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venerdì 8 aprile 2011

Twenty, via a ristoranti e negozi


di Alan Conti
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BOLZANO. I bolzanini aspettavano da anni un centro commerciale come quelli che frequentano in Veneto o in Austria e il saluto che tributano al Twenty nel giorno dell'apertura di 9 nuovi negozi e 6 ristoranti è quello delle grandi occasioni. Da ieri in via Galilei hanno aperto i battenti brand noti come Scarpe&Scarpe, Intimissimi, Calzedonia, la profumeria Limoni, la gioielleria Stroili Oro, l'ottica del bolzanino Modena, Game Stop per i videogiochi e l'abbigliamento giovanile di Zuiki e 9 Once. Ampio, al secondo piano, il settore della ristorazione con il taglio del nastro a Giovanni Rana, al messicano Old Wild West, alla caffetteria C House, all'orientale Mr.Qee, alla gelateria Crema Natura e alla pizzeria Rossosapore. Dal tortellino al caffè, i bolzanini potranno sbizzarrirsi fino alle 22 dal lunedì al mercoledì e fino alle 23 dal giovedì al sabato. La famiglia Podini non ha fatto mancare un adeguato supporto coreografico all'inaugurazione, con torta gigante, spumante, ragazze immagine e buoni per la degustazione. La scelta dei tecnici provinciali di farne il centro commerciale da sviluppare, quindi, è sottoscritta da cittadini e negozianti, anche se qualche appunto viene posto sulla situazione dei parcheggi e sulla vicinanza ai centri abitati. Resta nell'aria, infine, un interrogativo tagliente: «Perché è stato realizzato il MeBo Center?». Ad aprire una giornata di grande affluenza sono stati i padroni di casa Giovanni e Giancarlo Podini, che nel discorso di inaugurazione è tornato sulle critiche mosse da alcune associazioni di commercianti. «Da trent'anni investiamo in questo progetto: oggi finalmente offriamo a Bolzano un centro commerciale e un rapporto qualità-prezzo che attendeva da anni. Non credo che tutto questo possa danneggiare i negozi di quartiere», così Giancarlo Podini. Giovanni Podini ricorda invece che «se scorrerà tutto liscio con le autorizzazioni, in due anni avremo il centro commerciale, con superficie raddoppiata». Fin dalle prime ore sono arrivati i bolzanini. «Finalmente anche Bolzano può vantare, nel suo piccolo, un centro commerciale concorrenziale», le parole di Albert Psair, autista della Sad, «che anche i turisti conoscono. Ancora, però, siamo molto distanti da realtà come Innsbruck o Verona». Soddisfatta anche Filomena Gross: «Sarebbe da chiedere alla politica perché c'è voluto così tanto tempo per realizzare un'opera molto richiesta. Forse si finirà di portare i soldi all'estero e si comincerà a restare in Alto Adige perché il bacino d'utenza del Twenty può tranquillamente essere allargato a tutta la provincia. I timori di alcune associazioni sembrano più che altro strenue difese di alcuni privilegi». Bianca Baglio ed Emanuela Cirillo analizzano con occhio clinico le nuove vetrine: «Sono comparsi alcuni nuovi marchi per Bolzano e i prezzi sembrano concorrenziali. L'unica cosa che manca è un negozio con articoli per bambini: così potremmo finalmente acquistare tutto quello che ci serve in un unico punto». Il signor Luciano, invece, è un pensionato e osserva con attenzione le novità: «Un paio di volte alla settimana mi concedo un giro al Twenty. Devo dire che con le nuove aperture acquisisce una fisionomia più completa. La terrazza e i fast food di varia natura possono rappresentare facilmente un punto di ritrovo per i giovani e far vivere la struttura al di là della sua semplice funzione commerciale. La zona, inoltre, mi sembra adeguata e comoda e sinceramente comprendo poco le polemiche montate in questi giorni». Proprio sull'affaccio sopra via Galilei si godono una fetta di torta Pasquale e Diletta Lo Priore: «Rimane qualche perplessità sull'ubicazione. Via Galilei è molto trafficata e il rischio è di paralizzarla».
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I bolzanini: dal vescovo un gesto che dimostra grande umanità e coerenza


