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martedì 15 maggio 2012

Adunata, in 60.000 in stazione


Alpini a colloquio sui binari della stazione di Bolzano

Sabato giornata difficile per polizia ferroviaria, Trenitali, Rfi e volontari. Quintuplicato il personale, grande attenzione e programmazione del perfetto deflusso domenicale.

BOLZANO. Ondate di alpini a colpi di treno. Fin dalle prime ore del mattino la stazione si è trasformata letteralmente in un tappeto di penne nere. Ieri pensiline e binari hanno sopportato il passaggio di circa 60.000 persone, oggi la grande preoccupazione si chiama deflusso e nel giro di due giorni i treni speciali in transito saranno addirittura 126. I numeri della struttura chiamata a reggere l’urto sono da record per Bolzano: la polizia ferroviaria, comandante da Vincenzo Tommaso, metterà in campo venticinque agenti per ogni quadrante (turno orario) con supporti in arrivo da Trento, Rovereto, Verona, Brennero, Bressanone e Fortezza. L’Ana, dal canto suo, piantona stabilmente i binari con una quindicina di volontari all’interno della stazione per un totale di due turni che coinvolge una trentina di alpini. Per comprendere meglio le proporzioni di quel che sta accadendo, è sufficiente pensare che normalmente il funzionamento della stazione è garantito con quadranti da cinque uomini Polder e i treni regionali o interregionali di passaggio a Bolzano sono circa cento: meno della metà di queste giornate. Le forze umane, dunque, quintuplicano mentre tutto sembra procedere al meglio. "Stiamo cercando di reggere la situazione – spiega Tommaseo – e i miei uomini si stanno comportando egregiamente. Oltre che il classico compito di sorveglianza, infatti, rivestiamo anche una funzione di accoglienza al pari dei volontari Ana che ci stanno fornendo un prezioso aiuto". Trenitalia e Rfi, intanto, hanno mobilitato il proprio personale e, oltre ai normali punti informativi, hanno inviato alcuni operatori a girare per le pensiline dotati di apposito giubbotto di assistenza per chiunque avesse domande o interrogativi. All’interno dei treni, carichi al limite della portata e in gran parte di provenienza dal Triveneto, il servizio di controllo sarà garantito dagli stessi agenti Polfer di supporto in arrivo e di ritorno dalle città limitrofe, anche se chiaramente non è semplice gestire vagoni tanto affollati. Per ora, comunque, tutto il sistema tiene e gli unici piccoli inconvenienti sono stati una scazzottata tra pregiudicati venerdì notte e un lieve malore accusato da una passeggera che ha richiesto l’intervento dell’ambulanza. Le tante biciclette ammassate alla struttura, invece, sono state rimosse per permettere il passaggio delle persone e stipate in un magazzino adiacente alla stazione.
 Oggi, comunque, sarà un’altra prova del fuoco che preoccupa un poco i responsabili. "Stiamo predisponendo un quadro molto preciso e organizzato per le partenze dalla città – ancora Tommaseo – in perfetta collaborazione con Trenitalia". Dopo una primissima mattinata che dovrebbe vedere l’arrivo delle ultime penne nere delle zone più vicine per la sfilata, infatti, scatterà il piano deflusso. Le tre entrate principali saranno adibite al solo verso di entrata, mentre per l’uscita si utilizzerà l’ex deposito bagagli. I flussi, infatti, saranno quasi esclusivamente in uscita e la preoccupazione è che un eccessivo affollamento possa portare a pressioni o situazioni pericolose a ridosso dei binari e alla salita sui mezzi. L’obiettivo, quindi, sarà di cercare il più possibile uno scaglionamento dei viaggiatori in uscita aiutati, magari, dall’organizzazione stessa della sfilata che prevede una certa distanza tra un gruppo e un altro. Ruggero Passalongo, volontario Ana, butta acqua sul fuoco: "Abbiamo gestito tante Adunate e riusciremo a garantire normali partenze anche domani. Certo, staremo fino a tarda notte, ma tra alpini una soluzione si trova sempre. L’interesse generale, comunque, è concentrato su come raggiungere Merano, le valli vicine o i vari punti turistici. Le penne nere hanno subito voglia di scoprire l’Alto Adige".
Alan Conti 

FOTOGALLERY:
Arrivato un treno di alpini

Prima operazione: uno sguardo alla cartina

Piazza Stazione sabato mattina

Già si comprano i biglietti per il ritorno

Penne nere scrutano i tabelloni

Veci, pellegrinaggio alla Huber

Un'immagine d'epoca della Huber
Alla caserma di viale Druso un continuo viavai di penne nere curiose di riscoprire i luoghi della naia. Gli inflessibili militari, però, fino all'ultimo non aprono i cancelli.



