «con il suo enorme minareto e la vivacità della gente» ben presto sostituita dal diradarsi dei centri abitati risalendo verso nord. «Meno male che, in alcune situazioni, abbiamo potuto contare sul Gps, oltre alla disponibilità degli abitanti di Svezia, Norvegia e Finlandia». Nel mezzo qualche simpatico fuori programma, «come un insolito attraversamento di renne che, trotterellando, ci scortavano». La giornata più dura, il 4 agosto, località Ornskoldsvik: «Pioggia e vento senza possibilità di fermarci e l’arrivo nel buio pesto. Difficoltoso anche, vicino alla meta, l’attraversamento del tunnel di Olderfiord: stretto e poco illuminato». Infine il cartello della meta: Nordkapp. «Ci sciogliemmo in un abbraccio e ringraziammo l’organizzazione della Frisbee che ci ha assistito nella logistica. Ci son voluti 3.000 chilometri, ma la possibilità di raccontare una simile avventura ai nipoti scioglie la fatica», conclude Chiappin. © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

Passarella: "La scuola guardi al futuro" (integrale)


“Se durante la crisi economica gli imprenditori si sono affannati a sostenere che la via d’uscita era negli investimenti e nell’innovazione, possiamo dire altrettanto per la scuola”. E’ da questo presupposto che muove la riflessione attorno al nuovo anno scolastico Mirca Passarella, dirigente dell’istituto comprensivo Bolzano VI che include la scuola primaria “Manzoni” e la media “Foscolo”. Inutile, quindi, fasciarsi la testa: “Ci sono delle difficoltà, è vero, ma rispetto a quello che sta accadendo in altre zone d’Italia penso che possiamo anche essere soddisfatti. Non ho mai lesinato le critiche, ma al momento nella scuola altoatesina si è instaurato un buon rapporto collaborativo tra noi e i vertici. Ho la sensazione che le nostre richieste trovino ascolto sia in sovrintendenza sia in assessorato. Non dico che siano soddisfatte tutte, ma abbiamo un piano di confronto e sappiamo di poter dire la nostra sullo sviluppo del nostro sistema scolastico”. Alcuni dirigenti, però, fanno la conta degli insegnanti e si trovano ad averne di meno oppure a dover affidare loro classi più numerose. “Per quanto riguarda il nostro istituto – riprende Passarella – la pianta organica è rimasta abbastanza invariata. Sui docenti, però, va fatto un discorso più ampio”. Prego. “E’ necessario trovare forme organizzative comunque efficaci perché un occhio al bilancio è obbligatorio. Penso, ad esempio, a sistemi di lavoro in gruppo per il sostegno che possano tamponare alcune emergenze. Sulla continuità didattica, invece, bisogna valutare il concetto guardandolo nella sua completezza: esistono, infatti, una continuità della persona e una continuità della didattica a livello di curriculo e programmazione. La prima è difficile da ottenere sempre quando si parla di precariato, la seconda è raggiungibile con un lavoro in profondità nella pianificazione didattica interclasse tra i vari docenti. Ci vuole un forte lavoro in team e una massima fiducia nel proprio collegio docenti. Le nostre scuole, da questo punto di vista, si possono dire soddisfatte”. Ci sono, però, precari preoccupati. “Ed è un peccato. Permettetemi di dire che tutti dobbiamo avere più fiducia in questi insegnanti giovani che, se in gamba, sono capaci di esprimere entusiasmo, voglia di fare, innovazione e di attaccare tutto questo pure ai colleghi. Sono una risorsa su cui puntare, ma alle scuole andrebbe garantita un poco più di autonomia nella scelta del reclutamento. Vincolarci sempre e comunque alle graduatorie di istituto in modo ferreo a volte è controproducente. Per quale motivo, infatti, se un insegnante fa bene, è amato da studenti, famiglie e colleghi non può essere confermato con facilità dall’istituto in nome della stessa continuità didattica evocata? Qualche soluzione, anche senza stravolgere il sistema, si può trovare”.
Passarella, intanto, sfugge alla retorica sugli stranieri nelle classi. “Non basta dire che sono una ricchezza, ma è corretto ammettere che possono rappresentare una difficoltà o comunque un aspetto su cui bisogna riflettere e lavorare. A livello di alfabetizzazione iniziale, fondamentale, i centri linguistici fanno un buon lavoro. Dove bisogna fare tutti di più, invece, è nel fornire a questi studenti il lessico disciplinare delle singole materie durante l’anno, così come va approfondita la possibilità di un percorso parallelo più continuo per chi si inserisce ad anno scolastico iniziato”. La scuola altoatesina, intanto, sembra votarsi all’asse scientifico-matematico, prima ancora che a quello linguistico, e all’orizzonte si staglia la riforma delle superiori. “E’ assurdo mettere le lingue e la matematica in antitesi: sono entrambi ambiti disciplinari da curare e implementare. La riforma, invece, spero possa essere uno spunto per infittire i rapporti tra le medie e le superiori, creando delle vere e proprie relazioni ponte con tutte le scuole che congiungano la terza media al biennio dei vari licei o istituti. La semplificazione degli indirizzi, in questo senso, può essere un importante aiuto”.