7 aprile 2011 — pagina 18 sezione: Cronaca


BOLZANO. E’il vescovo della gente. Prima ancora che per il suo episcopato della convivenza o della trasparenza, Karl Golser è riuscito a entrare nei cuori dei fedeli per l’atteggiamento che sta tenendo. Un’apertura significativa a tutta la società che, forse per la prima volta, coagula attorno a un vescovo tedesco una totale approvazione del gruppo italiano. La decisione di rimettere il proprio mandato nelle mani di Papa Benedetto XVI, inoltre, viene accolta nei quartieri popolari di Bolzano come un gesto di grande eleganza e coerenza, non senza nascondere il dispiacere per una malattia difficile da contrastare. Nessuno che sollevi una critica e persino chi non frequenta periodicamente la Chiesa ha parole dolci per un vescovo che, evidentemente, riesce a trovare un’immediata sintonia con il tessuto sociale in cui opera. I grimaldelli della stima, comunque, sono i cardini entro i quali ruota il mandato di Golser: la trasparenza nella comunicazione della propria malattia e nella gestione delle ipotetiche violenze sui minori e l’impegno per una convivenza che si è concretizzato nella presenza quotidiana tra la gente più che attraverso i sermoni. Non è difficile, quindi, immaginare che dalle strade della città si alzi un plebiscito di sostegno, nella speranza che la revoca messa in mano a Ratzinger non debba trasformarsi in realtà.
Augusto Lupi legge della notizia dalle pagine dell’Alto Adige in un tavolino di un bar: «Ancora una volta Golser si è rivelato uomo di grande eleganza e umanità. Ci vuole coerenza nell’affermare di “svolgere semplicemente una missione” e rimettere il proprio compito nelle mani dei superiori quando si pensa di non essere in grado di portarlo a termine. Si tratta di una lezione per tutti e speriamo possa servire anche a lui per rimettersi in sesto date le precarie condizioni di salute». Il signor Gigi scrolla le spalle: «E’ davvero un peccato che un uomo così debba soffrire e farsi da parte. La direzione della convivenza e della trasparente gestione di un ambiente troppo spesso incline all’oscurantismo fanno di questo vescovo una novità importante. La Chiesa ha bisogno di personalità positive come lui, in grado di ripianare qualsiasi divergenza di opinione. Auspichiamo davvero che questo passo indietro possa servire ad affrontare meglio il terribile morbo di Parkinson». «Scrivere quella lettera al Papa è stato un atto di intelligenza - le parole di Maria Rosa Bernardini - ora speriamo si trovi una soluzione che possa alleviare il carico di impegni del vescovo e, allo stesso tempo, permettergli di continuare a trasmettere un messaggio importante per la nostra società». Pia Baruchello, dal canto suo, ci tiene a fare una premessa: «Non conosco molto bene l’ambiente ecclesiastico, ma posso dire che Golser mi ha sempre trasmesso una certa simpatia. Ha partecipato ad alcune cerimonie nei quartieri più popolari di Bolzano, quindi è anche stato in grado di essere concretamente vicino alla gente. I suoi predecessori erano certamente bravissime persone, ma lui è davvero molto amato. L’auspicio, a questo punto, è che la tranquillità di un mandato meno pressante possa consentirgli di curarsi nel modo più appropriato». Francesco Perrone e Nicola Gosio ci affidano i loro pensieri seduti su una panchina di piazza Matteotti. «A essere sinceri bisogna ammettere che è stato il primo vescovo a fare davvero qualcosa per la convivenza. I bei propositi di facciata, infatti, hanno trovato in Golser corrispondenza di comportamenti e non è un caso se la cittadinanza, la politica e la stampa italiana hanno sempre avuto belle parole per lui. Forse non è tantissimo, ma sarebbe bello se tutto questo potesse essergli d’aiuto nella lotta che sta combattendo contro la malattia. La lettera al Papa, infine, è solo l’ennesima testimonianza di una persona che dimostra di non essere ossessionato dalla poltrona o dal potere in un ambiente in cui la carriera ha sempre un certo peso». Chiusura con Maria Felice e Anna Lorenzini: «Chiaramente non lo conosciamo personalmente, ma il messaggio che ha trasmesso e la direzione che ha imposto alla diocesi sono estremamente positivi. Prima di tutto, però, viene il rispetto della salute e se ritiene opportuno rallentare il ritmo dei propri impegni è giusto concedergli una pausa per affrontare al meglio le cure. L’affetto dei fedeli, chiaramente, rimane forte qualsiasi sia la decisione papale».

