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giovedì 24 maggio 2012

In Alto Adige l'8% di stranieri


Sono 41.699 gli immigrati in provincia. Nel '90 erano 5.099

La radiografia Astat sull'immigrazione mostra un aumento percentuale, una diffusa preoccupazione per casa e lingue e una sostanziale tollernanza degli altoatesini. 

Stranieri in aumento, preoccupati dall’apprendimento delle lingue e dalla ricerca di una casa, ma tutto sommati felici di vivere in provincia di Bolzano. Altoatesini ben disposti e con contatti più frequenti con gli immigrati rispetto a qualche anno fa, anche se tendenzialmente contrari alla costruzione di moschee e agevolazioni. E’ uno specchio statistico interessante quello che fornisce l’Astat attraverso la sua pubblicazione “Immigrazione in Alto Adige” presentata ieri a Palazzo Widmann dal presidente della Provincia Luis Durnwalder. I numeri, infatti, raccontano di un fenomeno in crescita, ma senza particolari allarmi salvo qualche difficoltà in alcuni settori specifici.
 ANDAMENTO DEMOGRAFICO. Gli stranieri in Alto Adige sono 41.699 pari all’8,2% dell’intera popolazione (13,5% nel capoluogo). La cifra è in realtà al di sotto del sentire comune dato che molti altoatesini ammettono di aspettarsi percentuali maggiori, soprattutto nei centri urbani. E’ innegabile, tuttavia, che rispetto ai 5.099 del 1990 c’è un abisso considerevole. Aumenta l’immigrazione femminile, mentre tra i non europei il continente asiatico è quello di maggiore provenienza. Nonostante le più disparate vicissitudini che li hanno condotti in Alto Adige, gli stranieri si dichiarano soddisfatti, se non felici, della scelta. Il 51,5% di loro, per esempio, intende rimanere ancora per anni in provincia per la qualità della vita, oltre che per raggiungere i requisiti minimi  all’assistenza pubblica.
SCUOLA E FORMAZIONE. I laureati stranieri sono il doppio di quelli altoatesini. Il 18,9%, infatti, si fregia dell’alloro contro il 9,2% degli autoctoni: una differenza che, evidentemente, non si riflette nel mondo del lavoro. A incidere nell’inquadramento professionale, infatti, concorrono altri fattori come le competenze linguistiche e il mancato riconoscimento di alcuni titoli di studio esteri.
LAVORO. Gli immigrati non hanno particolari difficoltà a trovare lavoro, generalmente sono soddisfatti e il 55,8% di loro conta su un contratto a tempo indeterminato. I più contenti sono gli impiegati della pubblica amministrazione, meno consenso registrano i servizi di pulizia o il commercio, ma la maggioranza è impegnata nel turismo. In media, comunque, il reddito è più basso di quello degli altoatesini. Italiano e tedesco assumono rilevanza fondamentale tanto che per l’86,5% sono la chiave per un’effettiva integrazione.
FAMIGLIA E SOCIETA’. La parola d’ordine è la famiglia e l’80,6% vive con i propri cari. Il 6,1% aspetta il ricongiungimento e la quota di separati e divorziati è lontana anni luce da quella locale. Crescono gli importi delle rimesse e i principali Paesi beneficiari delle transazioni sono Pakistan, Marocco e Perù. Nei contatti con gli amici, invece, i luoghi preferiti sono pub e bar piuttosto dei poco frequentati cinema o teatro. L’83,4%, comunque, si sente a proprio agio in questa terra e non si sente discriminata pur reclamando maggiore attenzione da parte della politica (il 55,2% vorrebbe votare alle comunali).
CASA. Questo il tasto dolente per la maggioranza degli immigrati, specialmente se extraeuropei. I prezzi eccessivamente alti (per il 73,9%), la diffidenza dei locatori d’affitto (47,7%) e la carenza di appartamenti (21,2%) sono i motivi che rendono la ricerca di un alloggio particolarmente ostica. Le superfici preferite variano dai 51 agli 80 m² e servizi immancabili dentro le mura domestiche sono computer e connessione a internet.  
RELIGIONE. Capitolo delicato che riserva alcune sorprese come la contrarietà del 41,2% degli immigrati all’istituzione di una moschea. La maggioranza, infatti, è cristiana e tollera i luoghi di preghiera (contrario solo il 27,5%), ma senza andare oltre. Dopo cristiani e islamici, invece, comincia a diventare consistente il gruppo che si professa senza alcun credo, fascia in cui potrebbe rientrare massiccia la comunità cinese.
ALTOATESINI. Il primo dato è una sostanziale sovrastima mentale da parte degli autoctoni dell’effettiva presenza straniera sul territorio. In ogni caso, però, aumentano sensibilmente i contatti con gli stranieri che avvengono principalmente sul lavoro (46,5%) o tra amici (43,5% ma nel 2002 era il 27,4%). I maggiori “fastidi” o intolleranze sono legati alla sensazione che gli immigrati cerchino di approfittare di tutti i vantaggi (76%) oppure che mal si adeguino al modo di vivere altoatesino (71,1%). Molto amati gli stranieri provenienti dalla Svizzera, mentre  diffidenza maggiore verso Sinti, Rom e albanesi.
DURNWALDER. Il Landeshauptmann ha salutato con entusiasmo una fotografia tutto sommato serena del fenomeno. "Questi dati ci permettono di inquadrare meglio alcune difficoltà degli stranieri, ma registriamo con piacere il buon grado di soddisfazione e la capacità di relazionarsi con gli altoatesini. Uno degli effetti da evitare è sicuramente quello della ghettizzazione e la nostra società sta rispondendo bene".
Alan Conti

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