BOLZANO. Per un paio di giorni si sono dati periodicamente il cambio, appollaiati al cancello giallo e verde cercando di comprendere i perché di tanta chiusura. La caserma Huber è costante meta di pellegrinaggio dei veci che dietro quelle mura di viale Druso hanno passato dodici lunghi mesi di naia. Vogliono vedere come è cambiata, rispolverare emozioni gettando lo sguardo su un qualche particolare rimasto intatto nel tempo, ma solo ieri pomeriggio hanno potuto farlo liberamente. Oggi, infatti, la naia non c’è più e dietro le piccole cabine all’ingresso ci sono solo militari professionisti: per loro sbarrare il passo a chiunque non sia autorizzato è prima un ordine e poi un lavoro, zero sentimentalismi. Paradossalmente l’eccezionalità della festa alpina rimane fuori dall’uscio proprio nella caserma delle penne nere. I pensionati delusi che allungano il naso tra le sbarre fanno stringere il cuore: qualcuno prova addirittura a mostrare ai piantoni le foto d’epoca con una supplica: "Guardi, 40 anni fa ero lì al suo posto, le chiedo solo una sbirciatina veloce. Ricordo ancora gli inverni passati in questo piccolo spiazzo a guardare la gente che passava, immaginarsi le loro vite e comunque godersi un’esperienza preziosa. Sono momenti che si apprezzano di più una volta cresciuti". Nessuno spazio, però, per la nostalgia dall’altro lato che veloce deve essere la reprimenda perché la mano, no, il vecio non deve metterla così vicino alla cabina: se ne resti al suo posto. Nel pomeriggio di ieri, finalmente, il parziale rompete le righe con gli alpini accettati nella caserma: un tuffo nei ricordi per chi ha avuto la fortuna di arrivare al posto giusto nel momento giusto. Per gli altri ci sarà una prossima volta, ma quanto distante appare l’accoglienza festosa degli attendamenti con quel signore invitato a non recarsi all’interno della Huber con i pantaloncini corti perché "potrebbero esserci delle autorità". Lo spirito dell’Adunata è libero per la città, non sta in caserma.
Alan Conti

Perona: "Le bandiere dalle case tedesche il simbolo più bello"


Corrado Perona, presidente Associazione Nazionale Alpini
Il presidente nazionale dell'Ana durante l'Adunata. "Non siamo venuti a fare politica e Bolzano l'ha capito. Siete una città che ho nel cuore, la capitale degli alpini"

BOLZANO. "Le bandiere tricolori esposte dalle famiglie del gruppo linguistico tedesco sono il simbolo più bello di questo Adunata". Corrado Perona, presidente nazionale dell’Ana, saluta Bolzano con un misto di entusiasmo e orgoglio per una manifestazione che dopo tanti anni torna in una delle sue case preferite. La sede del Comando Truppe Alpine, una lunga storia di naia e attività nelle caserme altoatesine regalano a questa Adunata un prestigio speciale: nessuno spazio, quindi, alle polemiche politiche. Dopo aver conferito alla caserma Huber i riconoscimenti agli alpini operatori del Son, Perona scambia due parole con il sindaco Luigi Spagnolli e poi ci accoglie a braccia aperte. Ha voglia di parlare ai bolzanini e dire grazie a tutti, specialmente a chi parla un’altra lingua.
 Perona finalmente ci siamo: l’Adunata è tornata a Bolzano.
 "Siamo davvero molto contenti e la città sta rispondendo benissimo. Per l’Ana era importante tornare in questa terra che rappresenta qualcosa di speciale per gli alpini. La storia del nostro corpo ha attraversato le vostre città, arrampicato le vostre montagne e vissuto le vostre valli. Dal lontano ’49 c’era il desiderio di tornare qui. Personalmente ritengo Bolzano come Aosta: il Comando Truppe Alpine da voi e la scuola da loro avvicinano queste città al mio cuore. La ricorrenza dei 140 anni del corpo degli Alpini aggiunge ulteriore importanza".
Di traverso, però, si era messa la politica e più di qualche alpino è partito preoccupato. Il calore dei bolzanini ha sorpreso molti. Lei?
"No, no (ride), io vi conosco bene e so quanto abbiate desiderato questo appuntamento. Non avevo alcun dubbio in questo senso perché Bolzano è assolutamente città di buon senso. L’Adunata sta procedendo al meglio e ora ci concentreremo sul momento clou della sfilata: dovrà essere la solita, ordinata ed emozionante cerimonia".
Famiglie tedesche hanno esposto il vessillo tricolore al balcone per darvi il benvenuto. Un bel gesto.
"Di più, il miglior simbolo di questo evento bolzanino. Vede, noi non siamo venuti con un’ottica spaccatamente nazionalista, anzi invitiamo tutti a una visione più ampia, europea. Sentirsi partecipi della festa senza preconcetti è un grande risultato. In questi giorni abbiamo reso omaggio ai caduti della guerra: non abbiamo mai distinto tra “nostri” caduti italiani e “loro” caduti austriaci, per noi sono uguali. Dobbiamo trasmettere dei valori ai giovani e il superamento delle barriere etniche è certamente uno dei più importanti".
Il Comune, dal canto suo, sta perdendo la lotta ai trabiccoli. E’ inevitabile?
"Purtroppo sono anni che cerchiamo di eliminare questa tradizione che riteniamo inutilmente pericolosa. L’entusiasmo e la gioia vanno benissimo, ma gli eccessi non ci piacciono. Sappiamo che in Zona Industriale, talvolta, è stato superato il limite e ce ne scusiamo. Va anche detto, inoltre, che in molti si aggregano alle situazioni mettendosi semplicemente un cappello con la penna in testa. Per essere un alpino, però, serve anche altro. Il lavoro instancabile del Son e il dialogo con le istituzioni cittadine, in ogni caso, sono eccellenti e contiamo di ridurre al minimo qualsiasi disagio. Ci teniamo particolarmente che le Adunate lascino un bel ricordo anche nei giorni immediatamente successivi alla sfilata: intendiamo rendervi Bolzano come l’abbiamo trovata, se non meglio".
Alan Conti