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Alan Conti

Passa ai cinesi anche il bar Dolores


OLZANO. Una vecchia famiglia di baristi che se ne va e lascia spazio all'arrivo dei cinesi. Quella del bar "Dolores" e dei Paolazzi che dal 1978 ne gestiscono le sorti sembra una storia come tante in città che si portano via un poco di tradizione e lasciano sul bancone una nuova sfida d'immigrazione. In corso Italia, però, si verificano alcune novità curiose: da una parte la sinergia tra i vecchi proprietari e la nuova gestione cinese che, per una volta, si limiterà a pagare in affitto e dall'altra la voglia di Christian Paolazzi di raccontarci "da dentro" come l'arrivo degli asiatici stia cambiando il mondo dei bar. «Arriviamo alla fine di un percorso bello e importante - premette - di cui è stato indubbio protagonista mio papà Giuliano. Negli anni, però, mi sono sempre interessato al fenomeno cinese, soprattutto nel commercio, perché in qualche modo mi sentivo che questo sarebbe stato il nostro futuro». Previsione quantomai azzeccata, ma partiamo dall'inizio ovvero l'apertura delle trattative si cui girano voci, a metà tra realtà e leggenda, di valigette cash pronte a soddisfare qualsiasi richiesta. «La disponibilità di contanti, confermo, è davvero importante, ma la scena da film della valigia è abbastanza mitologica. Di certo, però, non c'è bisogno di grandi trattative: rispetto alla cifra che abbiamo richiesto c'è stato un margine di ribasso davvero contenuto. La capacità di investimento, quindi, è piuttosto importante». Il "Dolores", come detto, rappresenta però qualcosa di diverso. «Sì perché non abbiamo mai messo sul tavolo delle trattative la proprietà del locale - conferma Christian Paolazzi - il che non sempre è gradito ai cinesi che prediligono proprio impossessarsi dell'intero immobile. Ora, riflettendoci, questo modus operandi è praticamente sconosciuto alle altre comunità di immigrati e stranieri». Ci saranno delle ragioni e le voci di popolo sono certamente tra le più fantasiose. «Lo so, si parla di riciclaggio e di mafia, ma credo sia opportuno basarsi sull'esperienza concreta. A me risulta, infatti, che lo Stato cinese abbia predisposto delle misure economiche e di agevolazioni per chi decide di fare imprenditoria all'estero. Sappiamo tutti quali problemi demografici affliggono Pechino, quindi la ratio di questa scelta è abbastanza evidente. Non sorprende più, dunque, che molti di loro continuino a rimanere agganciati, tramite conti bancari o altri strumenti, al sistema finanziario ed economico della Patria di origine e quasi mai a quello italiano. Non dimentichiamoci, comunque, che non si muovono mai a caso e hanno giovanissimi o anziani che vengono pagati per girare le zone di Bolzano e farne una valutazione commerciale. Effettuano così le loro indagini di mercato». L'affitto del bar di corso Italia, però, determina una situazione inedita: bolzanini e cinesi, in una qualche misura, diventano compagni di uno stesso interesse. «Certo - prosegue Paolazzi che dietro al bancone si fa aiutare da mamma Giovanna Cavagna e da Sonia Surace - loro hanno necessità di inserirsi bene in un contesto di un locale particolare perché storico e frequentato da moltissimi professionisti come avvocati o commercialisti e noi, per affetto e affitto, scommettiamo sulla loro professionalità». E' proprio quest'ultimo termine che spesso viene addebitato come mancante in molti locali cinesi. «I due coniugi che subentreranno al nostro posto - conclude Christian - hanno una voglia imprenditoriale encomiabile. In questi giorni ci affiancano e imparano al meglio il lavoro, inoltre parlano con dimestichezza sia l'italiano che il tedesco e su questo sono già un passo avanti rispetto a noi. Abbiamo avuto anche interlocutori italiani tra le ipotesi di successione, ma davvero lo spirito d'iniziativa cinese non l'abbiamo trovato nel nostro gruppo».
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mercoledì 6 aprile 2011