Sesto: ricorso al Tar contro le piste


Alto Adige — 11 settembre 2010 pagina 30 sezione: PROVINCIA

BOLZANO. La battaglia degli ambientalisti contro la realizzazione di tre impianti sciistici a Sesto che colleghino l’Alta Val Pusteria con il Comelico attraverso passo Monte Croce si sposta nelle aule del Tar. Dachverband e Alpenverein Südtirol hanno presentato ieri il ricorso al Tar contro le decisioni della giunta provinciale che, di fatto, il 7 e il 26 luglio ha dato via libera al collegamento tra Croda Rossa e Monte Elmo. A preoccupare gli ambientalisti è la sicurezza di alcune specie animali, l’equilibrio garantito da alcuni biotopi così come il taglio a raso di un bosco di protezione di 20 o 30 ettari sul versante opposto della pista, a valle della Croda Rossa. In appoggio ai militanti altoatesini, è arrivata anche il sostegno dell’Alpenverein austriaca. «L’iter che ha portato a questo provvedimento è del tutto inammissibile - dice il presidente della Federazione dei protezionisti, Klauspeter Dissinger - anche perché va palesemente contro le indicazioni del comitato Via. Se gli esperti ambientali, infatti, giudicano questo intervento troppo importante per la zona dolomitica non si vede per quale motivo la Provincia debba fregarsene. Siamo assolutamente convinti che il Tar bloccherà, nel giro di due o tre settimane, la decisione di Palazzo Widmann permettendo, forse, quel confronto sulle soluzioni alternative che nessuno ha mai voluto aprire. Trovo spiazzante, invece, l’autorizzazione della commissione edilizia di Sesto». Gli impianti avrebbero comunque una certa importanza dal punto di vista turistico. «È una falsa impressione - ribatte Dissinger - perché a Sesto contiamo il 57% di turismo estivo, evidentemente non interessato agli impianti per sciare, e tra i turisti invernali sono in tanti coloro che arrivano per passeggiare, fare fondo oppure camminare con le ciaspole. Rischiamo, al contrario, di perdere anche questo bacino d’utenza». Anton Sint, rappresentante dei cittadini di Sesto che hanno avviato una raccolta firme, porta sul tavolo la posizione austriaca. «L’Alpenverein tirolese è assolutamente contrario a quest’opera. L’“Orto del Toro”, per la sua ubicazione e conformazione, è un simbolo dolomitico tanto quanto le tre Cime di Lavaredo. La natura non ha voce, noi abbiamo il compito di dargliela». Judith Egger dell’Avs riporta un paradosso: «Proprio nell’anno della biodiversità la Provincia decide di metterla in serio pericolo». Mentre Josef Oberhofer chiede venga «rivisto il potere del comitato Via. Con un semplice parere consultivo che la giunta non considera non ha motivo di esistere e rappresenta solo un costo». Chiude Christa Senfter del gruppo protezionisti ambientali di Sesto. «Mi chiedo chi abbia proposto questo intervento e come questo inciderà sulle sorgenti d’acqua. A livello politico, comunque, ci sentiamo lasciati soli». Il Circolo per l’ambiente di Sesto, intanto, ha inviato una lettera di fuoco al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in cui si chiede l’intervento di Roma. «L’unico valore nella nostra Provincia - si legge nel documento a firma di Hanspeter Stauder - sembra essere il denaro e Franz Senfter, re dello speck, ne è un perfetto alfiere con la stretta amicizia che lo lega al presidente Durnwalder». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

lunedì 13 settembre 2010

Una notte con la Polfer (integrale)