lunedì 14 maggio 2012

Adunata, la stecca va a Piacenza


Il presidente Ana Alto Adige Scafariello passa la stecca a Plucani

Il simbolo della manifestazione passa di mano e sancisce la fine ufficiale dell'evento. Bolzanini emozionati, qualcuno in lacrime: ora tocca alla città di Piacenza

BOLZANO. E’ il simbolo delle Adunate che passano di mano in mano, di città in città, ma è anche l’atto conclusivo che scrive ufficialmente la parola fine su una manifestazione che ha cambiato Bolzano. La stecca dell’Ana, una sorta di elegante cavalletto di legno con un’iscrizione centrale riportante le varie Adunate della storia, è passata ieri sera in piazza Mazzini dalle mani del presidente della sezione Alto Adige Ferdinando Scafariello e del sindaco Luigi Spagnolli a quelle dell’organizzazione di Piacenza. Sono 1.500, infatti, gli alpini emiliani che hanno partecipato alla sfilata cittadina con un occhio, chiaramente, molto interessato a tutto quello che accadeva intorno. Doppio percorso per loro: prima come sezione normale, poi dietro allo striscione “Arrivederci a Piacenza”. Capogruppo istituzionale il sindaco Roberto Reggi che ha materialmente preso in consegna la stecca assieme al presidente Ana locale Bruno Plucani, accompagnato dal presidente della Provincia piacentina Massimo Trespidi. In supporto una delegazione di una ventina tra sindaci e amministratori di tutto il territorio interessato dall’Adunata numero 86: già pronti percorso e compiti organizzativi per il maggio del prossimo anno. "Siamo a buon punto – dichiara Plucani – ma devo ringraziare Bolzano per il supporto che ci ha fornito in questi giorni. Nonostante una manifestazione complessa da gestire, infatti, hanno trovato il tempo di coinvolgere la nostra delegazione mostrando loro quali possano essere le difficoltà da gestire".
 Da oggi, dunque, tocca a loro e ai bolzanini resta un senso di vuoto proporzionale alla soddisfazione per una settimana che ha comunque scritto la storia della città. Visibilmente emozionati Scafariello e i nostri veci dell’Ana Alto Adige arrivati al passaggio della stecca dopo una sfilata di un’intensità incredibile per le strade della Bolzano popolare. "E’ stata una giornata indimenticabile – hanno sottolineato sia Scafariello sia il sindaco Luigi Spagnolli dopo un toccante ammainabandiera – che Bolzano ha accompagnato con una passione e una partecipazione incredibili. Abbiamo tutti creduto in un evento che ha cambiato la città e chissà che un giorno non possa riproporsi".
 I cittadini, rimasti a migliaia in piazza Mazzini per strappare anche l’ultimo morso di un’Adunata che ha riempito i cuori e le strade, hanno salutato un pezzo di legno che prima nemmeno conoscevano e ora lasciano con un sasso nello stomaco. "Le dico la verità – ci racconta un padre di famiglia con gli occhi lucidi e il fazzoletto in mano – io sono tra quelli che inizialmente voleva scappare. Con il passare delle settimane ho deciso di assecondare la curiosità e rimanere a Bolzano, ma sempre accompagnato da una punta di diffidenza. Oggi mi trovo a piangere salutando una festa che ha davvero cambiato la nostra città: l’Adunata è sempre un evento importante per chi la ospita, ma questa volta ha scritto la storia. Non esserci sarebbe stato un rammarico incancellabile".
 Un anno fa in piazza Castello a Torino il presidente Ana della sezione torinese consegnò la stecca a Scafariello con un semplice auspicio: "Ti auguro solo che tra un anno ti ritroverai a sentirti come sono io adesso, rammaricato che tutto sia finito". E’ stata una profezia.

Alan Conti

"Sfilano i nostri" e Bolzano ringrazia


Lo striscione della sezione Ana Alto Adige
La città omaggia la sezione Ana Alto Adige e per le strade esplodono gli applausi. Gioia, commozione, applausi e abbracci: i veci si gustano la loro passerella.

