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mercoledì 21 maggio 2014

Lavori nell'ora di punta, via Resia bloccata


Via Resia alle 8 del mattino è uno dei punti più delicati del traffico bolzanino. Lo sanno gli abitanti di Don Bosco, i bolzanini ed è facile ipotizzare lo sappia anche l’Ufficio Mobilità del Comune di Bolzano. Lunedì, però, alla consueta massiccia presenza di automobili si aggiungono i lavori di raschiatura dell’asfalto all’altezza del negozio di biciclette “Zago” finalizzati alla posa della nuova linea Telecom. Risultato: una corsia chiusa, difficoltosa gestione del senso alternato sull’altra, accesso e uscita da ponte Resia a singhiozzo e sbocchi di Casanova intasati. Fin qui l’ambito del disagio, quel che è grave è il blocco di un’ambulanza di passaggio e di ben tre bus della linea urbana con tanto di spostamento della fermata con relativo disorientamento degli utenti della Sasa in larga parte diretti al lavoro. A segnalare per primo il problematico intoppo è il consigliere di Circoscrizione di Alto Adige nel Cuore Francesco Mafrici che alza la voce verso l’Ufficio Mobilità. “Come può l’amministrazione predisporre la chiusura alle otto di via Resia senza predisporre un piano alternativo? E’ stata proprio la difficoltà di manovra degli autobus a determinare una situazione di oggettiva difficoltà. L’emissione di un’ordinanza simile alla ditta è stata fatta con una superficialità che ha dell’incredibile”. Peraltro Mafrici già in passato aveva avuto uno scontro con l’ufficio a causa di un presunto lavoro portato avanti nonostante la mancanza di una specifica ordinanza all’incrocio tra via Milano e via Montecassino.
 In ogni caso lunedì mattina alle 10 la parte più impattante del lavoro su via Resia era finito, quindi viene da chiedersi per quale motivo le due ore di attività non potessero essere spostate in un orario meno problematico per la viabilità della zona. Non solo, desta qualche perplessità l’aver lasciato la gestione di un senso unico alternato così delicato ai soli operai della ditta piuttosto sorpresi dal caos creatosi. La collaborazione della polizia municipale è stata chiesta solo in un secondo momento e su segnalazione di alcuni cittadini. In tanti, infatti, hanno alzato la voce spazientendosi e c’è chi ci ha messo anche 40 minuti per districarsi considerando la colonna fino al Bivio Merano-Mendola. Il tutto lungo un’arteria che è tradizionalmente di transito per i mezzi di soccorso diretti all’ospedale. Quesiti cui l’Ufficio Mobilità, impegnato in riunioni totalizzanti, non ha ritenuto necessario rispondere.
 Intanto anche il consigliere comunale di maggioranza Claudio Della Ratta si chiede per quale motivo sia stato necessario mettersi all’opera proprio in quella fascia oraria del lunedì mattina. Magari nelle tante riunioni di lunedì, in Ufficio, qualcuno si sarà posto il quesito.
Alan Conti

