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giovedì 25 novembre 2010

Alto Adige: l'arte della birra artigianale, otto produttori uniti per garantire la qualità


BOLZANO. Beata peronospera. In molti sapranno che la tradizione della birra altoatesina è millenaria, ma molti meno ne conosceranno l'origine strettamente legata alla tremenda malattia delle viti. Proprio l'arrivo della patologia vegetale dall'America, infatti, causò una forte crisi tra i produttori di vino nostrani che si sono trovati costretti a cercare delle contromisure per sopravvivere. La risposta era nella birra, prodotto dalla semplicità invidiabile e subito apprezzata dai palati tirolesi. Affonda in questo racconto, quindi, il network degli otto birrifici artigianali altoatesini presentato ieri e seguito dal Cluster Alimentaris del Tis. I birrifici sono Ca' de Bezzi e Hopfen a Bolzano, il Martinerhof di San Martino in Passiria, il Gasslbräu di Chiusa, il Brückenwirt di San Leonardo in Passiria, il Pfefferlechner di Lana, il Rienzbräu di Brunico e il Sachsenklemme di Fortezza. Fare sistema, dunque, diventa la strada per proiettare nel futuro un'arte secolare che caratterizza il nostro territorio. Pronti anche gli obiettivi: collaborare nella promozione di nuove soluzioni gastronomiche e accorciare al massimo la filiera. Nel primo caso, infatti, bisogna prendere atto che sarebbe riduttivo parlare della birra come semplice bevanda vista la presenza di pane o minestre realizzati con la birra, così come le varie versioni aromatizzate del classico boccale. Il secondo traguardo, invece, è forse quello più distante perché la produzione poggia sull'importazione di materie prime dalla Germania e per azzerare questo processo sarebbe necessario disporre di quasi 100 ettari di terreno.
Gran cerimonieri della presentazione del network sono stati Bettina Schmid, responsabile del settore alimentare del Tis, e l'assessore provinciale all'innovazione Roberto Bizzo. «Sembra strano parlare di innovazione e abbinarla alla birra che è un prodotto di forte tradizione, ma è questa la strada che abbiamo scelto: valorizzare quello che meglio sappiamo fare e aiutarlo nel suo sviluppo futuro». A rappresentare i mastri birrai presenti Florian Fontana e Roland Ganterer: «Da una parte intendiamo mantenere alti gli standard qualitativi della nostra produzione e dall'altra desideriamo trovare nuove soluzioni per la birra. Presenteremo nuovi piatti e allargheremo la proposta gastronomica collegata a questa bevanda, utilizzabile anche come ingrediente. Tra di noi si intensificherà lo scambio di informazioni e la promozione di una birra, quella artigianale, che non viene filtrata ed è prodotta interamente in casa. Lanceremo, infine, un sito internet». Per ora il mercato rimane quello dell'utenza immediata. «Non possiamo orientarci sulla grande distribuzione perché per la sua stessa particolarità la nostra birra necessita di un controllo continuo. Non solo, la produzione non è così ampia visto che contiamo tra i 1.000 e i 2.000 litri alla settimana, mentre il tempo necessario a tutto il procedimento è di circa 5-6 settimane».
Trovato, in conclusione, pure il motto per gli otto birrifici: «Di tutte le cose salutari che ci sono nel mondo, la birra è la più piacevole».

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