Al «Telefono Genitori» le crisi adolescenziali sono i temi più affrontati


5 aprile 2011 — pagina 28 sezione: Agenda


BOLZANO. Educare i figli è materia che scotta e pensare di farcela da soli è utopia piuttosto evidente. Chiedere dei consigli, quindi, fa parte della normalità di una mamma, di un papà, ma anche dei nonni o di chiunque svolga una qualche funzione educativa. Le risposte che tornano indietro, però, sono spesso frutto dell’altrui esperienza e la maggior parte delle volte non sono accompagnate dal bollino di una preparazione scientifica e professionale. Il Telefono Genitori, però, dal 2004 permette di ricevere dalla cornetta le dritte di pedagogisti, psicologi e psicoterapeuti, con un riscontro positivo tra gli altoatesini.
«Fu una novità introdotta dalla Ripartizione provinciale famiglia e politiche sociali - spiega l’operatrice Maura Morato, sociologa e mediatrice interculturale - e lentamente ha aumentato i contatti fino a diventare un importante interlocutore per madri, padri, ma anche fratelli, nonni, educatori o insegnanti. Di norma ci troviamo al cospetto di problematiche che si intrecciano con la vita quotidiana a scuola e in famiglia, dei bambini e degli adolescenti. Si va da uno scarso rendimento tra i banchi alle difficoltà di “metabolizzazione” della separazione tra i genitori passando per le prime birre o sigarette. Due grandi aree tematiche che dobbiamo spesso affrontare, inoltre, sono le crisi adolescenziali e il rapporto dei bambini con la tv».
Ci sono, poi, quesiti più legati al tran tran giornaliero le cui risposte sembrano scontate e che, invece, tali non sono.
«Qualcuno si domanda, per esempio, quale sia l’ora giusta alla sera per pretendere il rientro a casa o come fare a interrompere i capricci continui del bambino. I nonni, invece, spesso si domandano quando e se sia il caso di immischiarsi nell’educazione dei nipoti. Di per sé sembrano quesiti semplici che, però, necessitano di un’analisi accurata perché comportano delle conseguenze nella crescita di bimbi e ragazzi. Dal punto di vista di noi professionisti del settore, inoltre, questo confronto continuo è anche occasione di crescita e studio cercando, ovviamente, di dare sempre le risposte più giuste».
Il team di specialisti è composto, oltre che da Morato, dai dottori Stefan Eikemann, Umberta Dal Cero, Christiane Mühlhäusler, Tanja Corazza e Alexander Viehweider. Aspetto primario del progetto è il numero verde da chiamare: 800 - 892829, da lunedì a venerdì, ore 9.30 - 12 e 17.30 - 19. E poi c’è il sito www.telefonogenitori.it o la mail consulenza@telefonogenitori.it.

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Alan Conti

Ss.Rosario, 26 alloggi in coop al posto del campetto da calcio


BOLZANO. Ventisei alloggi in cooperativa su parte dell'area dove oggi si trova il campetto da calcio presso la chiesa del Ss. Rosario in via Claudia Augusta a Oltrisarco. È il progetto portato avanti da Confcooperative. Opera degli architetti Giuseppe Turri e Francesco Baravelli, l'edificio vedrà il via ai lavori nel novembre prossimo. «Nell'arco di due anni gli appartamenti saranno a disposizione dei soci», sottolinea il presidente della coop Casa Insieme, Alberto Bocchio, ricordando che attualmente ci sono una ventina di iscritti. Quindi c'è ancora la possibilità di entrare nella cooperativa per chi intende diventare proprietario di uno degli alloggi. «In pratica l'immobile verrà realizzato su buona parte del campetto da calcio ed anche dove ora si trovano alcuni parcheggi realizzati in passato sull'area dove si trovava un distributore di benzina», ancora Bocchio. «Il terreno dove sorgerà l'edificio è stato acquistato dalla parrocchia a prezzo di mercato, quindi gli alloggi restano sì concorrenziali come prezzo, ma un po' meno rispetto a quando si costruisce su terreno pubblico, anche se sempre vantaggiosi rispetto ai costi del libero mercato», ancora Bocchio. Per le auto degli inquilini è previsto il garage sotterraneo, ma sotto la casa - al secondo piano interrato - ci sarà spazio pure per un parking con circa 45 posti, realizzato in cooperativa da destinare a quanti abitano nella zona. «Il nostro edificio fa parte di un progetto più ampio che riguarda l'insieme della superficie di proprietà della parrocchia, con la riqualificazione di altri immobili», afferma Bocchio. «Alloggi sono previsti al pianoterra con giardino, oltre che ai piani superiori, mentre al primo piano sottoterra troverà posto un supermercato», dice il presidente della coop Casa Insieme. Con il denaro avuto dalla cessione dell'area per la casa in cooperativa, la parrocchia avrà modo di iniziare la riqualificazione delle strutture, come l'ex cinema Costellazione, con sala polifunzionale e centro giovanile. Ma anche il nuovo campo da calcio, perché don Gigi Cassaro non ha intenzione di lasciare a mani vuote gli sportivi. Un esempio, quindi, di collaborazione tra parrocchia e Confcooperative nel segno della sussidiarietà, tanto più che la coop edilizia ha intenzione di mettere a disposizione alcuni alloggi a persone diversamente abili, una sorta di messaggio di «responsabilità sociale» lanciato dalla Confederazione delle coperative. (a.c.)
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«Tra i banchi le differenze si mescolano e svaniscono»