Gli applausi non sono tutti uguali. Ne sono scrosciati tanti ieri lungo le strade di Bolzano calpestate da centinaia di migliaia di alpini di tutto il mondo, ma gli ultimi avevano un suono particolare, un sapore speciale. Sono circa le 20 quando la sfilata volge al tramonto e nella coda di via Milano si dispone la seziona Ana Alto Adige: 40 gruppi, 3.200 soci, 300 amici degli alpini rappresentati da circa quattrocento penne nere con l’orgoglio di sfilare nella propria casa ordinati in fila per nove. E’ grazie a loro, presidente Ferdinando Scafariello in testa, se Bolzano ha vissuto una settimana che ne ha cambiato la storia, le strade, i cuori e il modo di guardarsi allo specchio. Visti così sembrano un gruppo di amici, elegantissimo, che si ritrova per una passeggiata ufficiale: sono uomini semplici, hanno fatto un miracolo lungo anni ma non lo danno a vedere, sono alpini. Dentro, però, le farfalle nello stomaco sono come le penne nere in città: incontenibili. L’inseguimento di anni a un’Adunata riportata nella culla delle Dolomiti 53 primavere dopo l’ultima, i timori di un evento delicato, la logistica, l’organizzazione, la disponibilità totale e la gioia di scoprire risultati forse inaspettati si fanno sentire. Per molti si è chiuso ieri un cerchio importante: gli occhi diventano lucidi a tutti in questi momenti.  
 In testa al gruppo il classico striscione con la scritta “Alto Adige”, nel mezzo i gonfaloni delle città di Bolzano e Bressanone oltre alle varie sezioni accompagnate dalla musica. In chiusura, ecco le 140 bandiere tricolori del Servizio d’Ordine Nazionale che sfilano con i militari della Huber. Il numero, ovviamente, non è casuale, ma ricorda l’importante ricorrenza dalla nascita del corpo delle penne nere.
"Siamo riusciti a coronare un sogno – confida Scafariello – e tutto, dalla risposta della città al tempo, è andato come meglio non poteva. Alla fine supereremo quota 300.000 presenze per un evento che siamo contenti di aver donato a Bolzano al meglio delle nostre disponibilità. Ovviamente l’emozione di sfilare in mezzo alla nostra gente è stata fortissima. E’ stato per noi un momento di rilassamento totale. Ora spero davvero che Bolzano possa aspettare meno di cinquant’anni per la prossima Adunata, ma di certo il presidente che la organizzerà non sarò io".  Attira la curiosità, invece, don Damiano Elmisi Ilari, parroco di Don Bosco e alpino convinto. Cammina in un insolito abito da prete sormontato dal cappello con la penna: "Oggi ho portato in giro nella mia città i valori di queste due istituzioni che hanno molto in comune. Ovviamente c’è grande sentimento perché per tutti noi non si tratta di un’Adunata come le altre: qui dentro c’è il cuore e la passione di moltissimi anni. La città, fino all’ultimo passo, si è dimostrata fantastica. Sapevamo che nell’ambiente alpino qualcuno nutriva qualche dubbio sull’Alto Adige, ma in questi giorni è stato tutto uno sfilare di persone che si erano ricredute. Si sono innamorati anche loro".  "L’Adunata in casa non la si vive come le altre – gli fa eco Ildo Baiesi che ha tessuto i rapporti con l’Ana nazionale prima e dopo l’assegnazione – perché bisogna lavorare il doppio. Bisogna sempre essere pronti al servizio, si è alpini con grande intensità. Raccogliere questo applauso, però, è stato fantastico: quello che con una mano dai con l’altra lo riprendi". E’ vero, non si sono risparmiati e Bolzano se ne è accorta: li chiamano “i nostri” come si fa con le squadre di calcio, le Nazionali o i personaggi particolarmente amati. Partecipazione totale per cittadini che hanno capito come quello fosse il momento dei ringraziamenti ai veci che, paradossalmente, nel momento più ufficiale trovano il tempo di rilassarsi e guardare intorno cosa hanno combinato. Ai bordi esplodono i battimani, sui balconi sventolano i tricolori e si ammassano le famiglie, vicine, molte abbracciate. I balconi sono tutti uno sventolio di vessilli, saluti e scatti delle macchine fotografiche. In tantissimi si commuovono, senza distinzione di età o sesso. Via Milano è un boato, piazza Matteotti si spella le mani e assiste a un festoso lancio di fumogeni, via Torino urla, via Roma saluta la sezione dopo averla attesa con cori da ola, mentre i corsi Italia e Libertà sono le ali del tributo sul rettilineo finale con i palazzi che sembrano voler stringere le strade ancora di più. Qualcuno era preoccupato per alcune carreggiate strette: come molte cose di questa Adunata è stato invece un sorprendente vantaggio nell’amplificare l’emozione. Piazza Tribunale, piazza Adriano e piazza Mazzini, infine, si sono alzate in piedi per omaggiare la nostra sezione formata da presidenti, sindaci, politici, assessori, direttori di associazioni, semplici amici e conoscenti: chiunque ha avuto qualcuno per cui battere le mani, ma nessuno lo ha fatto per un singolo. Periodicamente si alza l’incitamento ritmato per Bolzano: l’orgoglio di una città in uno striscione. In fondo arriva sempre un momento di dirselo: siamo stati bravi. Tutti.
Alan Conti

FOTOGALLERY (Tutte le foto sono a disposizione purchè se ne citi la fonte o il giornale Alto Adige):
Ammassamento nel settore 7 in via Milano

Lo striscione di Arrivederci a Piacenza

La sezione pronta alla partenza

Applausi in via Milano

La testa della sezione

Tripudio dai balconi

Parte della Autorità

Striscione eloquente

Son e Huner con i 140 tricolori commemorativi



sabato 12 maggio 2012

Adunata, davanti al Museion un "reggi-pignata" a regola d'arte


Leo Canton davanti al reggi pignatta artistico

La sezione Crocetta del Montello (Tv) accampata davanti al museo d'arte contemporanea propone un cimelio da vedere. Tra i bolzanini grande curiosità anche se non è costato milioni di euro...