lunedì 19 maggio 2014

Le Chini piangono Carli, padre del tempo pieno


“Un maestro vero, uno di quelli che fece dell’insegnamento una missione prima ancora che un mestiere”.  Sono di Ivan Eccli, ex dirigente scolastico e direttore di dipartimento, le parole che meglio descrivono lo sguardo verso la vita di Bruno Carli. Storico maestro della scuola primaria Chini ieri pomeriggio Carli si è spento all’età di 81 anni, ma l’affetto dei suoi tantissimi alunni ha cominciato subito a rimbalzare in quel piccolo universo che sono i social network. Inevitabile fosse così per un insegnante che ha legato a doppio filo il suo percorso umano e professionale alla scuola dei Piani, istituto di frontiera per moltissimi motivi. Decenni di attività lo hanno portato a crescere intere generazioni di bolzanini che in quel rione, anche grazie a lui, hanno piantato radici solide. “Era un uomo di cui ci si poteva fidare – continua Eccli che in passato lo ebbe come collaboratore proprio alle Chini – pieno di quell’autorità che si deve a chi imposta il proprio mestiere con grande serietà e attenzione. Sicuramente una persona che sapeva ascoltare e con cui, per questo, era facile parlare. I bambini, naturalmente, amavano molto questo suo modo di essere”. Impegnato nell’area scientifico-matematica Carli era stato doveroso protagonista della festa per il cinquantenario delle Chini celebrato nel dicembre 2011. Un giorno di festa coordinato e organizzato con la dirigente Laura Portesi, anche lei scomparsa da poco. Carli, infatti, prese per mano questa scuola fin dal suo primo vagito alla fine degli anni ’60 imponendo subito forti accelerazioni per l’epoca figlie di un coraggio che di certo non gli faceva difetto. «Nei primi anni '70 – raccontò in occasione della festa - grazie all'impulso del preside Remo Ferretti, accettammo la difficile sfida dell'inclusione di nomadi e disabili. Era la Bolzano post '68, dove la politica entrava dappertutto, quindi subito fummo etichettati come la scuola comunista rivoluzionaria. Noi, però, credevamo a un progetto che poi si è rivelato vincente. Non era ammissibile, infatti, che i nomadi arrivassero a scuola scortati dalle forze dell'ordine perché la gente non li voleva oppure che i disabili fossero confinati in aule separate».  Tutto, però, sarebbe stato vano senza l'adozione di uno strumento organizzativo basilare che Carli promosse. «Per primi adottammo il tempo pieno che ci permise di articolare meglio i piani orari. Così facendo potevamo permetterci di aspettare gli alunni con più difficoltà e pianificare. Non tutte le famiglie ci appoggiarono immediatamente, ma con il tempo e i risultati riuscimmo a imporre un nuovo modo di vedere la scuola».  Un pubblico talmente interessato che l'aula magna di allora non bastava a contenere tutti nelle riunioni. «Il parroco don Luigi Bertoldi ci aprì la parrocchia e ci permise di tenere lì gli incontri stringendo ancor di più il legame con il rione. Siamo stati molto criticati, vero, ma ci siamo tolti anche tante soddisfazioni».
 Commossa è anche la sovrintendente Nicoletta Minnei. “E’ un momento difficile per la scuola altoatesina e per l’Istituto Comprensivo Bolzano I che in poco tempo ha perso grandi personalità. Carli era anima e cuore di un gruppo di insegnanti che ha scritto la storia della nostra didattica. Ebbero idee innovative e il coraggio di imporle. In anni in cui il vincolo di residenza era più forte di oggi c’erano famiglie disposte a tutto pur di portare i propri figli da lui e nel suo tempo pieno”.
 Un maestro per i suoi bambini e per un rione che fu tra i primi a capire che la crescita di una città e della sua società passava, prima di tutto, dai banchi di una scuola.
Alan Conti 