BOLZANO. All'interno di una classe terza delle Fermi è bastato interrogarsi sulle proprie origini per dare alla questione dell'immigrazione una luce differente: la quasi totalità degli alunni, infatti, ha realizzato di discendere da migranti. Ecco, quindi, che un nipote di siculi, veneti o piemontesi e un figlio di kosovari perfettamente integrati trovano sì delle differenze culturali nel loro passato, ma anche la vittoria di una stessa identica sfida: quella dell'integrazione. In giorni in cui l'immigrazione è tra le prime voci dell'agenda politica e all'interno di una scuola che con punte del 45% di presenza straniera in alcune classi è certamente tra le più multiculturali di Bolzano, docenti e ragazzi non potevano trovare coincidenza spazio-temporale migliore per presentare il loro lavoro. «Attraverso cartelloni, postazioni multimediali e piccole sorprese - spiega l'insegnante curatrice del progetto Paola Gaetano - abbiamo affrontato le varie ondate migratorie in Alto Adige agganciandole, ovviamente, ai grandi eventi storici. Si va, quindi, dall'italianizzazione fascista agli ultimi arrivi nordafricani, passando per le alluvioni del Polesine, gli sbarchi di albanesi e kosovari, le guerre mediorientali e l'immigrazione asiatica. Ci sono sagome che pendono dall'altro con informazioni e riflessioni, oltre a una sezione dedicata ai racconti dei profughi politici». I protagonisti, però, sono i ragazzi. Spiega Gaia Squarcina: «Abbiamo fatto un percorso stimolante. Mi ha particolarmente affascinato la storia di un profugo che è venuto in classe a raccontare i suoi viaggi e le richieste burocratiche di asilo politico. Una vita di difficoltà». Va fiero delle sue origini sicule, invece, Sebastiano Cannata: «I miei sono di Catania e mi sono molto sorpreso nello scoprire che fino a qualche decennio fa erano i meridionali a essere oggetto delle discriminazioni da parte degli altoatesini. La cittadinanza italiana della nostra provincia, comunque, è formata da immigrati praticamente in tutta la sua interezza e questo deve farci riflettere nell'atteggiamento da tenere nei confronti degli stranieri». Stefan Subotic è nato in Italia da genitori croati e rappresenta alla perfezione la famosa seconda generazione di cui tanto si parla. «Io mi sento cresciuto e appartenente pienamente alla cultura italiana. Dall'altra parte, però, so che è importante non scordare le proprie radici, quindi parlo croato e ogni estate, quando torno in Istria, cerco di confrontarmi e dialogare nella lingua dei miei familiari». Vissuto simile per Orion Hasanramaj, kosovaro «ma dall'età di un anno altoatesino. Evidente che non posso che sentirmi italiano, ma i frequenti viaggi nella mia terra d'origine e lo studio dell'albanese mi aiutano a non dimenticare mai da dove vengo». Interessante anche la disamina di Andrea De Valiere, Angelo Mazza, Fabio Giacomozzi e Mohamed Karwan: «Alcuni di noi hanno genitori veneti, altri sono arrivati dal Marocco e c'è anche chi è andato e tornato da Paesi lontani. Bolzano ha un panorama migratorio estremamente interessante ed è bello trovare il modo di raccontare il passato di tante famiglie e consegnarlo alla storia». Chiusura con l'entusiasmo di Jessica Agnoletto e Jason Mistrolino per «un progetto che ci ha fatto pensare, raccontare e confrontare con la realtà che ci circonda». (a.c.)