 "Noi siamo davanti al Museion non c’è posto migliore per esporre la nostra opera d’arte". Leo Candon parla a nome del gruppo alpini Crocetta del Montello (Treviso) e ci presenta un “reggi-pignata da polenta” davvero particolare. Al di là dell’immancabile goliardia si tratta di un cimelio di tutto rispetto che la sezione trevigiana ha messo in esposizione per bolzanini e visitatori nel frequentato passaggio verso via Dante del Lungotalvera Alpini. "Si tratta di una composizione formata da un elmo di un militare austroungarico della prima guerra mondiale infilato in una pala italiana usata nel periodo bellico. L’attrezzo era corto perché il re aveva deciso di proporzionarlo alla sua altezza" e giù risate. Tutto intorno alla struttura, però, si snoda il filo spinato delle recinzioni militari "e i tre piedi sono proprio le spirali che si utilizzavano come sostegno dei recinti. Noi, poi, ci abbiamo aggiunto il cordino e la pentola da polenta. Scommettiamo che facciamo più visitatori del Museion?".
Alan Conti 

Foto di gruppo per la sezione di Crocetta del Montello

Tricolori e cimeli: le vetrine di Bolzano salutano l'Adunata

Bolzano saluta con entusiasmo gli alpini
I negozianti danno vita a un museo tra ricordi e tricolori. Spopolano cartoline e creazioni artistiche su tutte le strade, mentre il cappello con la penna finisce dappertutto


 BOLZANO. Un museo a cielo aperto abbellito da un’esplosione di tricolori. Le vetrine dei negozi bolzanini accolgono l’Adunata degli Alpini con uno slancio raro e, passeggiando nei quartieri popolari, bastano alcune sbirciate per un tuffo nella naia che fu. Sono tanti, infatti, i commercianti che hanno deciso di consacrare il proprio spazio espositivo ai ricordi di qualche alpino in famiglia: papà, nonni, bisnonni, qualcuno addirittura il titolare del negozio. Cimeli, fotografie, oggetti della prima o della seconda guerra mondiale, uniformi e, logicamente, cappelli con la penna la fanno da padroni. Ne nascono, talvolta, improbabili e curiosi abbinamenti. Le scarpe col tacco o la profumeria femminile, per esempio, non sono propriamente oggettistica da caserma, ma l’Adunata è anche questo: il militare che si fa popolare.
 Naturalmente una simile festa è anche un’occasione per i creativi e tra questi c’è sicuramente Carlo Zanella di “Zanella Actiwear” in via Torino che con il polistirolo ha ricreato un vero e proprio ambiente alpino. "E’ un omaggio alle montagne che forgiano il carattere dell’Alpino". Poco più in là l’abbigliamento “New Time” espone l’uniforme intera e la bandiera portata dal titolare Lampaca in Afghanistan: vestiti che raccontano una storia. Identica funzione per le foto e i cimeli esposti dalla ferramenta “Zanoni”, mentre il bar “Cin Cin” si è fatto aiutare dagli storici avventori nel creare una gigante penna nera celebrativa appesa sul balcone soprastante il locale. Linea trendy, invece, da “Cioè” che con abiti fashion ripropone il tema tricolore, mentre dalla “Casalinga” fa bella mostra di sé l’ormai celebre moka dedicata all’Adunata. Colori nazionali giganteschi anche da “Fuganti” e a corredo del classico cappello con gadget al bar “La Cubana”. Cimeli della prima guerra mondiale, invece, abbelliscono l’esposizione di Aros. "Sono di mio suocero – spiega Angelo Curia – e sono oggetti che raccontano la storia". Nota d’amore al bar “Nello” dove una gigantesca vignetta ritrae un Alpino con il suo mulo che pensa alla bella moglie: tocco ulteriore il mulo apposto in entrata. In via Milano il cappello si concede un trittico al femminile: con i ciondoli alla profumeria “Rosy”, nei gomitoli da “Stoffe e…” e tra le scarpe di “Nero Giardini”. Da “Max Fort”, invece, ecco un curatissimo manichino drappeggiato di tricolore che, poco più in là, ritroviamo nelle curate vetrine di “Cartomania” e “Mode Karin”. Enorme, invece, il cappello che abbellisce l’entrata dell’enoteca “da Maurizio” in piazza Don Bosco, ma la più grande vetrina tematica è certamente quella predisposta dalla ferramenta “Il Bullone”, dove il titolare Fabrizio Lonardi ha spolverato foto, bandiere e cimeli del suo passato da paracadutista. Qui il cappello saluta tra brugole e pinze, restituito alla sua mascolinità.  
Alan Conti



Son, in un camper il cervello dell'Adunata


Il Servizio d'Ordine Nazionale davanti al camper telecomunicazioni

E' il servizio d'ordine nazionale che pattuglia tutto il territorio con 220 alpini rodati da decine di Adunate e situazioni di emergenza. Dal caravan passano tutte le informazioni e le forze dell'ordine si rivolgono a loro... 