Un arresto, due espulsioni, centinaia di verifiche sui documenti, squadre sui treni verso il Brennero e Verona, ma anche sulle lunghe percorrenze, pattugliamenti dei binari e controlli regolari della zona della stazione: sono intense le 24 ore di attività dei 36 operatori della Polfer di Bolzano, comandata da Vincenzo Tommaseo e inquadrata all’interno del Compartimento di Verona. Traffico di droga, immigrazione clandestina e furti sono, generalmente, gli ambiti d'intervento e prevenzione della polizia ferroviaria sui convogli e a terra. Precisa la spartizione del lavoro: la mattina due operatori vanno e tornano da Verona, due rimangono in stazione come presenza garantita lunga tutta la giornata e due, in abiti civili, controllano binari e sottopasso. Il pomeriggio e la sera due agenti in borghese vanno e tornano dal Brennero, due pattugliano con l’auto il percorso della ferrovia per evitare furti di rame e scassinamenti delle biglietterie automatiche e tre tornano dai controlli lungo l’asse Bolzano-San Benedetto del Tronto che prevede, in particolare, la prevenzione anti furto dei treni a lunga percorrenza in arrivo da sud. In tutto questo a rimanere impigliato nelle manette di giornata della Polfer è un ragazzo ghanese di 24 anni capace di esibire un documento d’identità di un comune di Brescia contraffatto e riportante i dati di un’altra persona. L’africano si è giustificato dicendo che doveva andare in fretta a trovare la moglie che partoriva all’ospedale di Bolzano, ma si è trovato, invece, tra le mura del carcere di via Dante per falsa intestazione, uso di documento falso e una precedente segnalazione di furto aggravato. Espulsi, sempre nella giornata di venerdì, due 19enni iracheni trovati sui treni in posizione di clandestini e raggiunti da foglio di via immediato.
Sono le 21.55, però, quando la squadra di controllo lungo la linea del Brennero coordinata dall’ispettore Stefano Seno ci accoglie per mostrarci un’operazione di controllo al confine contro il traffico di stupefacenti e l’immigrazione clandestina. Il treno che ci porterà verso nord è un regionale e gli agenti si dividono per salire due in testa e due in coda: s'incontreranno a metà. Ai passeggeri viene chiesto di mostrare i documenti e le generalità vengono immesse dalla centrale in un banca dati comune a tutte le forze dell’ordine capace di segnalare qualsiasi precedente. In caso di conferma si procede all’arresto. E’ così che si attua il primo filtro utile anche a bloccare il traffico dei clandestini, gestiti da passatori di professione che si preoccupano addirittura di comprare il biglietto del treno per evitare segnalazioni dei controllori. Una volta arrivati a Bolzano, infatti, i gruppi di clandestini, solitamente curdi, iracheni o indiani, vengono fatti sostare nei giardinetti per poi essere presi in carico da un altro passatore in automobile con rotta verso il confine. In questo caso la Polfer pedina la macchina fino alla barriera di Vipiteno dove, all’effettiva realizzazione del reato, scattano le manette. Non è raro, invece, che alcuni clandestini si nascondano nella parte alta di alcuni treni, smontando i componenti e sdraiandosi nella zona dei cavi. Sempre quotati anche i bagni e lo spazio sotto il sedile. Identico, logicamente, il procedimento del controllo antidroga ma gli agenti, in questo caso, cercano di cogliere i segnali di nervosismo o particolare agitazione. Se la situazione preoccupa, scattano la perquisizione o il trasporto in ospedale per effettuare radiografie di controllo: possibili anche se i sospetti risultano incensurati. E’ questa la procedura, per esempio, che ha portato all’arresto di due nigeriani che qualche settimana fa viaggiavano con l’intestino colmo di ovuli. Dal controllo dei sospetti, comunque, emergono spesso anche elementi che la Polfer utilizza per operazioni particolari: l’ultima delle quali, per esempio, ha condotto a diversi arresti nella zona di viale Trento, particolarmente battuta da conosciuti spacciatori. Si intercetta così, ed è una sorpresa, anche tanti minorenni che scappano da situazioni familiari difficili individuando, come già successo, eventuali complici adulti della fuga. Arrivati al Brennero alle 23.20 la squadra si concede una sosta per poi tornare verso Bolzano con l’intercity tedesco in arrivo da Monaco. Treno notturno con tanto di vagoni letto, terreno fertile per i furti. Oltre alla prevenzione dei controlli la Polfer utilizza un sistema mimetico per cogliere i ladri sul fatto: nascondersi tra i viaggiatori e aspettare il colpo. Più di qualche delinquente è stato colto letteralmente con le mani nella borsa. Da dimenticare, comunque, la leggenda dello spray per addormentare le vittime, mentre è molto più facile imbattersi nell’offerta di una bevanda con annesso sonnifero. Operazioni di controllo dei furti, comunque, vengono effettuati anche nelle stazioni periodicamente e soprattutto nei giorni di grande afflusso. Un classico esempio è il Mercatino di Natale che assieme ai tanti turisti e alle montagne di soldi porta in città anche decine di borseggiatori.