venerdì 16 maggio 2014

Four You trampolino per i giovani


 
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Banco ai giovani. Decidere di buttarsi oggi in un’attività commerciale richiede una discreta dose di coraggio e tanta convinzione nelle proprie passioni. E’ ciò che anima il lavoro quotidiano di Elisa Ferrari e Thomas Mittermair, uniti nel progetto di centro commerciale “Four You” e nella forza di crederci. Nella fotografia la prima e nella macelleria il secondo: due settori minacciati dalla grande distribuzione o dalla tecnologia galoppante. Due attività che chiedono la forza di aggiornarsi per sopravvivere e loro ci provano con un sorriso che regala speranze.
 “Mio papà Franco è fotografo – racconta Elisa con gli occhi allegri – e da piccola sono rimasta stregata. Ho cominciato a fare esperienza scattando qui e là, poi è arrivata la prima macchina vera. Un’emozione incredibile. Da due anni abbiamo deciso di provare l’avventura di questo piccolo negozio”. Si chiama “Obiettivo Immagine” ed è nato in via Dalmazia direttamente con lei. Titolare già a 21 anni. “Una bella responsabilità – ammette – perché comunque ero chiamata a un importante salto di qualità. Di carattere sono abbastanza timida, ma questo mi ha aiutata ad uscire dal guscio e aprirmi senza problemi al contatto con la gente”. Poi c’è papà da gestire: “Sì – ride – perché giustamente pretende il massimo. E’ molto importante, però, averlo con me perché confrontando le nostre due visioni ci completiamo e cresciamo. Non ha mai fatto pressioni perché seguissi la sua strada, ma è un aiuto prezioso”. Come si combatte la diffusione di smartphone e applicazioni che rendono tutti fotografi? “A mio parere con l’elaborazione grafica e la creatività che da qui discende. Tecnicamente è diventato più semplice scattare una buona immagine, ma il nuovo fotografo da studio è quello capace di fondere quello scatto con un’idea particolare del cliente. Ecco, questo non tutti sanno farlo e noi possiamo offrirlo intercettando un pubblico giovane”. Ci vogliono, poi, le idee: “Oltre ai gadget classici ho studiato una linea di magliette con elaborazioni grafiche mie che vendo attraverso Instagram su tutto il territorio nazionale. Sono stata contattata anche dal cognato di Belen Rodriguez”. Altro contatto importante è quello con Luciano Bonacini, fotografo di caratura internazionale molto conosciuto. “Ha voluto un mio portfolio e mi ha dato dei suggerimenti incoraggiandomi. E’ stato entusiasmante”.
 In via Milano, invece, Thomas Mittermair ci accoglie con una battuta. “Se dico che ho sempre avuto la passione per la carne fresca mi paragonate ad Hannibal?”. In realtà questa piccola bottega chiamata “Der Fleisch Designer” è stata sviluppata con cura dal giovane 24enne di Nova Ponente. “Ho sempre voluto fare il macellaio e questo mi sembrava un ottimo punto vendita ben avviato. Mai avuto paura della grande distribuzione bolzanina perché la qualità è vincente. Il gusto della carne è qualcosa di molto curato e la gente si accorge della differenza”. Il vero chiodo fisso, semmai, è la provenienza. “Garantiamo tutta carne altoatesina dato che macelliamo direttamente al paese. E’ una carta a nostro favore che cerchiamo di giocare con responsabilità”. Non tutto, però, è stato subito facile. “All’inizio ho incontrato qualche difficoltà perché quando ti vedono così giovane qualcuno cerca di fare il furbo. Pensano tu non abbia abbastanza esperienza per riconoscere la qualità. Poi c’è chi non paga per lungo tempo. Devi imparare a convivere con queste criticità e farti le ossa”. Fondamentale il contatto diretto con la clientela: “Fiducia e consigli sono determinanti nel farti preferire ai punti vendita assai più anonimi e spersonalizzati. Noi cerchiamo di starci attenti”. C’è, però, un taglio tra tanti che lo fa impazzire. “Lo scamone di manzo è in assoluto quello che preferisco. Naturalmente  e rigorosamente al sangue”. Sangue? E’ sempre più difficile non pensare a quel paragone con Hannibal. 
Alan Conti 