BOLZANO. Una città allegramente sottosopra, migliaia di camper, centinaia di attendamenti, decine di trabiccoli e tutto si riconduce a un singolo, fondamentale, caravan. Sembra impossibile eppure all’interno della caserma Huber troviamo la testa di questo straordinario polipo che è l’Adunata degli Alpini: Il Servizio d’Ordine Nazionale, noto come Son. Due antenne altissime captano i segnali delle squadre dislocate su tutto il territorio urbano e dentro il mezzo della sezione Lecco confluiscono le informazioni dalle strade, dai campi, dalle palestre, dagli attendamenti e, soprattutto, dalle cerimonie ufficiali. Il maresciallo Guido Chierichetti (che lascia la vetrina ai suoi uomini) e il primo capitano Alfredo Nebiolo coordinano un team di 220 persone, diviso in squadre formate da 7-10 alpini distribuite in ogni angolo di Bolzano. Provengono da varie città, ma sono una squadra di ferro, rodata da una decina di Adunate passate insieme e, soprattutto, operazioni di emergenza come alluvioni o terremoti. Le forze dell’ordine locali, tanto per intenderci, si rivolgono a loro per districare matasse complicate come gli accampamenti abusivi: loro sanno come si parla, da alpino ad alpino. Tra loro anche la coppia Alessandro Mazzoni e Sandra Bagnoli che tra un mese diventeranno genitori, ma non hanno voluto rinunciare a questa emozione.
 "Gestiamo tutto – spiega Nebiolo – dall’arrivo alla partenza passando per le manifestazioni ufficiali, ammassamento, sfilata e scioglimento. Domenica sarà il giorno più emozionante in assoluto, anche se la marcia della bandiera di guerra è sempre carica di emotività". La manifestazione di domenica è l’unica occasione in cui il prezioso camper valicherà il cancello della caserma: "Prima delle 7 – spiega Silvano Riva - saremo già sotto la tribuna centrale. Avremo squadre posizionate lungo tutto il percorso a garantire la sicurezza e chiuderemo il corteo riprendendo mano a mano tutti gli uomini. I militari di stanza qui a Bolzano, però, ci hanno chiesto di sfilare con noi: è stato un grandissimo attestato di stima".  Tende abusive, lotta ai trabiccoli e furtarelli sono pane quotidiano del Son. "Sì, è vero – continua Riva – ma ci sono delle differenze. Sugli accampamenti liberi spesso la municipale chiede a noi di intervenire perché sappiamo come porci con gli alpini, ma generalmente il buon senso basta e avanza, anche perché la nostra tradizione impone di lasciare lo spazio in condizioni migliori di come lo si è trovato. Non a caso in molti tagliano l’erba e la sistemano prima di partire". Trabiccoli e furti? "I primi sono una preoccupazione di ogni Adunata, ma di difficile gestione. Per ora ne abbiamo sequestrati quattro. I furti, invece, sono piuttosto rari anche perché si rischia grosso a farsi scoprire da un alpino qualsiasi a borseggiare. Fino ad oggi, comunque, l’unico caso registrato è relativo a un 17enne pizzicato a rubacchiare". Bolzano, intanto, risponde in modo sorprendente: "La città ci ha accolto con calore – conferma Mazzoni - ringraziandoci in ogni occasione. Ha capito che non siamo assolutamente una prova di forza italiana, anzi, ci sono partecipanti tedeschi che tutti gli anni ci raggiungono. Non mettiamo la politica dove non deve trovare spazio". I tre grossi nodi gestionali, adesso, si chiamano afflusso, sfilata e scioglimento. "Molti alpini devono ancora arrivare – la previsione di Riva – quindi l’organizzazione va sempre più affinata. La sfilata, invece, è un’emozione unica e conteremo 85.000 partecipanti in fila per 9 anziché 11 a causa di alcune strade strette. I bolzanini devono partecipare perché sarà indimenticabile. Lo scioglimento, invece, prevede quasi sempre partenze immediate e il 70% degli alpini lascerà la città domenica sera. I campi, generalmente, possono rimanere occupati ancora per un paio di giorni, ma vi restituiremo una Bolzano perfetta, senza dubbio". A quel punto potrebbe arrivare la nostalgia: "A Trieste hanno patito una sorta di sindrome da nido vuoto. Se sarà così anche per voi vorrà dire che oltre alle strade vi avremo anche riempito il cuore".
Alan Conti

FOTOGALLERY (Tutte le foto sono a disposizione purchè se ne citi la fonte o il giornale Alto Adige):
Edoardo De Zanet, Serena Bagnoli (in dolce attesa) e Alfredo Nebiolo

Silvano Riva ci mostra l'interno del camper telecomunicazioni

Il Son al lavoro per garantire l'ordine dell'Adunata


L'anima di Oltrisarco dentro l'Adunata


L'attendamento in piazza Nikoletti

Gli alpini ospiti del quartiere ne acquisiscono subito lo spirito orgoglioso. Al Mignone penne nere e bambini si divertono assieme e agli esercenti sembra di vivere un sogno.