Dna Lab: connettere il passato al futuro (integrale)


Un laboratorio ad alta specializzazione che possa, attraverso lo studio della genetica, connettere il passato con il presente e proiettarlo nel futuro. E’ questa la nuova sfida dell’Eurac che, in collaborazione con la Provincia e appoggiandosi sul know-how dell’Istituto per le mummie e l’Iceman, ha deciso di utilizzare vecchi spazi della scuola “Claudiana” in via Claudia Augusta per farne un centro di riferimento mondiale nel campo della ricerca sul dna delle mummie. Un laboratorio all’avanguardia dove, per poter accedere, è necessario vestirsi con il camice bianco da ricercatore e tutta l’attrezzatura utilizzata per i raggi X. Non solo, prerequisito fondamentale è un’attenta analisi del sangue per individuare immediatamente eventuali contaminazioni dei campioni oggetto di studio. Ogni stanza, inoltre, è dotata di un proprio sistema di ricircolo dell’aria e di una pavimentazione speciale in ossequio a tutti gli standard internazionali per questo genere di attività. All’interno del laboratorio, separati da un doppio vetro di protezione, i ricercatori analizzano impercettibili filamenti di materiale genetico capaci di trasportare informazioni preziose attraverso i millenni. E’ proprio in una struttura simile, per esempio, che Albert Zink, direttore dell’istituto in orbita Eurac, ha potuto identificare con certezza i genitori del faraone Tutankhamon: scoperta ripresa con ampio risalto dalla rivista specializzata “National Geographic”. Lo stesso antico Egitto sarà protagonista delle sale bolzanine considerando le numerose prenotazioni già pervenute da parte degli studiosi specializzati.
L’attività, però, sarà logicamente incentrata sulla figura di Ötzi e su quanto ancora ha da dirci il suo corpo. Il dna dell’Uomo dei ghiacci, infatti, è stato di recente decodificato quasi completamente e ora si aprono nuovi interrogativi cui sarà possibile dare una risposta: Di che colore erano i suoi capelli? E i suoi occhi? Esistono discendenti della sua stirpe nell’attuale popolazione? Era stanziale? Era intollerante al lattosio?
L’analisi, però, non guarda solo al passato ma cerca, come detto, di trovare delle connessioni con la vita contemporanea e con il presente dell’uomo. La ricerca sulle mummie, infatti, potrebbe portare a nuove scoperte sugli agenti patogeni e sui meccanismi di sviluppo di malattie attuali costituendo un prezioso punto di partenza per la ricerca medica e farmacologica. La tubercolosi, per esempio, potrebbe essere analizzata nel suo sviluppo millenario e non è un caso che, tra le prenotazioni illustri del laboratorio, ci sia anche il prestigioso Istituto francese “Pasteur”. Il costo di realizzazione della struttura è stato di 117mila euro, grazie anche ad alcuni lasciti della “Claudiana”.
Ieri l’affollata conferenza stampa di presentazione del laboratorio con tanto di scenetta regalata dal presidente della Provincia Luis Durnwalder vestito da autentico ricercatore. Nessuna analisi del sangue per lui all’ingresso in laboratorio, più che altro una passerella a beneficio dei fotografi. “C’è entusiasmo – ha commentato – per un investimento che è stato ponderato, soppesando anche i costi di gestione: ci aspettiamo grandi scoperte. Ritengo che sia giusto valorizzare la presenza di Ötzi al massimo, così come sono sempre più certo che fu la decisione migliore lasciarlo alla clinica universitaria di Innsbruck dopo il ritrovamento. Oggi languirebbe in qualche scantinato dei Carabinieri”. Werner Stuflesser, presidente dell’Eurac, presenta il suo gioiello “che dovrà incentivare anche una forte connessione con le realtà scientifiche territoriali”. Nel progetto è forte l’apporto della Fondazione Cassa di Risparmio “che anche in questo modo – ha spiegato il presidente Gerhard Brandstätter – intende aumentare la quota di bilancio dedicata alla ricerca e allo sviluppo”. Chiude la rassegna il direttore dell’Istituto per le mummie e l’Iceman Albert Zink. “Quello che forse è più stimolante è ricercare delle connessioni e fornire degli input alla medicina e alla farmacia. Sia ben chiaro, non potremmo mai trovare noi delle nuove cure, ma proporre dei punti di partenza e un importante sostegno è nelle nostre corde. Cerchiamo, insomma, di connettere il passato con il presente e il futuro”. Un cerchio che si chiude