Circolo Masetti, problemi da bar e ristorazione


BOLZANO. Un altro mese per il Masetti. Ancora una volta lo sfratto giudiziario per lo storico circolo culturale di via Resia è stato evitato in extremis e posticipato al 2 maggio. Da un punto di vista finanziario, infatti, si è registrata un'apertura da parte della Safin, la società che riscuote 5.000 euro al mese di affitto per la sede dell'associazione, verso la Banca Etica nello specifico e l'Arci nazionale più in generale. Il buco economico da colmare è di circa 50.000 euro. I margini finanziari per salvare il Masetti, insomma, sembrano esserci, ma sul destino del circolo ora si concentra una nuova discussione sul tema caldo della politica culturale del capoluogo. L'ormai ciclica difficoltà dell'associazione, nonostante un cambio di sede che doveva condurre alla svolta, comincia a stufare e proprio dalle parole dell'avvocato del Masetti, Giuseppe Avolio arriva una richiesta precisa. «La mancanza di liquidità - sottolinea il legale - è un fronte che cercheremo di risolvere grazie all'intervento della Banca Etica, ma il circolo ha bisogno di una netta sterzata di gestione e politica». Non è un mistero, infatti, che in via Resia a mancare sia l'aspetto commerciale, traducibile nell'attività del ristorante e del bar. «E' evidente - continua Avolio - che non ha alcun senso mettere in mano alle associazioni dei finanziamenti a pioggia sperando che un presunto core-business come la ristorazione trascini pure la sezione culturale. Proprio al circolo di via Resia, infatti, sta avvenendo il contrario: il culturale deve trascinare il commerciale con i risultati che stiamo vedendo. Non dimentichiamoci, inoltre, che lo stesso procedimento politico era stato attuato al "Plural" caffè delle donne in piazza Domenicani con la conseguente chiusura e fallimento. Si allinea al pensiero dell'avvocato anche Sepp De Vivo, storica voce del circolo di via Resia: «Confermo come sia l'aspetto commerciale a creare problemi». E l'assessore comunale Patrizia Trincanato: «Siamo convinti anche noi, e purtroppo lo abbiamo constatato con il "Plural", che la gestione commerciale sia auspicabile affidarla a un imprenditore professionista del settore». (a.c.)