BOLZANO. La capacità di adattarsi è sicura qualità degli alpini, ma l’assorbimento immediato del tessuto sociale di una città è sorprendente novità. L’Adunata, Bolzano lo sta capendo, sconvolge allegramente i rioni, tuttavia Oltrisarco regala spunti inaspettati. In una manciata di giorni, infatti, le sezioni alpine di stanza nel quartiere hanno fatto proprie alcune caratteristiche storiche del rione: orgoglio, amicizia e senso di appartenenza ad un paese nella città. Dal Mignone al Campo Coni, passando per piazza Nikoletti o gli attendamenti nei fazzoletti verdi di via Claudia Augusta, ci si sente davvero in una cittadella protetta e distinta dal fiume. La risposta di Oltrisarco, questa più prevedibile, è stato uno scoppio di amore per le penne nere che ha coinvolto tutte le generazioni, dai bambini agli anziani passando per gli adulti. Gli esercenti salutano un evento di simile portata lungo la centrale via Claudia Augusta come un messia atteso da decenni e gli abitanti si mangiano con gli occhi scene e sensazioni che sanno essere pressoché irripetibili nella Bolzano cartesiana. C’è poi quel curioso pellegrinaggio nella zona della vecchia caserma Mignone: molti alpini hanno fatto la naia qui e tornano per vedere cosa e come è cambiato.
 E’ in piazza Nikoletti che incontriamo la prima storia da raccontare: le sezioni di Alessandria e Bergamo picchettano le tende fianco a fianco. "Ci siamo conosciuti in occasione dell’alluvione piemontese – spiega Bruno Pavese – e da allora le Adunate le passiamo sempre insieme. Noi arriviamo un paio di giorni prima e controlliamo che la zona non venga occupata, poi aspettiamo i bergamaschi". Tra di loro anche la moglie Laura Vercelli, tocco femminile piuttosto raro negli attendamenti. "Non posso mancare – racconta contenta – e la domenica sono tra i primi ad arrivare in tribuna alla sfilata. Il quartiere di Oltrisarco ci ha accolto splendidamente. Sappiamo di essere in una piazza completamente nuova che ha bisogno di essere ravvivata: bene, siamo qui apposta" e giù risate. Lungo via Claudia Augusta, quindi, i sorrisi non mancano e alfiere dell’entusiasmo è senz’altro Franco Boaretto, titolare del bar “Punto 36”: "Bello, bello, bello" il triplice grido di gioia. "Finalmente Oltrisarco è al centro dell’evento, i suoi abitanti sono totalmente coinvolti e noi lavoriamo benissimo. E’ una festa che fa bene a Bolzano, al quartiere e al gruppo italiano". Al tavolo della vicina enoteca “Cantinota” il gruppo Ana di Badia Polesine (Rovigo) ci racconta di una splendida commistione con la città. "I ragazzi del Vke – le parole di Daniele Candian – hanno passato la notte con noi alpini e ci siamo scambiati aneddoti, giochi e risate. E’ stato un momento formativo per noi e per loro: ci hanno addirittura preparato dei panini con la nutella. Ci avevano descritto una Bolzano ruvida, poco contenta di ospitarci, ma ogni minuto che passa ci stiamo accorgendo di quanto fossero previsioni completamente sballate". L’attendamento del parco Mignone è forse quello che più di tutti avvicina famiglie residenti e penne nere. La contiguità con i giochi rionali e la stessa casetta del Vke rendono questo fazzoletto di verde un divertente laboratorio di convivenza improvvisata. "E’ fantastico – commentano gli alpini vicentini che hanno montato una struttura capace di ospitare ottanta persone – perché assaporiamo la vera atmosfera bolzanina. Ci state ospitando egregiamente e la possibilità di essere vicini ai bambini è una ricchezza in più. Dopo la caduta dell’obbligo della naia, infatti, le Adunate sono un’occasione per trasmettere alle generazioni alcuni valori importanti che sono a fondamento dell’alpinità. Generosità, voglia di fare sempre del proprio meglio, rispetto, grinta: sono il nostro meritato regalo per Oltrisarco".
Alan Conti 

FOTOGALLERY (Le foto sono tutte a disposizione purchè si citi la fonte o il giornale Alto Adige):
Attendamento parco Mignone, lato nuovo

Attendamento parco Mignone, lato casetta Vke

Attendamento rotonda via Santa Gertrude/via Roma/via Claudia Augusta

Attendamento rotonda via Santa Gertrude/via Roma/via Claudia Augusta

Gruppo alpino di Badia Polesina alla "Cantinota"