giovedì 15 maggio 2014

Nasce dalla zeta l'italiano di Bolzano


Bolzanini depositari di un italiano puro. Un luogo comune gettonatissimo, corroborato dalla convinzione che l’eterogeneità delle origini regionali non potesse che sbocciare nella lingua standard. “Con tutti quei dialetti arrivati insieme non c‘è altro modo di capirsi”. Una convinzione radicata fino a quando, nel 2010, in città arriva la giovane studentessa di Biella Chiara Meluzzi che decide di guardare questo slogan con gli occhiali della scienza per vedere se davvero siamo così integrali. Comincia infilandosi nel gruppo Facebook “Slang di Bolzano”, capace di creare un vocabolario cittadino de motu proprio, chiedendo chi avesse voglia di incontrarla per darle una mano. Lo studio è linguistico quindi i volontari vengono portati in un’aula per raccontare la propria storia e leggere una serie di decine di parole al microfono per capire costanti e variabili. Seduta dopo seduta Meluzzi si accorge che in questa storia, come Zorro, il segreto è nel segno della “zeta”. Così si concentra sull’articolazione di questo suono e scopre che, in realtà, siamo molto meno uniformi di quello che crediamo e stiamo sviluppando un percorso tutto nostro. Ne nasce una tesi di dottorato in linguistica all’università di Pavia con borsa di studio finanziata dalla Lub, intitolata “Le affricate dentali nell’italiano di Bolzano. Un approccio sociofonetico”, presentata ieri nell’ateneo bolzanino assieme al docente del centro linguistico Alessandro Vietti. Tra i lettori anche Silvia Dal Negro, Gabriele Iannaccaro, Ada Valentini e Anna Giacalone Ramat.
 “La prima parola che ha fatto scattare la mia curiosità è stata proprio Bolzano. Il 43% dei cittadini la articola con il suono dz e il 33% con quello ts. Siamo di fronte a una varietà curiosa per la sua diffusione”. Non siamo, insomma, così standardizzati. “No, spesso ho sentito dire che la parlata locale rappresenta una sorta di miscellanea trentino-veneta, ma questa affermazione non è mai stata surrogata da vere ricerche scientifiche. Secondo me non è esattamente così e, anzi, più che a un italiano standard i bolzanini si avvicinano a quello che tecnicamente viene definito italiano settentrionale”. Tanti saluti, dunque, al mito della lingua intonsa. “Non solo – sorride Meluzzi –ma l’analisi dell’evoluzione lascia intendere che si stia andando verso una vera e propria affermazione di un italiano specifico della zona che nella linguistica chiamiamo regionale”. All’orizzonte, dunque, un’inflessione bolzanina? “Più o meno. Sono i giovani a darci questa indicazione. Mi sono accorta, infatti, che tendono ad assimilare le articolazioni più su base generazionale che non famigliare. In parole povere parlano più come gli amici e meno come i genitori: in termini di sviluppo, dunque, si va verso una standard nuovo e locale preferito a quello tradizionale delle origini”. Quanto ci influenza, in questo, dividere il pianerottolo con il tedesco? “Difficile dirlo. Sicuramente ci sono delle sorprendenti analogie tra suoni locali che troviamo in entrambe le lingue pur essendo diverse. Non si può, però, parlare ancora di influenza scientifica: ci vorrebbero più analisi”. Il terreno, insomma, è scientificamente fertile. “Assolutamente, direi davvero interessante. D’altronde mi sono accorta che non esistevano studi prettamente linguistici sulla parlata della città. Lo “Slang di Bolzano” è stato un lavoro comunitario utile e affascinante, ma guardava giustamente all’aspetto lessicale più che fonetico. Un  volumetto che, oltre a essere divertente, è stato un’ottima base di partenza scientifica e pratica”. Basta una parola, a volte, per studiare una civiltà.
Alan Conti 