Asili: nei rioni mancano decine di posti


Alto Adige — 11 settembre 2010 pagina 19 sezione: CRONACA

BOLZANO. Ammissione all’asilo: mancano decine di posti, quaranta solo a Oltrisarco, ma in sofferenza è pure Don Bosco. E i genitori mostrano preoccupazione. «La sofferenza recettiva non è dovuta alla mancanza di posti complessivi ma alla diversa velocità di sviluppo tra i rioni e le strutture», dice l’ispettrice provinciale per la scuola dell’infanzia Renza Celli, al margine del convegno delle insegnanti tenutosi ieri. «I problemi si registrano in due quartieri», precisa. «Non a caso si tratta di zone di nuova espansione o insediamento. I cittadini sono arrivati prima dell’asilo e questo determina un sovraccarico di domanda difficilmente soddisfabile». Le contromisure, però, non sono tutte alle porte. «Se per Firmian progetto e lavori sono avviati e a Casanova le intenzioni sono buone, su Oltrisarco siamo un poco più preoccupati. Dobbiamo, infatti, aspettare la ristrutturazione dell’asilo Dante per farci un’idea se sarà possibile soddisfare tutto il bacino d’utenza senza spostamenti. La crescita demografica, infatti, è stata consistente». L’arrivo del “Mignone”, insomma, si fa sentire? «Non è tanto quello il problema, quanto i residenti che si sono spostati, innescando un rapido ricambio generazionale lungo tutto il quartiere». L’asilo Dante, però, è tutto tranne che una soluzione certa. «Gli accordi tra le istituzioni sono chiare, c’è l’impegno del Comune: per noi tutto era chiaro. Qualcuno, però, ha voluto agitare le acque e marciare un poco sulla situazione creando, però, delle apprensioni nei genitori che ancora non hanno ricevuto comunicazioni ufficiali. Una situazione d’incertezza che non aiuta il sistema». Altro fenomeno costante, nel mondo della scuole per l’infanzia, è l’iscrizione di molti bambini italiani nelle strutture tedesche. «I numeri sono stabili - conferma Celli - e stanno a testimoniare di una prassi ormai consolidata nelle famiglie del nostro gruppo linguistico. La sorpresa, semmai, è che nei paesi periferici registriamo il fenomeno speculare: moltissimi bambini tedeschi negli asili italiani. Lì la comunità difficilmente ha contatti con il gruppo italiano e cerca così un espediente per esercitare la seconda lingua». Come interpretare questo tipo di segnali? «Semplicemente con la voglia di aprirsi e di convivere. L’apprendimento precoce, in questo cambio di mentalità, ha fatto senza dubbio da apripista, ma è bene ricordare alle famiglie che tutto funziona solo se c’è la disponibilità dell’ambiente a integrare il bambino che parla una lingua diversa». Vale lo stesso per gli stranieri? «Certamente. Il fenomeno, però, non può essere paragonato a quello delle altre scuole perché da noi, generalmente, arrivano bambini nati qui che in poco tempo riescono ad apprendere il lessico legato alla routine quotidiana». Chiusura dedicata alla pianta organica: «Siamo stabili - conclude - e il rapporto di alunni per docente è lo stesso dell’anno scorso». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