Auto dall'indubbia destinazione

Gruppo Tavernelle di Vicenza al Mignone

Gruppi Bergamo e Alessandria attendati in piazza Nikoletti

Cappelliera da campeggio

Attendamento area cani via Roma

Trabiccolo tricolore su ponte Roma

venerdì 11 maggio 2012

Don Bosco abbraccia l'Adunata


Don Bosco sarà il quartiere dell'ammassamento di domenica

Il quartiere si emoziona mentre gli esercenti puntano l'obiettivo sull'ammassamento di domenica mattina. Gli alpini alla scoperta della Bolzano popolare: "Oltre ogni previsione"

BOLZANO. Curiosità, allegria, speranza, orgoglio e timore: Don Bosco guarda in faccia l’Adunata e si scopre una pentola di emozioni. I campi ai parchi Firmian, Europa e all’angolo tra via Alessandria e via Bari sono il centro dell’interesse. I residenti e, logicamente, le penne nere puntano dritti agli attendamenti in un’atmosfera piuttosto festosa. L’idea di un evento che finalmente sposti il proprio baricentro dalle strade del centro storico ai quartieri popolari regala anche qualche malizioso sorriso di rivincita. Gli alpini più timorosi, quelli del “chissà come ci accoglierà il feudo tedesco di Bolzano”, strabuzzano lo sguardo con viva sorpresa seguendo i tanti tricolori e gli attestati di stima dei residenti. Gli esercenti, intanto, focalizzano il mirino sull’ammassamento di domenica, in attesa dei gruppi di stanza in Zona e con la speranza di non aver avuto gli occhi più grandi del piatto nella stima degli ordini.
 Albino Piantoni, Giuseppe Savarini e Giuseppe Pagani del gruppo di Palazzolo insediato al parco Europa sono immersi nella lettura del nostro giornale. Dietro le pagine spuntano solo tre penne nere. "Siamo curiosi di come la città ci accoglie, quindi ci divoriamo tutti i racconti. In questi primi giorni ci concediamo delle visite, ma questo quartiere ci ha accolto splendidamente". Nel parcheggio dei campi Resia, invece, troviamo Roberto Di Tommaso e Sergio Sandre, rispettivamente di Palmanova (Udine) e Treviso. "Splendida posizione, nel cuore della popolare via Resia. Ieri abbiamo fatto amicizia con alcuni giovani calciatori e dobbiamo fare i complimenti a Bolzano perché per la prima volta i servizi sono funzionanti fin dai primi giorni". Nel parco di Firmian, intanto, un gruppo di Salò (Brescia) alza il pollice e promuove a pieni voti l’ubicazione. "Siamo venuti una settimana fa in perlustrazione. Il laghetto e la cura di questo nuovo fazzoletto verde sono esemplari". Gli abitanti, come detto, non resistono alla tentazione. "Mi faccio un giro negli accampamenti vicino a casa – racconta il bolzanino Renzo Bassi – perché una situazione così particolare ed affascinante difficilmente si ripeterà. Una scossa di vita fa bene alla nostra città e tutti dovremo ringraziare questi giovani e meno giovani con la penna nera. La sera, naturalmente, ci uniamo alle loro feste". In fibrillazione pure gli esercenti e in questo caso il carico grosso della partita si calerà domenica mattina: parola chiave “ammassamento”. "Onestamente è lì che puntiamo a lavorare maggiormente – spiega Heidi Weissensteiner che con la famiglia gestisce il bar Resia – perché sappiamo che arriveranno tutti gli alpini della città e dei paesi vicini. Noi abbiamo fatto ordini cinque volte superiori rispetto alla norma e solo di birra contiamo una trentina di fusti. Inutile girarci intorno: c’è anche qualche timore. Vero che c’è la possibilità di rendere qualcosa ai fornitori, ma preoccupa la grande concorrenza o il fatto che gli alpini arrivino già completamente organizzati con i loro prodotti". Uno dei piccoli capolavori dell’Adunata, comunque, è la bonifica dell’area all’angolo tra via Alessandria e via Bari. I residenti dalla lamentela facile hanno puntato il dito contro un faro acceso tutto il giorno, ma dimenticano troppo facilmente che meno di una decina di giorni fa lo spiazzo era una tana selvaggia di erbacce e gatti randagi. L’associazione nazionale dei carabinieri, con sede dirimpetto nella semirurale, aiuta nell’organizzazione e i bolzanini si infilano per curiosare un fazzoletto inaccessibile da mesi. Un gruppo della sezione di Palse in provincia di Pordenone, infine, ci invita sotto il tendone con una domanda:  "Avete voglia di raccontarci la storia di questo quartiere?". Così, nell’Adunata, Don Bosco è già protagonista.
Alan Conti

FOTOGALLERY (Tutte le foto sono disponibili purchè sia citata la fonte o il giornale Alto Adige):
L'entrata del campo all'angolo via Bari/via Alessandria

Gruppo di Pordenone al campo di via Alessandria

Gruppo di Salò arrivati al campo Firmian

La famiglia Weissensteiner davanti ai fusti del bar Resia