martedì 5 aprile 2011

Blackhawks, Ducks o Flames: dei tre una


Ducks, Blackhawks, Flames: uscirà da questo trittico, quasi certamente, l’avversario del primo turno dei playoff per i Vancouver Canucks. Vien da dire, scorrendo i nomi delle ipotetiche avversarie, che tutte potrebbero rappresentare sfide, per un motivo o per l’altro, dal sapore del tutto particolare. Partiamo, evidentemente, dall’unica altra franchigia canadese in rotta di collisione: i Calgary Flames. Non è un mistero, infatti, che tra le due tifoserie non corra buon sangue e tra i Vancunian sono tanti quelli che in cima alla lista delle possibili vittime metterebbero proprio i rossi di Calgary. Altrettanto lampante, comunque, il desiderio dei fan della Roger Arena che farebbero volentieri a meno dello scontro diretto giusto perché l’alternativa significa l’esclusione dai play-off, quindi il fallimento stagionale, dei rivali. Meno esasperato, ma certamente teso, il rapporto dei Canucks con i Blackhawks, per lungo tempo autentica bestia nera di Vancouver. Furono proprio gli indiani a spedire fuori dai giochi i canadesi nei playoff della scorsa stagione. Una botta che ha lasciato il segno nell’animo dei Sedin e compagni, incapaci per buona parte della regular season di avere ragione della franchigia di Chicago, uscendo regolarmente sconfitti dagli scontri diretti. Solo l’ultimo match ha invertito la tendenza negativa, abbastanza sorprendente data la stagione in chiaro scuro dei Blackhawks ed estremamente luminosa per i freschi vincitori della President’s Trophy. A questo, chiaramente, si aggiunge il gusto di incrociare le stecche con i campioni della Stanley Cup in carica. Presentarsi alle stazioni successive con lo scalpo degli ex vincitori è sempre un bel biglietto da visita. Altrettanto rognose, invece, si sono dimostrate per la franchigia di Vancouver le papere di Anaheim, spesso capaci di imporsi contro i Canucks. Nelle loro fila, oltretutto, brillano alcuni singoli che possono spostare gli equilibri. E’ sufficiente, infatti, pensare a una prima linea con in campo il centro Getzlaf e l’ala Perry, top scorer della lega davanti a Stamkos (TL Lightning) e Daniel Sedin, per rendersi conto di quanto possa essere pericolosa la squadra dei Ducks. Dei tre, però, solo una godrà, ma a meno di una settimana dalla composizione definitiva della griglia dei playoff vale la pena spendere qualche parola in più sugli avversari della Western Conference in generale. La classifica, al momento, dice che i più pericolosi dovrebbero essere i Detroit Red Wings e i San Josè Sharks, vincitori delle rispettive Divisions. Il ghiaccio, però, per quanto confermi una straordinaria forma degli squali registra pure una flessione piuttosto netta dei Red Wings, complice l’assenza di protagonisti di peso della squadra come Franzen o Datsyuk. Al momento, quindi, sembrano più affilati i denti dei Nashville Predators o dei Phoenix Coyotes, mentre i Los Angeles Kings hanno sempre mostrato un poco la corda nei marche contro i Canucks. Spingendosi ancora oltre si potrebbe buttare l’occhio alle insidie della Eastern con i Washington Capitals e i Philadelphia Flyers su tutti, ma scaramanzia e buonsenso dicono entrambi quanto sia meglio concentrarsi sull’insidioso trittico Blackhawks, Ducks o Flames.

La Lub si apre: nuovi corsi per tutti


04 aprile 2011 — pagina 03 sezione: Cronaca

BOLZANO. Una spallata alla torre d’avorio in cui talvolta si è rinchiuso l’ateneo cittadino. Lo Studium generale, presentato in occasione dell’Open Day dell’università e anticipato dal presidente della Lub Konrad Bergmeister, spalanca il sorriso del rettore Walter Lorenz: «Apriamo le porte a tutte le generazioni, a tutti gli altoatesini che avranno voglia di avvicinarsi al sapere accademico nella sua accezione più universale». La struttura dello Studium generale è quella di un’università popolare: corsi aperti a tutti, semestrali, con possibilità di sostenere un esame e conseguire una certificazione. L’attestato, però, non può rimanere il classico pezzo di carta simbolico. «Ci siamo preoccupati di renderlo spendibile garantendo il riconoscimento dei crediti, totali o parziali, all’interno dei nostri corsi di laurea», spiega Lorenz. Ci sono aperture, in un momento di crisi occupazionale, anche verso il mondo del lavoro locale? «Fin da quando abbiamo ipotizzato di avventurarci in questa proposta, di fatto una novità a livello italiano e internazionale, il presupposto era di contare su contatti decisivi con il tessuto altoatesino. In questo senso abbiamo già richieste di aziende che intendono sfruttare i nostri corsi come autentiche lezioni di aggiornamento per un salto di qualità nella competenza dei propri dipendenti. Le stesse certificazioni, quindi, godono di un certo riconoscimento», risponde il rettore. Per una vota sembra rimanere sullo sfondo la sfida linguistica: «Ma solo in apparenza, perché comunque si tratterà di utilizzare le conoscenze linguistiche come mezzo per veicolare i temi delle lezioni. La nostra prima preoccupazione in questo progetto, però, è certamente quella di avvicinare i bolzanini e i cittadini della provincia all’istituzione dell’ateneo, configurandolo certamente come una ricchezza, ma anche una possibilità di crescita in diversi ambiti e settori professionali. Si sente dire che la Lub è troppo distante dalla realtà in cui è inserita. Con lo Studium generale speriamo di gettare dei ponti intergenerazionali e stimolare delle amicizie tra chi viene per questi corsi e gli studenti delle facoltà». (a.c.)