sabato 11 settembre 2010

Esclusiva. Hands: in sei mesi gli stessi utenti di tutto il 2009


In soli sei mesi il numero di prestazioni eseguite dal laboratorio “Hands”, specifico nel capoluogo per i problemi legati alle dipendenze da alcol, ha eguagliato la quota raggiunta in tutto il 2009. Sono 1.350, infatti, i servizi offerti dall’ambulatorio con sede in via Duca d’Aosta, di cui 700 legati strettamente all’alcol, 380 per gli accertamenti sulle patenti (su indicazione della commissione medica), 50 di sostegno alle famiglie e 200 per il gruppo di auto-aiuto. Tra le prestazioni, comunque, vanno inserite le visite mediche, i trattamenti farmacologici, e psicologici, i colloqui individuali e l’assistenza sociale pura. Il tutto a sostegno di circa 1.200 pazienti in tutto il comprensorio provinciale, conteggiando quindi anche Merano e Bressanone. Solo i pazienti, comunque, sono cresciuti di 50/60 unità rispetto al 2008 in Alto Adige, segno che il problema è diffuso e sentito, in particolare tra i giovanissimi. Dai grafici di sviluppo, inoltre, viene evidenziato un lieve innalzamento della quota dei pazienti seguiti direttamente per dipendenze alcologiche, mentre è in discesa, dal 2007, la quota di assistenza ai familiari. La stessa tendenza si evidenzia anche nei dati che si riferiscono alle alle prestazioni erogate dall’ambulatorio. Da quest’anno, oltretutto, il sistema di registrazione del laboratorio si è omologato a quello utilizzato da tutto il Sert provinciale, in linea con una progressiva armonizzazione dei servizi sanitari in vista anche della riforma alle porte. Ieri mattina, intanto, nella sede di “Hands” si è recato l’assessore provinciale alla sanità Richard Theiner per una visita alla struttura e una prima visione dei dati dell’attività. "I numeri – spiega il presidente dell’ambulatorio Christian Folie – indicano un servizio necessario e in grado di inserirsi in una realtà come quella altoatesina, dove i problemi legati all’alcol sono piuttosto diffusi anche tra i giovanissimi. A Bolzano, inoltre lavoriamo all’interno del comprensorio con uno specifico orientamento, in accordo con il Sert cittadino in via del Ronco, mentre a Brunico, Merano e Bressanone affianchiamo i Sert locali in questo settore". La riforma sanitaria cambierà qualcosa? "Non credo – ribatte Folie – perché noi continueremo a orientarci in particolar modo sugli interventi nell’ambito dell’alcoldipendenza, rimanendo convenzionati al servizio pubblico".