Maso della Pieve vuole diventare comunità


E’ nato il rione e, onestamente, non  è mai nata la sua comunità. Maso della Pieve prende atto di questa realtà e con l’aiuto di Comune, Circoscrizione e distretto socio sanitario prova a fare passi importanti nella creazione di un’identità e di un sentimento collettivo rionale. A dare il via a questa missione è stata ieri l’inaugurazione del nuovo spazio al civico 60/A (il complesso Trading Center) affidato, dopo appalto, all’associazione “La Vispa Teresa”. Stanze molto ampie, con tanto di cucina e giochi per bambini per un’atmosfera decisamente accogliente e dall’ottimo potenziale. Il tutto affidato alle mani degli operatori Sara Trevisi e Giuseppe Elia, la prima forte di un percorso professionale più tecnico e il secondo intriso di creatività. Un bel mix. “Ci arricchiamo a vicenda – spiega Trevisi – ma quel che conta è riuscire a costruire un pezzo di comunità e di socialità mettendo le basi in questo luogo, ma sfruttando pure altri spazi comuni come gli orti municipali. Allargare sempre più il nostro raggio d’azione”. Entriamo un poco nel dettaglio: come si può fare tutto questo? “Abbiamo già studiato attentamente la composizione sociale del rione, avvertito spesso come di semplice passaggio e con grandi sfide integrative. Ci sono molti stranieri e tante persone che vivono poco queste strade. Bene, noi proporremmo laboratori di cucina, favole per bambini, giochi, corsi di bricolage e costruzione, ma anche semplicemente un posto dove incontrarsi. Fermarsi”. Elia, dal canto suo, prova ad allargare il discorso. “Sarebbe molto bello, per esempio, se si riuscisse in breve tempo a fidarsi di più dei propri vicini di casa. E’ sempre più raro. In  ogni caso abbiamo già delle signore che hanno chiesto di poter proporre delle attività loro: è esattamente il meccanismo che intendiamo innescare. Sarà la gente a chiederci di utilizzare questo spazio”. Un progetto che gode dell’appoggio della vicina Sport City, oltre che di Assb. “Questa iniziativa – le parole dell’assessore comunale Mauro Randi intervenuto ieri all’inaugurazione – è importante per la sua valenza comunitaria, ma anche per la prevenzione. Favorire la socialità e un miglioramento della qualità della vita è sicuramente il primo passo sulla strada di un rione a totale misura di cittadino. Sicuramente è un progetto coraggioso”. Le prime risposte di Maso della Pieve sono positive: gli abitanti, da oggi, hanno una casa in più. 
Alan Conti 

mercoledì 14 maggio 2014

Ragazzi gay in aula contro l'omofobia


Partire dalle scuole è la soluzione fornita per ogni emergenza culturale. Spesso un’intenzione che rimane tale, l’educazione al tifo corretto per dirne una, ma che l’associazione altoatesina Centaurus ha deciso di mettere seriamente in campo. Il progetto è tanto semplice quanto destinato a far discutere: portare nelle classi coetanei omosessuali, ma anche transessuali. Finora nella battaglia scolastica per il rispetto di ogni orientamento ci si era spinti al massimo ai colloqui con i sessuologi. Ogni passo più avanti è fatto nel rischioso terreno della polemica. Centaurus, però, intende provare a rompere un muro che non è solo provinciale, ma anche nazionale. “Il progetto si chiama Peer Education Project – spiega il presidente Andreas Unterkircher – e prevede l’ingresso nelle aule di gay, lesbiche e transessuali adeguatamente preparati. Ci rivolgiamo alle scuole medie e superiori perché riteniamo che l’impatto con esperienze positive dei coetanei possa essere assai più efficace di una normale lezione. Tra i nostri collaboratori, per esempio, abbiamo un ragazzo di 16 anni in fase di transizione di sesso”. Ci vuole, comunque, una buona dose di coraggio come spiega il dottore Michael Peintner, consulente sessuale che ha preparato i ragazzi agli incontri. “Non è semplice, lo sappiamo. Quando queste piccole conferenze le abbiamo tenute noi siamo entrati in ambienti dove alcuni studenti si dicevano addirittura disposti a compiere violenza contro gli omosessuali. Il nostro ragionamento, tuttavia, è che a una discriminazione forte va data una risposta forte. Questa è la nostra”. Si tratta, come detto, del primo esperimento di questo tipo in Italia. “Trovarsi faccia a faccia con un coetaneo, compagno, se vogliamo collega, è sicuramente qualcosa di diverso e meno astratto”. Non è detto, però, che tutte le famiglie siano contente. “Noi intendiamo solo spiegare senza intenti polemici”.
 I fronti di intervento di Centaurus, in ogni caso, non si fermano qui e sono pronte altre due iniziative per colpire l’immaginario collettivo. La prima, abituale, è quella della realizzazione di alcuni manifesti da portare in ogni angolo della provincia con l’immagine di una coppia nuziale con due sposi dello stesso sesso. “Un messaggio forte – continua Unterkircher – per porre l’attenzione in modo evidente sulla questione dei diritti civili delle coppie omosessuali. Per noi devono essere totali, matrimonio compreso”. La campagna inizierà lunedì 12 e batterà al tappeto tutto il territorio. “Purtroppo anche in Alto Adige registriamo alcune difficoltà discriminatorie. Per questo è importante essere in ogni angolo per far sentire la nostra voce o anche solo stimolare qualche riflessione”.
 Chiude il trittico una campagna interamente appoggiata sul web con la promozione della serie “Julian, un amore diverso”. Si tratta di una fiction on line tedesca che ha riscosso grandi consensi in Germania e che Centaurus ha voluto portare in Italia. “Con l’aiuto di una collaboratrice specializzata, Martine De Biasi, abbiamo prima tradotto e poi doppiato tutti gli episodi. Per le voci abbiamo ingaggiato solo ragazzi giovani per dare loro un’opportunità di crescita professionale”. Da oggi, dunque, basta andare su You Tube e inserire il titolo della serie per cominciare a seguirla.
 Partiranno a breve, infine, le mail dirette a tutte le direzioni scolastiche per proporre gli incontri con i ragazzi. Chi accetterà la sfida?
 Alan Conti