Passeggiate distrutte Renon protesta: colpa dei bolzanini a cavallo


i Alan Conti
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BOLZANO. Otto anni di discussioni, ma a far traboccare il vaso della pazienza è stato un vero e proprio investimento a cavallo. La famiglia Ramoser, proprietaria dell'albergo "Geyrerhof" di Soprabolzano non ne può più e chiede più rigore contro i «cavalieri della domenica» che, incuranti, distruggono il sentiero pubblico numero 6A, in una zona del Renon estremamente battuta da molte famiglie (a piedi) bolzanine durante i fine settimana. «Alcuni bolzanini benestanti - racconta Kurt Ramoser, proprietario dei terreni - si prendono il cavallo e lo lasciano in affitto nei masi qui vicini per poi farsi delle cavalcate alla domenica. Fino a qui tutto bene, ma da anni utilizzano come percorso sentieri pubblici e passeggiate che oggi, a suon di zoccolate, sono diventati impraticabili per le buche e il fango che si creano». Ramoser fa strada per una passeggiata lungo la stradina, parallela al noto allevamento di lama e alpaca Kaserhof, che a tutti gli effetti è resa impraticabile, in alcuni punti addirittura pericolosa. I Ramoser ma anche, altri albergatori della zona, temono ripercussioni negative sia sul turismo vacanziero sia sugli escursionisti della domenica. «Evidente che è anche un nostro preciso interesse permettere ai visitatori di passeggiare liberamente senza trovarsi di fronte acquitrini, escrementi e buche giganti. La legge del comune di Renon vieta espressamente di cavalcare su terreni non battuti come questo, mentre un'ordinanza provinciale permette il transito solo dove la larghezza della strada è di almeno 1,5 metri. Qui inizialmente la misura non era sufficiente, ma chi pratica il trekking equestre non ci ha pensato due volte ad allargarla artificialmente». Kurt Ramoser racconta un episodio che ha dell'incredibile: «Mio padre Christof è stato investito da una coppia di signori a cavallo. Si era parato davanti a loro per comunicare il divieto di passaggio, ma anziché fermarsi i due hanno proseguito calpestandolo con gli zoccoli e spaventando i cavalli. Uno di loro è un noto avvocato bolzanino che portava alla lunghina un terzo puledro, tutti ovviamente molto spaventati». Pesanti le conseguenze: «Frattura di una costola e alcuni giorni di ospedale per verificare la botta in testa. Si è superata la linea della decenza perché non possiamo accettare che un sentiero diventi pericoloso per l'incolumità di chiunque passeggi e abbia l'ardire di protestare contro chi cavalca a folle velocità. Pensiamo anche alle famiglie e ai bambini che ci raggiungono per la classica scampagnata domenicale». E' lo stesso Christof Ramoser a chiedere «una riflessione a livello istituzionale sul futuro di queste strade forestali perché non è possibile che si permetta indistintamente il transito promiscuo a pedoni, motocross, cavalli e bmx. Bisogna fare delle distinzioni e stabilire regole precise. Noi proviamo a mettere i cartelli con il divieto di passaggio per i cavalieri, ma ogni settimana vengono divelti. Parliamo di una ventina di indisciplinati che arrivano da fuori perché chi abita qui cerca e utilizza strade alternative che non siano i sentieri principali». Le soluzioni, in via teorica, sarebbero due: chiudere il tratto di strada con una staccionata oppure espropriare il terreno. «La prima sarebbe una sconfitta per tutti - spiega Kurt - perché il Renon deve rimanere uno dei luoghi più belli d'Europa per passeggiare nella natura, mentre per la seconda abbiamo dato la nostra disponibilità al Comune, ma solo alla condizione di non battere la terra e regolare per bene il passaggio. Non hanno mai accettato». La famiglia Ramoser, quindi, si sente lasciata sola dalle istituzioni: «Il Comune non si muove, mentre la forestale allarga le braccia e poco altro. Intanto, però, si depaupera una ricchezza importante per il nostro turismo e le nostre attività». L'ultima stilettata in direzione delle istituzioni pubbliche dell'Altopiano Kurt Ramoser la invia parlando dei cervi di cui è allevatore. ‹‹Abbiamo un recinto di cemento, però l'ufficio forestale ci ha denunciato imponendoci di sostituirlo con il legno. Il problema è che in questo modo non siamo in grado di identificare bene quando marcisce e se il cervo dovesse trovare il modo di forzare la protezione scapperebbe. Avete presente l'esemplare impazzito che arrivò in Centro a Bolzano due estati fa? Potrebbe accadere di nuovo».