I figli di genitori ammalati possono contare sul fondo ideato dall Assistenza Tumori


Alto Adige — 10 settembre 2010 pagina 27 sezione: AGENDA

BOLZANO. E’ una delle tragedie più grandi che possano capitare in un momento in cui la vita non ti ha ancora dato gli strumenti per affrontarla. Essere bambini e avere un genitore malato di tumore comporta, logicamente, una sofferenza psicologica che ben presto, purtroppo, rischia di espandersi anche all’aspetto economico. L’Assistenza Tumori Alto Adige ha istituito quindi il fondo di solidarietà per i figli di genitori malati di cancro, che sostiene bambini e giovani co-finanziando offerte dedicate alla loro formazione e al tempo libero. «Da una parte - ha spiegato la presidente dell’associazione Assistenza Tumori, Renate Daporta Jöchler, ieri presentando il fondo economico - offriamo un sostegno dal punto di vista psicologico a dei giovani che devono prima di tutto affrontare la perdita di un affetto e poi ricollocarsi all’interno di una nuova quotidianità, probabilmente più difficile. Dall’altra, però, non possiamo non notare che la mancanza di un genitore influisce pesantemente sul bilancio finanziario e questo può comportare delle erosioni sui fondi destinati al tempo libero o, addirittura, allo studio». E’ qui che interviene il fondo di solidarietà, supportato da un testimonial d’eccezione come la sciatrice azzurra Lucia Recchia, presente ieri a sostenere la diffusione del messaggio di aiuto al fondo. «Le donazioni - riprende Daporta Jöchler - che sostengono il fondo nella stesura di progetti di formazione, ma anche relativi al tempo libero, devono essere unicamente provenienti da privati o aziende. Logicamente accogliamo volentieri anche iniziative il cui ricavato possa in qualche modo aiutarci nel sviluppare i progetti. Pensiamo, per esempio, di proporre arteterapia, in cui i ragazzi attraverso il disegno si lasciano andare alle proprie emozioni e vengono seguiti da specialisti del settore. Altrettanto evidente, comunque, che questa somma di denaro potrà essere utilizzata anche per supportare i figli di quelle famiglie che, proprio per la perdita di un genitore, presenta condizioni economiche difficili e prospettive di vita complicate». I versamenti possono essere fatti sui conti dell’associazione Assistenza Tumori Alto Adige con la specifica del fondo. Per informazioni e per i numeri di conto, rivolgersi allo 0471 - 283348 oppure in sede in via Tre Santi 1. © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti

Lucia Recchia: «Capisco come si sentono i bimbi»


Alto Adige — 10 settembre 2010 pagina 27 sezione: AGENDA

BOLZANO. «Ho perso mia mamma, colpita da un tumore, quando avevo solo 6 anni, quindi posso certamente capire come possano sentirsi i bambini ai quali ha pensato con questa iniziativa l’Assistenza Tumori, e non posso che essere al loro fianco e sostenere il fondo dell’associazione altoatesina»: sono le parole di Lucia Recchia, sciatrice altoatesina della Nazionale azzurra, già medaglia d’argento in SuperG ai Mondiali di sci di Bormio nel 2005, ha accettato immediatamente di mettere la faccia per il lancio del fondo di solidarietà per i figli di genitori malati di cancro. «Ho accettato con entusiasmo - prosegue la campionessa brunicense - e mi sono sentita onorata della proposta che mi hanno fatto. La vera gioia è l’idea di aiutare bambini cui la vita, per ora, non ha riservato grande felicità». Come si riesce a superare un simile dolore? «Bisogna trovare ciascuno la propria strada. Io, per esempio, ho avuto la fortuna di incontrare lo sport, di praticarlo, di buttarmici con tutta me stessa e così ne ho fatto addirittura una professione. Dimenticare non si può, ma reagire è necessario». I bambini, insomma, possono prendere esempio da una sciatrice di successo. «La mia è solo una delle strade possibili. Ma non mi è difficile immedesimarmi in loro e sono felice di poter fare qualcosa per aiutarli». (a.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mediaworld: in 12 mila all apertura in via Galilei Incasso di 650 mila euro


