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domenica 31 gennaio 2010

Parte la petizione degli inquilini Ipes contro il trasferimento degi anziani


Alto Adige — 30 gennaio 2010 pagina 13 sezione: CRONACA

BOLZANO. «Partiamo con una petizione». L’annuncio lo dà Gianfranco Ponte, presidente del Comitato inquilini Ipes, al termine della riunione promossa da Elena Artioli, consigliera provinciale leghista. «Vogliamo bloccare - spiega Ponte - la nuova norma che estende agli over 65 il trasloco. Questa possibilità era già stata esclusa due anni fa e non si può reinserirla adesso». Intanto Enrico Lillo, presidente del consiglio di circoscrizione Don Bosco, si sta muovendo con il consigliere provinciale del Pdl Maurizio Vezzali: «Vorremmo presentare un nuovo testo di legge che abroghi quello che sta togliendo il sonno a molti anziani. C’è chi si aspetta un trasloco da un momento all’altro e per questo sta già ripulendo gli armadi. Queste, purtroppo, sono le conseguenze devastanti dell’annuncio dato dall’Ipes». Molto critico anche Mario Tagnin (Pdl): «Trasferire un anziano dal suo mondo può avere effetti pesanti. È già successo a suo tempo con quanti abitavano alle Semirurali. Non mi sembra il caso di ripetere gli errori». La verità è che trovare la quadratura del cerchio non è facile tra anziani inviperiti dal paventato trasloco forzato e giovani famiglie che chiedono spazio. La possibilità che l’Ipes chieda il trasferimento alle persone che occupano alloggi sociali sovradimensionati spacca in due anche gli abitanti dei condomini popolari di Europa-Novacella. Da una parte c’è chi non vuol sentire parlare di trasferimenti e aumenti del canone, dall’altra chi chiede più spazio. «Chiedere a un anziano di spostarsi e cambiare le proprie abitudini non è proprio una barzelletta - commenta Tiziana Soglia - ma d’altra parte è vero che i giovani hanno bisogno di uscire dalle case dei genitori. Credo che uno spostamento nelle immediate vicinanze possa essere accettabile». «La ratio profonda di questa scelta dell’Ipes - le fa eco Ermano Ferro - è corretta, anche se 5.300 inquilini coinvolti mi sembrano davvero tanti. Chiaro, però, che non possiamo dimenticare come trent’anni fa i giovani, che eravamo noi, abbiano avuto la possibilità di crearsi una famiglia in uno spazio adeguato». Una via di mezzo, insomma, sembra possa essere tollerata. Giuseppe Rausa, invece, è più drastico: «Arrivare e pretendere di buttare fuori tutte queste persone, per altro anziane, non mi sembra corretto. In cinquant’anni nella zona di via Torino non abbiamo mai avuto problemi e adesso vogliono capovolgere tutto. Suona paradossale, anche in considerazione del fatto che, solo nella mia scala, ci sono ben due appartamenti vuoti da anni». La conferma dell’abbandono dei due alloggi arriva da Armando Franchini, anche lui residente nella scala: «Sembra incredibile, eppure non c’è nessuno e si tratta di appartamenti di 70 metri. Tra l’altro è tutto completamente rinnovato perché l’Ipes sistema a dovere gli alloggi una volta che vengono lasciati». Sugli anziani, invece, Franchini prova a sollevare un quesito importante: «Nessuno ha pensato che ci possano essere persone che adesso stanno bene, ma che tra qualche anno potrebbero aver bisogno dell’aiuto di una badante o di un figlio? Se li spostano c’è il rischio che non possano ospitare più nessuno in casa costringendoli a rivolgersi alle strutture di assistenza esterna». Un commento, però, spetta anche ai giovani, come Loris Graziano, ragazzo-padre: «Ho faticato tantissimo per avere un alloggio Ipes. Non è stato facile, davvero. Credo che, in questa faccenda, non esista una parte che ha ragione e una che ha solo torto. I giovani devono poter avere degli sbocchi abitativi, ma chiedere di farlo ai danni di un pensionato può creare delle tensioni sociali. Io penserei, piuttosto, alla miriade di abitazioni desolatamente vuote». Gino Buongiorno, invece, testimonia l’allarme scatenato dalla notizia: «Non sapevo nulla», esclama preoccupato. «Spero di essere a posto, altrimenti sarebbe davvero difficile cambiare casa. L’Ipes non può forzare così tanto la mano perché il trasloco diventerebbe obbligato visto che le pensioni non basterebbero a coprire i costi delle eccedenze a canone provinciale invece che sociale. I giovani? Certo, hanno ragione, ma una volta si cresceva anche in sette dentro abitazioni molto piccole». (a.c.)

1 commento:

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