Eva Klotz saluta la politica

Sarà l’ultima legislatura di una Eva Klotz pronta ad affrontare qualsiasi nuova legge in arrivo dal consiglio regionale per mettere un freno a quei vitalizi che hanno ricoperto d’oro anche lei. Nel dettaglio sono 435mila gli euro già accreditati alla pasionaria e 701mila quelli riscattabili tra quattro d’anni, ma la leader dell’autodeterminazione non è politica di primo pelo e l’aria l’ha già fiutata: il crollo dei Freiheitlichen non è passato inosservato nelle stanze della nuova sede del partito al civico 9 di via Portici. “Io non sono mai stata Obfrau o leader del partito. Il nostro, poi, viene considerato movimento.  Il lavoro che stiamo facendo non può essere identificato o annacquato con questa vicenda”. Ci perdoni, ma alle elezioni provinciali lei è stata la più votata della lista con 13.037 voti e, al di là di questo, ci vuole del coraggio a dire che lei sia solo una tra i tanti. “E’ così, in ogni caso io sono pronta ad accettare qualsiasi soluzione ci venga prospettata a livello regionale e se ci sarà da restituire qualcosa non mi tirerò indietro. Non ho certo iniziato a fare politica per arricchirmi”.  Intanto, seppur con la rincorsa, la treccia più famosa di Palazzo Widmann annuncia il suo graduale ritiro. “Sicuramente sarà il mio ultimo mandato perché il nostro movimento ha tanti giovani che meritano di essere valorizzati e dobbiamo lasciare loro lo spazio”. Non mancano, dunque, le novità per un partito che ha inaugurato ieri la sua nuova casa snocciolando numeri incoraggianti per quanto riguarda i tesseramenti con 317 nuove adesioni (nel 2010 erano state 230) per un totale di 3.659. L’età media si attesta a 38,6 e ben il 44% degli iscritti è under 30, addirittura il 6,7% under 18. Klotz ha ragione quando dice che i giovani sono tanti. “Significa – interviene il consigliere provinciale Sven Knoll -  che noi non registriamo questa disaffezione politica che sta colpendo un po’ tutti i partiti in questi ultimi anni. Le nostre istanze, evidentemente, sono attuali e buone anche per il futuro”. Orientamento che, a onor del vero, sono sempre gli stessi: autodeterminazione attraverso un referendum che godrebbe di una rinnovata legittimazione in arrivo dagli esempi in zone europee come Scozia o Catalogna. In conferenza stampa fa capolino persino quanto fatto in Crimea. Da qui discendono altri capisaldi del programma destinati a far discutere. “Ci vorrebbe – continua Knoll – un ente previdenziale altoatesino e non nazionale per cercare di bloccare una dispersione continua di soldi. Sono molti di più, infatti, i contributi che versiamo rispetto a quelli che vengono elargiti nel complesso. In seconda battuta continuiamo a ritenere che gli sportivi di punta dovrebbero vestire i colori provinciali e non quelli italiani. Basterebbe assumerli all’interno dell’amministrazione anziché nelle forze dell’ordine”. Turnover e scatti bloccati per candidati qualificati, dunque, ma porte aperte agli olimpionici che un posto già lo hanno.
Alan Conti