Alto Adige — 10 settembre 2010 pagina 12 sezione: CRONACA

BOLZANO. Partenza col botto per Mediaworld: 12 mila clienti e 650 mila euro di incasso solo nel primo giorno d’apertura. Centinaia di bolzanini in coda dalle 7 del mattino, traffico in tilt su via Galiei. Entusiasmo alle stelle per il centro commerciale. «Era ora». Quattrocento persone in fila che aspettano l’apertura, il traffico di via Galilei che si paralizza, una squadra di 18 persone che indica dove parcheggiare, un sistema di sicurezza interno e un entusiasmo travolgente. Che l’inaugurazione di “Mediaworld” a Bolzano non fosse una semplice cerimonia d’apertura lo si era capito da tempo e la conferma è arrivata ieri mattina pochi minuti prima delle nove, ma lo si evince anche dai numeri diffusi a fine giornata: più di 12.000 clienti per un incasso di 650.000 euro con autentico assalto alle tv grande schermo, notebook, prodotti del corner Apple e telefonini touch screen. All’interno del “Twenty”, la struttura commerciale voluta dalla famiglia Podini e al centro di accese polemiche, è stato un pellegrinaggio continuo, in particolare dei giovani. I primi della fila hanno preso posto intorno alle 7. Lungo le rampe del complesso, una ventina di parcheggiatori si sbraccia per occupare ordinatamente i 650 posti del parking: sarà così anche oggi, sabato e domenica. Per molti, insomma, la vera inaugurazione del “Twenty” è arrivata ieri e ha aperto l’era del centro commerciale. La risposta dei consumatori è arrivata chiara e convincente. Il primo scontrino viene staccato a Giancarlo Di Vincenzo che si porta a casa un paiolo elettronico. «La gente e l’entusiasmo sono segnali evidenti di una voglia dei bolzanini di poter contare su prezzi più bassi, ma anche su una semplice concorrenza che possa aumentare la scelta». L’entrata ai 2.000 metri quadrati di superficie di vendita viene inizialmente cadenzata da un servizio di sicurezza specializzato, ma ben presto le casse si ingolfano. Decine, per esempio, i notebook Hp in offerta battuti nella prima mezz’ora. «Mi sembra incredibile - racconta Giampiero Garozzo alle 9.04 -: cercavo un prodotto della Apple ed è già finito. Non ricordo facilmente una cosa simile in Alto Adige. Il negozio di vicinato? Che abbassi i prezzi e si adegui ai cambiamenti». In tanti arrivano da fuori città. «La sveglia - racconta il pusterese Hanspeter Mair - è suonata prestissimo e alle 7 ero già qui. E’ finalmente un buon segnale commerciale per il nostro territorio». Alex Belluta è un appassionato di elettronica. «A parte la comodità, rappresenta finalmente un riscatto della città. Usciamo dalle lobby commerciali e dai veti incrociati». Michela Dei Giudici infila sotto il braccio una spesa da 500 euro. «E’ un notebook, l’ho pagato a un prezzo molto basso: ecco cosa significa la concorrenza». Moira Mastrone è una dipendente di “Mediaworld”. «Davvero non mi aspettavo tutta questa gente e questo entusiasmo. Sono contenta perché è bello essere accolti bene». A coordinare il tutto, Marco Orlandi, direttore delle relazioni esterne di “Mediaworld”. «La gente è tanta e ne siamo felici. Siamo consci di come a Bolzano ci fosse molta attesa e per noi stessi si tratta di un punto vendita che mancava e che abbiamo fortemente voluto, ottenendolo solo dopo diversi anni. Ora l’obiettivo è di imporci progressivamente in questo settore». Guarda stupito l’accalcarsi della gente anche Robert Hillebrand, Ad di “Aspiag”. «Abbiamo creduto con l’“Eurospar” nel progetto Twenty». Hansi Dalvai, commerciante bolzanino che ha investito ne “La Ciotola”: «Il Twenty comincia a crescere e la strada mi sembra quella buona. La superficie credo che possa essere l’ideale per non togliere il respiro ai piccoli negozi di quartiere. Se manteniamo queste dimensioni credo che non ci sia nulla da temere». A chiudere arriva Giancarlo Podini in rappresentanza della famiglia e della holding: «Il Twenty affonda le sue radici nel 1973 con le prime acquisizioni ed è proseguito, pezzo per pezzo, lungo gli anni. Vedere la soddisfazione dei primi clienti di “Mediaworld” è una soddisfazione importante anche per noi». © RIPRODUZIONE RISERVATA - Alan Conti