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martedì 12 luglio 2011

Piazza Erbe, il mercato cambia volto


01 luglio 2011 — pagina 12 sezione: Cronaca


BOLZANO. Dalla pesca nostrana al dattero asiatico: il passo lungo di una piazza delle Erbe che sta cambiando si riflette dai bancali. Il pensionamento di una presenza storica tra le bancarelle come quella di Nico Mercuri accende un profondo dibattito attorno ai mutamenti che stanno investendo il mercato simbolo della città. L’avvicendarsi tra gli storici titolari altoatesini e i nuovi commercianti stranieri, generalmente pakistani, sta lentamente modificando il profilo di un’offerta che, per esempio, vede crescere esponenzialmente la frutta secca. I nuovi arrivati autoctoni, invece, tentano strade alternative come le centrifughe oppure il biologico: l’ortofrutta classico, insomma, non attira più come prima. E dietro alle casette verdi cambiano pure i linguaggi e oltre ai nuovi idiomi stranieri si assiste ad un fenomeno particolare: la divisione dello studio delle lingue. Molti banchetti pakistani, infatti, presentano un dipendente capace di parlare italiano e un tedesco, generalmente entrambi componenti della stessa famiglia. In questo modo si divide lo sforzo e si è sempre in grado di rispondere ai clienti. Emerge, poi, il primo curioso esempio di sincretismo, dove una storica gestrice altoatesina ha venduto la propria attività ad una famiglia pakistana rimanendo, però, in attività come direttrice generale e tramandando così una precisa metodologia di lavoro. La fusione sembra la risposta più avanzata in uno scenario che continua a fare i conti con la sporcizia lasciata dalle feste notturne giovanili e con la crescente concorrenza portata avanti dai grandi supermercati.
I protagonisti della singolare collaborazione pakistano-tirolese sono Amer Raza e Irma Gamper. «Mi sembra un’idea all’avanguardia - spiega Gamper che ha ceduto a Raza la titolarità rimanendo dietro al banco in funzione di coordinatrice generale - dato che ormai il mio fisico e la congiuntura commerciale non mi permettevano di andare avanti come prima. La famiglia Raza ha subito dimostrato grande professionalità e, fattore determinante, la volontà di proseguire attraverso le mie metodologie e prodotti. Io trasmetto il know-how e loro mi garantiscono con la solidità di una famiglia che possiede svariati esercizi a Bolzano. Purtroppo la concorrenza e il lassismo del Comune stanno complicando il futuro di piazza Erbe».
«Siamo soddisfatti e cerchiamo semplicemente di fare il nostro lavoro - afferma Hamza Sas -, consci di essere inseriti nella cornice storica di questa città. Non a caso, lentamente, stiamo conquistando pure i turisti nei periodi di forte affluenza».
Rientra pienamente nelle voci storiche della piazza Fabrizio Lago: «La nostra famiglia lavora qui da più di 40 anni e il vero cambiamento ci fu quando passammo da 50 esercizi ad una quindicina scarsa. Oggi siamo rimasti in quattro o cinque di quella generazione, ma questo mercato riflette semplicemente la nostra società e la carta da giocare per rimanere competitivi è sempre quella della qualità. Vedere i turisti fissi che tornano ogni anno per acquistare la frutta al nostro banchetto è una soddisfazione che ancora riusciamo a toglierci. I nuovi arrivi stranieri? L’importante è che il Comune ci tuteli non permettendo mai l’apertura di esercizi che non siano alimentari. In quel caso, infatti, i rischi di una progressiva decadenza sarebbero reali».
Roberto Paiarola, titolare del “Biostand”, fotografa una realtà «che è sempre in grado di soddisfare le esigenze di bolzanini e turisti. Purtroppo rimane il cruccio dei bicchieri sporchi e la sporcizia che viene lasciata di notte dai ragazzi». Un disagio condiviso da Vinod Patel: «Sono troppi i vetri o le lattine da raccogliere alle cinque di mattina. Il mercato, invece, attira il commercio straniero perché comunque è redditizio e storico. La possibilità di intercettare i turisti e insediarsi in attività che già sono nel cuore dei bolzanini è francamente un vantaggio non da poco per chi arriva da fuori. I prodotti che offriamo, inevitabilmente, sono quelli che fanno parte della nostra tradizione e di cui abbiamo più conoscenza. Il rapporto con i colleghi altoatesini? Professionale, nulla di più e nulla di meno».
Loris Lotti e Antonella Panicchi chiedono un aiuto al Comune: «Avremmo bisogno di più sostegno da parte dell’amministrazione nel coordinare le pulizie notturne e arginare il fenomeno dei mendicanti. Noi possiamo ritenerci fortunati dato che i ragazzi del bar “Down Town” cercano di tenere tutto in ordine durante la notte, ma nel complesso il problema persiste, soprattutto d’estate. I pakistani? Il peccato è che una volta venduti questi banchetti non torneranno mai più in mani autoctone».
Un’analisi attenta arriva da Bruno Benetello, altro storico commerciante di piazza delle Erbe, ormai in pensione: «Io - ricorda - mi alzavo alle 5.30 di mattina e poi si lavoravo fino alle 8 di sera con un’ora di pausa pranzo. I giovani oggi non sono più disposti a questi sacrifici, anche perché fare affari è sempre più difficile. Una volta attorno a piazza delle Erbe vivevano molte famiglie che venivano da noi a fare la spesa, oggi chi compra sono solo i turisti, ma solo per mangiare qualcosa al volo. Ha ragione Nico Mercuri quando dice che oggi in piazza delle Erbe frutta e verdura si vendono al pezzo e non più al chilo».

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Alan Conti

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