venerdì 9 maggio 2014

Il mercato? In via Claudia Augusta


Il mercato di via Aslago si sente stretto e cerca delle soluzioni. Ieri è andata in scena una giornata importante per le tradizionali bancarelle di Oltrisarco. In programma, infatti, la prova di transito a sorpresa per il mezzo di emergenza dei vigili del fuoco lungo il tratto occupato dalle bancarelle dei vestiti. Tutto sembra andato abbastanza bene, ma il nulla osta definitivo potrà darlo nelle prossime ore solo l’amministrazione comunale di concerto con la polizia municipale. Una criticità nota cui gli ambulanti propongono due vie d’uscita: una più tecnica e l’altra più intrigante.
 La prima è quella testata ieri del passo indietro fulmineo degli espositori in caso di emergenza. “A spostare parti della bancarella – spiega il direttore di Confesercenti Mirco Benetello – ci mettiamo un secondo. Il camion può passare senza intoppi anche con i furgoni posizionati lungo la strada. La prova di oggi lo ha dimostrato e siamo contenti di essere stati noi a proporre un modo per uscire dall’empasse con il Comune”. La seconda, dicevamo, implica più coraggio: spostare il mercato su via Claudia Augusta. Sembra un azzardo eppure potrebbe avere riflessi positivi. “Questo mercato non cresce perché è infilato in una via secondaria e viene avvertito come secondario. In pochi lo conoscono. Il trasloco nel cuore del quartiere, da piazza Bersaglio all’incrocio con via San Vigilio, sarebbe un segnale importante e potrebbe coinvolgere le nuove generazioni delle case appena costruite. L’impatto sarebbe totalmente diverso” l’opinione di Benetello. IL rappresentante di Confesercenti nel mercato, Marco Peverotto, sposa totalmente la causa. “Sarebbe una rivoluzione positiva per noi, ma anche un grande beneficio per le attività lungo via Claudia Augusta che dalla chiusura del transito da sud dell’arteria attendono un’occasione di riscatto”. D’accordo però c’è il problema della viabilità, dei parcheggi, degli autobus. “Il traffico e i bus si possono spostare lungo la via Aslago liberata, dove si possono recuperare posteggi bianchi in buona quantità. Per gli stalli blu ricordiamoci sempre che sotto piazza Nikoletti c’è un parcheggio dimenticato da mesi. Bisognerebbe, invece, pensare a qualcosa per i residenti con l’uscita nel mercato, ma mi sembra che in via Rovigo il problema sia stato risolto brillantemente”. I bar della strada, ovviamente, farebbero ponti d’oro alle bancarelle e la chiusura di via Claudia Augusta viene quasi sempre salutata con entusiasmo dai residenti in occasione dei giorni di festa. L’applicazione sistematica non sarebbe facile, ma se si discute della rivoluzione di un grande areale in Centro di certo lo si può fare anche per quella di una piccola area in periferia.
Alan Conti

Park Fiume, via a ottobre?


Fase progettuale ultimata in estate e lavori, nella migliore delle ipotesi, in partenza a settembre. E’ questo il timing che la cooperativa Park Fiume prova a immaginare per la discussa opera del garage sotto le Passeggiate del Talvera. Ieri, infatti, è andata in scena la riunione di approvazione del bilancio: l’occasione per fare il punto con il presidente Guido Ferrari. “Al momento siamo concentrati nell’ottenere il progetto definitivo per arrivare al più presto alla creazione del bando e a tutte le procedure burocratiche necessarie per mettere in piedi davvero il cantiere”. Quando si potrà parlare di scavo? “Per una procedura normale a settembre si vedrebbero i primi lavori. Noi non so”. Non siete normali? “No, mi pare evidente. I tempi dell’amministrazione con noi sono biblici e se per una pratica basta un’occhiata con noi, dato il caso particolare, viene analizzata ogni minuzia”. Intanto la sete di parcheggio in zona, vero motore dell’opera, non sembra placarsi. “Abbiamo 110 soci e altri 35 in lista d’attesa – conferma Ferrari – ed è nostra intenzione provare a non scontentare nessuno. Appena avremo il progetto definitivo passeremo alla scelta dei box o dei posti secondo l’ordine prestabilito”.
 Intanto l’operazione contabile vede un bilancio a pareggio di 55.290 euro tra attività e passività nello stato patrimoniale e di 28.469 euro tra costi e ricavi. “E’ un bilancio inevitabilmente da scatola vuota – il commento di Ferrari – perché finchè non passeremo alla fase operativa non potremmo avere l’ammontare esatto dei costi che, causa le attese, stanno inevitabilmente crescendo di mese in mese”.  La coop, ora, ha fretta.
Alan Conti 

Assistenza, Stocker apre ai privati


Il settore dell’assistenza sanitaria altoatesina dovrà cambiare faccia nei prossimi anni per diventare più elastico e rispondere ad esigenze diversificate. Più lavoro di rete tra le varie strutture, più comunicazione e più capacità di arrivare al paziente anche tra le mura domestiche: questi gli obiettivi. Il tutto, però, senza sicurezze sull’ampliamento della pianta organica e con la porta spalancata all’ingresso di privati. E’ questo il quadro emerso dalla tavola rotonda organizzata dal direttore del Distretto socio sanitario Centro Piani Rencio Alexej Paoli in occasione della visita alle strutture dell’assessore provinciale competente Martha Stocker. Un tour per conoscere i servizi e i collaboratori con particolare attenzione al centro di accoglienza “Conte Forni” e al fenomeno dell’aumento delle richieste di sostegno economico. Al termine, però, un confronto con operatori e direttori che ha permesso di fare la radiografia al settore. Sono  4.838, infatti, i dipendenti impiegati nel tecnico-assistenziale per un totale di 4.045 unità a tempo pieno. Di questi 3.036 sono infermieri o ostetriche, 417 sono gli addetti alla riabilitazione, 450 gli assistenti tecnici come i radiologi, 195 gli assistenti sanitari specializzati in prevenzione, 161 impiegati in mansioni atipiche come i puericultori e 579 gli operatori sanitari tout court. “Una pianta organica di livello – premette Stocker – che tuttavia dovrà svilupparsi verso un maggiore coordinamento delle varie necessità. La Giornata Internazionale dell’Infermiere, il 12 maggio, sarà dedicata proprio a questo tema”. Ci perdoni, ma cosa significa nel concreto? “L’idea è quella di mettere il paziente al centro con i servizi che ruotano intorno senza costringere lui o i suoi famigliari a lunghe peregrinazioni. Vuol dire mettere in piedi sistemi di comunicazione più efficienti tra le varie aree dell’assistenza, ma anche focalizzarsi meglio e prevedere un sempre maggiore intervento tra le mura domestiche. Permettere la cura dei pazienti palliativi a casa, per esempio, è un grande traguardo in determinati contesti”. Bene, sicuri che basterà concentrarsi nella formazione per ottenere questo risultato senza ampliare il numero di dipendenti a fronte di una crescita degli anziani e delle malattie croniche? “Le risorse di bilancio sono quelle che sono nella sanità. Ci metteremo a tavolino con l’Azienda Sanitaria e decideremo quali sono davvero i servizi essenziali che non possono mancare. Sicuramente non si può pensare di allargare tutto”. C’è, infine, una nuova prospettiva. “Penso che dovremmo aprirci al privato per trovare nuovi impulsi. Credo sia una strada percorribile, anche se vanno studiate nel dettaglio le modalità e la relativa organizzazione”. 
Alan Conti